Guerre tra Mosca e Novgorod
| Guerre tra Mosca e Novgorod | |
|---|---|
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| Data | 1456 - 1478 |
| Luogo | Russia |
| Causa | Volontà del granducato di Mosca di unificare la Russia |
| Esito | Vittoria moscovita, crollo della repubblica di Novgorod |
| Modifiche territoriali | Unificazione della Russia europea |
| Schieramenti | |
| Comandanti | |
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Le guerre tra Mosca e Novgorod esplosero nella seconda metà del XV secolo, causate dalla centralizzazione del potere nella Russia medievale, allora avviata a diventare uno Stato unitario. I contendenti erano i principali potentati della zona, ovvero il Granducato di Mosca guidato dalla dinastia dei Rjurikidi e la Repubblica di Novgorod governata da una potente oligarchia di nobili e vescovi russi.
Le ostilità scoppiarono nel 1456 vedendo il costante vantaggio dei moscoviti, meglio organizzati e più versati nella guerra. Il conflitto culminò nel 1471 nella battaglia del fiume Šelon', che vide la netta vittoria dei moscoviti e il rapido crollo della Repubblica di Novgorod, poi definitivamente annessa da Mosca nel 1478. La parallela conquista dei vari altri Stati russi più piccoli permise ai principi di Mosca di potersi proclamare zar di Russia e unificare così la nazione.
Antefatti

La Repubblica di Novgorod si era formata durante il medioevo dopo la cacciata dei principi della città, ed era diventato uno dei principati Stati medievali russi, rivaleggiando coi vicini e in particolare col Granducato di Mosca, che aspirava a unificare la Russia sotto il proprio dominio.[1] Per motivi diplomatici, nel tempo aveva continuato a riconoscere dei "principi di Novgorod", senza tuttavia concedere loro alcun potere effettivo e puramente a scopo cerimoniale;[2] dai tempi di Ivan I di Mosca (1325-1340) i principi di Mosca avevano regnato ininterrottamente (anche se solo de iure) anche su Novgorod, e ciò aveva finito col creare un conflitto latente tra le due città. Anche la Repubblica di Novgorod infatti, come il principato di Mosca, aspirava ad espandere la propria influenza, preferendo tuttavia i rapporti federativi e commerciali alla conquista armata e al dominio diretto.[1][3]

Nel XV secolo, spesso il titolo di "principe di Novgorod" era stato attribuito al principe di Mosca, il più potente tra i signori feudali russi. Il principe Basilio II di Mosca, che già nutriva velleità di dominio sull'intero paese, durante la maggior parte del proprio regno si trovò in conflitto col resto della sua famiglia, che desiderava spodestarlo e che arrivò anche ad accecarlo dopo averlo temporaneamente sconfitto. La Repubblica di Novgorod, che desiderava un principato di Mosca quanto più debole possibile, sostenne i nemici di Basilio, e una volta che questi si fu assicurato il controllo di Mosca nel 1450, divenne nemico giurato della repubblica e deciso a conquistarla.[1][2]
Il cugino di Basilio II, il principe Dimitrij, si rifugiò a Novgorod e da lì continuò a lanciare razzie contro Mosca. Tra il 1451 e il 1452 ottenne dei piccoli successi e conquistò temporaneamente alcuni territori, ma un esercito comandato da Ivan, figlio di Basilio, lo sconfisse duramente e fu costretto a riparare nuovamente a Novgorod, dove tuttavia morì nel 1453 in circostanze poco chiare, forse avvelenato dai boiardi della città per mettere fine ad un rapporto diventato scomodo. Altri invece accusarono della sua morte supposte spie moscovite, e le autorità di Novgorod organizzarono un sontuoso funerale per Dimitrij, che il principe di Mosca vide come un ulteriore affronto. Basilio era molto risentito per il plateale sostegno di Novgorod a Dimitrij, e progettò di vendicarsi al più presto contro la repubblica.[1][2]

Le guerre
Conflitto del 1456
