Ludovico II di Baviera
| Ludovico II di Baviera | |
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| Re di Baviera | |
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| In carica | 10 marzo 1864 – 13 giugno 1886 |
| Predecessore | Massimiliano II |
| Successore | Ottone |
| Nome completo | |
| Nascita | Castello di Nymphenburg, Monaco di Baviera, 25 agosto 1845 |
| Morte | Lago di Starnberg, 13 giugno 1886 (40 anni) |
| Luogo di sepoltura | Chiesa di San Michele, Monaco di Baviera |
| Casa reale | Wittelsbach |
| Padre | Massimiliano II di Baviera |
| Madre | Maria di Prussia |
| Religione | Cattolicesimo |
| Firma | |
Ludovico II di Baviera, noto anche come Ludwig II o Luigi II (Monaco di Baviera, 25 agosto 1845 – Lago di Starnberg, 13 giugno 1886), fu re di Baviera dal 1864 al 1886, anno in cui morì annegato in circostanze che non furono mai chiarite. Ufficialmente fu dichiarato un suicidio. Gli successe il fratello minore Ottone, anche se, a causa dei problemi mentali di quest'ultimo, il governo fu retto dallo zio Luitpold, che visse fino all'età di 91 anni, e aveva già governato in nome di Ludovico per tre giorni dopo la sua deposizione per supposta incapacità di intendere.
Altri suoi titoli erano Conte palatino del Reno, Duca di Baviera, di Franconia e di Svevia. È conosciuto anche come “Re delle fiabe” e “Re della Luna”, legati rispettivamente ai suoi castelli visionari e al suo stile di vita sempre più notturno e isolato. Queste denominazioni riflettono la sua immagine di sovrano romantico e il progressivo distacco dalla vita politica e di corte. A volte è indicato anche come "Re pazzo", anche se l'esattezza di tale etichetta è stata contestata: fu arrestato per motivi di malattia mentale, senza visita medica, e confinato nel Palazzo di Berg.
Fu considerato un sovrano eccentrico la cui eredità si intreccia con la storia dell’arte e dell’architettura, noto per la costruzione di castelli fiabeschi come il Castello di Neuschwanstein e per il mecenatismo verso il compositore Richard Wagner. La sua figura è generalmente benvoluta e, ancora oggi, è venerata in Baviera, mentre i suoi castelli costituiscono una delle principali attrazioni turistiche della regione, visitata ogni anno da milioni di persone.
Biografia
Giovinezza
Ludovico Wittelsbach nacque il 25 agosto 1845 nel Castello di Nymphenburg, presso Monaco di Baviera, primogenito del principe ereditario di Baviera Massimiliano, futuro re Massimiliano II, e della principessa Maria di Prussia. Apparteneva alla dinastia dei Wittelsbach, che governò la Baviera per oltre sette secoli, e discendeva da numerose case regnanti europee, tra cui gli Hohenzollern, i Sassonia-Hildburghausen, gli Assia-Darmstadt, i Meclemburgo-Strelitz e i Sassonia-Weimar.[1][2][3][4]
Fu battezzato con i nomi di Otto Friedrich Wilhelm Ludwig (Ottone Federico Guglielmo Ludovico), ma venne comunemente chiamato Ludwig in onore e per desiderio del nonno paterno, il re Ludovico I di Baviera, nato anch'egli il 25 agosto, nel 1786. La sua nascita coincise inoltre con la festa di San Luigi IX, re di Francia e capostipite della Casa di Borbone. Un ulteriore legame simbolico con la monarchia francese derivava dal fatto che Ludovico I aveva avuto come padrino di battesimo il re Luigi XVI di Francia. Questa connessione con la tradizione dinastica borbonica rimase significativa per l'immagine che Ludovico ebbe di sé per tutta la vita.[1][2][3][4]

Nel 1848 nacque il fratello minore Ottone. Nello stesso anno, in seguito all'abdicazione di Ludovico I durante i moti rivoluzionari, Massimiliano II salì al trono di Baviera e il giovane Ludovico assunse il titolo di principe ereditario.[1][2][3][4]

Ludovico e il fratello Ottone trascorsero gran parte dell'infanzia e della giovinezza nel Castello di Hohenschwangau, dove furono educati da precettori scelti dalla famiglia reale. Ricevettero una formazione severa, improntata alla disciplina e al senso del dovere. I rapporti con i genitori furono tuttavia piuttosto distaccati. Maria di Prussia annotò: "A Ludwig piaceva travestirsi... si dilettava nella recitazione, amava la pittura e simili... e gli piaceva fare regali... di sua proprietà, denaro e oggetti personali agli altri". Fin dall'infanzia manifestò inoltre una vivace immaginazione, una marcata inclinazione alla solitudine e un forte senso della dignità regale, caratteristiche che avrebbero contraddistinto la sua personalità anche in età adulta.[1][2][3][4]
Tra il 1853 e il 1863 la famiglia reale trascorse regolarmente le vacanze estive nella Villa Reale di Berchtesgaden, costruita per volere di Massimiliano II. Secondo una tradizione diffusa dalla fine del XIX secolo, un episodio avvenuto nel parco della residenza avrebbe suscitato nel giovane Ludovico una forte avversione per il luogo già a partire dal 1857. Dopo la morte del padre nel 1864, tale sentimento lo avrebbe indotto a evitare la villa per molti anni.[1][2][3][4]
Re di Baviera
Ascesa al trono

