Lingue baltiche orientali

Lingue baltiche orientali
RegioniLettonia, Lituania e parti di Polonia e Bielorussia
Parlanti
Totale~6 milioni di parlanti madrelingua (2022)
Tassonomia
FilogenesiLingue indoeuropee
 Balto-slave
  Baltiche
   Baltiche orientali
Codici di classificazione
ISO 639-5bat
Linguist List54 (EN)
Glottologeast2280 (EN)
Diffusione delle lingue baltiche orientali nel XXI secolo

     Letgallo

     Lettone

     Lituano

     Samogizio

Le lingue baltiche orientali sono l'unico ramo superstite delle lingue baltiche, uno dei sottogruppi della famiglia indoeuropea. Le due principali lingue di questo gruppo sono il lituano e il lettone, ai quali vanno aggiunti anche tre altri idiomi che sono sovente classificati come dialetti delle prime due: il letgallo, il kursenieku (spesso considerati dialetti del lettone) e il samogizio (spesso considerato dialetto del lituano).[1][2] Facevano parte di questo gruppo anche alcune lingue oggi estinte, come il selone, il semigallio e, secondo alcuni, il curone (che oggi è più spesso però classificato come lingua baltica occidentale che ha poi subìto un crescente influsso di quelle orientali).[3][4]

La lingua baltica orientale più parlata è il lituano, con quasi 4 milioni di locutori in tutto il mondo,[5] seguito dal lettone, con poco meno di 2 milioni di parlanti nativi,[6] dal samogizio, con circa 500.000,[7] e dal letgallo, con circa 150.000.[8] Il kursenieku è invece considerato un idioma a rischio di estinzione, poiché parlato solo da una manciata di anziani residenti per lo più nell'attuale Germania.[9][10]

Denominazione

Quando alla metà del XIX secolo fu coniata la denominazione di "lingue baltiche" per definire questo ramo della famiglia indoeuropea, le lingue a est del gruppo ricevettero la definizione di "orientali", in contrasto con le loro uniche altre lingue sorelle allora note a ovest, che furono invece denominate "occidentali".[4][11] Alternativamente, l'archeologa Marija Gimbutas propose la denominazione di "lingue baltiche continentali", da contrapporsi alle "lingue baltiche marittime". Questa proposta tuttavia non ebbe mai grande seguito e la nomenclatura "orientale" rimane tuttora di gran lunga la più diffusa.[12]

Tuttavia, a seguito di più recenti studi archeologici, toponimastici e linguistici, si è accertato che fino al V-VI secolo le lingue baltiche fossero diffuse ben oltre la regione baltica, arrivando fino alle attuali oblast' di Mosca, a est, e di Kiev, a sud, dove furono poi in seguito assimilate e rimpiazzate dalle lingue slave. In virtù di questi sviluppi, alcuni linguisti ritengono che le lingue baltiche orientali andrebbero più propriamente definite come "lingue baltiche centrali".[4][11][13]

Storia

Gruppi baltici nella prima età del ferro (600-400 a.C.) sulla base dei ritrovamenti archeologici: in arancione chiaro la cultura della ceramica striata, associata al gruppo baltico orientale

In origine le lingue baltiche orientali si estendevano su di un'area molto più vasta rispetto a oggi, coprendo oltre alle attuali Lettonia e Lituania, anche buona parte della Bielorussia e una porzione della Russia europea settentrionale.[11]

Tradizionalmente si ritiene che i popoli baltici occidentali e orientali possedessero dei tratti linguistici e culturali che li distinguevano gli uni dagli altri già nella prima metà del I millennio a.C. e che iniziarono il definitivo processo di separazione dal comune antenato proto-baltico tra il V e il III secolo a.C.[4][14][15][16] In questo lasso di tempo, i Balti occidentali e quelli orientali svilupparono differenti usi e tradizioni, come riscontrabile dai diversi tipi di ceramica o di strutture abitative. Differenti erano anche le pratiche funerarie: mentre gli occidentali praticavano l'inumazione, gli orientali erano soliti cremare i propri morti e poi spargerne le ceneri. Inoltre i Balti orientali subirono anche una forte influenza culturale dai loro vicini baltofinnici.[15]

Entro il VII secolo l'unità etno-linguistica dei balti orientali si frammentò, dando vita a una serie di popoli dalle lingue affini ma distinte: antichi Samogiti e antichi Lituani a sud e Letgalli, Seloni e Semigalli a nord. Le parlate delle tribù settentrionali (dalle quali si sviluppò poi il moderno lettone) svilupparono diversi tratti innovativi e distintivi, anche a causa dell'influenza dalle vicine lingue slave, mentre quelle delle tribù meridionali (dalle quali si sviluppò il moderno lituano) rimasero più conservative e più simili alla comune protolingua.[17]

Classificazione

Le lingue baltiche occidentali comprendono:

Caratteristiche

Le lingue baltiche orientali sono meno conservative rispetto alle loro sorelle occidentali, in particolare il Lettone è considerata la più innovativa tra le lingue baltiche. Nel gruppo orientale il dittongo protobaltico *ei si è sviluppato in *ie (e.g. lav. dievs, lit. dievas "dio", confronta prs. deiwas).[18][19][20] Al contrario, le lingue baltiche orientali hanno conservato la distinzione tra le vocali brevi *o ed *a, che si sono invece fuse in quelle occidentali.[21]

Diverse altre caratteristiche sviluppatesi nel lettone e nel lituano sono solitamente considerate il risultato del loro estensivo contatto con le lingue baltofinniche; alcune di queste caratteristiche sono:

