Marcel Carpentier

Marcel Maurice Carpentier
NascitaPreuilly-sur-Claise, 2 marzo 1895
MorteMettray, 14 settembre 1977
Dati militari
Paese servitoFrancia (bandiera) Francia
Forza armataArmée de terre
Anni di servizio1914-1956
GradoGenerale d'armata
GuerreSeconda guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
Guerra d'Indocina
CampagneFronte occidentale (1914-1918)
Fronte occidentale (1939-1945)
BattaglieBattaglia di Francia
Decorazionivedi qui
Studi militariÉcole spéciale militaire de Saint-Cyr
Pubblicazionivedi qui
dati tratti da Général d’Armée Marcel Carpentier[1]
voci di militari presenti su Wikipedia

Marcel Maurice Carpentier (Preuilly-sur-Claise, 2 marzo 1895 – Mettray, 14 settembre 1977) è stato un generale francese, che dall'agosto 1949 al dicembre 1950 fu comandante supremo delle forze francesi in Estremo Oriente. Insignito della Gran croce della Legion d'onore, della Croix de guerre 1914-1918, e della Croix de guerre 1939-1945[2][3].

Biografia

Nacque a Preuilly-sur-Claise il 2 marzo 1895, figlio di Albert, preside della locale scuola maschile, e di Eugénie Filleteau direttrice della scuola materna.[4] Studiò al Lycée Descartes di Tours prima di essere ammesso alla École spéciale militaire de Saint-Cyr (promozione "Croix du Drapeau") nel 1913. al momento della mobilitazione generale dell'agosto 1914 fu assegnato al 90° Reggimento fanteria di linea con il grado di sottotenente.[4] Fu promosso capitano il 22 maggio 1915.[5] Cadde gravemente malato il 16 giugno 1915 a Neuville-Saint-Vaast. Nel 1918 risultava ferito dieci volte e citato all'ordine del giorno 5 volte.[4] Fu istruttore presso l'École spéciale militaire de Saint-Cyr dal 1919 al 1923, poi presso l'École supérieure de guerre fino al 1925. Nel 1930 fu distaccato presso la missione militare francese in Brasile.[4] Nel 1933 divenne comandante di battaglione . Dal 1935 al 1937 comandò il 4° Battaglione del 1° RTM a Damasco, in Siria. Nel 1937, a Beirut, diresse i servizi speciali per il Levante, presso l'ufficio di Gabriel Puaux, Alto Commissario francese, e poi del suo successore Damien de Martel, successivamente, nel 1939, il 3° Ufficio dello stato maggiore sotto Maxime Weygand.[4] Weygand gli affidò lo stesso incarico ad Algeri quando, dopo l'armistizio del 22 giugno 1940, divenne delegato generale del governo e comandante in capo in Nord Africa.[4] Alphonse Juin, successore di Weygand in quest'ultima posizione, lo confermò nel suo incarico, iniziando così una stretta collaborazione professionale tra i due.[4] Dal 1940 al 1941 prestò servizio sotto Jean de Lattre de Tassigny come capo di stato maggiore del comandante in capo del Nord Africa presso il quartier generale delle forze francesi di Vichy in Tunisia. Nel 1942 si unì alla Francia Libera di Charles de Gaulle e prese parte alla campagna di Tunisia come comandante del 7 reggimento fucilieri marocchini.[4] Juin, che nel 1943 divenne comandante del Corpo di spedizione francese in Italia, lo nominò suo capo di stato maggiore.[4] Entrambi professionisti altamente qualificati, formarono una squadra brillante e affiatata, che riuscì a conquistare la fiducia degli americani, inizialmente diffidenti, grazie ai successi e alla diplomazia.[4]

Nel giugno del 1944 mantenne il suo incarico sotto de Lattre de Tassigny, comandante dell'esercito francese, che stava preparando lo sbarco alleato in Provenza (Operazione Dragoon).[4][N 1] Nel settembre del 1944, promosso generale di divisione, assunse il comando della 2ª Divisione fanteria marocchina (2ª DIM), dove prestò servizio fino al 1945.[2] Dopo la fine della guerra il 13 ottobre 1945 fu nominato comandante della 15ª Regione militare con sede a Marsiglia, con il mandato di gestire la smobilitazione e la ristrutturazione delle forze armate in quella regione, nell'ambito degli sforzi di ripresa della Francia.[2][1] Dal 1° marzo 1946 al 2 agosto 1949 ricoprì la carica di comandante generale delle forze francesi in Marocco, supervisionando le operazioni militari e amministrative nel protettorato durante un periodo di crescente fermento nazionalista guidato da gruppi come il Partito Istiqlal.[2] Venne promosso generale di corpo d'armata il 20 novembre 1946.[2]