Il 10 marzo 1864 Massimiliano II morì e di conseguenza il figlio Ludovico gli successe al trono. All'età di 18 anni, Ludwig fu proclamato re di Baviera come Ludovico II ("Ludwig, per grazia di Dio Re di Baviera, Conte Palatino del Reno, Duca di Baviera, Franconia e Svevia"). L'11 marzo alle 10:00, prestò giuramento alla Costituzione bavarese nella Sala del Consiglio di Stato. Il nuovo re apparse per la prima volta in pubblico il 14 marzo in occasione delle esequie del padre defunto. Con i suoi 1,93 metri, re Ludwig era eccezionalmente alto, soprattutto per l'epoca. Al tempo della sua ascesa al trono, Ludovico II aveva appena iniziato i suoi studi universitari. Nel 1873 commentò: "Sono diventato re troppo presto. Non ho imparato abbastanza. Avevo iniziato così bene... studiando diritto costituzionale. Improvvisamente sono stato strappato via e messo sul trono. Beh, sto ancora cercando di imparare..." [1][2][3][4]

Fin dall'inizio, Ludovico II si impegnò a promuovere la cultura: uno dei suoi primi atti come sovrano fu quello di invitare Richard Wagner a Monaco, offrendo così al compositore, gravato da debiti, l'opportunità di continuare la sua attività artistica. Nel 1861 Ludovico, allora ancora erede al trono, assistette per la prima volta alle opere di Richard Wagner, "Tannhäuser" e "Lohengrin". Questo evento probabilmente diede inizio alla sua particolare passione per le opere di Wagner e per il mondo di leggende e fiabe che esse racchiudevano. Le due personalità si incontrarono di persona per la prima volta il 4 maggio 1864. Per tutta la vita, il re rimase legato al compositore, anche quando, per ragioni di stato, il loro stretto rapporto dovette allentarsi.
Tra il 1864 e il 1865, il sovrano fornì a Wagner, che era indebitato, 170.000 fiorini, inoltre finanziò, tra le altre cose, il dramma musicale di Wagner "L'anello del Nibelungo". Tuttavia, nel dicembre del 1865, Ludwig II fu costretto a cedere alla resistenza del governo statale, dei cittadini di Monaco e della sua stessa famiglia, e a chiedere che l'impopolare Wagner lasciasse la Baviera. Alcune opere di Wagner debuttarono al Teatro Nazionale, tra cui "Tristano e Isotta" (10 giugno 1865), "I maestri cantori di Norimberga" (giugno 1865) "L'oro del Reno" (21 settembre 1868 e il 22 settembre 1869) e "La Valchiria" (26 giugno 1870). Dal 1872 in poi, Ludovico fece rappresentare per lui opere complete di Wagner senza pubblico. Finanziò anche il Richard Wagner Festival Theatre e sostenne la Società di Mecenatismo di Bayreuth, fondata da Marie von Schleinitz. Nel 1868 fondò il “Politecnico di Monaco”, istituto universitario precursore dell’attuale Università Tecnica di Monaco.[1][2][3][4]
Fidanzamento

Ludovico II di Baviera non si sposò mai. Il 22 gennaio 1867 annunciò il fidanzamento con la principessa Sofia Carlotta di Baviera, di un anno più giovane di lui e sua cugina di primo grado. Sofia era figlia del duca Massimiliano Giuseppe in Baviera e della principessa Ludovica di Baviera, sorella del re Ludovico I. Sofia Carlotta era la sorella minore dell'imperatrice Elisabetta d'Austria. I due si conoscevano fin dall'infanzia e riallacciarono i rapporti durante gli anni del regno di Ludovico. Nel corso del fidanzamento, il sovrano si rivolgeva spesso a Sofia utilizzando il nome «Elsa», in riferimento al personaggio dell'opera Lohengrin di Richard Wagner, mentre egli stesso firmava talvolta le proprie lettere con il nome «Heinrich», richiamando il protagonista dell'opera. Tale scelta rifletteva il forte interesse di Ludovico per il mondo artistico e simbolico wagneriano.[1][2][3][4]

I preparativi per il matrimonio tra Ludovico II e la principessa Sofia Carlotta di Baviera procedettero rapidamente. A causa del loro grado di parentela, fu necessaria una dispensa pontificia, che venne concessa da papa Pio IX. I progetti per le nozze furono presentati al sovrano nel marzo 1867 e la cerimonia venne inizialmente fissata per il 25 agosto dello stesso anno. Tuttavia, Ludovico rinviò ripetutamente la data delle nozze, prima al 12 ottobre e successivamente al 12 novembre 1867. Con il passare dei mesi il suo atteggiamento divenne sempre più esitante e distante, nonostante i preparativi fossero ormai in fase avanzata. Il 7 ottobre 1867 il re decise infine di rompere il fidanzamento, suscitando grande sorpresa e delusione negli ambienti di corte e nelle famiglie coinvolte.[1][2][3][4]
La decisione provocò particolare amarezza nell'imperatrice Elisabetta d'Austria, sorella di Sofia, che in una lettera privata espresse un giudizio molto severo sul comportamento del sovrano. Nonostante la fine del fidanzamento, Sofia Carlotta mantenne rapporti cordiali con la famiglia reale bavarese e nel 1868 sposò il principe Ferdinando d'Orléans, duca d'Alençon. Le ragioni che portarono Ludovico II a rinunciare al matrimonio sono state oggetto di numerose interpretazioni da parte degli storici. Alcuni studiosi hanno evidenziato il suo scarso interesse per la vita coniugale e le difficoltà che mostrava nei rapporti affettivi, mentre altri hanno sottolineato il peso esercitato dalla sua concezione idealizzata e romantica dell'amore.[1][2][3][4]

