Lord George Vernon

George John Warren Venables-Vernon, quinto Barone Vernon, litografia del 1861

Lord George Warren Venables-Vernon, nato George John Warren Venables-Vernon, (Stapleford (Nottinghamshire), 22 giugno 1803 – Sudbury (Derbyshire), 31 maggio 1866), è stato un diplomatico inglese filologo e dantista.[1]

Vernon unì alla carriera politica e diplomatica una vasta attività di mecenate e studioso. Fin da giovane coltivò la passione per Dante Alighieri, raccogliendo manoscritti, edizioni e commenti antichi della Divina Commedia, e avviando un progetto di riproduzione filologica dei testi trecenteschi.

La rilevanza del personaggio, uomo politico e diplomatico, è infatti legata particolarmente alla sua passione per gli studi danteschi e alla conseguente attività di collezione e pubblicazione di essi, compresi commenti o chiose di cui fu eponimo.

Biografia

Famiglia

Appartenne all'aristocrazia colta del primo Ottocento: era figlio unico di Frances Maria Warren, anch'ella unica figlia dell'Ammiraglio sir John Borlase Warren, e di George Charles Venables-Vernon, quarto Barone Vernon (1779–1835) di Sudbury, Derbyshire, e discendente di sir Richard Vernon, Presidente della Camera dei Comuni britannica dal 1425 al 1426.

Formazione

Un'aula di Eton - XIX sec.

George frequentò, per la propria istruzione, l'Eton College e la Christ Church di Oxford,[2] dove maturò un profondo interesse per le lingue classiche e per la letteratura italiana.

La carriera militare e politica

Vernon fu nominato Capitano del reparto di Burton-on-Trent della Staffordshire Yeomanry[3] il 5 giugno 1830. Due anni dopo, accorse da Londra per riunirsi al proprio reparto richiamato a Derby per intervenire sui gravi disordini che vi si stavano verificando. Si dimise dall'incarico nel 1839.[4][5]
Esperto tiratore e deciso sostenitore del reclutamento volontario, nel 1860 fondò un corpo di fucilieri, detto "The High Peak Rifles", formato da due compagnie.[6][1]

La sua vita politica prese avvio nel 1831 dalla partecipazione alla Camera dei Comuni, mentre alla morte del padre nel 1835[1] ebbe diritto ad assurgere alla Camera dei Lord.[4]

Fu uno degli ultimi membri del parlamento del Derbyshire, dopo averne caldeggiato la scissione mediante la Legge del 1832 sulla Rappresentanza del Popolo comunemente nota come il "Reform Act 1832", e il primo del Derbyshire del Sud.[2]

Nel 1837, mutò il proprio cognome da Venables-Vernon a Warren ma i figli nati prima del 1839 poterono mantenere il cognome paterno originario.

Vernon morì, più precisamente, nella residenza di Sudbury Hall, Derby.

Vita privata

stemma dei baroni Vernon

Dal primo matrimonio, celebrato nel 1824, con Isabella Caroline, figlia di Cuthbert Ellison di Hebburn, Durham, nacquero 5 figli,[2] tra i quali Augustus Henry Warren Venables-Vernon, che ne ereditò il titolo divenendo il sesto barone Vernon, e William John Borlase Warren Venables-Vernon (1834–1919) che seguì le orme del padre come collezionista, studioso e pubblicista.[7][1]
Dal secondo matrimonio, celebrato nel 1859, con la cugina Frances Emma Maria Boothby, non nacquero figli.[1]
Vernon viaggiò a lungo in Italia, dove da una relazione con una giovane donna, Louise Charlotte Anette Lavoignat, ebbe 4 figlie, nate tra il 1843 e il 1853. Di esse, Georgina Jeanne Margheret, sposata con Augusto Agostini, ebbe due figli.

Studioso, collezionista, pubblicista

Uno dei manoscritti della Collezione Vernon: di Ugolino Verno, datato 1496.

Sin dalla giovinezza, George Vernon aveva frequentato l'Italia, Venezia e soprattutto Firenze, dove aveva imparato ad amare la letteratura italiana e iniziato ad appassionarsi in particolare agli studi danteschi, di cui progressivamente divenne cultore, e in Italia continuò a formare quella raccolta di codici danteschi che avrebbe poi utilizzato per le proprie edizioni.[8] Tali interessi condivise con alcuni giovani amici italiani quali[1][9] Giuseppe Antinori,[10] Giunio Carbone,[11] Stefano Audin (Étienne Audin de Rians), Sir Anthony Panizzi, Sir Giacomo Filippo Lacaita,[12] Vincenzio Nannucci,[13] Pietro Fraticelli,[14] Luigi Passerini,[15] Francesco Bonaini, Brunone Bianchi,[16] Giuseppe Canestrini[17] e Mariano Armellini da cui poté apprendere la lingua italiana e al quale dedicò il proprio saggio su "I primi sette canti dell'Inferno", del 1842.[4][18] Della collaborazione di alcuni di loro Vernon poté fruire per l'edizione di talune sue opere.[1]

