Maria Rossi Scutellari
Maria Rossi Scutellari, talvolta indicata come Marietta Scutellari (Zara, 22 marzo 1752[1] – Ferrara, 22 marzo 1832[2]), è stata una patriota, filantropa e intellettuale italiana. A Ferrara tenne un noto salotto, considerato il vero e proprio «centro della vita politica e culturale della città».[3][4]
Biografia
Di origine veneziana, Maria Rossi nacque il 22 marzo 1752 a Zara, in Dalmazia, dove il padre Sebastiano era un impiegato della Repubblica di Venezia. La famiglia successivamente tornò a Venezia.[1][4]
Durante l'adolescenza la sua educazione fu affidata alle Monache di Sant'Anna ma, vivace intellettualmente, cercò presto altri stimoli culturali divorando libri di narrativa, poesia, storia, morale e politica e apprendendo in autonomia il francese.[5]
Si sposò con un ferrarese, il dottor Antonio Scutellari, un agiato notaio di nobile origine parmense,[6] che le garantì la possibilità di assecondare le proprie inclinazioni intellettuali[7] e poté quindi studiare con l'Abate Migliore e con il professor Alberto Fortis.[7] Donna colta, scrittrice[8] e intellettuale, nel 1777, a 25 anni, fu ammessa all'Accademia dell'Arcadia, assumendo lo pseudonimo di Lisinda Eurotea.[9]

Trasferitasi nella città del marito, abitava con lui in un palazzo nei pressi della chiesa di San Carlo.[8] Divenne ben presto una personalità di spicco della Ferrara napoleonica: a partire dal 1780[8] animò il più importante salotto culturale di Ferrara, frequentato dalla buona società[3][10][11] e dove accoglieva ospiti dell'alta borghesia e della nobiltà, un fatto notevole per l'epoca, secondo varie fonti, dato che lei nobile non lo era.[12] Marietta Scutellari viene descritta come «conciliatrice di inimicizie e di belle amicizie annodatrice»,[13] «perfetta conoscitrice del cuore umano»[5] e abile e amabile nel conversare, di idee che oggi definiremmo progressiste[3] o liberali.[13] Come ricorda Gioseffo Petrucci, in città si era diffuso il detto «non moversi foglia che Marietta non voglia».[14][15] Nel 1803 fu tra i soci fondatori della Società del Casino (oggi Circolo Unione), un circolo mondano e culturale che si ispirava ai settecenteschi ritrovi aristocratici.[3][10][16]
Scutellari era anche amica di intellettuali, scienziati e artisti, con i quali teneva anche corrispondenza. Tra loro si ricordano Lord Byron,[17][18] Ugo Foscolo,[17][19] Teresa Bandettini,[19] Muzzarelli,[8] Peruzzi,[8] Berni,[8], Pietro Giordani,[19] Onofrio Minzoni,[8] Giuseppe Compagnoni,[19] Giuseppina Grassini,[20] Ippolito e Giovanni Pindemonte,[17][19] il Savioli,[13][19] Alfonso Varano,[8][13][19] lo Stratico,[13][19] Vincenzo Monti,[17][18][21] Giulio Perticari,[18] il Ceretti,[19] Leopoldo Cicognara[8][17][18][22] e Antonio Canova,[18][22] il quale soggiornava da lei durante i suoi viaggi a Ferrara;[17] in un'epistola del 1819 indirizzata a quest'ultimo, la Scutellari caldeggiò la riapertura della Scuola di Ornato di Ferrara,[23] probabilmente influenzata dalla presenza dell'ornatista svizzero Pietro Trefogli ai suoi ricevimenti, il quale «come lei contribuì ad aggiornare il gusto della città in senso neoclassico».[23][24]

Alla morte del marito, avvenuta nel 1810, «spese quasi tutto il cospicuo patrimonio ereditato per aiutare i giovani talenti ferraresi che si distinguessero in discipline scientifiche e umanistiche»,[3] finanziando ad esempio l'istruzione di giovani artisti nelle scuole di belle arti di Milano, Venezia, Firenze e Roma.[22][25]
Secondo una tendenza osservata anche altrove,[26] i salotti letterari con la Restaurazione diventarono spesso anche salotti politici; come ricorda coloritamente lo storico Gaspare Ungarelli anche il salotto di Marietta Scutellari già nel 1814[27] iniziò ad accogliere «combriccole di massoni tramutate in carbonari per concertarsi circa gli avvenimenti».[28] E non è un caso che un'altra influente salottiera di questo periodo, la contessa bolognese Cornelia Rossi Martinetti, fosse anche lei una sua grande amica e passasse spesso le estati a Ferrara in sua compagnia.[28] Nell'ambito ferrarese, frequentava assiduamente anche altre esponenti cittadine con gli stessi ideali politici, tra cui la più giovane contessa Gianna Maffei.[29][30][31]
Marietta Scutellari è anche ricordata come una persona pia[13] e una benefattrice nei confronti delle persone comuni e umili:[32] insieme ad altre donne della borghesia e della nobiltà cittadina, quali la contessa Angela Scacerni Prosperi (1780-1839) e la marchesa Maria Calcagnini Zavaglia (1754-1846), si attivò in favore dei bambini e delle donne in difficoltà.[10]
Maria Rossi Scutellari morì ottantenne, lo stesso giorno dalla sua nascita, il 22 marzo 1832[8], con la benedizione papale.[33] È sepolta alla Certosa di Ferrara: il monumento funebre eretto in suo onore per volere dei suoi amici, in stile neoclassico e con le allegorie dell'Ospitalità e dell'Amicizia, è un'opera di Giuseppe Ferrari[24][34][35][36][37] lodata tra gli altri anche da Bertel Thorvaldsen.[38] L'epigrafe recita:[8]
Note
- 1 2 Nalini Montanari 2001, p. 21
- ↑ F. Barba Cinti indica come data il 22 marzo: Francesco Barbi Cinti, L'Università degli studi in Ferrara, Ferrara, Premiata tipografia sociale di A. Ambrosini, 1877, p. 137.
- 1 2 3 4 5 Scotti Douglas 2020, p. 191
- 1 2 Petrucci 1832, p. 4
- 1 2 Petrucci 1832, p. 5
- ↑ Antonio Scutellari fu anche commissario, "incaricati dalla Municipalità di recarsi in tutta la provincia a esigere dai comuni le sovvenzioni imposte". cfr. Deputazione toscana di storia patria (a cura di), Rassegna bibliografica, in Archivio storico italiano, V, XL, Firenze, G.P. Vieussieux - Tipografia Galileiana, 1842, p. 163., I moti popolari contro i Francesi alla fine del secolo XVIII (1796-1800) (PDF), Firenze, Felice Le Monnier, 1932, p. 36. e A. Lazzari, La sommossa e il sacco di Lugo nel 1796, Ferrara, Premiata tipografia sociale G. Zuffi, 1906, p. 81.
- 1 2 Petrucci 1832, p. 6
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Francesco Barbi Cinti, L'Università degli studi in Ferrara, Ferrara, Premiata tipografia sociale di A. Ambrosini, 1877, p. 137.
- ↑ Maria Luisa Betri e Elena Brambilla (a cura di), Salotti e ruolo femminile in Italia: tra fine Seicento e primo Novecento, Venezia, Marsilio, 2004, p. 89, ISBN 88-317-8546-X.
- 1 2 3 CB, Emancipazioniste e femministe, su Dizionario storico dell'Ottocento Ferrarese, