John Kelley
John Joseph Kelley, detto Red Kelley e anche Irish Red Kelley o Jack Kelley (3 giugno 1914 – 10 febbraio 2000), è stato un criminale statunitense, associato alla famiglia Patriarca.[1][2]
Carriera criminale
Il primo arresto
Il primo arresto di Kelley avvenne il 24 maggio 1954 all’ippodromo di Suffolk Downs. La polizia sostenne che fosse in possesso di sedici banconote da un dollaro, tutte nuove, i cui numeri di serie corrispondevano a quelli del denaro rubato quasi due mesi prima durante una rapina in banca a Belmont.[3] Kelley si dichiarò non colpevole dell’accusa di ricettazione di beni rubati. Dopo dieci ore di deliberazione, la giuria non riuscì a raggiungere un verdetto, e nel gennaio 1955 il giudice dichiarò il processo nullo.[4]
Il nuovo processo ebbe inizio nel marzo 1955. Il giudice stabilì che Kelley non poteva essere condannato contemporaneamente per rapina in banca e per ricettazione, lasciando alla giuria la scelta tra i due capi d’accusa. Alla fine, Kelley fu riconosciuto colpevole del reato minore di ricettazione e condannato a cinque anni di reclusione nel penitenziario statale. Il suo ricorso fu respinto nel novembre dello stesso anno dalla Corte Suprema del Massachusetts.[5][6]
Kelley scontò ventidue mesi di prigione, trascorrendo l’ultima parte della pena come assistente del cappellano in uno dei campi di lavoro annessi al sistema penitenziario del Massachusetts, nell’area di Plymouth.[7]
Rapina ai danni del servizio postale
Kelley fu collegato alla rapina del corriere postale di Plymouth del 1962, uno dei colpi più celebri dell’epoca. Il mafioso di Boston Vincent Teresa, luogotenente del boss Raymond Patriarca, affermò nel suo libro My Life in the Mafia che fu proprio Kelley a ideare il piano della rapina.[8]
Negli anni successivi, mentre si avvicinava la scadenza del termine di prescrizione di cinque anni, Kelley divenne oggetto di intense pressioni e indagini da parte degli ispettori postali e di altre autorità federali. In un’intervista citata da Newsweek, avrebbe dichiarato che gli ispettori postali
avevano molestato mia moglie e terrorizzato i miei gatti siamesi.
Kelley reagì presentando una denuncia contro l’ispettore postale Raymond J. Dunne, accusandolo di aver mentito per entrare in casa sua nell’ottobre 1962, informando falsamente la moglie che esisteva un mandato d’arresto a suo carico.[9] Nel marzo 1965, la Corte d’Appello del Primo Distretto annullò la decisione del tribunale inferiore - che aveva respinto la causa per danni - e rinviò il caso al grado precedente.[10] Tuttavia, il mese seguente la richiesta di revisione fu rigettata. Kelley intentò anche una causa per diffamazione contro lo stesso Dunne, sostenendo che l’ispettore avesse accusato falsamente e con malizia sua moglie, affermando che egli fosse uno dei responsabili della rapina di Plymouth. Kelley non poté testimoniare in proprio favore, poiché non era presente al momento dell’irruzione delle autorità postali nella sua abitazione; la testimone principale fu sua moglie. Inoltre, Kelley chiese la restituzione di 235 dollari sequestrati dagli ispettori, insieme a due sacche di denaro della First National Bank of Boston e a un pezzo di corda, ma la causa venne respinta nel luglio 1966.[11]
Il 30 luglio 1967, Kelley fu incriminato da una giuria federale insieme a Thomas R. Richards e Patricia Diaferio, appena due settimane prima della scadenza della prescrizione. I tre furono accusati di rapina a mano armata ai danni del servizio postale degli Stati Uniti, con l’aggravante di aver messo in pericolo la vita dei dipendenti postali usando armi da fuoco.[12] Kelley fu difeso dal celebre avvocato F. Lee Bailey, che riuscì a ottenere l’assoluzione completa.[13]
Rapina alla Brink’s di Boston del 1968
Kelley fu presumibilmente coinvolto nella pianificazione della rapina a un furgone blindato della Brink’s avvenuta a Boston il 28 dicembre 1968, un colpo che fruttò circa 500.000 dollari in contanti e una somma analoga in assegni. Inizialmente Kelley avrebbe dovuto partecipare direttamente alla rapina, ma decise di ritirarsi dopo che due precedenti tentativi erano falliti.