Nel corso del XX secolo, la pubblicazione di documenti privati, tra cui parti dei suoi diari e della corrispondenza personale, ha alimentato il dibattito sul suo orientamento sessuale. Una parte significativa della storiografia contemporanea ritiene probabile che Ludovico fosse omosessuale, pur sottolineando come le testimonianze disponibili non consentano di ricostruire con certezza tutti gli aspetti della sua vita privata. Le interpretazioni degli studiosi su questo tema restano pertanto oggetto di discussione. Tra le figure maschili con cui il re avrebbe potuto avere rapporti particolarmente stretti sono talvolta citati il suo capo stalliere Richard Hornig e l'attore teatrale austriaco Josef Kainz.[1][2][3][4][5]
Guerra contro la Prussia
Ludovico II salì al potere in un periodo in cui la Germania, al tempo ancora una confederazione di stati, si stava riorganizzando. L'11 maggio 1866, re Ludwig firmò l'ordine di mobilitazione, portando così la Baviera in una guerra tra Austria e Prussia a fianco della Confederazione germanica e quindi dell'impero austriaco. Il sovrano bavarese, che aveva mostrato scarsa inclinazione militare fin dall'infanzia, lasciò la politica bellica ai suoi ministri e si recò in Svizzera per incontrare Richard Wagner. Nel trattato di pace successivo alla sconfitta, la Baviera si impegnò a pagare alla Prussia un'indennità di guerra di 30 milioni di fiorini e cedere anche il distretto di Gersfeld e il circondario di Orb. Inoltre, in virtù di un'alleanza difensiva e offensiva stipulata dopo il conflitto, l'esercito bavarese venne posto sotto il comando prussiano in caso di guerra. Tra novembre e dicembre 1866 Ludovico II compì un viaggio ufficiale in Franconia, l'unico effettuato durante il suo regno. Negli anni successivi si dedicò sempre più ai propri interessi artistici e culturali, trascorrendo lunghi periodi nelle residenze reali e affidando gran parte degli affari di governo ai ministri e ai collaboratori di corte.[1][2][3][4]

Nel 1871 la Baviera partecipò, al fianco della Prussia e degli altri Stati tedeschi, alla vittoriosa guerra franco-prussiana contro il Secondo Impero francese. Il conflitto accelerò il processo di unificazione della Germania e portò alla nascita dell'Impero tedesco sotto la guida della Prussia. L'Austria, già esclusa dagli affari tedeschi dopo la guerra austro-prussiana del 1866, rimase definitivamente al di fuori del nuovo Stato nazionale. In questo contesto, il 30 novembre 1870 Ludovico II firmò la cosiddetta Lettera dell'Imperatore (Kaiserbrief), con la quale invitava formalmente il re di Prussia Guglielmo I ad assumere il titolo di imperatore tedesco. L'iniziativa fu promossa e in larga misura predisposta dal cancelliere prussiano Otto von Bismarck, che mirava a ottenere il consenso dei sovrani tedeschi all'unificazione. In cambio della sua collaborazione, Ludovico II ricevette consistenti sovvenzioni personali provenienti dal cosiddetto Fondo Guelfo (Welfenfonds), una riserva finanziaria controllata da Bismarck.[1][2][3][4][6]
Lo zio di Ludovico, il principe Luitpold di Baviera, in seguito principe reggente, consegnò personalmente la lettera imperiale al re prussiano il 3 dicembre 1870. Ludovico II non partecipò alla proclamazione dell'Impero tedesco, avvenuta il 18 gennaio 1871 nella Galleria degli Specchi della Reggia di Versailles, durante la quale Guglielmo I fu proclamato imperatore tedesco. Nello stesso anno il Reichstag assegnò al sovrano bavarese una dotazione straordinaria di 4 milioni di talleri; di tale somma, 300.000 talleri furono destinati alla sua libera disposizione.[1][2][3][4]
Mito assoluto

Nell’iconografia e nella cultura popolare, Ludovico II di Baviera è stato spesso rappresentato in chiave romantica e mitizzata come il “Re delle fiabe” o “Re delle illusioni”, in riferimento alla sua predilezione per una concezione idealizzata e assolutizzata della regalità, intesa come espressione di un potere di origine divina e svincolato dalla dimensione politica contemporanea. Tale immagine è legata anche alla costruzione di un universo estetico e simbolico personale, in cui il sovrano cercò di tradurre la propria visione della monarchia. In questo contesto, Ludovico II era profondamente influenzato dall’idea di una regalità sacra, concessa per grazia di Dio. In realtà, era un monarca costituzionale, capo di Stato con diritti e doveri ma con un margine di manovra limitato. Tale contraddizione lo portò a costruire un mondo parallelo, in cui, lontano dalla realtà politica contemporanea, poteva rappresentarsi come un sovrano assoluto.[1][2][3][4]