In Italia ebbe contatti anche con Paul Colomb de Batines che nel 1845 lo ringraziò per le informazioni fornite su manoscritti e stampe antiche della Commedia,[19] mentre l’uso del "codice Poggiali" (poi "Palatino 313") e il rapporto con quegli fu solo indiretto, poiché il tipografo era morto da tempo e il manoscritto passò a Vernon tramite intermediari.[20][21]

Studi e pubblicazioni

I primi sette canti dell'Inferno

Del 1842 è I primi sette canti dell'Inferno, il saggio che riguarda la prima cantica della Commedia. L'opera fu dedicata[4] a Mariano Armellini, che l'aveva introdotto nello studio della lingua italiana.[18]

L'Inferno di Dante Alighieri - testo Lombardi

Di seguito, Vernon curò la pubblicazione, non a titolo di guadagno, di una serie di edizioni dantesche, tra cui «due [opere] monumentali», alle quali il suo nome resta legato.[4][1]
Una di esse fu L'Inferno di Dante Alighieri secondo il testo del P. Baldassarre Lombardi M.C. disposto in ordine grammaticale e corredato di brevi dichiarazioni [ossia delucidazioni].[22][23][24]
L'edizione, realizzata tra gli anni Quaranta e Sessanta del XIX secolo, era composta da tre volumi e includeva illustrazioni di Seymour Kirkup, pittore dilettante e bibliofilo collezionista.[25][26]
Il primo volume dell'opera conteneva il testo dell'Inferno ma il secondo volume consisteva piuttosto in una raccolta enciclopedica di erudizione dantesca che continuava nel terzo, pubblicato postumo rispetto alla morte di Vernon, il quale presentava anche un cenno biografico su di lui con l'elenco delle sue pubblicazioni e una serie di 112 incisioni d'interesse dantesco[4] oltre che un recitativo ritmato di Gioachino Rossini.[27]

Le prime quattro edizioni della Divina Commedia

Le prime quattro edizioni della Divina Commedia letteralmente ristampate per cura di G. G. Warren Lord Vernon[28] fu un'edizione di lusso a tiratura limitata (a 100 copie), in mezza pelle marrone e piatti ricoperti in percalina, con titolo in caratteri applicati sul dorso e comprendente cinque tavole, che riproducono le carte e il colophon degli incunaboli utilizzati per l'edizione.[29] L'opera fu dedicata agli Accademici della Crusca.[4]
Il testo della Commedia, stampato in 4 colonne, è tratto da 4 incunaboli rari, ossia dalle edizioni del 1472 pubblicate a Foligno, Mantova, Jesi (o Venezia) e dalla Commedia stampata nel 1474 dal tipografo napoletano Francesco Del Tuppo.[29]
Ne scrisse l'introduzione il bibliotecario e bibliografo Antonio Panizzi, mentre i testi danteschi furono curati da lord Vernon.[29]

Chiose Iacopiane

Vernon fu curatore dell'edizione delle Chiose alla "Cantica dell’Inferno" di Dante Allighieri attribuite a Jacopo suo figlio.[30][31]

Le chiose attribuite a Jacopo Alighieri rappresentano uno dei più antichi commenti in volgare alla Commedia, probabilmente redatto verso il 1322:[32] offrono una spiegazione letterale e talvolta allegorica, utile per comprendere il testo e la ricezione immediata dell'opera dantesca. Inedite fino all'edizione Vernon, del 1990 è l'edizione curata da Saverio Bellomo.[33]

Febusso e Breusso

A cura di Vernon uscì nel 1847 II Febusso e Breusso, poema ora per la prima volta pubblicato.[34]
"Phebus li Fort" è il personaggio di uno dei "cantari" in ottave a tema cavalleresco appunto su «Febus-el-Forte, che prende la sua materia dal Roman de Palamèdes».[35]

