Joachim Peiper
| Joachim Peiper | |
|---|---|
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| Soprannome | "Jochen" |
| Nascita | Berlino, 30 gennaio 1915 |
| Morte | Traves, 14 luglio 1976 |
| Cause della morte | Assassinio |
| Luogo di sepoltura | Schondorf am Ammersee |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Forza armata | Schutzstaffel |
| Specialità | Waffen-SS |
| Unità | Persönlicher Stab RfSS (come aiutante di Heinrich Himmler) Leibstandarte SS Adolf Hitler |
| Anni di servizio | 1933 - 1945 |
| Grado | SS-Obersturmbannführer |
| Guerre | Seconda guerra mondiale |
| Campagne | Campagna di Polonia Campagna di Francia Operazione Barbarossa Operazione Cittadella Battaglia di Normandia Offensiva delle Ardenne |
| Decorazioni | Croce di Cavaliere della Croce di Ferro con fronde di quercia e spade |
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Joachim Peiper (Berlino, 30 gennaio 1915 – Traves, 14 luglio 1976) è stato un militare tedesco, comandante di unità militari nelle Waffen-SS durante la seconda guerra mondiale. Ufficiale estremamente determinato e fanaticamente devoto alla Germania nazista, si distinse alla testa di unità meccanizzate delle Waffen-SS sia sul fronte orientale che sul fronte occidentale, conseguendo alcuni successi tattici sul campo di battaglia.
Peiper si rese responsabile di numerosi crimini di guerra, tra cui la strage di Boves in Italia, il massacro di Malmédy durante la battaglia delle Ardenne e numerosi episodi di brutalità e devastazione in terra sovietica con i metodi di distruzione e sterminio applicati regolamente dalle unità delle Waffen-SS e anche della Wehrmacht sul fronte orientale.
Peiper era membro della 1. SS-Panzer-Division "Leibstandarte SS Adolf Hitler", in particolare era al comando del battaglione meccanizzato della divisione equipaggiato con semicingolati; durante la battaglia delle Ardenne invece ebbe il comando di un unità combinata di carri armati e panzergranatieri, denominata "Kampfgruppe Peiper"[1] che guidò con brutale energia nell'avanzata in profondità oltre le linee alleate nei primi giorni della battaglia.
Dopo la guerra venne condannato a morte per i suoi crimini ma la pena venne commutata in detenzione; Peiper venne rilasciato dopo dieci anni e si trasferì in Francia dove nel 1976 rimase ucciso in circostanze non chiare nell'incendio della sua casa.
Biografia
Nei primi anni della seconda guerra mondiale
Nato a Berlino nel 1915, a 18 anni si arruolò come caporale nelle SS-Verfügungstruppe che più tardi diventeranno le Waffen-SS, e il 24 aprile 1935 entrò a frequentare la scuola per ufficiali delle SS di Braunschweig da cui uscì con il grado di Untersturmführer (sottotenente) assegnato come capo sezione alla SS "Leibstandarte Adolf Hitler"; Peiper nell'aprile 1938 divenne, con il grado di Obersturmführer (tenente), ufficiale di collegamento per le SS-Verfügungstruppe con il Reichsführer-SS Heinrich Himmler, mantenendo questo incarico fino all'inizio del mese di maggio 1940; in questo periodo si sposò con una delle segretarie di Himmler[2].
Durante la campagna di Francia ritornò in servizio attivo nella SS "Leibstandarte" come comandante di compagnia ed ebbe il suo battesimo del fuoco nei combattimenti sul Monte Watten, durante la battaglia di Dunkerque. Al termine della guerra sul Fronte occidentale nel giugno 1940, venne promosso Hauptsturmführer (capitano) e ricevette le decorazioni della Croce di Ferro di I e II classe[2]. Il 1 novembre 1940 Peiper assunse di nuovo un incarico a disposizione di Heinrich Himmler come primo ufficiale di collegamento fino al mese di agosto 1941; durante questo periodo accompagnò il Reichsführer-SS nei suoi viaggi di ispezione e controllo nell'Europa nazista, compresa una visita nel maggio 1941 al campo di concentramento di Mauthausen[2].