Nel 1874 partecipò per l’ultima volta alla processione del Corpus Domini a Monaco. La sua visita alle prove generali del Festival di Bayreuth nel 1876 fu la sua ultima apparizione pubblica. A partire dal 1875 circa, il re adottò uno stile di vita sempre più notturno, dormendo di giorno e rimanendo attivo durante la notte, caratteristica che gli valse il soprannome di “Re della Luna”. Parallelamente, il tempo trascorso a Monaco si ridusse progressivamente rispetto ai soggiorni nelle residenze alpine. Per mantenere un legame con la vita culturale della capitale, Ludovico organizzava spettacoli privati al Teatro di Corte, con opere e rappresentazioni teatrali riservate esclusivamente alla sua persona. Le tecnologie dell’epoca contribuirono inoltre alla realizzazione di carrozze e slitte elaborate, utilizzate anche in contesti notturni e talvolta in costume d’epoca. Ludovico II si identificò sempre più con la figura di Parsifal, personaggio della leggenda medievale che, attraverso la purezza e la fede, diventa il Re del Graal. Il tema della lotta interiore per la purezza e l’assenza di peccato è espresso anche nei diari del sovrano. L’ultima opera di Richard Wagner, Parsifal, composta a partire dal 1877, riprende questo mito. Wagner e la sua cerchia si riferivano internamente al re con il nome di “Parsifal”, e il suo conflitto interiore venne in parte riflesso nel dramma del Graal. In questo contesto simbolico, il Castello di Neuschwanstein, originariamente concepito come ispirato ai menestrelli medievali, fu reinterpretato come castello del Graal. La sala del trono venne così concepita come Sala del Graal, simbolo del mistero della redenzione e della salvezza del mondo.[1][2][3][4]

Nell’aprile del 1881 strinse amicizia con il giovane attore Josef Kainz, con il quale intraprese un viaggio in Svizzera dal 27 giugno al 14 luglio dello stesso anno, sulle orme di Guglielmo Tell. Anche quest’ultima amicizia si interruppe durante il viaggio.[1][2][3][4]
Su questa visione della regalità si costruì progressivamente anche il mito che circonda Ludovico II di Baviera, alimentato da diverse fonti: l’immagine del principe e re giovane e affascinante, la sua misteriosa e tragica morte prematura e la sua eredità rappresentata dai suoi castelli. Già nel 1868, pittori teatrali realizzarono progetti ideali per un “Nuovo Castello di Hohenschwangau”, in posizione sopraelevata rispetto alla tranquilla Hohenschwangau del padre, per un “Palazzo Bizantino” e per una replica di Versailles. Fin dall’inizio, questo mondo parallelo trascendeva le epoche storiche. Linderhof, nella valle di Graswang, divenne dal 1869 un luogo di ritrovo per illusioni di ogni genere, rese possibili da tecnologie all’avanguardia. Il “Nuovo Castello” (in seguito Neuschwanstein) trasportava i visitatori indietro nel tempo, all’epoca della monarchia cristiana medievale, mentre la nuova Versailles, costruita sul lago di Herrenchiemsee a partire dal 1878, incarnava l’assolutismo barocco dei re Borbone di Francia. Ludwig trasse ispirazione per l'architettura dei suoi castelli dal suo viaggio a Parigi e al Castello di Pierrefonds nel luglio 1867, e dal suo viaggio a Versailles e al Castello di Fontainebleau nell'agosto 1874.[1][2][3][4]

Nel 1883, Ludwig acquistò le rovine del Castello di Falkenstein, situato a un'altitudine di 1.277 metri presso Pfronten, vicino ai castelli di Neuschwanstein e Hohenschwangau. Il pittore teatrale Christian Jank gli aveva disegnato un progetto idealizzato di un castello gotico con numerosi merli e torri. Nel 1884, l'architetto Max Schultze elaborò un progetto, che fu rivisto da Julius Hofmann sei mesi prima della morte di Ludwig. A parte una strada e un acquedotto per raggiungere le rovine, nessun altro elemento del progetto fu realizzato.
Nell'ultimo anno prima della sua morte, Ludwig incaricò il suo architetto Julius Hofmann di costruire una residenza estiva cinese. Presumibilmente doveva sorgere sulle rive del lago Plansee in Tirolo e si ispirava al Palazzo d'Inverno di Pechino. Il progetto non andò mai oltre le planimetrie e le prospettive iniziali, presentate al re nel gennaio del 1886, e un progetto più dettagliato nell'aprile dello stesso anno.
Alla fine degli anni 1880, i suoi debiti erano cresciuti considerevolmente e i lavori di costruzione di alcuni dei suoi castelli erano già stati interrotti. Gli elevati costi di costruzione, il suo ritiro dagli affari di governo e dalla vita di corte, le voci sulla sua vita privata e un enorme debito portarono infine alla sua deposizione. I progetti edilizi di Ludovico, da lui finanziati personalmente, causarono notevoli deficit nelle sue finanze private. La lista civile a sua disposizione ammontava a 4,2 milioni di fiorini all’anno. Nel 1884 i suoi debiti raggiunsero i 7,5 milioni di fiorini, che dovettero essere coperti tramite prestiti. Il re si trovò infine in arretrato di un anno del proprio appannaggio, e nel 1887 sarebbero stati necessari ulteriori tre anni di rendita (circa 15 milioni) per poter proseguire la costruzione dei suoi castelli. Dal 1885 in poi, le banche straniere minacciarono di confiscare i suoi beni. Dopo la sua morte, la Casa di Wittelsbach ripagò completamente tutti i debiti contratti da re Ludovico per le sue attività edilizie entro il 1902.[3]
Questa “solitudine monarchico-poetica ideale” autoimposta si rivelò incompatibile a lungo termine con i doveri di un capo di Stato. Né le scenografie in continua evoluzione potevano essere finanziate con i fondi privati di un re. Ludovico II fallì nel suo intento di ancorare l’illusione e il regno dei sogni alla realtà.[1][2][3][4]
Deposizione