  • la ritrazione dell'accento nel lettone[22]
  • l'alterazione di p e b in alcuni dialetti del lituano[22]
  • il genitivo di negazione (e.g. in lituano matau vilką (acc) "vedo un lupo", ma nematau vilko (gen) "non vedo un lupo")[23]
  • il modo indiretto (e.g. in lituano nešęs velnias akmenį "un diavolo che portava la pietra")[23]

Le informazioni sulle lingue estinte appartenenti al gruppo sono poche data la loro scarsa o nulla attestazione.[18] Tuttavia, tramite l'analisi di idronimi, toponimi e prestiti linguistici lasciati nel lettone e nel lituano, è stato possibile ricostruire alcune delle loro caratteristiche:[24]

  • il selonico e il curone avevano conservato i dittonghi nasali *an, *en, *in, *un[20][24]
  • il selonico, il semigallico e il letgallo antico avevano palatalizzato le velari *k e *g rispettivamente in *c e *dz, mentre avevano depalatalizzato *š e *ž in *s e *z[20][24]
  • probabilmente il semigallico aveva sviluppato un pronome indeclinabile, equivalente del lituano savo[25]

Note

  1. ↑ (EN) Catherine Gibson, Language or Dialect?: The Politicisation of Language in Central and Eastern Europe, in Tropos, Londra, University College London, 2015, p. 6, DOI:10.14324/111.2057-2212.019.
  2. ↑ (LV, EN) Juozas Pabrėža, The Past and Present of the Samogitian Language, in Baltu filoloģija, vol. 28, n. 1, Riga, Latvijas Universitāte, 2019, pp. 141-148, ISSN 1691-0036.
  3. ↑ (EN) Östen Dahl e Maria Koptjevskaja-Tamm (a cura di), The Circum-Baltic Languages: Typology and Contact, vol. 1, Amsterdam e Filadelfia, John Benjamins Publishing Company, pp. 7-8 e passim, ISBN 90 272 3057 9.
  4. 1 2 3 4 (LT) Algirdas Sabaliauskas, Baltų kalbos, su Visuotinė lietuvių enciklopedija. URL consultato il 12 maggio 2026.
  5. ↑ (EN) Michael Ruth, Lithuanian Language, su EBSCO, 2022. URL consultato il 12 maggio 2026.
  6. ↑ Michael Ruth, Latvian Language, su EBSCO, 2022. URL consultato il 12 maggio 2026.
  7. ↑ (LT) Jonas Bukantis, Jonas Bukantis „Žemaičių kalba šiandien ir jos išlikimo perspektyvos“, su Žemaičių žemė, 22 aprile 2024. URL consultato il 12 maggio 2026.
  8. ↑ (LV) Tautas skaitīšana: Latgalē trešā daļa iedzīvotāju ikdienā lieto latgaliešu valodu, su LSM.lv, 6 luglio 2012. URL consultato il 12 maggio 2026.
  9. ↑ (DE) Tina Riegler, Der alte Mann und die Sprache, in Ruprecht, n. 80, Heidelberg, 5 novembre 2002.
  10. ↑ (LT) Kalbos klubas plius. Visa tiesa apie kuršininkų kalbą, su YouTube. URL consultato il 3 aprile 2026.
  11. 1 2 3 (LT) Rimutė Rimantienė, Baltai, su Visuotinė lietuvių enciklopedija. URL consultato il 12 maggio 2026.
  12. ↑ Dini 2014, p. 82.
  13. ↑ Dini 2014, p. 77, 80-81.
  14. ↑ (LT) Vytautas Mažiulis, Apie senovės vakarų baltus bei jų santykius su slavais, ilirais ir germanais, in Regina Volkaitė-Kulikauskienė (a cura di), Iš lietuvių etnogenezės, Vilnius, Mokslas, 1981, p. 5.
  15. 1 2 (LT) Zigmas Zinkevičius, Aleksiejus Luchtanas e Gintautas Česnys, Tautos kilmė (PDF), Vilnius, Mokslo ir enciklopedijų leidybos institutas, 2006, pp. 73-74.
  16. ↑ Dini 2014, pp. 81-82.
  17. ↑ Dini 2014, pp. 79-80.
  18. 1 2 (LT) Rytų ir vakarų baltai. Du baltų tarimų junginiai, su Mokslo ir enciklopedijų leidybos centras, 2007. URL consultato l'11 maggio 2026 (archiviato dall'url originale il 7 maggio 2012).
  19. ↑ Dini 2014, pp. 78-79.
  20. 1 2 3 Dini 2014, p. 83.
  21. ↑ (EN) William R. Schmalstieg, An Old Prussian Grammar: The Phonology and Morphology of the Three Catechisms, University Park e Londra, Pennsylvania State University Press, 1974, p. 17, DOI:10.2307/412804.
  22. 1 2 (LT) Zigmas Zinkevičius, Lietuvių kalbos istorija, vol. 6, Vilnius, Mokslas, 1994, p. 298, ISBN 5-420-01285-5.
  23. 1 2 Zinkevičius 1984, pp. 180-181,
  24. 1 2 3 Zinkevičius 1984, p. 361.
  25. ↑ (LT) Pietro U. Dini, Baltų kalbos. Lyginamoji istorija, Vilnius, Mokslo ir enciklopedijų leidybos centras, 200, p. p. 235, ISBN 5-420-01444-0.

Bibliografia

Voci correlate