Peiper tornò a servire al fronte nell'agosto 1941 riprendendo il comando di una compagnia della SS "Leibstandarte" impegnata in quel momento nell'operazione Barbarossa sul Fronte orientale. Nei mesi seguenti, il reparto di Peiper fu in azione nel settore meridionale del fronte e prese parte alle aspre battaglie di Mariupol e Rostov sul Don; il giovane ufficiale diede prova di aggressività ma la divisione SS subì fortissime perdite e dovette passare sulla difensiva per tutta la durissima campagna invernale 1941-1942 all'est. Fin dall'inizio la guerra sul fronte orientale fu caratterizzata dalle spietate e sanguinarie azione di repressione, rappresaglia e sterminio delle truppe speciali tedesche, delle Waffen-SS e anche della Wehrmacht.
Nella primavera 1942 la SS "Leibstandarte Adolf Hitler", come altre unità Waffen-SS, fu ritirata dal fronte e trasferita all'ovest per essere ricostituita e rafforzata per trasformarla in divisione pesante meccanizzata.

Sul Fronte orientale nel 1943
La SS "Leibstandarte Adolf Hitler" ritornò sul Fronte orientale nel gennaio 1943 mentre erano in corso le fasi finali della battaglia di Stalingrado e la divisione, che in origine avrebbe dovuto partecipare ad un disperato tentativo di salvare le truppe tedesche accerchiate, venne invece impiegata in azione, insieme alle altre due divisioni del II SS-Panzerkorps per cercare di difendere Char'kov che stava per essere attaccata dai sovietici che erano quasi ovunque all'offensiva. Peiper, promosso sturmbannführer (maggiore), prese parte ai drammatici e durissimi combattimenti invernali in una situazione climatica proibitiva, alla guida di un battaglione di panzergranatieri, il III/Panzergrenadierregiment 2, equipaggiato con semicingolati; si trattava del reparto più mobile e meglio armato dell'intera divisione "Leibstandarte", l'unico in grado di manovrare insieme ai carri armati. Dopo una iniziale ritirata, Peiper guidò i suoi uomini con tenacia e abilità e si distinse nei combattimenti per respingere l'offensiva sovietica verso il Dnepr e poi nel corso della terza battaglia di Char'kov del marzo 1943[3]. Per il suo comportamento e i risultati raggiunti dalla sua unità in questa serie di battaglie, il 9 marzo 1943 Peiper ottenne la prestigiosa decorazione al valore della Croce di Cavaliere della Croce di Ferro.
Dopo la pausa di primavera, Peiper tornò in combattimento insieme alla SS "Leibstandarte Adolf Hitler" nella accanita battaglia di Kursk dal 5 al 17 luglio 1943. Sempre al comando dei III battaglione del Panzergrenadierregiment 2, equipaggiato con semicingolati, l'ufficiale guidò i suoi soldati nei duri e prolungati combattimenti per superare le successive linee difensive sovietiche. Il 12 luglio 1943, alla vigilia della decisiva battaglia di Prochorovka, Peiper si trovava con i suoi uomini sulla quota 252, nel punto più avanzato e piu esposto delle linee tedesche; il suo battaglione era rinforzato da una compagnia corazzata di sette Panzer IV guidata dal tenente Rudolf von Ribbentrop[4]. I carri armati sovietici attaccarono di sorpresa a grande velocità la quota 252 al mattino del 12 luglio; i mezzi corazzati furono individuati in ritardo a causa della nebbia e del fumo delle esplosioni e Peiper dovette improvvisare la difesa all'ultimo minuto. Mentre i Panzer IV del tenente von Ribbentrop aprivano il fuoco a 200 metri e poi venivano coinvolti in una mischia generale a brevissima distanza, Peiper riuscì a difendere per tutto il giorno la sua posizione su quota 252. Il battaglione subì dure perdite e molti semicingolati furono distrutti, ma, mentre il tenente von Ribbentrop si ritirava con i tre carri armati superstiti, Peiper rimase sulla quota 252 fino alla notte quando si ritirò ordinatamente a sua volta[5]. La battaglia di Prochorovka terminò con un pareggio e pesanti perdite di mezzi corazzati sovietici.
La battaglia di Kursk era ormai finita con la sconfitta strategica tedesca e ben presto le divisioni Waffen-SS, compresa la "Leibstandarte Adolf Hitler" di Peiper, vennero ritirate dalla prima linea in vista di un possibile trasferimento sul teatro del Mediterraneo.