L’8 giugno 1886, su istigazione del governo, Ludovico II fu dichiarato “mentalmente disturbato” e “incurabile” in una perizia redatta dai medici Bernhard von Gudden, Friedrich Wilhelm Hagen, Hubert von Grashey e Max Hubrich, sulla base di testimonianze e senza un esame personale del paziente. Tuttavia, le azioni ufficiali di Ludovico, come l’istituzione di un nuovo ufficio distrettuale a Ludwigshafen (in un documento datato 3 giugno 1886 da lui firmato a Hohenschwangau), non indicano chiaramente una sua incapacità di intendere e di volere.

Il 9 giugno 1886 Ludwig fu dichiarato legalmente incapace dal governo. Nella notte del 10 giugno una commissione si presentò al Castello di Neuschwanstein; Ludovico II la fece arrestare e rimandare a Monaco senza che avesse ottenuto alcun risultato. Lo zio di Ludwig, Luitpold, assunse la reggenza il 10 giugno. Il re tentò quindi di rivolgere un appello al popolo bavarese: “Il principe Luitpold intende impadronirsi del potere senza il mio consenso, e il mio ex governo ha ingannato il mio amato popolo con false dichiarazioni sulla mia salute e sta preparando atti di tradimento. […] Invito ogni bavarese leale a stringersi attorno ai miei fedeli sostenitori e a contribuire a sventare questo pianificato tradimento del Re e della Patria”.
Il rinomato psichiatra di Heidelberg Heinz Häfner concluse nel suo studio su Ludovico che la diagnosi dell’8 giugno 1886, che parlava di “paranoia incurabile e debolezza mentale”, è insostenibile secondo i moderni metodi clinici. Secondo Häfner, i conflitti interiori del re, tra cui l'ansia sociale osservata fin dalla giovane età, insieme ai sentimenti di vergogna e colpa legati alle sue inclinazioni omosessuali, avrebbero contribuito allo sviluppo di una “dipendenza non correlata a sostanze”, simile a quella dei giocatori d’azzardo. Questa dipendenza si sarebbe manifestata nei suoi progetti edilizi, la cui crescente mole di debiti avrebbe aggravato ulteriormente le difficoltà politiche e personali, compromettendo la sua capacità di governo, in modo analogo a quanto osservato nei giocatori d’azzardo compulsivi. Secondo i criteri moderni, tuttavia, il re non sarebbe mai stato affetto da malattia mentale, paranoia o schizofrenia.[2][3][4]
Morte
L’11 giugno 1886, intorno a mezzanotte, una nuova commissione giunse al Castello di Neuschwanstein. Il professor von Gudden informò il re del rapporto dei quattro medici e dell’assunzione della reggenza da parte di Luitpold. Re Ludwig fu quindi preso in custodia a Neuschwanstein e, il 12 giugno alle 4:00 del mattino, fu trasferito al Castello di Berg, sulle rive del lago di Starnberg (all’epoca noto anche come Würmsee). Il 13 giugno, domenica di Pentecoste, al re non fu permesso di partecipare alla messa. Nel corso della giornata, von Gudden lo accompagnò a una passeggiata nel parco del castello, in riva al lago, insieme a due attendenti. Poco dopo le 18:00, il re ricordò a von Gudden una seconda passeggiata programmata e i due si incamminarono dopo che il medico li informò che sarebbero rientrati per cena alle 20:00. A differenza della mattina, agli attendenti fu ordinato di rimanere indietro.[1][2][3][4]

Quando nessuno dei due fece ritorno entro le 20:00, si pensò inizialmente che avessero trovato riparo dalla pioggia, che nel frattempo aveva cominciato a cadere. Furono quindi inviati prima alcuni gendarmi e poi tutti gli uomini disponibili con lampade e torce. Verso le 22:00 un funzionario di corte trovò il cappotto e la tunica del re nell’acqua; mezz’ora dopo, il re e von Gudden furono rinvenuti in acque basse, a non più di 25 passi dalla riva. L’orologio da tasca del re, recuperato successivamente, si era fermato alle 18:54 a causa dell’infiltrazione d’acqua, mentre quello di von Gudden si era fermato alle 20:10.


