Iunce

Iunce o Iunge (in greco antico: Ἴυγξ, Iynx) è una figura della mitologia greca, figlia di Pan e della ninfa Eco, sorella di Iambe, oppure figlia di Peito.[1]

Il mito

Somministrò incautamente a Zeus un filtro amoroso che accese nel dio la passione per la mortale Io, figlia di Inaco (o, secondo altre versioni, per la stessa Iunce). Furiosa per il tradimento, Era si vendicò di Iunce trasformandola in torcicollo,[2][1] volatile che da lei prese il nome e che, anticamente, era venerato per gli esorcismi amorosi. Secondo altre fonti, la dea tramutò Iunce in una statua di pietra.

La seduzione di Medea

Nel mito degli Argonauti, Afrodite consegnò a Giasone una trottola magica che fu ricavata dall'unione di Iunce con una ruota a quattro raggi e che aiutò l'erore (favorito anche dalla Persuasione) a fare in modo che Medea rompesse i suoi vincoli familiari per seguirlo in Grecia.[3][1]

Note

  1. 1 2 3 (EN) Giovanni Tzetzes, Scolii a Licofrone, 310, su topostext.org. URL consultato l'11 luglio 2026.
  2. ↑ Scolio a Pindaro, Pitica IV, v. 214 (ed. Drachmann): (GRC) «Ἰΰγξ... οἱ δὲ ὅτι Ἠχοῦς ἐστι θυγάτηρ... φασὶ δὲ αὐτὴν φαρμάκοις ἐκμῆναι τὸν Δία ἐπὶ τὸν Ἰοῦς ἔρωτα, καὶ διὰ τοῦτο αὐτὴν τὴν Ἥραν ἐκ물의ῶσαι καὶ ποιῆσαι τὸν ὄρνεον.» -> (IT) «Iunge... alcuni dicono che sia figlia di Eco... e dicono che lei fece impazzire Zeus d'amore per Io con dei filtri magici, e che per questo motivo Era la mutò in un animale e la trasformò nell'uccello (torcicollo).»
  3. ↑ (EN) Pindaro, Pitiche, IV, 200, su topostext.org. URL consultato l'11 luglio 2026..

Bibliografia

Fonti

  • Suida, sub voce Ἴϋγξ.
  • Scoli a Pindaro, Nemea, IV, 56.
  • Scoli a Teocrito, II, 27.

Moderna

  • Robert Graves, I miti greci, Milano, Longanesi, ISBN 88-304-0923-5.
  • Angela Cerinotti, Miti greci e di roma antica, Prato, Giunti, 2005, ISBN 88-09-04194-1.
  • Anna Ferrari, Dizionario di mitologia, Litopres, UTET, 2006, ISBN 88-02-07481-X.
  • Pierre Grimal, Enciclopedia della mitologia 2ª edizione, Brescia, Garzanti, 2005, ISBN 88-11-50482-1. Traduzione di Pier Antonio Borgheggiani

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