Peiper in Italia (1943)
Nell'estate 1943 dopo la caduta di Benito Mussolini, Hitler decise il trasferimento dell'intera 1. SS "Leibstandarte Adolf Hitler", compreso il reparto guidato da Peiper, in Italia per supportare il regime fascista ed eventualmente partecipare all'operazione Achse per occupare la penisola in caso di defezione dell'alleato. Dopo l'8 settembre 1943 e l'uscita dell'Italia dalla guerra, i soldati della "Leibstandarte Adolf Hitler" ricevettero quindi l'ordine di procedere immediatamente all'occupazione del Nord Italia e Peiper con il suo battaglione meccanizzato raggiunse e occupò l'11 settembre la città di Cuneo senza trovare resistenza[6]. Nei giorni seguenti Peiper ricevette informazioni sulla presenza di un contingente di soldati italiani sbandati concentrato nel villaggio di Boves e il 18 settembre inviò nel villaggio un primo reparto di avanguardia in missione di intimidazione e repressione; in realtà i soldati italiani si erano già in gran parte dispersi e nelle colline intorno al villaggio rimanevano solo un centinaio di sbandati debolmente armati e i soldati tedeschi, dopo aver comunicato un ultimatum che richiedeva la resa dei ribelli, lasciarono Boves[7].
Il giorno seguente 19 settembre al mattino due soldati SS isolati furono invece catturati dai ribelli e Peiper decise immediatamente di passare alla repressione violenta. Alle ore 12,30 Peiper entrò a Boves con il suo reparto meccanizzato e, dopo essersi fatto riconsegnare con l'inganno i due soldati prigionieri, diede ordine di bruciare il villaggio. I soldati tedeschi applicarono spietatamente la tecnica del terrore: le case vennero incendiate, i raccolti distrutti, il bestiame eliminato; ventitre civili furono uccisi sommariamente, tra cui il parroco don Giuseppe Berardi e l'industriale Antonio Vassallo[8][9] Contemporaneamente i reparti pesanti del battaglione di Peiper davano l'assalto ai ribelli raccolti su una collina che opposero una valida resistenza prima di disperdersi nelle valli. Peiper e i suoi soldati abbandonarono la zona di Boves lasciando dietro di loro una scia di morte e distruzione[10].
Ritorno sul fronte dell'est
Dopo la breve ma sanguinosa missione in Italia, la SS "Leibstandarte Adolf Hitler" nell'autunno 1943 venne richiamata sul Fronte orientale dove era in corso da mesi l'offensiva generale sovietica sulla linea del Dniepr che aveva portato alla liberazione di Kiev il 6 novembre 1943; Peiper inizialmente mantenne il comando del III battaglione del Panzergrenadierregiment 2 e prese parte alla breve controffensiva di Žitomir durante la quale venne ucciso in combattimento il tenente colonnello Georg Schönberger[11], il comandante del Panzerregiment 1, il reggimento corazzato della divisione. Il 20 novembre 1943 Peiper prese il suo posto e passò al comando del Panzerregiment 1 che raggruppava tutti i carri armati disponibili[12].
Nelle settimane seguenti, fino alla primavera 1944, Peiper guidò i panzer della "Leibstandarte Adolf Hitler" durante le durissime battaglie della terza offensiva d'inverno sovietica che mise in gravi difficoltà le forze della Wehrmacht. La "Leibstandarte" subì perdite fortissime e rischiò di essere accerchiata e distrutta nella battaglia di Kamenec-Podol'skij. Il reggimento corazzato di Peiper, sempre impegnato in azione, rimase al termine dei combattimenti con pochissimi carri armati e dovette essere ritirato per ricostituzione e riequipaggiamento[13]. Per il coraggio dimostrato nei sanguinosi scontri della campagna d'inverno 1943-44 sul Fronte orientale, Peiper ricevette il 20 gennaio 1944 la decorazione al valore delle Fronde di Quercia per la Croce di Cavaliere; inoltre il 20 aprile 1944 venne promosso obersturmbannführer, tenente colonnello.
Peiper e i soldati del suo reparto mantennero durante tutta la campagna dell'est, sia nel 1943 che nel 1944, un comportamento spietato e brutale nei confronti del nemico e della popolazione civile, adottando sistematicamente, come altri reparti delle Waffen-SS e della Wehrmacht, la politica della terra bruciata, della rappresaglia e della violenza repressiva. Il reparto guidato da Peiper in numerose occasioni procedette alla distruzione e all'incendio dei villaggi e al massacro degli abitanti di intere comunità dei territori occupati sovietici attraversati dai suoi uomini[14].
