Jean Ludy Piollet

Jean Ludy Piollet
NascitaMalzéville, 28 luglio 1899
Morte18 giugno 1970
Dati militari
Paese servitoFrancia (bandiera) Francia
Forza armataArmée de terre
Armée de l'air
Forces aériennes françaises libres
SpecialitàBombardamento
Anni di servizio1918-1959
GradoGenerale di corpo d'armata aerea
GuerreSeconda guerra mondiale
CampagneFronte occidentale (1939-1945)
BattaglieCampagna d'Italia (1943-1945)
Comandante diCapo di stato maggiore dell'Armée de l'air
Decorazionivedi qui
Studi militariÉcole spéciale militaire de Saint-Cyr
dati tratti da Piollet, Jean-Ludy[1]
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Jean Ludy Piollet (Malzéville, 28 luglio 1899 – 18 giugno 1970) è stato un generale e aviatore francese, particolarmente distintosi durante la seconda guerra mondiale [2] Insignito della Croce di Grande ufficiale della Legion d'onore, della Croix de guerre 1914-1918 con una stella, e della Croix de guerre 1939-1945 con cinque palme e una stella.[3].

Biografia

Nacque a Malzéville il 28 luglio 1899.[4] Nel 1917 si arruolò volontario nell'Armée de terre entrando come allievo alla École spéciale militaire de Saint-Cyr, promozione de Sainte-Odile et de La Fayette (1917-1918), uscendone nell'agosto 1918 ancora in piena prima guerra mondiale, assegnato alla cavalleria.[5][6] Fu decorato con la Croix de guerre 1914-1918 con una stella.[5] Dopo la fine della guerra rimase in servizio attivo con il grado di sottotenente prestò servizio in fanteria e quindi passò all'Aéronautique Militaire.[5][6] Nel 1930 prestava servizio in Marocco, con il grado di capitano, assegnato al 32° Reggimento d'aviazione, venendo citato all'ordine del giorno di corpo d'armata per aver effettuato missioni di ricognizione e bombardamento contro forze ribelli.[7] Ricoprì i seguenti incarichi: capo di stato maggiore del Comando aereo superiore in Tunisia, poi capo di stato maggiore della Regione Aerea della Tunisia, poi capo di stato maggiore dell'Aeronautica in Tunisia, poi direttore della base di stoccaggio di Méknes, poi vicecomandante della base aerea di Bamako, poi capo di stato maggiore del Comando Aereo Superiore nell'Africa Occidentale Francese, poi direttore dei Servizi di stato maggiore del Corpo Aereo di Spedizione.[3]

Raggiunta Algeri all'inizio del 1943 divenne capo della sezione aerea del Segretariato della Difesa nazionale del generale Charles de Gaulle, poi, con il grado di colonnello, il 27 aprile 1944 divenne comandante della 31éme Escadre de bombardement.[8][6]

La 31éme Escadre, formata dai Groupe de bombardement 1/22 "Maroc", 2/20 "Bretagne" e 1/19 "Gascogne", operò dal 15 maggio dalla base di Villacidro, in Sardegna, sul fronte italiano, volando sui Martin B-26 Marauder.[8] Il 25 maggio partecipò ad un bombardamento sulla strada di Balsorano, il 29 maggio a un bombardamento contro i cantieri navali di Voltri, il 31 maggio a uno contro un concentramento di truppe vicino a Nemi, il 5 giugno a una missione contro un crocevia di strade a sud di Viterbo, il 6 luglio a una missione contro un ponte ferroviario sul fiume Trebbia, l'8 luglio a una contro la stazione ferroviaria di Piacenza, il 12 luglio a un attacco al ponte ferroviario di Piacenca, sul Trebbia, e il 27 luglio a una contro il ponte ferroviario di Moncalieri, Torino.[8] Il 28 luglio lasciò il comando della Escadre per raggiungere Algeri, destinato ad altro incarico.[8] Fu nominato generale di brigata aerea il 25 settembre 1944 , e quindi divenne comandante dell'Aeronautica del Marocco.[1][3][6] Dall'ottobre 1944 al novembre 1945 ricoprì l'incarico di Capo del gabinetto militare del Ministro dell'Aeronautica Charles Tillon, e quindi Direttore del Centro per l'Istruzione Aerea Superiore.[6]

Il 25 maggio 1946 fu promosso generale di divisione aerea, e dal 15 febbraio 1947 al 31 gennaio 1948 ricoprì l'incarico di Capo di stato maggiore generale dell'Armée de l'air, avendo come suo capo di gabinetto il colonnello Jean Accart.[9] Quest'ultimo, In disaccordo con lui a riguardo della rotazione dei reparti da caccia impegnati nella guerra d'Indocina, si dimise nel marzo 1948.[9] Promosso generale di corpo d'armata aerea il 10 giugno 1950, ricoprì successivamente gli incarichi di Membro del Consiglio Superiore dell'Aeronautica Militare, poi Ispettore generale delle Forze Aeree d'Oltremare, poi Membro del Consiglio Superiore delle Forze Armate, e infine di Comandante in Capo designato della Zona Strategica dell'Africa Centrale.[1][3][6] Fu assegnato alla sezione di riserva nel 1959.[3] Si spense il 18 giugno 1970.[4]