La prima guerra con Novgorod scoppiò nel 1456, quando Basilio invase a sorpresa la repubblica conquistando la città di Ruza, vicina a Mosca ma tributaria di Novgorod.[1] Il principe conduceva l'esercito, ma si dovette fermare in quanto cieco e si affidò ai suoi generali, mentre i novgorodiani organizzarono in tutta fretta una risposta, formando un esercito di 5000 uomini, per la maggior parte fatto di cavalleria pesante.[1] Le truppe della repubblica assalirono quindi Ruza, non adeguatamente difesa dai moscoviti, e in un primo momento parvero avere la meglio; tuttavia, fin troppo certi della vittoria, si diedero prematuramente al saccheggio della città, dando tempo ai nemici di riorganizzarsi e di sconfiggerli con un contrattacco.[1][2]
La sconfitta di Ruza distrusse l'esercito di Novgorod, che allora si affrettò a chiedere la pace a Basilio. Le contrattazioni furono condotte dal vescovo Eutimio II di Novgorod, che riuscì ad ottenere la firma di un trattato di pace, sebbene a condizioni molto dure per la repubblica. Basilio ottenne la sovranità nominale su Novgorod, così come la subordinazione delle leggi novgorodiane a quelle moscovite, l'imposizione di tasse i cui proventi erano esclusivi di Mosca e varie altre disposizioni più o meno vessatorie,[1] in cambio di alcune concessioni territoriali e una limitata autonomia locale.[2]

Conflitto del 1471
Cause
Il trattato di Ruza sanciva una vittoria parziale moscovita, ma di fatto Novgorod continuò ad autogovernarsi, spesso ignorando le clausole del trattato stesso e bramando di liberarsi dagli amministratori del principe di Mosca.[3] Anche i moscoviti non concessero le terre promesse dal trattato, e durante gli anni 1460, segnatamente dopo l'ascesa di Ivan III di Russia in seguito alla morte di Basilio, le tensioni montarono,[2] complice la volontà di Ivan di centralizzare sulla propria figura il potere politico russo.[4] A Novgorod, la principale oppositrice delle ingerenze di Mosca era la ricca Marfa Boreckaja, matriarca di una potente famiglia mercantile la quale era considerata il riferimento politico dei boiardi di Novgorod.[1][3][5]
Nel 1470 si giunse di nuovo al punto di rottura. Guidati da Marfa Boreckaja, i novgorodiani sconfessarono Ivan III come principe, rivolgendosi in cerca d'aiuto a re Casimiro IV di Polonia,[3][4][5][6] che inviò in loro sostegno il nobile lituano Michele Olelkovič. La repubblica sperava in un aiuto più concreto da parte di Casimiro, che invece inviò Michele sia in quanto suo cugino e quindi suo rappresentante, sia per liberarsi di un parente scomodo per la propria successione. Pare col principe lituano giungesse un nutrito seguito, fra cui molti ebrei, tra i primi della futura florida comunità ashkenazita russa. Il grande afflusso ebraico portò nuove idee e tradizioni a Novgorod, e fu una delle cause dello sviluppo della cosiddetta "eresia dei giudaizzanti", che alcuni anni più tardi si sarebbe espansa da Novgorod fino alla stessa Mosca.[1]
Altri motivi di conflitto derivarono dalla crisi nella successione vescovile della metropolia di Novgorod. Poco prima dell'arrivo di Michele era infatti morto il vescovo Giona di Novgorod, e due principali candidati si erano fatti avanti per succedergli: Teofilo, subordinato al metropolita di Mosca e alla chiesa ortodossa russa, e Pimen, fedele invece al patriarca di Kiev.[1] Data l'incertezza della situazione, si fece un sorteggio e il vincitore fu Teofilo, che dichiarò di volersi recare a Mosca per ricevere la benedizione del locale metropolita. Pimen invece, sostenuto da Marfa e Michele, dichiarò l'illegittimità dell'avversario e progettò di destituire Teofilo. Scoppiò tuttavia un tumulto, e poco più tardi Pimen fu linciato da una folla inferocita.[1]

La poca preparazione di Novgorod