Ludovico Gonzaga

Francesco Novati desume dalla corrispondenza di Giberto da Correggio con lo zio Ludovico Gonzaga[36] testimonianza dell'esistenza, nel 1378 data supposta della lettera, o comunque alla fine del XIV secolo, del romanzo cavalleresco francese dal nipote richiesto in prestito.[37] Studi ulteriori, nel primo ventennio del XXI sec.,[38] avrebbero precisato l'evento cui allude Novati, le circostanze, la data della lettera, l'esatto nome dell'opera, il manoscritto che la veicolava, ossia il codice "London, British Library, Add. 23930", in cui, nota Stefanelli, «l'episodio di Brehus nella caverna, potrebbe coincidere con il "librum de Phebus li fort" richiesto da Giberto da Correggio in una lettera del 17 febbraio 1378 indirizzata a suo zio, Ludovico Gonzaga.»[39]
Novati sottolineava[37] che «anche se l'originale» del romanzo, in prosa o versi che fosse, non si trova, «noi ne possediamo in compenso una traduzione in quell’antico poema toscano, che da un codice magliabechiano, ben noto per le sue singolari vicende, diede alla luce nel 1857 Lord Vernon. Ognuno intende come io voglia alludere al Febusso e Breusso; giacché con questo titolo, certo arbitrario e fors’anche inesatto, il dotto bibliofilo inglese mandò in pubblico il poema che dal suo autore era stato invece chiamato, e ben a ragione, Febus il forte».
ʍ Il manoscritto magliabechiano in questione è il "Cod. II,II,33", codice cartaceo scritto e istoriato verso la metà del sec. XIV, che reca la descrizione storica e nota sul contenuto: «Dai figliuoli di Domenico di Cante Compagni fu donato allo Stradino, il quale dice che "fu trovato in una bucha del fondamento della fortezza di Monte bicchieri". In ultimo appartenne al Magliabechi. Forse la rozza alluminatura delle storie è da attribuirsi allo Stradino stesso.
Contiene: Febusso e Breusso, poema in ottava rima, pubblicato integralmente da lord Vernon a Firenze, nel 1817 con una prefazione di Francesco Palermo.[40]
Il poema è diviso in cantari, al primo dei quali manca il titolo.»[41]

Chiose Vernon

Sotto tale nome si identifica una raccolta di glosse trecentesche all’Inferno della Divina Commedia che Lord Vernon fece stampare a tiratura limitata nel 1846 con il titolo Chiose sopra Dante, testo inedito, ora per la prima volta pubblicato.[42]

Codice Poggiali-Vernon "Palatino 313"

Nella voce su Lord Vernon allestita per "Enciclopedia Dantesca (1970)", l'autrice Maracchi Biagiarelli scrive:[4]
«Tra i codici danteschi il più famoso della collezione [di Lord Vernon] è il codice già Poggiali, oggi conservato nella biblioteca di San Francesco in Ravenna, dal quale il proprietario aveva pubblicato due commenti che riteneva sconosciuti; questo codice è riconosciuto ancor oggi molto interessante quale esempio di antologia della critica dantesca del Trecento, raccolta forse a scopo didattico».

Era noto come Codice Poggiali Vernon il manoscritto in tempi più recenti poi catalogato come Codice Palatino 313, che a sua volta deve la propria denominazione alla collocazione nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (BNCF), dove appunto fa parte del fondo Palatino.[43][44]

L'identificazione ottocentesca derivava dal nome dei suoi ultimi possessori, ovvero il bibliofilo e tipografo livornese Gaetano Poggiali (1754–1814), che lo acquistò nel 1807 e lo utilizzò per la propria edizione della Commedia, e Lord George Vernon, che ne promosse la pubblicazione di due commenti inediti.[45][4]

Ve n'è una descrizione nella Bibliografia di Paul Colomb de Batines[46][47] che lo cita come Codice Poggiali, mentre la doppia denominazione Poggiali-Vernon si attestò nella bibliografia novecentesca dopo lo studio di Piero Ginori Conti, che nel 1938 ne ricostruì la storia e la fisionomia codicologica con il titolo "Il Codice dei commenti alla Commedia ‘Poggiali-Vernon’, oggi ‘Ginori Conti’".[48]

Primo manoscritto miniato contenente il capolavoro dantesco,[49][50] il Palatino 313, vergato in littera textualis,[51] risultava appartenente a Piero del Nero, letterato e uomo politico fiorentino deceduto nel 1598, finché nel 1807 fu acquistato da Gaetano Poggiali che lo utilizzò per l'edizione della sua Commedia:[52] per questo motivo è conosciuto anche con il nome di Dante Poggiali.[52][53][54][55]
Contiene altresì il commento all’"Inferno" di Jacopo di Dante.