Peiper in Normandia e nelle Ardenne
La SS "Leibstandarte Adolf Hitler" era completamente esaurita dopo la campagna invernale all'est e nella primavera 1944 venne finalmente ritirata dal fronte e trasferita all'ovest, in Belgio, per essere completamente riorganizzata in preparazione di un eventuale apertura del secondo fronte in Europa occidentale. Dopo lo sbarco in Normandia, la divisione venne messa in stato di allarme e dal 17 giugno 1944 iniziò i movimenti per il trasferimento nel settore della battaglia di Normandia in corso già da settimane. La "Leibstandarte Adolf Hitler" era solo parzialmente ricostituita e Peiper, sempre al comando del reggimento corazzato della divisione, aveva a disposizione solo una parte dei mezzi previsti: 45 Panzer IV e 54 Panzer V Panther[15].
Peiper entrò in combattimento con la sua unità nel mese di luglio 1944 nel settore di Caen combattendo una lunga serie di scontri per contenere le offensive alleate; in particolare si distinse durante l'operazione Goodwood il 18 luglio 1944 quando guidò direttamente i carri armati della "Leibstandarte" in un efficace contrattacco che arrestò i mezzi corazzati britannici infliggendo pesanti perdite al nemico[16]. Dopo questo ultimo successo, nelle settimane seguenti la SS "Leibstandarte" si esaurì lentamente nel corso dei logoranti combattimenti per trattenere l'avanzata alleata e nel tentativo di contrattaccare a Mortain; Peiper guidò il suo reparto corazzato che però progressivamente divenne sempre più debole a causa delle gravi perdite; il 20 agosto 1944 nel momento della chiusura della sacca di Falaise e dell'inizio della ritirata generale tedesca dalla Francia, il reggimento corazzato di Peiper era ridotto a meno di venti carri armati che poi dovettero essere in gran parte abbandonati durante la rotta finale[17]. Peiper in questa fase però non era più al comando dei blindati superstiti; l'ufficiale aveva avuto un grave crollo nervoso e aveva ceduto il comando fin dal 2 agosto 1944[18]. Peiper dovette essere evacuato e ospedalizzato prima nelle regione di Sées, e quindi a settembre nell'ospedale militare della riserva di Tegernsee, in Baviera, dove rimase fino al 7 ottobre 1944.

Dopo il periodo di convalescenza e riposo, Peiper si ristabilì pienamente e al momento dell'inizio dell'offensiva delle Ardenne, il 16 dicembre 1944, era tornato al comando del SS Panzerregiment 1 della "Leibstandarte Adolf Hitler" e soprattutto aveva ricevuto l'incarico di guidare un raggruppamento combinato meccanizzato di panzergranatieri e carri armati nell'avanzata in profondità ritenuta decisiva dall'alto comando tedesco verso Liegi e la Mosa[19]. Il cosiddetto Kampfgruppe Peiper era, con circa 5.000 soldati e oltre 100 carri armati medi e pesanti, l'unità più potente dell'esercito tedesco schierato per l'offensiva nelle Ardenne. Peiper diede prova di grande determinazione e brutalità durante l'offensiva delle Ardenne; nei primi giorni ottenne importanti successi, avanzò in profondità con il suo kampfgruppe sbaragliando le deboli difese americane e scatenendo il panico e la confusione nelle retrovie alleate[20]. I carri armati di Peiper si spinsero audacemente nella valle dell'Ambleve e sembrarono poter provocare un crollo operativo del fronte nemico; nei giorni seguenti tuttavia la situazione di Peiper e dei suoi uomini divenne rapidamente difficile: quasi isolati dal grosso della "Leibstandarte", furono contrastati con crescente efficacia dai rinforzi americani e non poterono proseguire verso la Mosa. Peiper senza più rifornimenti dovette quindi fermarsi e ripiegare riuscendo a ritirarsi con i superstiti del kampfgruppe dopo aver abbandonato tutto l'equipaggiamento pesante[21]. Peiper aveva provocato grande allarme nei comandi alleati ma alla fine aveva fallito la sua missione. Durante l'offensiva delle Ardenne, Peiper e il suo reparto, che mostrò un comportamento brutale e violento verso soldati e civili, furono responsabili dell'uccisione di alcune centinaia di prigionieri americani nel tragico massacro di Malmédy[22].