I corpi furono ritrovati da un barcaiolo, dal medico assistente dottor Müller e dall’amministratore del castello, che stavano partecipando alle ricerche da una barca a remi. Secondo il resoconto ufficiale, von Gudden avrebbe cercato di impedire al re il suicidio, morendo nel tentativo di trattenerlo. Tuttavia, questa versione fu presto messa in discussione e, ancora oggi, numerose ipotesi circondano la morte di Ludovico II: tra queste, si è ipotizzato che, pur in assenza di prove definitive di violenza, il re possa essere stato assassinato dai suoi avversari politici oppure durante un tentativo di fuga dal Castello di Berg, eventualmente mediante arma da fuoco, o con altre modalità. Un’ulteriore ipotesi, anch’essa discussa nella storiografia, suggerisce il possibile coinvolgimento dello stesso von Gudden.[1][2][3][4][7]

Gli successe il fratello Ottone, già dichiarato anche lui infermo di mente da tempo, sofferente di grave depressione fin da ragazzo e forse ammalato di schizofrenia (o più probabilmente di neurosifilide contratta in gioventù con delle prostitute [8][9]), e che non eserciterà mai le sue funzioni, poiché fu affiancato dalla reggenza prima dello zio Luitpold e poi del cugino Ludovico III, e allontanato dalla vita pubblica fino dagli anni 1870. E' stato detto che nemmeno Ludovico fosse schizofrenico né paranoico grave come dichiarato da Gudden, propendendo per un disturbo schizotipico, un disturbo di personalità caratterizzato da tendenza all'isolamento, paranoia lieve, credenze ed esperienze percettive insolite, ansia sociale ed eccentricità (schizotipia); le sue facoltà mentali sarebbero state sostanzialmente intatte fino agli ultimi tre anni di vita, quando il re avrebbe sviluppato una malattia neurodegenerativa evidenziata da una degenerazione dei lobi frontale e temporale evidenziata nell'autopsia: uno studio del 2007 ipotizzò trattarsi della demenza frontotemporale di Pick.[10][11] D'altronde una diminuzione di volume dei lobi frontotemporali è presente anche in alcuni casi di schizofrenia.[12][13] Ci fu chi sostenne la presenza di tare ereditarie psichiche nei Wittelsbach, dato che anche l'imperatrice Elisabetta e sua sorella Sofia Carlotta di Baviera soffrirono di depressione e nevrosi, o che il re soffrisse degli effetti tossici del cloroformio usato per il dolore dentale, o di postumi di meningite.[1][2][3][4][13]
Funerali

Lunedì di Pentecoste, 14 giugno 1886, la salma di Ludovico II di Baviera fu benedetta al Castello di Berg alle ore 20:00. Il carro funebre giunse alla Residenza di Monaco alle ore 2:00 del 15 giugno. Durante l'autopsia del re, svoltasi lo stesso giorno, dalle ore 8:00 alle ore 13:00, da 13 medici presso la Residenza di Monaco, era presente anche il medico personale del re, il dottor Schleiß. Quest'ultimo non era convinto che il re fosse malato. Secondo il comunicato ufficiale, tuttavia, la diagnosi degli psichiatri fu pienamente confermata.[1][2][3][4]
Dopo l'autopsia, iniziò immediatamente il processo di imbalsamazione, che si concluse alle ore 20:00. La salma rimase esposta nella cappella di corte per tre giorni. Ludwig II fu sepolto il 19 giugno 1886, dopo un corteo funebre per le vie di Monaco, nella cripta della Chiesa di San Michele, mentre il suo cuore fu sepolto il 16 agosto 1886 nella Cappella delle Grazie di Altötting.[1][2][3][4]
Eredità
Re Ludovico II è considerato da una parte della popolazione bavarese l’incarnazione del “Kini” (termine dialettale per “re”) e l’epitome dei “bei vecchi tempi”. La sua figura ha avuto una forte ricezione culturale, e numerose canzoni popolari e tradizioni locali si riferiscono alla sua vita e alla sua morte. Ancora oggi esistono associazioni dedicate a Ludovico II in varie regioni della Baviera (tra cui Franconia e Svevia), riunite in organizzazioni che si richiamano alla memoria del sovrano. Tra queste sono talvolta menzionati anche gruppi storici legati alle celebrazioni funebri del 1886, come la società dei cosiddetti “Guglmänner”, che avrebbero partecipato al corteo funebre del re già nel 1886.[3]
La vita di Ludovico II è stata oggetto di numerose rappresentazioni cinematografiche e televisive. Nel 1930 fu prodotto il film Ludwig der Zweite, König von Bayern, nel quale William Dieterle interpretò il sovrano bavarese. Nel 1955 Helmut Käutner diresse Ludwig II: Glanz und Ende eines Königs, con O. W. Fischer nel ruolo del re di Baviera. Il film Ludwig di Luchino Visconti, con Helmut Berger nel ruolo del protagonista, ottenne risonanza internazionale. Nello stesso anno uscirono anche Ludwig – Requiem per un re vergine, con Harry Baer nel ruolo di Ludovico II, e Theodor Hierneis oder Wie man ehem. Hofkoch wird, che descrive la vita alla corte del re. Nel 1983, nella miniserie televisiva Wagner, comparve la figura di Ludovico II Wittelsbach, interpretato dall’attore László Gálffi. Nel film Celles qui aimaient Richard Wagner del 2011, il re di Baviera è interpretato da Stéphane Bern. Un’ulteriore produzione cinematografica, Ludwig 1881 (1993), vide nuovamente Helmut Berger nel ruolo del sovrano. Nel 2012 fu prodotto il film Ludwig II, nel quale il giovane Ludovico II è interpretato da Sabin Tambrea e la versione più adulta da Sebastian Schipper.[3]
Nel 2000 furono dedicati a Ludovico II un nuovo teatro e un musical: “Ludovico II – Desiderio del Paradiso” di Franz Hummel, rappresentato per circa 1.500 repliche fino al 31 dicembre 2003, con un’affluenza complessiva di circa 1,5 milioni di spettatori. L’11 marzo 2005 debuttò inoltre il musical “Ludovico²”, dedicato alla vita del re di Baviera, al Teatro del Festival Neuschwanstein; l’iniziativa, prodotta da una compagnia internazionale, cessò l’attività poco tempo dopo il debutto. La figura di Ludovico II è stata inoltre rappresentata nella cultura popolare giapponese: un manga dell’autrice You Higuri di nome Ludwig II ne ripercorre la vita in una trilogia, pubblicata anche in edizione tedesca.[3]
Nella regione del Pfaffenwinkel, nella Baviera meridionale, il cosiddetto “Sentiero di Re Ludwig” parte da Berg, sul lago di Starnberg, presso la croce commemorativa del sovrano, e attraversa località come Herrsching sul lago di Ammersee, Andechs, Dießen, Wessobrunn e Hohenschwangau, fino a Füssen. La figura del re è stata inoltre oggetto della Mostra Statale Bavarese del 2011, intitolata “Il crepuscolo degli dei: Re Ludovico II e il suo tempo”, allestita presso il Palazzo di Herrenchiemsee.[3] Ludovico è citato dai Matmos, duo sperimentale californiano, nella traccia finale dell'album The Rose Has Teeth in the Mouth of a Beast, uscito nel 2006. Il videogioco Gabriel Knight 2: The Beast Within è ambientato in Baviera nei castelli di Ludovico e accenna alla sua vita.
Ludovico e le arti
Ludovico fu il principale sostenitore del compositore Richard Wagner e finanziò la costruzione del Festspielhaus di Bayreuth. Egli lasciò una grande collezione di piani e disegni che aveva commissionato per altri castelli e stanze che non furono mai realizzati. Molti di questi disegni si trovano oggi nel "Museo re Ludovico II" a Herrenchiemsee. Questi progetti di edifici risalgono all'ultima parte del suo regno, a partire dal 1883. Dato che il denaro cominciava a scarseggiare, gli artisti sapevano che le loro opere non sarebbero mai state realizzate. I progetti si fecero quindi più stravaganti e numerosi, dato che gli autori non dovevano badare a economia o praticità di realizzazione.
I castelli