Piuttosto controversa la datazione: Batines e Palermo[56] datarono il codice tra il 1333 e il 1345; Petrocchi lo colloca invece intorno al 1350.[57]

Collezioni e biblioteca

Oltre a una «notevole»[4] raccolta di antichità, Vernon riunì una ricca biblioteca che fu parzialmente venduta nel 1840 a Robert Steyner Holford, suo conterraneo, collezionista e bibliofilo.[58][4] Le acquisizioni successive, insieme con le restanti non vendute e rimaste nella residenza di Sudbury Hall, furono battute ulteriormente nel decennio 1918-1928 in aste di Sotheby's.[4]

Altri codici della raccolta Vernon

Più codici danteschi sono entrati a far parte della collezione Vernon, come testimoniano parecchie notizie e testimonianze di compravendita e di studi cui essi furono sottoposti negli anni.[4]

MS Vernon Milano

Tra questi, il cosiddetto "MS Vernon", ovvero "Vernon Manuscript",[59][60] o "manoscritto Vernon", custodito a Milano in collezione privata, è un codice in pergamena, la cui datazione probabilmente risale al XIV secolo, contenente la "Commedia" per intero, se non per una lacuna accidentale dovuta alla perdita di un "folio" per i versi Par.XXXI,130-XXXII,54. È vergato in "littera textualis"[51] in colonna singola con alcune note e marginalia di inchiostro e mano diversa ma dello stesso periodo rispetto al testo del poema.[61][62]
L'esame paleografico del manoscritto risale per lo più[61] al periodo in cui fu proprietà del marchese Pierfrancesco Rinuccini (1788–1848),[63] quando fu esaminato e descritto da Batines.[46]

Il manoscritto pervenne nella disponibilità di Lord Vernon e fu indicizzato col numero identificativo "2243"[61] ma seguì man mano diversi passaggi di proprietà: nel 1918 fu acquistato dal mercante di libri Quaritch[64] e rivenduto, ad un'asta, al collezionista romano Franco Moroli; in seguito, riapparve in un catalogo d'asta della libreria De Marinis[65] di Milano[61] e fu comperato da Goffredo Meli Lupi, che lo acquisì per la propria collezione nel castello di Soragna, dove Giorgio Petrocchi lamenta di non aver potuto prenderlo in esame: «La stessa via, o analoga -scriveva Petrocchi nel 1967- è stata presa di recente da un codice che speravamo di poter esaminare tra i primi, il Rinuccini, poi Vernon 2243, sino a qualche mese fa nel castello di Soragna dei principi Meli Lupi»,[66][67] e dalla quale Meli Lupi lo estromise vendendolo poi nel 1970.[61]
Edward Moore (1835-1916),[68] dantista e fondatore della Società Dantesca di Oxford dove fu rettore, studioso di critica testuale e della cronologia della "Commedia", fu il solo esperto che poté esaminare il manoscritto, all'inizio del XX sec., mentre era di proprietà di Lord Vernon: lo assegnò alla famiglia stemmatica vaticana, cui aveva dedicato lunghe e considerevoli ricerche.[61]
Non solo l'équipe di filologi diretta da Paolo Trovato di cui faceva parte la Tonello ed ella stessa hanno potuto appurare l'esistenza "genealogica" di una "famiglia" più complessa, che denominano "vatbocc", la quale presenta rapporti di "contaminatio"[69] fra codici cosiddetti "vaticani" e codici appartenenti alla "tradizione Boccaccio", ovvero copiati dallo scrittore e antigrafi, o apografi, di quelli da lui trattati,[70][61] ma altresì, studiate le lezioni caratteristiche e innovative condivise tra gruppo "vatbocc" e manoscritto "MS Vernon", e le parecchie altre lezioni condivise da quest'ultimo con la maggior parte dei manoscritti del gruppo "Boccaccio", l'équipe ha potuto concludere che il manoscritto Vernon fa parte del gruppo cosiddetto "vatbocc".[61]

Eredità e ricezione critica

Riconoscimenti

"Le prime quattro edizioni della Divina Commedia letteralmente ristampate per cura di G. G. Warren Lord Vernon", opera dedicata agli "Accademici della Crusca",[4] fu considerata opera di pregio e tali meriti fruttarono a Vernon riconoscimenti formali: divenne infatti socio corrispondente dell'"Accademia della Crusca" e di molte altre accademie italiane[4][1] e fu creato cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.[1]

Ricezione

"L’Inferno di Dante Alighieri secondo il testo del P. Baldassarre Lombardi M.C. disposto in ordine grammaticale e corredato di brevi dichiarazioni per uso degli stranieri da Lord Vernon" «for utility of purpose, comprehensiveness of design, and costly execution, has never been equalled in any country.’ Some of the most distinguished artists and men of letters in Italy were occupied for twenty years in its preparation» [per utilità di scopo, completezza di progettazione e per la preziosità dell'esecuzione, non è mai stata eguagliata in nessun paese. Nella sua preparazione sono stati occupati per vent'anni alcuni degli artisti e letterati più illustri in Italia].[71]

Influenze

L’opera editoriale di Lord Vernon esercitò un’influenza duratura sia sulla filologia dantesca britannica sia sulla rinascita degli studi danteschi in Italia nella seconda metà dell’Ottocento.