Nonostante non avesse preso parte all’azione, pretese e ottenne una parte del bottino. In seguito venne convocato davanti a una giuria federale, e tra i suoi complici cominciò a diffondersi il sospetto che avesse fornito informazioni ai procuratori federali. Anche in questa occasione, Kelley fu difeso dall’avvocato F. Lee Bailey.[14]
Piano per l’assassinio di Castro
Kelley raccontò al maresciallo statunitense John Partington che la CIA lo aveva contattato per utilizzare la sua banda in un tentativo di assassinare Fidel Castro.[15]
Secondo quanto riportato dal mafioso Vincent Teresa nel suo libro, l’agenzia avrebbe inizialmente contattato il boss Raymond Patriarca per organizzare l’attentato. Patriarca avrebbe poi incaricato Maurice "Pro" Lerner, il quale a sua volta avrebbe reclutato Kelley per pianificare l’operazione.[8]
Collaboratore di giustizia
Kelley testimoniò contro il boss Raymond Patriarca in un processo per omicidio, dopo il quale entrò nel Programma federale di protezione testimoni.[16] Nella sua deposizione, Kelley collegò Patriarca e altri membri della famiglia criminale all’uccisione di Rudolph “Rudy” Marfeo e Anthony Melei. A suo dire, era stato ingaggiato da Maurice "Pro" Lerner, affiliato di Patriarca, per eliminare i due uomini - e avrebbe eseguito gli omicidi con un fucile a canne mozze.[8]
Il processo si concluse con la condanna di Patriarca e dei suoi associati per cospirazione a commettere omicidio, mentre Lerner fu riconosciuto colpevole di omicidio. Il boss ricevette una pena di dieci anni di carcere. Tuttavia, le condanne furono successivamente annullate quando emerse che Kelley aveva mentito sotto giuramento, così come l’agente speciale dell’FBI H. Paul Rico, che aveva confermato la sua falsa testimonianza.[15]
Morte
Kelley morì il 10 febbraio 2000 per cause naturali,[17] mentre si trovava ancora sotto la protezione federale.[15]
Note
- ↑ Bruce N. Waller, Critical thinking: consider the verdict, Prentice Hall, 1998, p. 202, ISBN 9780137443680.
- ↑ Massachusetts Deaths, 1841-1915, 1921-1924, in FamilySearch, 27 ottobre 2020.
- ↑ Kelley Arrest 1954, in The Boston Globe, 26 maggio 1954, p. 7. URL consultato il 22 ottobre 2025.
- ↑ Article clipped from The Boston Globe, in The Boston Globe, 18 gennaio 1955, pp. 20. URL consultato il 22 ottobre 2025.
- ↑ (EN) Commonwealth v. Kelley, 333 Mass. 191 | Casetext Search + Citator, su casetext.com. URL consultato il 22 ottobre 2025 (archiviato dall'url originale il 21 ottobre 2020).
- ↑ Court Upholds Kelley Sentencing (4 Nov 1955), in The Boston Globe, 4 novembre 1955, pp. 16. URL consultato il 22 ottobre 2025.
- ↑ F. Lee Bailey, The defense never rests, New York, Dutton Signet, p. 125, ISBN 9780451126405.
- 1 2 3 Vincent Charles Teresa e Thomas C. Renner, My life in the Mafia, Doubleday, 1973, ISBN 9780385027182.
- ↑ (EN) John J. Kelley, Plaintiff, Appellant, v. Raymond J. Dunne, Defendant, Appellee (two Cases).elizabeth-ann Kelley, Plaintiff, Appellant, v. William F. White et al., Defendants, Appellees, 344 F.2d 129 (1st Cir. 1965), su Justia Law. URL consultato il 22 ottobre 2025.
- ↑ (EN) Mar 11, 1965, page 1 - The Boston Globe at Newspapers.com - Newspapers.com, su www.newspapers.com. URL consultato il 22 ottobre 2025.
- ↑ Article clipped from The Boston Globe, in The Boston Globe, 1º luglio 1966, pp. 17. URL consultato il 22 ottobre 2025.
- ↑ (EN) Aug 01, 1967, page 3 - The Boston Globe at Newspapers.com - Newspapers.com, su www.newspapers.com. URL consultato il 22 ottobre 2025.
- ↑ (EN) Nov 18, 1967, page 3 - The Boston Globe at Newspapers.com, su Newspapers.com. URL consultato il 22 ottobre 2025.
- ↑ Brian P. Wallace, Final Confession: The Unsolved Crimes of Phil Cresta, Boston, Northeastern University Press, 2000, ISBN 9781555534493.
- 1 2 3 John Partington, The Mob and Me: Wiseguys and the Witness Protection Program, New York, Gallery Books, 2010, ISBN 9781439167694.
- ↑ John (Red) Kelley, su bostonhitman.com. URL consultato il 22 ottobre 2025 (archiviato dall'url originale il 23 giugno 2012).
- ↑ Massachusetts Death Index, 1970-2003, in FamilySearch, 13 giugno 2019.