Lingua curone
| Curone † | |
|---|---|
| Parlato in | Curonia (oggi divisa fra Curlandia e Samogizia occidentale) |
| Periodo | V secolo a.C.-XVI secolo |
| Parlanti | |
| Classifica | estinta |
| Tassonomia | |
| Filogenesi | Lingue indoeuropee Balto-slave Baltiche Baltiche occidentali Curone |
| Codici di classificazione | |
| ISO 639-3 | xcu (EN)
|
| Estratto in lingua | |
| Il Padre Nostro Nossen thewes, cur tu es delbas sweytz gischer tho wes wardes penag munis tholbe mystlastilbi tolpes prahes girkade delbeszisne tade symmes semmes worsunii dodi mommys an nosse igdemas mayse unde gaytkas pames mumys nusze noszeginu cademes pametam musen prettane kans newede munis lawnā padomā swalbadi munis nowusse loyne Jhesus amen. | |
![]() Curone † Scalovio † | |
Il curone, chiamato talvolta anche curoniano o curone antico (per distinguerlo dalla moderna lingua neocurone), è una lingua baltica estinta, un tempo parlata dal popolo dei Curoni nelle regioni occidentali delle attuali Lettonia e Lituania.
Classificazione
Data la quasi totale assenza di attestazioni scritte, l'esatta classificazione della lingua curone è stata a lungo dibattuta. Fino all'inizio del Novecento, il curone era tradizionalmente considerato un lingua finnica affine al vicino livone. Tuttavia nel 1912 il linguista lettone Jānis Endzelīns riuscì a dimostrare in maniera definitiva, sulla base di considerazioni toponomastiche, che questo idioma andasse in realtà ascritto al gruppo delle lingue baltiche; in particolare Endzelīns riteneva che il curone andasse collocato tra le lingue baltiche orientali, con caratteristiche intermedie tra il lituano e il lettone ma con maggiori somiglianze con quest'ultimo, tanto da venire spesso considerato dai linguisti successivi un dialetto di esso.[1][2]
A partire dalla seconda metà del secolo però, diversi linguisti, tra cui il lituano Vytautas Mažiulis, contestarono la classificazione fatta da Endzelīns, sostenendo invece che il curone fosse in origine una lingua baltica occidentale simile al prussiano che andò poi incontro a un lento processo di assimilazione da parte dei vicini idiomi baltici orientali, assorbendone progressivamente le caratteristiche fino a confondersi del tutto con essi e finendo per svanire come lingua autonoma.[1][2] Successivi studi più approfonditi sui pochi vocaboli curoni trasmessici dalle fonti medievali, sui toponimi e gli idronimi dell'antica Curonia e sul substrato linguistico lasciato sui dialetti lettoni e lituani occidentali hanno permesso una rudimentale ricostruzione delle caratteristiche fondamentali della lingua curone che sembrerebbe dare conferma all'ipotesi di Mažiulis, sebbene questa conclusione non sia supportata dalla totalità della comunità linguistica.[3]
Storia
Il popolo dei Curoni nacque probabilmente nell'attuale Samogizia, dalla quale nella tarda età del ferro si espanse verso nord, portando con sé la propria lingua e assimilando le locali tribù baltofinniche.[4] A partire dalla metà del I millennio la lingua curone subì la crescente influenza delle vicine varietà baltiche orientali, finendo per venirne completamente assorbita. In Lituania, dopo un probabile periodo di bilinguismo, il curone si estinse nel XV secolo, mentre in Lettonia le ultime attestazioni risalgono alla fine del XVI secolo.[1][5]
Caratteristiche fonetiche
L'inventario fonologico della lingua curone, recuperato grazie allo studio dei toponimi, ha permesso di ricostruire gli sviluppi fonetici che essa ha attraversato a partire dal proto-baltico:
- palatalizzazione delle velari indoeuropee *k, *g > s, z e *ḱ, *ǵ > c, dz (condiviso con tutte le lingue baltiche eccetto il lituano, che ha mantenuto delle forme più arcaiche)[1][2]
- *tj, *dj > t', d' (condiviso con il samogizio)[1][2]
- preservazione di n davanti a s (non condiviso con nessun'altra lingua baltica)[1][6]