In ambito inglese, studiosi come Karl Witte e Edward Moore riconobbero nelle edizioni vernoniane della Commedia un contributo determinante alla conoscenza dei testimoni trecenteschi e alla comparazione delle varianti testuali. Witte ne segnalò la cura nella riproduzione dei codici e la fedeltà paleografica,[72] mentre Moore[73][74][4] ne utilizzò i risultati per la revisione del testo dantesco e per la compilazione degli "Studies in Dante".[75][76]

In Italia, le edizioni di Vernon furono presto note e stimate negli ambienti accademici. Giovanni Andrea Scartazzini e Michele Barbi le citarono tra i primi esempi di editoria dantesca moderna, apprezzandone il metodo riproduttivo e la fedeltà ai codici originali.[77]

Nella prima metà del Novecento, Piero Ginori Conti valorizzò l’opera di Vernon per il suo contributo alla conoscenza delle Chiose fiorentine,[20] e gli studi successivi di Giorgio Petrocchi e Paolo Trovato ne collocarono l’attività tra le premesse della moderna filologia dantesca, in quanto esempio di “riproduzione integrale e documentaria” dei testimoni antichi.[57][78]

In sintesi, l’impresa editoriale di Lord Vernon — dalle prime ristampe anastatiche alla pubblicazione delle Chiose fiorentine — segnò un passaggio decisivo nella storia della critica dantesca, ponendo le basi per gli studi successivi di Moore, Ginori Conti e Petrocchi, e lasciando un modello di rigore filologico riconosciuto fino alla storiografia contemporanea.[21]