Le ultime battaglie
Nonostante la sconfitta finale nella battaglia delle Ardenne, Peiper ricevette apprezzamento per il suo comportamento alla guida del kampfgruppe e mantenne il comando del reggimento corazzato della SS "Leibstandarte"; inoltre il 28 dicembre 1944 gli venne assegnata l'ulteriore decorazione al valore delle Spade per la Croce di Cavaliere con Fronde di Quercia, il 119° soldato tedesco a ricevere questo riconoscimento[23]. Negli ultimi mesi di guerra Peiper continuò a combattere fino alla fine con la "Leibstandarte" che da febbraio era stata di nuovo trasferita sul Fronte orientale per la disperata difesa dell'Ungheria e dell'Austria.
Dopo la fallimentare offensiva del Balaton del marzo 1945, la SS "Leibstandarte" venne respinta progressivamente in Austria; la divisione ripiegò verso ovest senza essere coinvolta nei combattimenti per Vienna e Peiper combattè le sue ultime battaglie nella regione di Sankt Pölten; i soldati superstiti, compreso Peiper e i suoi uomini, si arresero agli americani alla notizia della capitolazione del Terzo Reich l'8 maggio 1945[24].
Peiper dopo la sconfitta: il 1945
Condannato all'impiccagione, la sentenza fu in seguito commutata in carcere a vita, ma venne rilasciato il 23 dicembre 1956. Fu rilasciato dopo quasi undici anni di reclusione.
Una strana assoluzione «pilotata»?
Il processo chiamò alla sbarra 74 imputati, il risultato fu di 43 condanne a morte, tra i quali figurava Joachim Peiper, agli altri furono date pene detentive.

All'epoca c'erano ancora in Germania lobby di reduci neo-nazisti, fiancheggiatori per fare pressioni di "alleggerimento" delle pene. È sicuro che si formò un gruppo per ottenere un'amnistia per quelli che consideravano "ingiustamente condannati", sostenuti da figure importanti comprendenti i veterani delle SS, organizzazione che teneva Peiper in altissima considerazione per zelo, tattica e assoluta fedeltà. Poi ci furono dimenticanze ed omissioni per altri coinvolti.[25] Lo storico Jens Westemeier evidenziò che il mito di vittimismo circondò il processo di Malmedy. Accuse di tortura furono smentite, ma i procuratori affrontarono ostilità antisemite presenti nei discorsi degli imputati, frutto degli anni di martellante propaganda, ancora presenti. Peiper fu in seguito graziato benché condannato dalla corte all’ergastolo. Nel 1956, fu addirittura rilasciato alimentando una leggenda persistente in alcuni ambienti tendenti al revisionismo storico a favore dell'estrema destra neonazista.

La vita di Peiper dal 1957, dopo l'assoluzione
Nel gennaio 1951 la condanna a morte fu commutata in ergastolo: Peiper fu inizialmente condannato a morte per impiccagione nel luglio del 1946 da un tribunale militare americano a Dachau. Tuttavia, in seguito a revisioni che rivelarono gravi irregolarità procedurali e interrogatori coercitivi, il generale Lucius Clay nel suo ruolo di governatore militare della zona di competenza statunitense in Germania, riesaminò il caso e commutò la condanna a morte di Peiper in ergastolo nel 1948. Peiper fu rilasciato sulla parola nel dicembre del 1956.[33]
Sentendosi libero cittadino, Joachim Peiper iniziò a lavorare per la Porsche[34] nel gennaio 1957. Inizialmente addetto alla pulizia dei veicoli, in seguito fu assunto con un lavoro di ufficio nel reparto tecnico, riuscendo poi a farsi strada come responsabile delle esportazioni di auto negli Stati Uniti ma il ruolo gli fu rapidamente negato per via dei suoi precedenti criminali e l'impossibilità di ottenere visti. Dopo la scarcerazione cercò assiduamente un impiego. Trovò l'opportunità a Stoccarda grazie all'aiuto di un suo ex conoscente delle SS, il dottor Albert Prinzing (1911-1993), che ricopriva un ruolo di rilievo aziendale ottenendo anche l'approvazione del capitano d'industria Ferry Porsche[35], che fu sempre un simpatizzante nazista amico di Himmler.
