Marfa Boreckaja

Marfa Boreckaja (in russo Марфа Борецкая?, nota anche come Marfa Posadnica, in russo Марфа Посадница?; fl. seconda metà del XV secolo) è stata una politica russa.
Matriarca di un'importante e ricca famiglia di boiardi di Novgorod, dominò la politica cittadina nella seconda metà del XV secolo, figurando di fatto tra i capi della Repubblica di Novgorod nelle guerre tra Mosca e Novgorod pur senza mai detenere ufficialmente alcuna carica.
La sua politica anti-moscovita tuttavia provocò la caduta di Novgorod stessa, prima sconfitta alla battaglia del fiume Scelon nel 1471 e poi conquistata dallo zar Ivan III di Russia nel 1478. Marfa fu quindi deportata a Mosca, dove concluse i suoi giorni in cattività.
Biografia
Era figlia dell'influente magnate novgorodiano Ivan Lošinskij, e sposò nella prima metà del XV secolo Isaak Boreckij, posadnik della città di Novgorod (sorta di sindaco russo medievale). Insieme ebbero due figli, Dmitrij e Fëdor Isaakovič Boreckij, entrambi divenuti a loro volta importanti politici locali. Divenne quindi nota col soprannome di Posadnica, ovvero "la Sindaca".[1][2] La posizione politica del marito le permise di ottenere un grande potere all'interno della città, e alla morte di Isaak assunse il controllo della famiglia Boreckij e, sebbene senza detenere alcuna carica pubblica ufficiale, rimase una delle figure politiche di riferimento della Repubblica di Novgorod.[1][3][4] A livello religioso fu patrona del monastero di Solovki, essendo in buoni rapporti col suo abate, lo starec Zosima di Solovki; dai documenti ecclesiastici sopravvissuti risulta quindi che abbia fatto numerose donazioni al monastero, fra cui anche alcune terre affacciate sul Mar Bianco affinché i monaci potessero godere di alcune rendite.[2]


Dopo la sconfitta iniziale di Novgorod nelle guerre contro Mosca nel 1456, l'influenza del principato rivale cominciò a farsi sentire in città, limitandone l'autonomia e la ricchezza. Marfa quindi, grazie al grande patrimonio della sua famiglia, divenne la principale esponente del partito anti-moscovita, e nel 1470 riuscì a far disconoscere alle autorità di Novgorod il titolo di principe a Ivan III di Mosca, rivolgendosi piuttosto a re Casimiro IV di Polonia, anche granduca di Lituania, che ambiva a contrastare l'espansionismo moscovita.[1][2][3][4] Marfa offrì la carica direttamente a Casimiro, ma il sovrano declinò e inviò a Novgorod suo cugino Michele Olelkovič, che Marfa poco dopo fece eleggere principe della città.[1] Secondo vari cronisti successivi (invero invisi a Marfa) ella voleva addirittura proporsi come moglie del nuovo principe, nonostante fosse già una donna piuttosto matura.[2] Tuttavia presto insorsero vari contrasti tra i due, e nel 1471, dopo la firma di un trattato con la Polonia-Lituania che non fu considerato soddisfacente, Michele abbandonò la carica proprio mentre Ivan si preparava a invadere la repubblica.[3] Contemporaneamente cercò di influenzare l'elezione del nuovo metropolita di Novgorod sostenendo il monaco Pimen, favorevole all'autocefalia cittadina e alla comunione col patriarcato di Kiev, schierato su posizioni filo-cattoliche a differenza del rivale Teofilo di Novgorod, fedele alla metropolia di Mosca e alla Chiesa ortodossa russa. Il nuovo vescovo fu infine eletto tramite un sorteggio, e ad uscire vincitore fu Teofilo.[1][2] L'ascesa alla cattedra ecclesiastica di un alleato di Mosca fece precipitare i rapporti tra le due città, e fu una delle cause del successivo rinnovarsi del conflitto.[2]