- Castello di Neuschwanstein – fortezza di architettura romanica con interni bizantini e gotici, che venne costruita vicino al castello del padre, Hohenschwangau. Numerosi affreschi ritraggono scene dalle opere di Wagner, in particolare ad opera dell'artista Moritz von Schwind. La gloria cristiana e l'amore casto figurano predominanti nell'iconografia. A causa della morte di Ludovico, il castello non è stato completato. Neuschwanstein avrebbe fornito l'ispirazione per il castello de La bella addormentata nel bosco di Disney.
- Castello di Herrenchiemsee – una replica della reggia di Versailles che, nei progetti, l'avrebbe dovuta superare in dimensioni e fastosità. È situata sull'omonima isola al centro del lago Chiemsee. Buona parte del palazzo è rimasta incompiuta e Ludovico vi soggiornò solo una volta.
- Castello di Linderhof – un palazzo ornato in stile neo-rococò, con una replica del trono del pavone e con bei giardini curati. Il parco contiene una grotta artificiale dove cantanti d'opera si esibivano su un lago sotterraneo illuminato con l'elettricità, una novità per quel tempo, e la capanna di Hunding, ricostruzione della scena tratta dall'opera La Valchiria di Richard Wagner. All'interno del palazzo l'iconografia riflette l'ammirazione di Ludovico per l'Antico Regime francese. Egli si riteneva il "Re Luna", in analogia con il "Re Sole", Luigi XIV di Francia. Nel palazzo fece erigere anche una statua di Maria Antonietta.[14]
- Residenza Reale sullo Schachen – casa in legno in stile alpino che Ludovico II possedette dal 1869 al 1872, costruita sullo Schachen nei Monti del Wetterstein. Dalla metà degli anni '70 del XIX secolo in poi, Ludwig trascorse i suoi compleanni lì, nell'isolamento delle montagne. L'edificio, dal design semplice, ospita al primo piano la Sala Turca, decorata in stile orientale. Il modello per l'edificio fu il Palazzo Eyoub vicino a Istanbul, residenza del sultano Selim III.
Ascendenza
Onorificenze
Onorificenze bavaresi
Onorificenze tedesche
Onorificenze straniere
Note
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 Bayerische Schlösserverwaltung | Schloss Neuschwanstein | König Ludwig II. | Biographie, su www.neuschwanstein.de. URL consultato il 7 giugno 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 Portal Königreich Bayern: Herrscher, su portale.hdbg.de. URL consultato il 7 giugno 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 (DE) Ludwig II. (Bayern), in Academic dictionaries and encyclopedias. URL consultato il 7 giugno 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 (EN) Louis II | Biography, Accomplishments, & Facts | Britannica, in Encyclopedia Britannica. URL consultato il 7 giugno 2026.
- ↑ The Gay Love Letters of Ludwig II to Richard Wagner, in My Dear Boy: Gay Love Letters through the Centuries, Rictor Norton (a cura di), Leyland Publications, 1998, p. 145, ISBN 978-0943595719.
- ↑ Letter of Ludwig II of Bavaria to Kaiser Wilhelm I of Prussia (PDF), su archiv.hdbg.de.
- ↑ Was 'Mad' King Ludwig Murdered?, su spiegel.de.
- ↑ (EN) Otto of Bavaria - Alchetron, The Free Social Encyclopedia, su Alchetron.com, 18 agosto 2017. URL consultato il 6 maggio 2025.
- ↑ Heinz Häfner: Ein König wird beseitigt. Ludwig II von Bayern. C. H. Beck Verlag, München 2008, ISBN 978-3-406-56888-6, p. 343-346
- ↑ Ludwig II. von Bayern - nicht schizophren, sondern ..., su idw-online.de.
- ↑ Hans Förstl, "Ludwig II. von Bayern – schizotype Persönlichkeit und frontotemporale Degeneration?", in: Deutsche Medizinische Wochenschrift, Nr. 132/2007.