Potè lavorare solo per alcuni anni ma emergeva sempre la sua pesante fedina penale per crimini di guerra. Si aggiunse la forte opposizione dei sindacati (tra cui IG Metall) per cui l'azienda fu costretta a licenziarlo. La decisione portò un momentaneo vantaggio economico a Peiper per una controversia legale conclusasi con un indennizzo a suo favore, nel 1961. Dal 1961 al 1968, Peiper lavorò come impiegato presso la concessionaria d'auto Volkswagen Max Moritz[36] (fu un meccanico dei mezzi delle SS) a Reutlingen e successivamente per l'editore di Stoccarda Paul Pietsch, che fu un campione automobilistico. Nel 1972 si trasferì con la moglie a Traves, in Francia, dove si guadagnò da vivere come traduttore e formatore commerciale freelance. Quando il suo passato nazista venne rivelato oltre i confini del paese dove risiedeva (giugno 1976) da un articolo del quotidiano francese L'Humanité, l'opinione pubblica francese scandalizzata dai suoi crimini ne chiese l'espulsione nella Germania Ovest, la sua patria[37]. Fattore negativo anche le sue frequentazioni sino alla fine della sua esistenza, per riabilitare l'immagine delle Waffen-SS, del "Mutuo Soccorso degli ex membri delle Waffen-SS" quali la Hilfsgemeinschaft auf Gegenseitigkeit der ehemaligen Angehörigen der Waffen-SS e le sue amicizie nella rete degli ex reduci nazisti.[38]
Rapporti con la città di Traves
Il sindaco dell'epoca, Ernest Rigoulot[39] (1918-1997) a Traves ricordava che dopo che fu riconosciuto nel 1974 aveva insistito affinché lasciasse il paese. Lui fu nettamente contrario: «ho insistito perché se ne andasse. Non voleva». Aggiungendo: «Peggio per lui». I giornalisti tedeschi, all'epoca, tutt'altro che critici andarono ad intervistare la colonia dei veterani tedeschi, in quel tempo molti dei quali erano ancora viventi. Il 23 luglio 1976, il quotidiano Die Zeit pubblicò un reportage a pagina intera intitolato "Caccia alle streghe in Francia"[40] definendo Peiper semplicemente come il "pensionato che cercava la pace". A questo seguì un articolo di Karl-Heinz Janßen affermando che «la morte lo raggiunse perché un colonnello delle Waffen-SS non riusciva a scrollarsi di dosso il suo passato». Il motivo che si trovasse in terra francese era motivata dal licenziamento in Germania e dal fatto che della Francia apprezzava, come disse, la cucina e lo stile di vita. Nel 1976 la stampa tedesca presentò i fatti abbracciando le tesi dei veterani SS come il giornale "Bild" che nell'edizione domenicale "am Sonntag" pubblicò il titolo «L'uomo che non fu perdonato», aggiungendo: «quattro volte i suoi carri armati e i suoi veicoli blindati furono fatti a pezzi sotto il suo comando, in Russia e nelle Ardenne. Nato per la guerra, venerato dai suoi soldati, impavido, spietato e gelido in battaglia». Molti superiori, tuttavia, lo trovavano troppo scomodo, troppo sicuro di sé è anche troppo informato. Su Malmedy, scrisse che «le storie di torture furono esagerate perché alcuni degli americani morti, trovati all'incrocio, erano già stati uccisi in combattimento». Emerse anche che Peiper aveva iniziato a lavorare alla Porsche come lavamacchine e aveva fallito professionalmente solo a causa dell'opposizione del consiglio di fabbrica. Il giornale Bild aveva così trasformato il carnefice in una vittima, un uomo "perseguitato per 30 anni, un uomo segnato".[41][42]
La residenza a Traves, vicino alla riva del Saône

Joachim Peiper visse a Traves, la cittadina attraversata dal fiume Saône, dal 1972, usufruendo di permessi di soggiorno quinquennali che furono istituiti con la legge del 2 novembre 1945[44] conducendo una vita appartata con la moglie, Sigurd (chiamata famigliarmente Sigi) Hinrichsen (1912-1979) quasi in isolamento, in una casa sita nel bosco[45], parallela al fiume e alla strada che è distante in linea d'aria 149 mt. dal cimitero comunale ubicato al numero 24 di Moulin de Velet.