La prima guerra d'Indocina

Nell'agosto del 1949 fu nominato comandante in capo del Corpo di spedizione francese in Estremo Oriente e delle truppe terrestri di stanza in Indocina, succedendo al generale Roger Blaizot, in un contesto di crescente insurrezione dei Viet Minh che minacciava il controllo francese su territori chiave.[4][1] Questo incarico arrivò quando il conflitto si intensificò in seguito al consolidamento del potere del Viet Minh e al sostegno esterno della Cina comunista, spingendo Parigi a cercare un comandante coloniale più esperto per stabilizzare la situazione.[6]

La sua strategia iniziale privilegiava il consolidamento difensivo rispetto alle offensive aggressive, ispirandosi brevemente al suo precedente comando in Marocco (1946-1949), dove aveva fortificato le posizioni contro gli insorti nazionalisti per garantire le vie di rifornimento.[6] Al suo arrivo, ordinò la creazione di perimetri fortificati attorno ad Hanoi e al delta del Fiume Rosso, incorporando posizioni trincerate, campi minati e riserve mobili per salvaguardare i centri urbani, le zone agricole principali e i depositi logistici dalle incursioni dei guerriglieri.[6] Le fortificazioni delle linee di rifornimento ricevettero particolare attenzioni, con rinforzi lungo il corridoio Hanoi-Haiphong attraverso pattuglie fluviali, ostacoli paracadutati e migliorati protocolli di rifornimento per mitigare le imboscate dei Viet Minh e mantenere la continuità operativa.[6]

Dovette, tuttavia, affrontare immediati problemi che ostacolarono l'attuazione del piano. Le truppe avevano un morale basso, eroso dai lunghi turni di combattimento, dalle crescenti perdite e dal peso psicologico di un nemico sfuggente, il che minava la coesione delle unità e gli sforzi di reclutamento.[6] Le tensioni logistiche erano acute, poiché le linee di approvvigionamento rimanevano vulnerabili, come dimostrato dalle interruzioni dovute alla perdita di alcuni avamposti che interrompevano l'accesso alle regioni di confine, aggravate da un inefficiente posizionamento delle risorse e dalla dipendenza dal trasporto aereo e fluviale in condizioni monsoniche.[6] Il coordinamento con gli alleati locali, in particolare con il nascente Stato del Vietnam sotto l'Imperatore Bảo Đại, si rivelò problematico, caratterizzato dall'esitazione francese a delegare l'autorità, dalla reciproca diffidenza e dalla scarsa dotazione e addestramento delle forze vietnamite, che limitarono efficaci operazioni congiunte e alimentarono i risentimenti nazionalisti.[6]