Opere

Bibliografia

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 (EN) Sidney Lee, Leslie Stephen (a cura di), Dictionary of National Biography, Volume 58, New York, The MacMillan Company, 1899, pp. 275-276.; (EN) Henry Richard Tedder, Dictionary of National Biography, Volume 58 [p.]275 (JPG), su upload.wikimedia.org.; (EN) Henry Richard Tedder, Dictionary of National Biography, Volume 58 [p.]276 (JPG), su upload.wikimedia.org.
  2. 1 2 3 (EN) Charles Mosley (a cura di), Burke's Peerage, Baronetage & Knighthood (107 ed.). Burke's Peerage & Gentry, Boydell & Brewer, 2003, p. 3999, ISBN 9780971196629.
  3. ↑ Staffordshire Yeomanry (Queen's Own Royal Regiment) era un'unità ausiliaria a cavallo dell'esercito britannico, creata nel 1794, che aveva il compito di difendere la Gran Bretagna dall'invasione straniera: (EN) The Staffordshire Yeomanry (Queen's Own Royal Regiment), su regiments.org (archiviato dall'url originale il 26 dicembre 2005).
  4. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 Berta Maracchi Biagiarelli (a cura di), Vernon, George John Warren lord Enciclopedia Dantesca, su treccani.it, 1970.
  5. ↑ (EN) P.C.G. Webster, The records of the Queen's own Royal Regiment of Staffordshire Yeomanry, Lichfield, Lomax, 1870, pp. 82–85; Appendix.
  6. ↑ (EN) Ray Westlake, Tracing the Rifle Volunteers, Barnsley, Pen & Sword Books, 2010, p. 59, ISBN 978-1-84884-211-3.
  7. ↑ Vernon, William Warren, lord Enciclopedia Dantesca (1970), su treccani.it, 1970.
  8. ↑ Marcella Roddewig, Dante e l’Inghilterra nel XIX secolo, Firenze, Olschki, 2000, pp. 75-82.
  9. ↑ Page:Dictionary of National Biography volume 58.djvu/284 P276 (JPG), su upload.wikimedia.org.
  10. ↑ Gaspare De Caro, Antinori, Giuseppe Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 3 (1961), su treccani.it, 1961.
  11. ↑ Armando Petrucci, Carbone, Giunio Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 19 (1976), su treccani.it, 1976.
  12. ↑ Andrea Ciotti, Lacaita, Giacomo Filippo Enciclopedia Dantesca (1970), su treccani.it, 1970.
  13. ↑ Valerio Camarotto, Nannucci, Vincenzio Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 77, su treccani.it, 2012.
  14. ↑ Giuseppe Izzi, Fraticelli, Pietro Enciclopedia Dantesca (1970), su treccani.it, 1970.
  15. ↑ Passerini, su bncf.cultura.gov.it.
  16. ↑ Giuseppe Izzi, Bianchi, Brunone Enciclopedia Dantesca (1970), su treccani.it, 1970..
  17. ↑ Armando Petrucci, Canestrini Giuseppe Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 18 (1975), su treccani.it, 1975.
  18. 1 2 Silvia De Santis, Tra Italia e Inghilterra Dante la patria l'esilio, in Studj romani, 2020, pp. 99-119.
  19. ↑ (FR) Paul Colomb de Batines, Bibliographie dantesque ou Catalogue raisonné des éditions, traductions, commentaires et autres productions relatives à Dante Alighieri et à ses œuvres, vol. 1, Florence, G. Miglietta, 1845, pp. VII–VIII.
  20. 1 2 Piero Ginori Conti, Per la storia delle Chiose fiorentine alla Commedia, in Bullettino della Società Dantesca Italiana, vol. 16, 1909, pp. 121-147.
  21. 1 2 Giovanni Tanturli, Chiose a Dante senza Dante. Il curioso caso del “Codice dei Commenti alla Commedia”, in Critica del testo, vol. 22, n. 2, 2019, pp. 11-12.
  22. ↑ Dante Alighieri, L’Inferno di Dante Alighieri secondo il testo del P. Baldassarre Lombardi M.C. disposto in ordine grammaticale e corredato di brevi dichiarazioni per uso degli stranieri da Lord Vernon, a cura di Baldassarre Lombardi M.C., George lord Vernon, Piatti, 1842.
  23. ↑ Dante Alighieri, L’Inferno di Dante Alighieri secondo il testo del P. Baldassarre Lombardi M.C. disposto in ordine grammaticale e corredato di brevi dichiarazioni per uso degli stranieri da Lord Vernon, a cura di Baldassarre Lombardi M.C., George lord Vernon, Piatti, 1842.
  24. ↑ Dante Alighieri, L'Inferno di Dante Alighieri secondo il testo del P. Baldassarre Lombardi M.C., disposto in ordine grammaticale e corredato di brevi dichiarazioni per uso degli stranieri (Classic Reprint), a cura di Baldassarre Lombardi M.C., George lord Vernon, Forgotten Books, 2018, ISBN 978-0364391082.
  25. ↑ Berta Maracchi Biagiarelli, Kirkup, Seymour Stocker, su treccani.it, 1970.
  26. ↑ Kirkup, Seymour Stocker, barone Enciclopedia on line, su treccani.it.