Corrisponde a verità il fatto che abbia usato diversi pseudonimi dopo la sua liberazione nel 1956 cercando di nascondere il suo orrendo passato[46] alla società civile francese, poiché era proprio in Francia che svolgeva il lavoro di traduttore, conoscendo bene il francese e collaborando con la casa editrice tedesca «Motorbuch Verlag» di Stoccarda, dedicandosi alla sezione militare, principalmente con lo pseudonimo «Richard (Rainer) Buschmann»[47] spesso abbreviato in «Rainer Busch».

La scoperta a Traves della sua vera identità e la morte
Fu scoperto a giugno del 1974 presso il ferramenta («quincaillerie») Mégnin-Bernard (associata all'insegna "Catena") di Vesoul da parte di un commesso, ex dipendente SNCF, Paul Cacheux (1922-1997), ex partigiano originario di Mulhouse che fu un combattente della Resistenza, militante comunista, che conosceva la lingua tedesca. Riconobbe il tono di voce[49] con l'accento di Peiper ricollegando nella memoria il suo tipico volto a quello del responsabile di numerosi crimini di guerra e feroci massacri (in primis Boves e Malmedy[50]) che aveva anche letto sui libri di storia, sua grande passione, corredati anche di fotografie. Ricordano i protagonisti che Peiper era andato per ordinare filo di ferro per una recinzione per i suoi cani.
La rivelazione del suo passato fu amplificata dai media dal quotidiano comunista L'Humanité[51] suscitando una grande indignazione pubblica. Fu intervistato 3 settimane prima della morte da Paris Match e poi verso il 4 luglio 1976 da Marc Paygnard, fotografo del giornale locale L'Est républicain con un altro reporter che andò presso la sua casa "le Renfort", nel bosco, che si presentava come una piccola e ordinata casa vacanze di un tranquillo signore dai capelli grigi conosciuto localmente come "il tedesco".[52] Gli abitanti del villaggio, incuriositi, si erano radunati per osservare l'incendio e stavano ancora lì quando i vigili del fuoco (ci fu l'episodio di un autopompa rimasta senz'acqua) hanno estratto un corpo carbonizzato dalla biblioteca.
Da quel giorno in poi, sino alla fine della sua vita[53], nell'incendio fra martedì 13 e mercoledì 14 luglio del 1976[48], Peiper non avrà più pace perché riceverà minacce di morte, scritte sui muri del paese indicanti il suo nome con accanto il simbolo delle SS, sassaiole nel bosco, piccoli attentati, colpi di fucile sparati in aria e (cosa assurda) anche un suo cane verrà ucciso con il veleno come fosse anch'egli colpevole dei misfatti imputabili solo al protagonista[54].
Paul Cacheux, il ferramenta,si limitò ad informare il giornale "l'Humanité" dichiarandosi, in seguito, estraneo all'esecuzione. Nel maggio del 1977 Georges Chamard in qualità di membro della Gendarmerie illustrò ai giornalisti gli sviluppi dell'inchiesta rimasta senza colpevoli. Peiper comunque percependo il clima d'odio è di vendetta nei suoi confronti era rimasto solo nell'abitazione: aveva mandato in Germania mesi prima la moglie e i figli per la loro incolumità.


È sepolto nella tomba della famiglia della moglie presso il cimitero della chiesa di Sant'Anna, in Birkenweg, a Schondorf am Ammersee[63]. La presenza della tomba, oramai ignorata nel paese, ha causato imbarazzo nella comunità cattolica locale dopo una lettera del 2024 indirizzata al parroco emerito Heinrich Weiß[64] dai cittadini di Boves che ne segnalavano la presenza.