- allungamento delle vocali brevi davanti a r (condiviso con il lettone)[1][6]
- preservazione dei dittonghi nasali *an, *en, *in, *un (condiviso con il lettone e il lituano)[1][6]
- preservazione di u davanti a b/v (condiviso con il lituano)[1][6]
- preservazione del dittongo *ei (condiviso con il prussiano, in baltico orientale si è evoluto in je)[1][6]
- *ĭ > [e] (condiviso con il prussiano)[1][6]
- *ŭ > [o] (condiviso con il prussiano)[1][6]
- sviluppo dell'apofonia o - uo (condiviso con il prussiano)[7]
Lessico
Se dal punto di vista fonetico e fonologico il curone presenta punti di contatto sia con le lingue baltiche orientali che con quelle occidentali, in campo lessicale esso mostra invece una più marcata vicinanza alle lingue occidentali come il prussiano, con il quale condivide numerosi vocaboli non riscontrabili invece nel lettone o nel lituano (e.g. *kela (ruota), molto più simile all'equivalente prussiano kelan che non al lituano rãtas o al lettone rats). Considerazioni analoghe possono essere fatte anche dal punto di vista onomastico e toponomastico.[8]
Curonismi
Oltre a una forte impronta di substrato, la lingua curone ha lasciato nel dialetto curlandese della lingua lettone e nel samogizio una serie di prestiti linguistici, che vengono generalmente definiti curonismi.[8] Nella lingua samogizia sono oggi riconosciuti come curonismi parole quali kuisis (zanzara), pylė (papera), blezdinga (rondine), cyrulis (allodola), zuikis (lepre), kūlis (pietra), purvs (palude), and pūrai (grano tenero).[9] Anche la parola lettone leitis (lituano), a causa della sua conservazione del dittongo ei, è considerata un probabile curonismo.[1]
Attestazioni
L'unico possibile testo giuntoci in lingua curone è una versione del Padre nostro riportata nella Preussische Chronik di Simon Grunau del 1526. Sebbene infatti il cronista tedesco affermi trattarsi di una versione in lingua prussiana, essa mostra notevoli differenze con gli altri testi prussiani noti e nel 1962 il linguista Wolfgang Schmid constatò che la lingua del testo mostrava notevoli somiglianze con il lettone antico, ipotizzando che potesse quindi in realtà trattarsi di una forma di curone in avanzato stato di lettonizzazione. Di seguito il testo come riportato da Gruanu:[7]
sweytz gischer tho wes wardes
penag munis tholbe mystlastilbi
tolpes prahes girkade delbeszisne
tade symmes semmes worsunii
dodi mommys an nosse igdemas mayse
unde gaytkas pames mumys nusze noszeginu
cademes pametam musen prettane kans
newede munis lawnā padomā
swalbadi munis nowusse loyne
Jhesus amen.»
Note
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 (LT) Algirdas Sabaliauskas, kuršių kalba, su Visuotinė lietuvių enciklopedija. URL consultato il 15 marzo 2026.
- 1 2 3 4 Dini 2014, p. 295.
- ↑ Dini 2014, pp. 295-297.
- ↑ (LV) Guntis Zemītis, Vendu jautājums un Arheoloģijas avotu iespējas tā risinājumā (PDF), in Akadēmiskā Dzīve, n. 46, 2009, pp. 92-101.
- ↑ (DE) Harald Haarmann, Kurisch, in Wieser-Enzyklopädie des Europäischen Ostens, vol. 10, Klagenfurt e Vienna, Miloš Okuka, 2002, p. 957, ISBN 3-85129-510-2.
- 1 2 3 4 5 6 7 Dini 2014, p. 296.
- 1 2 Dini 2014, p. 297.
- 1 2 Dini 2014, 296-297.
- ↑ (LT) Denisas Nikitenka, Pilsoto žemės pilys, Mažosios Lietuvos istorijos muziejus, 2018, ISBN 978-9986-31-505-6.
Bibliografia
- (EN) Pietro Umberto Dini, Foundations of Baltic languages (PDF), traduzione di Milda B. Richardson e Robert E. Richardson, Vilnius, Eugrimas, 2014, ISBN 9786094372636.
Voci correlate
Collegamenti esterni
- (LT) Algirdas Sabaliauskas, kuršių kalba, su Visuotinė lietuvių enciklopedija. URL consultato il 15 marzo 2026.
| Controllo di autorità | GND (DE) 4133374-3 · J9U (EN, HE) 987007535158905171 |
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