María Freire

María Freire (Montevideo, 7 novembre 1917 – Montevideo, 19 giugno 2015) è stata una pittrice, scultrice e critica d'arte uruguaiana.

Co-fondatrice, insieme al pittore José Pedro Costigliolo, del Grupo de Arte No Figurativo,[1] è stata una figura di spicco nello sviluppo dell'Astrattismo geometrico e del Concretismo in Uruguay.

Biografia

Dal 1938 al 1943 si forma presso il Círculo de Bellas Artes del Uruguay e il Consejo de Educación Técnico Profesional a Montevideo[2] e comincia ad avvicinarsi alle tendenze artistiche più moderne attraverso lo studio delle maschere tradizionali africane e dell'arte precolombiana. È a partire dal 1946, tuttavia, che inizia ad esplorare il linguaggio astratto sia in pittura che scultura, utilizzando forme geometriche piatte e realizzando sculture mobili. In questo periodo, nel 1952, avvenne l'incontro con Costigliolo che stava portando avanti una ricerca artistica molto simile; i due si sposarono e da allora condivisero anche lo stesso studio fondando il Grupo de Arte No Figurativo al quale si aggregarono anche altri artisti uruguaiani, tra i quali Antonio Llorens.[1]

Nel 1953 visitò la seconda edizione della Biennale di San Paolo e in quell'occasione entrò in contatto diretto con i lavori di artisti europei come Piet Mondrian, Theo van Doesburg e Friedrich Vordemberge-Gildewart che diedero ulteriore impulso al suo linguaggio astratto.[1] Il legame con il panorama artistico europeo si consolidò quando, dopo aver vinto nel 1957 insieme al marito il premio Gallinal, poté recarsi nel vecchio continente per studiare al Stedelijk Museum e al Museo del Louvre. Nel 1966 ritornerà in Europa per continuare i suoi studi.

Dal 1962 al 1973 si occupò anche di critica d'arte, scrivendo per la rivista Acción;[1] nello stesso periodo insegnò disegno presso la Scuola d'Architettura di Colonia del Sacramento, entrando in contatto con la scena artistica argentina e, in particolar modo, col gruppo Madí.[1] Sentì una forte affinità con il loro lavoro, così come con quello di altri artisti astratti sudamericani ma ciò nonostante continuò a portare avanti un suo stile peculiare caratterizzato da forme, ritmi e colori utilizzati in serie. È il caso, ad esempio, delle serie Capricorn e Córdoba in cui utilizzò forme più espressive ed una tavolozza di colori più ampia rispetto a serie precedenti come Sudamérica.[1]

Nel 1966 rappresentò l'Uruguay alla XXXIII Esposizione internazionale d'arte di Venezia e nel corso della sua carriera realizzò e partecipò a numerose mostre collettive e personali nel mondo. A partire dagli anni 2000 si dedicò anche alla realizzazione di alcune opere pubbliche di grandi dimensioni. La carriera di Freire è stata tra le più lunghe in Uruguay ed è un punto di riferimento per il panorama artistico della regione del Río de la Plata.[1] Per questo motivo il 52° Premio Nacional de Artes Visuales de Uruguay è stato intitolato a lei.[3] Alcune suo opere sono incluse nelle collezioni di vari musei in tutto il mondo, tra i quali: il Museo Nacional de Artes Visuales di Montevideo, il Museo d'arte moderna di San Paolo, il Museo d'arte moderna di Rio de Janeiro, il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía e il MoMA di New York.[1]

Nel 2024 l'è stato intitolato l'omonimo cratere di Mercurio.[4]

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 (EN) Alicia Haber, María Freire No Giving In, su artealdia. URL consultato il 30 marzo 2025.
  2. ↑ Suárez, p. 362.
  3. ↑ (ES) Premio Nacional de Artes Visuales, su cartelera. URL consultato il 30 marzo 2025 (archiviato dall'url originale il 21 gennaio 2007).
  4. ↑ Planetary Names, su planetarynames.wr.usgs.gov. URL consultato il 30 marzo 2025.

Bibliografia

  • (ES) Osbel Suárez, América fría : la abstracción geométrica en latinoamérica, 1934-1973, Madrid, Fundación Juan March, 2011, ISBN 978-8-470-75587-3.
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