Appena assunto il comando diede priorità alle operazioni di messa in sicurezza delle principali zone agricole e di approvvigionamento, in particolare il delta del Fiume Rosso, ricco di riso, nel Tonchino.[6] Alla fine dell'ottobre 1949, le forze francesi contrastarono una grande offensiva dei Viet Minh diretta verso il Delta per impadronirsi dell'imminente raccolto di riso, fondamentale per sostenere le popolazioni alleate della Francia e per interrompere la logistica nemica.[6] Questo sforzo comportò azioni difensive coordinate e pattugliamenti per negare ai Viet Minh il controllo sulle aree di raccolta.[6] A complemento di queste azioni nel Delta, diresse le risposte alle persistenti schermaglie di confine lungo la frontiera sino-vietnamita, comprese incursioni e imboscate su avamposti come Dong Khe e Cao Bang, dove le unità Viet Minh, rinforzate da rifornimenti transfrontalieri, sondarono le difese francesi per tutto il 1949 e fino all'inizio del 1950.[6] La sua strategia si scontrò con le profonde difficoltà tattiche inerenti al teatro operativo indocinese. La guerriglia del Viet Minh, caratterizzata da imboscate mordi e fuggi, infiltrazioni e sabotaggi, ostacolava gravemente la mobilità francese e le tattiche convenzionali in uso, costringendolo a fare affidamento su perimetri fortificati e pattuglie mobili che spesso non riuscivano a intercettare i flussi di rifornimento nemici.[6] Le stagioni dei monsoni dalla metà del 1949 in poi aggravarono questi problemi, con forti piogge che allagarono strade e fiumi, limitando le operazioni ai periodi più secchi e favorendo la familiarità dei Viet Minh con il territorio per l'evasione e il rifornimento.[6] Le lacune dell'intelligence aggravarono ulteriormente la situazione, poiché le valutazioni francesi sottovalutarono le capacità di Viet Minh e l'entità degli aiuti cinesi, compresi i campi di addestramento e il contrabbando di armi attraverso il confine, limitando gli attacchi preventivi nonostante gli sforzi compiuti dalla ricognizione aerea.[6] La disposizione delle risorse sotto la sua guida rifletteva le difficoltà logistiche di una strategia difensiva, con priorità orientate al mantenimento di avamposti isolati e roccaforti del Delta in un contesto di carenza di munizioni e carburante.[6] Il supporto aereo fu fortemente enfatizzato per i lanci logistici verso guarnigioni di confine remote e missioni di ricognizione, utilizzando squadroni francesi di bombardieri e caccia Martin B-26 Marauder, integrati da trasporti Douglas C-47 Skytrain prestati dagli USA nell'ambito del nascente programma di assistenza per la difesa reciproca (MDAP), sebbene problemi di manutenzione e le esigenze concorrenti della guerra di Corea ne ritardarono la piena efficacia.[6] Contemporaneamente, promosse il reclutamento di truppe locali per rafforzare le sue forze, avviando, nel dicembre 1949, la formazione dell'Esercito nazionale vietnamita attraverso accordi con il regime di Bảo Đại, puntando a raggiungere, entro la metà del 1950, una forza di 150.000 soldati da impiegare in operazioni antiguerriglia; tuttavia i progressi furono rallentati da sospetti politici, preoccupazioni di lealtà e quadri di addestramento insufficienti, con la supervisione francese che limitava il coinvolgimento degli Stati Uniti nell'equipaggiamento di queste unità.[6]

Nell'ottobre del 1950 dovette ordinare l'evacuazione della isolata guarnigione di Cao Bằng, nel contesto dell'intensificarsi delle offensive di Viet Minh lungo la Route coloniale 4 (RC4).[N 2][3] L'operazione, parte della più ampia "Campagna di confine" lanciata dal generale Võ Nguyên Giáp il 16 settembre, mirava a ritirare circa 3.000 soldati al comando del tenente colonnello Pierre Charton verso sud per congiungersi con una colonna di soccorso (Groupement Bayard) guidata dal tenente colonnello Marcel Le Page.[3] Tuttavia, le forze del Viet Minh, circa 10.000 uomini, rinforzati dall'artiglieria e da rinforzi forniti dalla Cina, tesero un'imboscata alle colonne nella gola di Coc Xa e nella giungla circostante, portando alla caduta di Cao Bằng il 3 ottobre, dopo che il gruppo di Charton fu accerchiato e disperso.[3] Ciò provocò perdite devastanti, con oltre 6.000 soldati francesi e coloniali uccisi, feriti o catturati nel corso della campagna, inclusa la quasi totale distruzione di unità d'élite come il 1° Battaglione paracadutisti della Legione Straniera (solo 29 sopravvissuti su 487).[3]

Il crollo della Route coloniale 4 interruppe le linee di rifornimento cruciali per il Tonchino settentrionale, abbandonando vasti depositi di munizioni e attrezzature - stimati in circa 11.000 tonnellate di munizioni - alla mercé dei Viet Minh, garantendo loro così un accesso illimitato alla logistica di confine cinese.[3] Le ripercussioni politiche furono rapide e gravi: lui dovette affrontare intense critiche a Parigi per aver sottovalutato le capacità convenzionali di Viet Minh, in particolare la loro capacità di sferrare attacchi coordinati con armi pesanti dopo l'aiuto dei comunisti cinesi nel 1949.[3] La sua strategia prudente, che privilegiava i rifornimenti aerei rispetto a manovre audaci e ritardava le evacuazioni decisive, fu ritenuta responsabile della disfatta tattica, esacerbando il crollo del morale tra le forze francesi e provocando il panico ad Hanoi, con improvvisati piani di evacuazione per il Vietnam del Nord.[3] A metà dicembre 1950, in seguito a questa crisi, fu sollevato dal comando e sostituito dal generale Jean de Lattre de Tassigny, il cui arrivo segnò una svolta verso aggressive tattiche di difesa del delta e operazioni offensive per ristabilire l'iniziativa francese.[3]