  27. ↑ Daniela Macchione, Se nuova legge non ti toglie memoria o uso a l’amoroso canto…». Il Recitativo ritmato di Rossini sull’episodio di Francesca da Rimini, pp. 119-137. in Maria Teresa Arfini e Alberto Rizzuti (a cura di), «AnDante» Dante e la musica: riflessioni interdisciplinari, su academia.edu, Torino, Università degli Studi di Torino, 2018, ISBN 9788875901202.
  28. ↑ George G. Warren Lord Vernon (a cura di), Le prime quattro edizioni della Divina Commedia letteralmente ristampate, Londra, Tommaso and Guglielmo Boone, 1858.
  29. 1 2 3 (EN) Philobiblon The Dante Collection Dante Alighieri, su dantecollection.com.
  30. ↑ Iacopo Alighieri, Chiose alla "Cantica dell’Inferno" di Dante Allighieri attribuite a Jacopo suo figlio, ora per la prima volta date in luce, a cura di Lord George John Warren Vernon, Firenze, — (prob. Piatti), 1848.
  31. ↑ Jacopo Alighieri, Chiose alla cantica dell'Inferno di Dante Allighieri attribuite a Iacopo suo figlio, ora per la prima volta date in luce, a cura di [Vernon], Firenze, Tipografia di Tommaso Baracchi, 1848.
  32. ↑ Capitolo sopra la Commedia, su bcd.ovi.cnr.it.Chiose (Inferno), su bcd.ovi.cnr.it.
  33. ↑ Iacopo Alighieri, Chiose all'Inferno, a cura di Saverio Bellomo, Padova, Antenore, 1990.
  34. ↑ George John Warren Baron Vernon, Paolo Zanetti (a cura di), Il Febusso e Breusso, su books.google.it, Tip. Piatti, 1847 [ma 1817]. o Il Febus e Breus. Poema antico ora per la prima volta pubblicato. Accompanied with the Text Reproduced from MS., in Modern Spelling, Tip. Piatti, 1847[ma 1817].
  35. ↑ Flavia Garlini, I gallicismi nei cantari italiani del XIV e del XV secolo. Tesi di dottorato. Tutori: Paolo Squillacioti, Frédéric Duval (PDF), Università di Siena, 2022, p. 27 n.12.; Alberto Limentani, Dal Roman de Palamedés ai Cantari di Febus-el-Forte: testi francesi e italiani del due e trecènto, Bologna, Romagnoli.
  36. ↑ Isabella Lazzarini, Gonzaga, Ludovico Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 57 (2001), su treccani.it, 2001.
  37. 1 2 Francesco Novati, I codici francesi de' Gonzaga. Secondo nuovi documenti, in Romania, vol. 19, n. 74, 1890, pp. 161-200 (pp.186-187).
  38. ↑ Marco Veneziale, Nuove acquisizioni al fondo francese della biblioteca dei Gonzaga, in Romania, n. 539-540, 2017, pp. 412-431.
  39. ↑ Elena Stefanelli (a cura di), Il ciclo di Guiron Le Courtois V Roman de Guiron p2 (PDF), su library.oapen.org, Firenze, 2020.
  40. ↑ George lord Vernon, Francesco Palermo (a cura di), Febusso e Breusso, poema in ottava rima, pubblicato integralmente da lord Vernon, Firenze, Piatti, 1817.
  41. ↑ Adolfo Bartoli (a cura di), I manoscritti magliabechiani della Biblioteca Nazionale di Firenze (PDF), su nuovorinascimento.org, Firenze, Tipografia Carnesecchi, 1879,ed.el.2018, p. 289.
  42. ↑ La data "1846" proviene dalla tradizione bibliografica vernoniana ed è utilizzata da Ginori Conti: Piero Ginori Conti, Il Codice dei commenti alla Commedia "Poggiali-Vernon", oggi "Ginori Conti", Firenze, Sansoni, 1938., tuttavia Mazzoni, nella voce Chiose Vernon dell'Enciclopedia Dantesca del 1970, ne indica invece il 1848, anno della pubblicazione a più ampia diffusione e di forma editoriale definitiva.
  43. ↑ Il Granducato dei Lorena, su grandtour.bncf.firenze.sbn.it.
  44. ↑ Francesco Palermo, I manoscritti Palatini di Firenze ordinati ed esposti, Firenze, M. Cellini e C., 1868, pp. XV–XVII..
  45. ↑ Poggiali, Gaetano Enciclopedia on line, su treccani.it, Treccani. URL consultato il 24 ottobre 2025.
  46. 1 2 Paul Colomb De Batines, Bibliografia dantesca ossia Catalogo delle edizioni, traduzioni, codici manoscritti e comenti della ‘Divina Commedia’ e delle opere minori di Dante, seguito dalla serie de’ biografi di lui... vol.I,1, Tip. Aldina, 1845, pp. 183,184,191., ristampata in Paul Colomb De Batines, Bibliografia dantesca ossia Catalogo delle edizioni, traduzioni, codici manoscritti e comenti della ‘Divina Commedia’ e delle opere minori di Dante, seguito dalla serie de’ biografi di lui..., 2008, ISBN 978-88-8402-633-0.
  47. ↑ Paul Colomb de Batines, Bibliografia dantesca ossia Catalogo delle edizioni, traduzioni, codici manoscritti e comenti della “Divina Commedia” e delle opere minori di Dante, seguito dalla serie de’ biografi di lui... vol. I,1, Tip. Aldina, 1845, pp. 183–191.
  48. ↑ Piero Ginori Conti, Il Codice dei commenti alla Commedia “Poggiali-Vernon”, oggi “Ginori Conti”, Firenze, Sansoni, 1938.
  49. ↑ La più antica Divina Commedia
  50. ↑ Palatino 313
  51. 1 2 A.M. Piazzoni, Paleografia Latina dall'Antichità al Rinascimento [di A.M. Piazzoni] 16.2 I diversi tipi di gotica, su spotlight.vatlib.it.