Nell'estate del 1471 Ivan III invase la Repubblica di Novgorod, e il vescovo Teofilo rifiutò di sostenere la lotta repubblicana. Contemporaneamente anche Casimiro di Polonia rinnegò l'alleanza con la città, e quindi Marfa e i boiardi si trovarono a combattere da soli contro l'invasione moscovita. Radunato in fretta un esercito consistente ma poco addestrato, i novgorodiani marciarono contro i moscoviti al comando di Dmitrij Boreckij, figlio di Marfa. Il successivo 14 luglio 1471 avvenne la battaglia del fiume Scelon, che si rivelò decisiva: i novgorodiani vennero sbaragliati dalla piccola ma efficiente e determinata forza militare moscovita, e lo stesso Dmitrij fu catturato e poi giustiziato per ordine di Ivan III. Senza più mezzi di difesa, i novgorodiani furono costretti a trattare con Mosca tramite la mediazione del vescovo Teofilo.[1][2][3][4]


Le condizioni imposte da Ivan furono in apparenza magnanime, perché si limitò a ripristinare la situazione antebellica, salvo il pagamento di una salata multa e la deportazione di una parte dell'aristocrazia cittadina a Mosca. Sorprendentemente Marfa scampò alla repressione, e per i successivi anni rimase a Novgorod, progettando segretamente la propria rivincita politica[1] cercando di rinnovare i contatti con la Polonia-Lituania.[2] Nel 1477 riesplose il conflitto con Mosca, e su istigazione di Marfa alcuni esponenti del partito pro-moscovita furono trucidati. Ivan rispose con una nuova invasione della repubblica, che stavolta non riuscì ad opporre resistenza. Con la stessa Novgorod sotto assedio, Marfa e i repubblicani poterono solo arrendersi.[1][2][3][4]

Ivan III abolì così definitivamente l'autonomia di Novgorod, distruggendo le istituzioni repubblicane e deportando i restanti oppositori al suo dominio, fra cui anche Marfa Boreckaja assieme alla sua famiglia. La Posadnica, privata di tutte le sue ricchezze e proprietà, fu presa prigioniera e imprigionata in un monastero, dove fu obbligata a farsi suora con nome di "Maria".[2] L'ultima sua menzione certa riguarda l'ingresso forzato in convento nel 1479, e dopo tale data nulla è noto di Marfa Boreckaja.[1][3] Molti anni più tardi è noto che una certa Marfa, che era stata imprigionata a Mosca e poi rilasciata, si fece suora in un monastero di Tver', ma non è chiaro se si trattasse sempre della Posadnica.[4] Altri resoconti la vorrebbero invece ulteriormente deportata a Nižnij Novgorod (città omonima ma distinta dalla sua patria).[2]
Nella cultura
Marfa Boreckaja, in quanto principale oppositrice del nascente potere zarista, fu presa di mira dai cronisti successivi, che ne diedero un ritratto fortemente negativo, dipingendola come astuta, malevola, manipolatrice e paragonandola a figure bibliche ambigue come Gezabele ed Erodiade.[2]
La resistenza di Marfa Boreckaja contro l'espansionismo moscovita la rese un simbolo di resistenza, ispirando numerosi artisti successivi che la ritrassero nei propri quadri, come Dmitrij Ivanov, Viktor Michajlovič Vasnecov e Aleksej Danilovič Kivšenko. A Novgorod la sua memoria continua ad essere positiva, tanto che una sua statua è inclusa tra quelle del monumento del Millenario della Russia posto nel Cremlino di Novgorod.
Note
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Georgij Vernadskij, MARFA BORECKAJA, nota sotto il nome di Marfa Posadnica, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1934.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 (RU) Борецкие, in Dizionario Enciclopedico Brockhaus ed Efron, IV, 1891, pp. 397-398.
- 1 2 3 4 5 6 Marfa-Posadnica, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- 1 2 3 4 5 Giuseppe Rubini, Storia di Russia dai primitivi e principali suoi popoli fino al 1725, Torino, 1858, pp. 138-141.
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