Kosode-no-te

Kosode-no-te da "Konjaku Hyakki Shūi" di Toriyama Sekien.
Kosode-Te da "Kyōka Hyaku Monogatari".

Kosode-no-te (小袖の手?, lett. "La mano nel Kosode"), chiamato anche Kosode-te (小袖手?, lett. "Mano del Kosode") è uno yōkai del folclore giapponese. Compare in antichi libri del periodo Edo, come la raccolta di illustrazioni di yōkai di Toriyama Sekien, "Konjaku Hyakki Shūi". Rappresenta una mano femminile spettrale che spunta dalla manica di un kosode (un kimono di alta qualità con polsini stretti).

Descrizione

Il kosode-no-te è descritto come un bellissimo ed elegante kosode femminile (un particolare tipo di kimono femminile con maniche corte e polsini stretti) che è stato trascurato per un periodo di tempo eccezionalmente lungo (di solito si parla di più di 100 anni) e poi lasciato incustodito in giro o addirittura gettato via. In seguito, ha acquisito uno spirito proprio ed è diventato uno tsukumogami dal carattere e dal comportamento infantili, ma persistenti e irrispettosi. Si dice che si nasconda soprattutto in bagni pubblici e spogliatoi vecchi, poco utilizzati o abbandonati. Si dice che il kosode-no-te prediliga preferibilmente giovani donne e ragazze. Le ignare bagnanti o le donne che utilizzano gli spogliatoi e indossano il kimono posseduto vengono spesso involontariamente solleticate o addirittura palpeggiate. Oppure il kimono si solleva improvvisamente, esponendo chi lo indossa. Secondo diverse versioni, si dice che faccia ammalare le donne che lo indossano, ma per il resto non ricorre ad alcuna violenza fisica. La situazione è diversa per gli uomini, che si dice vengano schiaffeggiati o strangolati dal kosode-no-te se lo raccolgono o addirittura lo indossano. Si dice che questa forma aggressiva del kosode-no-te si manifesti principalmente quando il kimono apparteneva a una prostituta o alla vittima di violenza sessuale. In questo caso, si tratta di uno spirito malevolo (yūrei) che ha assunto la forma del kosode e ora cerca vendetta sugli uomini.

Lo yōkai viene menzionato per la prima volta nell'emakimono "Konjaku Hyakki Shūi" del poeta kyōka e artista ukiyo-e Toriyama Sekien del 1780, che ebbe grande popolarità durante il periodo Edo.

Un'altra illustrazione e descrizione del kosode-no-te si può trovare nella nota opera "Kyōka Hyaku Monogatari" del 1853, che godette di grande popolarità durante il periodo Tenmei[1].

Leggende

Il commento su “Konjaku Hyakki Shui” racconta di una poesia della dinastia Tang. Secondo questa storia, un nobile era profondamente addolorato per la perdita di una delle sue cortigiane e ne fece benedire il kosode da un monaco. Quando il kosode fu sepolto, l'uomo scoprì una corda di biwa impigliato nel kosode. Questa vista tormentò profondamente l'uomo perché la corda gli ricordava la sua amante. Si dice che qualcuno vide la sua mano estendersi dal kosode e si siano protese verso l'uomo in segno di supplica. Apparentemente, lo spirito della cortigiana aveva risieduto nel kosode[2][3].

Un'altra leggenda racconta che una giovane e bellissima nobildonna possedeva un prezioso kosode che aveva fatto ricamare con i colori e i motivi preferiti del suo amante segreto. Voleva regalare presto l'abito al suo amato, ma tragicamente l'uomo non sapeva nulla della sua ammiratrice e quando lui rifiutò il suo amore perché era un monaco, la donna morì di crepacuore. Fino alla sua morte aveva custodito gelosamente il kimono. Dopo la sua morte, i suoi familiari vendettero il kimono a una famiglia numerosa per motivi economici. Ma non appena la figlia di questa famiglia indossò l'indumento, morì inspiegabilmente la notte seguente. I familiari vendettero nuovamente l'indumento ad altre famiglie e la serie di morti continuò. Dopo la terza (o quarta) morte innaturale, il kimono fu portato in un tempio o in un santuario per essere benedetto e offerto in sacrificio. All'improvviso, però, il fuoco che proveniva dal kimono divampò con tale intensità che in un attimo si propagò ai mobili, al tempio e infine alle case vicine. Si dice che il kimono maledetto abbia causato il grande incendio scoppiato a Edo nel 1657, in cui morirono migliaia di persone[4].

Note

  1. ↑ (JA) Kyogoku Natsuhiko, 妖怪画本 狂歌百物語, a cura di Tada Katsumi, Kokusho Kankokai, 2008, p. 297, ISBN 978-4-3360-5055-7.
  2. ↑ (JA) Atsunobu Inada e Naohi Tanaka (a cura di), 鳥山石燕 画図百鬼夜行, supervisionato da Mamoru Takada, Kokusho Kankokai, 1992, p. 222, ISBN 978-4-336-03386-4.
  3. ↑ (JA) Kenji Murakami, 日本妖怪大事典, collana Kwai books, Kadokawa Shoten, 2005, p. 143, ISBN 978-4-04-883926-6.
  4. ↑ (JA) 図説 地図とあらすじで読む 日本の妖怪伝説, supervisionato da Arihiro Shimura, Seishun Publishing, 2008, p. 106, ISBN 978-4-413-00965-2.

Voci correlate