La guerra fredda

Le riviste militari francesi degli anni cinquanta del XX secolo vengono consultate dagli storici per esaminare lo sviluppo delle teorie sulla guerra rivoluzionaria dopo la guerra d'Indocina.[10] Molti altri articoli, tuttavia, affrontano l'importanza strategica dell'Algeria per la difesa della Francia, ed esistono documenti ufficiali che collocano il Nord Africa francese e l'Algeria in prima linea nei preparativi per la ipotetica guerra contro l'Unione Sovietica.[10] L'Algeria avrebbe potuto svolgere tre funzioni nella difesa della Francia durante la prima parte della Guerra Fredda: avrebbe potuto fungere da ripiego in caso di guerra nucleare, da trampolino di lancio per le operazioni in Europa occidentale e in Medio Oriente e da baluardo contro lo sforzo bellico sovversivo globale dei paesi comunisti.[10] Le discussioni sul valore strategico dell'AFN ripresero nel 1948.[10] Il generale Charles Léchères, capo di stato maggiore dell'aeronautica militare nel 1948, scrisse sulla Revue de Défense nationale: Dobbiamo renderci chiaramente conto che, in caso di conflitto, avremo solo la possibilità di fare ciò che fece il generale de Gaulle nel 1940: continuare la lotta nei paesi dell'Unione che sfuggiranno alla rapida occupazione da parte di un nemico che, chiunque egli sia, sarà molto più potente di noi.[11]

Piollet mise in discussione la cosa in un articolo l'utilizzo dell'AFN come "base operativa avanzata" in una guerra con l'Unione Sovietica, poiché l'Africa era ben posizionata per operazioni in Europa e Asia.[12]

Onorificenze

Onorificenze estere

Silver Star (Stati Uniti d'America) - nastrino per uniforme ordinaria
«Per il coraggio dimostrato in azione contro il nemico durante il servizio a supporto delle Forze Aeree Strategiche statunitensi in Europa, nelle operazioni aeree nel Teatro delle Operazioni europeo durante la seconda guerra mondiale. Le azioni coraggiose e la devozione al dovere dimostrate dal Generale di Brigata Piollet, senza riguardo per la propria vita, erano in linea con le più alte tradizioni del servizio militare.»
— [4][6]

Note

  1. 1 2 3 Generals.
  2. ↑ Ketley 1999, p. 90.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 8 Museedesetoiles.
  4. 1 2 3 Valor Military Times.
  5. 1 2 3 Saint-Cyr.
  6. 1 2 3 4 5 6 7 8 L'Evénement n.166, del 24 novembre 1951, p. 3.
  7. ↑ Bolletin Officiel n.1943, del 21 novembre 1930, p. 1303.
  8. 1 2 3 4 Openedition.
  9. 1 2 Cony, juin 2003, p. 30.
  10. 1 2 3 4 Openedition.
  11. ↑ Charles Léchères, Politique militaire de la France, in Revue de Défense nationale, février 1948, p.156.
  12. ↑ Jean-Ludy Piollet, L’équipement aérien du continent africain, élément de la stratégie mondiale, in Revue de Défense nationale, décembre 1949, p.599, 604.

Bibliografia

  • (FR) David Plouviez e Christopher Griffin, L’Algérie dans la politique de défense de la métropole, 1940-1962, in Défense et colonies dans le mode atlantique Xve-XXe siècle, Rennes, Presses universitaires de Rennes, 2020.
  • (FR) Bernard Accart, Gardien du ciel: biographie du général Jean-Mary Accart, Le Luc-en-Provence, Vario, 2010, ISBN 978-2-913663-15-2.
  • (FR) Vincent Courcelle-Labrousse e Nicolas Marmié, La guerre du Rif, Maroc 1921-1926, Paris, Tallandier, 2008, ISBN 978-2-84734-253-6.
Periodici
  • (FR) Christophe Cony, Jean Mary Accart, maître de la chasse française (Fin), in Avions: Toute l'aéronautique et son histoire, n. 123, Outreau, SARL Lela Press, juin 2003, pp. 24–33, ISSN 1243-8650.
  • (FR) A propos d'une polémique, in L'Evénement, n. 166, Paris, 21 novembre 1930, p. 3.
  • (FR) Jean Mary Accart, maître de la chasse française (Fin) (PDF), in Bolletin Officiel, n. 1943, Outreau, SARL Lela Press, 21 novembre 1930, p. 1303.

Voci correlate

Collegamenti esterni