  52. 1 2 La più antica Divina Commedia.
  53. ↑ Filippi.
  54. ↑ Palatino 313.
  55. ↑ Maria Gabriella Filippi, Agli albori della Divina Commedia: l’impatto con la bellezza del codice Poggiali, su it.zenit.org, Zenit, 1º marzo 2014. URL consultato il 2 giugno 2017.; Piero del Nero, su danteonline.it.; Liliana Gregori, I codici di Piero del Nero negli spogli lessicali della crusca, in Aevum, 64,3, Vita e Pensiero – Pubblicazioni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, 1990, pp. 375-385.; Palatino 313 (Codice “Poggiali”), su carlomariani.altervista.org.
  56. ↑ Francesco Palermo, I manoscritti Palatini di Firenze ordinati ed esposti, Firenze, M.Cellini e C., 1868.
  57. 1 2 Giorgio Petrocchi, Introduzione alla filologia dantesca, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1964, pp. 25–27.
  58. ↑ Seymour de Ricci, Holford, Robert Stayner Enciclopedia Italiana (1933), su treccani.it, 1933.
  59. ↑ Meaning of ms in English, su dictionary.cambridge.org.
  60. ↑ The Oxford English Dictionary - 1933 - All Volumes by The Oxford English Dictionary Manured-Manutention, su archive.org, p. 145: Manuscript B1.
  61. 1 2 3 4 5 6 7 8 (EN) Elisabetta Tonello, Concerning Three Manuscripts of the Divine Comedy in Private Collections in New York and Milan, Part 3 of 3, su princeton.edu, 2016..
  62. ↑ Il lavoro del gruppo di studio di Tonello è stato reperito qui: (EN) Dante Notes - 2016 Archives, su dantesociety.org..
  63. ↑ Rinuccini, in Treccani. URL consultato il 1º ottobre 2017.
  64. ↑ (EN) About us Our History, su quaritch.com.
  65. ↑ Non più esistente nel 1925: Vendita all’asta della preziosa colezione proveniente dalla cessata Libreria De Marinis 6-9 Maggio 1925.., su maremagnum.com.
  66. ↑ Dante Alighieri, La Commedia: secondo l'antica vulgata, a cura di Giorgio Petrocchi, Firenze, Le lettere, 1967.
  67. ↑ Dante Alighieri, Commedia, a cura di Giorgio Petrocchi, Milano, Einaudi/Mondadori, 1966-1967.
  68. ↑ Eric R. Vincent, Moore, Edward Enciclopedia Dantesca (1970), su treccani.it, 1970.; Guido Mazzoni, Moore, Edward Moore, Edward Enciclopedia Italiana (1934), su treccani.it, 1934.
  69. ↑ Ossia fusione o incrocio di "varianti" o letture ("lezioni") testuali da manoscritti diversi, di natura extrastemmatica o intrastemmatica, così mescolando o incrociando tradizioni testuali: Contaminazione (3), su treccani.it.
  70. ↑ Elisabetta Tonello, La famiglia Vaticana e la tradizione Boccaccio (con una postilla sulla contaminazione), in Filologia Italiana, n. 11, 2014, pp. 85-109. e Elisabetta Tonello, Sulla tradizione tosco-fiorentina della Commedia di Dante (secoli XIV-XV), Padova, libreriauniversitaria.it, 2018, ISBN 9788862926744.
  71. ↑ (EN) Henry Clark Barlow, On the Vernon Dante: with other dissertations, Londra, Williams and Norgate, 1870, p. 56.
  72. ↑ (DE) Karl Witte, Über die Ausgaben der Göttlichen Komödie des Lord Vernon, in Bullettino della Società Dantesca Italiana, vol. 1, 1874, pp. 25–37.
  73. ↑ (EN) Edward Moore, Contributions to the textual criticism of the Divina Commedia including the complete collation throughout the Inferno of all the mss. at Oxford and Cambridge, Cambridge, University Press, 1889, pp. 546-547.; per il codice Poggiali-Vernon, in particolare cfr. Mostra di codici ed edizioni dantesche, Firenze 1965, 130 bis (con bibl.)
  74. ↑ AA.VV., Mostra di codici ed edizioni dantesche, Firenze, Remo Sandron, 1965, p. 130 bis (con bibl.).
  75. ↑ Edward Moore, Studies in Dante, I: Scripture and Classical Authors in Dante, Oxford, Clarendon Press, 1896, pp. VIII–IX.
  76. ↑ Edward Moore, Studies in Dante, III: Miscellaneous Essays, Oxford, Clarendon Press, 1917, pp. 41–44.
  77. ↑ Michele Barbi, Problemi di critica dantesca, Firenze, Sansoni, 1934, pp. 17–20.
  78. ↑ Paolo Trovato, Il testo della «Commedia» e la sua tradizione manoscritta, Padova, Antenore, 1993, pp. 89–90.
  79. ↑ Tiratura privata, dedicata agli Accademici della Crusca. note, su archiveshub.jisc.ac.uk.
  80. ↑ Stampato privatamente a Firenze. Opera monumentale pubblicata in edizione privata; il vol. III (pubblicato postumo) contiene 112 incisioni originali e dati biografici

Altri progetti

Collegamenti esterni

Controllo di autoritàVIAF (EN) 64790747 · ISNI (EN) 0000 0000 8344 2461 · SBN RAVV069708 · BAV 495/165181 · CERL cnp01984654 · LCCN (EN) nr00034946 · GND (DE) 117681989 · J9U (EN, HE) 987007291623905171