L'inchiesta di Antenne 2
Georges Arnaud aveva riaperto nel 1979 le indagini sull'affare Peiper con il regista Roger Kahane (1932-2013) presentando un documentario realizzato per la rete Antenne 2, ipotizzando che tutto fosse una messa in scena per simulare la morte favorendo la scomparsa, con l'ausilio di simpatizzanti che lo avrebbero aiutato a fuggire per sempre sostituendo i resti del corpo carbonizzato con quelli (forse?) di un clochard. Il documentario fu lodato per la sua meticolosità e per aver esaminato tutte le prove con interviste ai testimoni e periti sul luogo dell'incendio. All'epoca poi erano molti i sopravvissuti-testimoni della tragedia nazista ancora in vita.[65]
In tempi più recenti (2021) è stato intervistato un suo nipote.[66]
Onorificenze
Carriera e date di grado
- 23 gennaio 1934 - SS-Mann
- Luglio 1934 - SS-Sturmmann
- Gennaio 1935 - SS-Unterscharführer
- 20 aprile 1936 - SS-Untersturmführer
- 30 gennaio 1939 - SS-Obersturmführer
- 6 giugno 1940 - SS-Hauptsturmführer
- 30 gennaio 1943 - SS-Sturmbannführer
- 20 aprile 1944 - SS-Obersturmbannführer
- Aprile 1945 - SS-Standartenführer- è da notare come quest'ultima promozione, conferita da Sepp Dietrich, sia da considerarsi illegittima e non valida, in quanto non autorizzata dall'SS-Hauptamt. Ciononostante, secondo le testimonianze di alcuni sottoposti, egli avrebbe comunque indossato le singole foglie da colonnello delle SS.
Nella cultura di massa
Cinema
- Nel film di guerra americano del 1965 «La battaglia dei giganti», tratto da un romanzo di John Toland, la figura storica di Peiper gioca un ruolo centrale. Il regista britannico Ken Annakin lo fece riscrivere sostituendolo con il personaggio fittizio del "Colonnello Martin Kessler", interpretato da Robert Shaw.
Note
- ↑ (EN) Kampfgruppe Peiper, German 1st SS ‘Leibstandarte Adolf Hitler’ Panzer Division, su liberationroute.com.
- 1 2 3 G. Bernage, Le panzers dans la bataille de Normandie, p. 124.
- ↑ K. Macksey, Carri armati. Gli scontri decisivi, pp. 113-117.
- ↑ R. Forczyk, Kursk 1943, p. 294.
- ↑ R. Forczyk, Kursk 1943, pp. 295-297.
- ↑ G, Bocca, Storia dell'Italia partigiana, p. 54.
- ↑ G. Bocca, Storia dell'Italia partigiana, p. 55.
- ↑ Antonio Vassallo (1894-1943), su chieracostui.com.
- ↑ Lapide città di Boves: Antonio Vassallo medaglia d'oro al valore civile, su custodidelcuneese.it.
- ↑ G. Bocca, Storia dell'Italia partigiana, pp. 55-58.
- ↑ (EN) Georg Schönberger (1911-1943), su tracesofwar.com.
- ↑ AA.VV., Leibstandarte SS, p. 344.
- ↑ AA.VV., Leibstandarte SS, pp. 345-350.
- ↑ J.D. Eisenhower, Boschi amari, p. 268.
- ↑ G. Bernage, Le panzers dans la bataille de Normandie, pp. 124-125.
- ↑ G. Bernage, Le panzers dans la bataille de Normandie, p. 142.
- ↑ J. Mabie, Le panzers de la garde noire, p. 257.
- ↑ M. Afiero, I panzer della Leibstandarte. 1940-1945, p. 111.
- ↑ J.D. Eisenhower, Boschi amari, pp. 267-269.
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- ↑ È sulla strada che conduce a Soing-Cubry-Charentenay
- ↑ Circa 213 mt. in linea d'aria.
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- ↑ Gli inquirenti ritrovarono diverse bottiglie molotov in frantumi, il fucile da caccia di Peiper con tre bossoli esplosi fu trovato sul terrazzo, segno che l'uomo tentò di difendersi sparando prima di soccombere.
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- ↑ Basti pensare in quegli anni a personaggi come Heinz Lammerding, generale SS, fondatore della rete d'aiuto «Die Spinne» che aveva aiutato a fuggire dall'Europa personaggi come Eduard Roschmann, alias Federico Wegener.
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- ↑ In quel periodo i permessi di soggiorno erano suddivisi in tre categorie principali e progressive per gli stranieri:
- un anno
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- ↑ Busch in tedesco è cespuglio, nome magari inventato vista la sua casa circondata dai boschi.
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- ↑ Anche lui fu membro delle SS ma la sua morte fu probabilmente causata da suicidio forse perché accusato di omosessualità.
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Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- (EN) Joachim Peiper, su IMDb, IMDb.com.
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