Tornato in Europa, il 27 febbraio 1951 divenne vice capo di stato maggiore delle forze NATO in Europa, ricoprendo tale incarico sino al 21 novembre dello stesso anno.[2] In questo ruolo presso il Comando supremo delle potenze alleate in Europa (SHAPE), si concentrò sul coordinamento amministrativo essenziale per lo sviluppo delle capacità operative dell'alleanza, compresa l'integrazione delle forze terrestri francesi nelle strutture multinazionali della NATO.[2] Dal 25 gennaio 1952 al 18 agosto 1953 ricoprì la carica di Ispettore generale della fanteria, ruolo in cui valutò e fornì consulenza sull'organizzazione e l'efficacia delle forze di terra francesi durante un periodo di riorganizzazione postbellica.[2] Nel 1952 fu promosso generale d'armata.[2] Il 18 agosto 1953 fu nominato Comandante in capo delle Forze Alleate in Europa Centrale, con la responsabilità delle forze terrestri in un teatro operativo cruciale nel pieno delle tensioni della Guerra Fredda.[2] Fu inoltre membro del Consiglio Supremo di Guerra (1952-1956) e del Consiglio Supremo delle Forze Armate (1952-1954), contribuendo alla pianificazione strategica di alto livello.[2] Avendo raggiunto il limite di età, lasciò l'esercito nel 1956 e successivamente gli fu conferita la Gran croce della Legione d'onore il 9 marzo 1956.[7] Si spense a Mettray il 14 settembre 1977.[4]

Onorificenze

Onorificenze estere

Ordine al merito militare (Marocco) - nastrino per uniforme ordinaria
Ordine al merito militare (Marocco)
— [1]

Pubblicazioni

  • Un cyrard au feu, Éditions Berger-Levrault, Paris, 1963.
  • Les Forces Alliées en Italie, Éditions Berger-Levrault, Paris, 1949.
  • L'avenir de l'Alliance Atlantique, con Maurice Faure, Claude Delmas e il generale Gallois, Éditions Berger-Levrault, Paris, 1961.

Note

Annotazioni

  1. ↑ Era da considerarsi un'impresa rara e difficile: Juin e de Lattre avevano temperamenti opposti e le loro rispettive cerchie erano tutt'altro che amichevoli.
  2. ↑ La guarnigione di Cao Bang era formata da tra battaglione marocchini e uno della Legione straniera, rafforzati da alcuni pezzi d'artiglieria.

Note

Bibliografia

  • (EN) David A. Armstrong (a cura di), The Joint Chiefs of Staff and The First Indochina War 1947-1954 (PDF), Washington, DC, Office of Joint History Office of the Chairman of the Joint Chiefs of Staf, 2004.
  • (FR) Lucien Bodard, La guerre d'Indochine, tome II, L'humiliation, Paris, Gallimard, 1965, ISBN 2-200-26925-0.
  • (FR) Georges Chaffard, Les deux guerres du Vietnam, de Valluy à Westmoreland, Paris, La Table Ronde de Combat, 1969.
  • (EN) Cecil B. Currey, Victory at Any Cost: The Genius of Viet Nam's Gen. Vo Nguyen Giap, University of Nebraska Press, 2022, ISBN 978-1-64012-082-2.
  • (FR) Jacques Dalloz, Dictionnaire de la guerre d'Indochine – 1945-1954, Armand Colin, 2006, ISBN 2-200-26925-0.
  • (FR) Yves Gras, Histoire de la guerre d'Indochine, Paris, Plon, 1979, ISBN 2-914-62292-9.
  • (FR) François de Lannoy e Max Schiavon, Les généraux français de la Victoire 1942-1945, Paris, E-T-A-I, 2016.
  • (FR) Jean de Lattre de Tassigny, Histoire de la première armée française, Paris, Plon, 1949.
  • (EN) Fredrik Logevall, Embers of War: The Fall of an Empire and the making of America's Vietnam, New York, Random House, 2012, ISBN 978-0-375-75647-4.
  • (EN) Spencer C. Tucker, The Encyclopedia of the Vietnam War: A Political, Social, and Military History: A Political, Social, and Military History, Santa Barbara, ABC-CLIO, 2011, ISBN 978-1-85109-961-0.
  • (FR) Michel Wattel e Béatrice Wattel, Les Grand’Croix de la Légion d’honneur: De 1805 à nos jours, titulaires français et étrangers, Paris, Archives et Culture, 2009, ISBN 978-2-35077-135-9.

Altri progetti

Collegamenti esterni