I novgorodiani elessero quindi Michele nuovo principe di Novgorod e si ribellarono apertamente all'autorità di Mosca. Cercarono quindi un nuovo accordo con Casimiro, che all'inizio del 1471 firmò un trattato con Novgorod, dove sorprendentemente non si faceva menzione del nuovo principe Michele. Risentito dal mancato sostegno dei novgorodiani e sperando piuttosto di diventare il nuovo principe di Kiev, Michele abbandonò quindi Novgorod e rientrò in Lituania bruciando e saccheggiando il territorio della repubblica, fra cui nuovamente anche Ruza.[1]
In questo difficile frangente per Novgorod, Ivan III di Mosca decise di attaccare. Dopo aver preparato la campagna militare durante l'inverno 1470-1471, Ivan si mosse col proprio esercito da Mosca[3] e sottomise senza colpo ferire i principati di Tver', Pskov e altri potentati minori, alcuni dei quali erano alleati di Novgorod ma che rigettarono l'alleanza per non subire devastazioni. Anche Casimiro, distratto da vari problemi di politica interna, si tirò indietro e non inviò rinforzi a Novgorod, che si ritrovò quindi a combattere Mosca da sola.[4] Oltre a questi problemi, la città era fortemente divisa al suo interno: i boiardi non volevano affrontare i moscoviti in campo aperto bensì limitarsi a sostenere un loro assedio a Novgorod, mentre il vescovo Teofilo, fedele a Mosca, si rifiutò di benedire le insegne cittadine e, soprattutto, di fornire le truppe della metropolia per la difesa della repubblica.[1]
La battaglia del fiume Šelon'
L'esercito di Ivan III, rafforzato da vari reparti di cavalleria tatara, lasciò Mosca il 20 giugno 1471, invadendo i territori della repubblica il successivo 10 luglio. I moscoviti contavano su una piccola ma ben addestrata forza, circa 5000 uomini, per la maggior parte cavalleria. Le autorità di Novgorod dovettero invece ricorrere alla coscrizione, arruolando buona parte della forza lavoro della città e mettendo così assieme una forza consistente e numericamente superiore a quella nemica; i soldati erano tuttavia raccogliticci, per la maggior parte artigiani e operai, e avevano quindi ben poche speranze contro gli esperti militari di Ivan.[1]
Dopo alcuni scontri minori, il 14 luglio 1471 avvenne il confronto decisivo sulle rive del fiume Šelon', non lontano dalla stessa Novgorod. Nella conseguente battaglia del fiume Šelon' i novgorodiani, dopo aver in un primo momento impedito ai moscoviti di superare il fiume, furono sorpresi da una carica della micidiale cavalleria tatara, che li sbaragliò e distrusse.[1][3] Alla battaglia dello Šelon' perirono circa 12 000 novgorodiani più 2000 catturati, a fronte di perdite minime russe, e ciò segnò quindi la fine di ogni capacità offensiva di Novgorod.[1]
Sotto la pressione moscovita, la repubblica cominciò a sgretolarsi: mentre i boiardi volevano continuare la guerra a oltranza, il popolo risentiva dell'inflazione dei prezzi e della scarsità delle materie prime causata dall'interruzione dei commerci, e scoppiarono quindi lotte intestine e rivolte di piazza. Ivan giustiziò molti dei capi novgorodiani prigionieri, per poi liberarne altri e mostrarsi così magnanimo, rafforzando il partito favorevole ai moscoviti, che poterono quindi chiedere e ottenere una nuova pace, trattata dal vescovo Teofilo.[1]
Sorprendentemente, Ivan non si dimostrò particolarmente duro con gli sconfitti. Volle che fosse ripristinato il trattato del 1456, aggiungendovi solo una salata multa e la clausola che da allora Novgorod, sebbene nominalmente ancora una repubblica, sarebbe diventata suo dominio personale.[3] Prese inoltre come prigionieri i principali capi novgorodiani e li deportò a Mosca, privando così la repubblica della sua classe dirigente e condannandola quindi a collassare per mancanza di guide capaci.[1] Fu lasciata alla città solo una limitata autonomia locale, che di fatto la rendeva dipendente dalla rivale Mosca per tutti gli affari che esulassero dall'ordinaria amministrazione.[4][5]
