Luigi Calamatta

Luigi Calamatta (Civitavecchia, 21 giugno 1801 – Milano, 8 marzo 1869) è stato un incisore italiano.
Biografia
Nipote e figlio di ingegneri portuali, fu la madre, proveniente da una famiglia di banchieri impoveriti,[1] a trasmettergli la passione delle Belle Arti. Rimasto orfano da piccolo, fu educato e iscritto dallo zio alla scuola delle arti nell'Ospizio San Michele a Roma, dove imparò a disegnare[1]. Tra i suoi maestri, Concioli, Domenico Marchetti e Antonio Ricciani, il Ricciani ebbe un ruolo fondamentale, anche perché lo dissuase dall'idea di farsi prete. A causa della propria indisciplina, fu espulso dal collegio nel 1820[1].
Una sua prima opera ricordata è la Madonna con il Bambino da Allori, circa 1817.
Il maestro Marchetti lo aiutò ad eseguire le prime opere, trovò poi in Bertel Thorvaldsen un protettore decisivo, dopo il rifiuto di Canova di lasciargli copiare le proprie sculture. Nel 1822 conobbe l'incisore francese André-Benoit Barre Taurel, che gli insegnò la tecnica francese; nel 1823 lo seguì a Parigi. La sua esperienza di lavoro parigina fu importante, così come i sui viaggi in Germania e nei Paesi Bassi, effettuati dopo il 1822.

ritratto da Ingres, 1828
A Parigi entrò nell'orbita di Jean-Auguste-Dominique Ingres, già incontrato a Firenze nel 1820.

Il rapporto con Ingres fu centrale: Calamatta incise il Voto di Luigi XIII, presentato all'Esposizione di Parigi nel 1837, ottenendo medaglia di prima classe e Croix d'honneur. Nel 1829 iniziò a bulino La Gioconda, lavoro lunghissimo e celebre, per il quale ottenne la medaglia d'oro alla I Esposizione Universale di Parigi del 1855[2].

Nel 1831, su indicazione di Ingres a Luigi Filippo, fu scelto per dirigere le incisioni della collezione storica della Galleria di Versailles. La traduzione a bulino de La Gioconda è l'opera più conosciuta di Calamatta.[3] Alcune sue opere note, eseguite durante i suoi soggiorni italiani, sono le incisioni della Beatrice Cenci da Guido Reni e della Madonna della Seggiola da Raffaello; la Francia aveva una copia della Madonna della Seggiola, che restituì all'Italia del Regno nel 1863.

Dal 1836 accettò la nomina a professore nella scuola di incisione di Bruxelles, annessa allo stabilimento litografico Dewasme; nel 1848, quando la scuola fu aggregata all'Accademia di Belle Arti, ne divenne professore e direttore.
Nel 1840 sposò Josephine Raoul-Rochette, figlia di un noto archeologo francese dalla quale ebbe una figlia, Marcellina o Lina, che sposò Maurizio Dudevant, il figlio di George Sand.[1]
Dopo aver partecipato ai moti rivoluzionari parigini del 1830, prese parte a quelli del 1848; condivise a lungo idee mazziniane, poi se ne distaccò nel 1859 su posizioni più realistiche rispetto alla guerra d'Austria[4].
Nel 1857 Calamatta fu nominato membro dell'Accademia dei Virtuosi al Pantheon e l'anno dopo dell'Accademia di San Luca. Divenne anche Cavaliere onorario dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Sono questi gli anni del suo rientro in Italia, precisamente a Roma, dove il 9 di marzo 1858 depositò il suo brevetto per l'acciaiatura dei rami; nel mese di ottobre dello stesso anno impiantò l'acciaiatura del rame alla Camerale del Vaticano e donò con atto notarile la privativa della durata di 15 anni all'amico Pietro Mancion. Calamatta fu un notevole inventore. Come tutti gli incisori si interessò con profitto alla fotografia.
Nel 1860 gli fu affidata l'incisione della Disputa del Sacramento da Raffaello per la Calcografia Camerale di Roma, poi terminata da Luigi Ceroni per l'Istituto[5], divenuto Regia Calcografia nel 1861; nello stesso anno lasciò definitivamente Bruxelles per succedere a Giuseppe Longhi come professore d'incisione all'Accademia di Brera, dove divenne punto di riferimento per gli incisori più giovani. Tra gli incisori italiani che si rivolsero al suo giudizio vi fu anche Francesco Di Bartolo, il quale, nel 1863, gli sottopose una prova a bulino, la Sant'Agata, e tre acqueforti da Filippo Palizzi, ricevendone incoraggiamento in una fase decisiva del proprio orientamento verso l'acquaforte[6].
Nel 1866, a sessantacinque anni, si arruolò nei volontari garibaldini per la campagna del Trentino.
L'8 marzo 1869 morì a Milano nella sua abitazione di via Ciovasso n. 11. La salma fu tumulata nel Cimitero Monumentale di Milano l'11 marzo 1869. Il 27 agosto 1885 la salma venne trasferita al Comune di Civitavecchia, che ne aveva fatto richiesta al Comune di Milano.[1]
Note
- 1 2 3 4 5 Sandra Vasco, CALAMATTA, Luigi, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 16, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1973.
- ↑ Rosalba Dinoia, Luigi Calamatta (1801-1869). L'uomo, l'artista, le opere. Temi per un'analisi critica, tesi di dottorato., Università degli Studi della Tuscia, 2011.
- ↑ Vittorio Corbucci, Luigi Calamatta incisore. Studio con nota, documenti inediti ed elenco delle sue stampe disegnate e incise, Civitavecchia, 1886.
- ↑ Rosalba Dinoia, Luigi Calamatta (1801-1869). Incisore e patriota, Roma, Palombi, 2012.
- ↑ Natalia Di Bartolo, Tommaso Aloysio Juvara, maestro di Francesco Di Bartolo, su operaeopera.com, 2026.
- ↑ Natalia Di Bartolo, Accademia e Promotrice alla prova delle fonti coeve, su operaeopera.com, 2026.
Bibliografia
- Corbucci, Vittorio, Luigi Calamatta, incisore; Studio con nota, Documenti inediti ed elenco delle Sue stampe disegnate ed incise, 1886., su archive.org.
- Sandra Vasco, Calamatta, Luigi, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 16, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma, 1973.
- Rosalba Dinoia, Luigi Calamatta (1801-1869). L’uomo, l’artista, le opere. Temi per una analisi critica, tesi di dottorato, Università degli Studi della Tuscia, 2011.
- Rosalba Dinoia, Luigi Calamatta (1801-1869). Incisore e patriota in Europa, Roma, Palombi, 2012.
- Natalia Di Bartolo, Corpus fondante e corpus di saggi per il Bicentenario di Francesco Di Bartolo (1826-1913), incisore e pittore, OperaeOpera 2026.
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