- ↑ Joseph Coyle, Chapter 54: The Neurochemistry of Schizophrenia, in Basic Neurochemistry: Molecular, Cellular and Medical Aspects, 7th, Burlington, MA, Elsevier Academic Press, 2006, ISBN 0-12-088397-X.
- 1 2 Body of lies, su uneasy-lies-the-crown.com.
- ↑ Greg King, Ludwig, Milano, Mondadori, 2006, ISBN 88-04-46430-5., p. 289-90
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Fonti delle citazioni
in inglese:
- Blunt, Wilfred and Michael Petzet. The Dream King: Ludwig II of Bavaria. 1973. ISBN 0-14-003606-7.
- Chapman-Huston, Desmond. Bavarian Fantasy: The Story of Ludwig II. 1955.
- King, Greg. The Mad King: The Life and Times of Ludwig II of Bavaria. 1996. ISBN 1-55972-362-9
- McIntosh, Christopher. The Swan King: Ludwig II of Bavaria. 1982. ISBN 1-86064-892-4
Bibliografia
- Franz Herre, Ludwig II, Milano, Bompiani, 1987, SBN RLZ0033190.
- Klaus Reichold, König Ludwig II. von Bayern - zwischen Mythos und Wirklichkeit, Märchen und Alptraum. Stationen eines schlaflosen Lebens, München, Süddt. Verl., 1996.
- Anita Schäffler, Sandra Borkowsky, Erich Adami, König Ludwig II. von Bayern und seine Reisen in die Schweiz - 20. Oktober - 2. November 1865, 22. Mai - 24. Mai 1866, 27. Juni - 14. Juli 1881. Eine Dokumentation, Füssen, 2005.
- Werner Richter, Ludwig II., König von Bayern, 14. Aufl., Monaco di Baviera, Stiebner, 2001, p. 335, ISBN 3-8307-1021-6.
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- Julius Desing, König Ludwig II. Sein Leben - sein Ende, Lechbruck, Verlag Kienberger, 1976.
- Julius Desing, Wahnsinn oder Verrat - war König Ludwig II. von Bayern geisteskrank?, Lechbruck, Verlag Kienberger, 1996.
- Aldo Oberdorfer, Il re folle. Luigi II di Baviera, Milano, Mondadori, 1973.
- Philippe Collas, Louis II et Elizabeth d'Autriche, âmes soeurs, Parigi/Monaco, Le Rocher, 2001, ISBN 978-2-268-03884-1.
- Christof Botzenhart, Die Regierungstätigkeit König Ludwigs II. von Bayern - "ein Schattenkönig ohne Macht will ich nicht sein", Monaco di Baviera, Verlag Beck, 2004, p. 234, ISBN 3-406-10737-0.
- Luc Roger, Des fleurs pour le Roi Louis II de Bavière, BoD, 2019, ISBN 978-2-322-13475-5.
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Luigi II di Wittelsbach re di Baviera, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Giuseppe Gallavresi, LUIGI II di Wittelsbach, re di Baviera, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1934.
- Luigi II di Wittelsbach, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
- Luigi II (re di Baviera) / Lodovico II (di Wittelsbach), su sapere.it, De Agostini.
- (EN) Louis II, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Opere di Ludovico II di Baviera, su Open Library, Internet Archive.
- (EN) Opere riguardanti Ludovico II di Baviera, su Open Library, Internet Archive.
- (EN) Ludovico II di Baviera, su Goodreads.
- (EN) Ludovico II di Baviera, su Comic Vine, Fandom.
- Ludovico II di Baviera, su castle-neuschwanstein.com. URL consultato il 14 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 5 dicembre 2013).
- Ludwig II: vita, castelli, curiosità, su tuttobaviera.it. URL consultato il 23 maggio 2007 (archiviato dall'url originale il 23 giugno 2007).
- Ludwig II il Re delle favole - Trasmissione speciale di Stella del Sud, RAI, 30 giugno 2007]
- Morte misteriosa, su schwangau.de. URL consultato il 19 marzo 2006 (archiviato dall'url originale il 23 ottobre 2004).
- Testimonianze sugli eventi del 10 giugno 1886 ad Hohenschwangau, su koenig-ludwig.org. URL consultato il 19 marzo 2006 (archiviato dall'url originale l'11 marzo 2006).
- Il film Ludwig nell'Internet movie database, su imdb.com.
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