Conflitto del 1477-1478 e fine dell'indipendenza di Novgorod
La sconfitta del 1471 sancì, di fatto, il declino irreversibile di Novgorod, ridotta a poco più di una città vassalla. Nonostante l'apparente tregua, negli anni successivi i moscoviti cercarono di subordinare sempre più il governo di Novgorod alla capitale, creando una spaccatura sempre più forte tra i filo-moscoviti e gli ultimi sostenitori dell'autonomia cittadina. Il conflitto riesplose quando, nel 1477, alcuni ambasciatori della repubblica si recarono a Mosca e fecero atto di sottomissione a Ivan III, di fatto riconoscendo la sua sovranità totale e la fine dell'indipendenza cittadina. Tale azione tuttavia era frutto dell'iniziativa di alcuni boiardi filo-moscoviti, e ciò causò un tumulto a Novgorod, dove alcuni nobili favorevoli all'unione con Mosca vennero uccisi. Visto l'affronto, i novgorodiani erano consci che Ivan avrebbe presto risposto, e si affrettarono a dichiarare ancora una volta la propria indipendenza rispetto a Mosca.[3][4][5][7]
Ottenuta la benedizione del metropolita Geronzio di Mosca, il 30 settembre 1477 fu recapitata a Novgorod la dichiarazione di guerra da parte di Ivan III. Ancora una volta i novgorodiani non ricevettero alcun aiuto né da parte dei vicini russi né da parte della Polonia-Lituania, e dovettero fronteggiare i moscoviti da soli. Ivan III partì col proprio esercito il 9 ottobre, raccogliendo altre truppe lungo il cammino; i novgorodiani, guidati sempre da Marfa Boreckaja,[5] risparmiata dalle deportazioni del 1471, misero insieme un piccolo esercito non in grado di affrontare i nemici in campo aperto, e provarono quindi a trattare inviando degli ambasciatori a Ivan, che tuttavia preferì attendere, mettendo sotto assedio la stessa Novgorod alla fine del novembre successivo.[3][7]

Nonostante la caparbietà di alcuni novgorodiani, decisi a resistere a oltranza, con l'inverno alle porte e il rischio di una devastante carestia per l'isolamento in cui si trovava la città, la maggior parte degli abitanti si rese conto che non c'erano più speranze e decise di arrendersi.[3] Dopo un mese di convulse trattative, Novgorod aprì le porte ai moscoviti il 15 gennaio 1478, facendo entrare Ivan III, che si proclamò zar abolendo le vecchie istituzioni cittadine. Era la fine della repubblica e, soprattutto, della principale entità politica rivale del granducato di Mosca.[3][7][5]
Marfa Boreckaja e i restanti boiardi repubblicani della città furono deportati a Mosca,[5] mentre i rimanenti poterono conservare una parte dei propri privilegi, così come anche la metropolia di Novgorod e la locale Chiesa ortodossa.[3][7] Fu uno dei più grandi successi di Ivan III, che dopo la sottomissione di Novgorod procedette ad annettere anche vari altri staterelli russi come il principato di Tver' e la repubblica di Vjatka (che a sua volta si era emancipata secoli prima da Novgorod).[3] Da allora in poi il sovrano di Mosca poté vantare di essere, a ragione, lo zar di tutte le Russie.[7]
Voci correlate
Note
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 (RU) Конфликты с Москвой, 1456 и 1470 1471 гг., su agmi.ru, 16 marzo 2009.
- 1 2 3 4 5 6 (RU) E. Marholin, Яжелбицкий мир, su valday.com.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 Giuseppe Rubini, Storia di Russia dai primitivi e principali suoi popoli fino al 1725, Torino, 1858, pp. 138-141.
- 1 2 3 4 5 Georgij Vernadskij, IVAN III, granduca di Moscovia e di tutta la Russia, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1933.
- 1 2 3 4 5 6 7 Marfa-Posadnica, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- ↑ Novgorod, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- 1 2 3 4 5 (RU) Алексеев Ю.Г. Поход 1477, su rusmilhist.blogspot.com, 4 aprile 2014.
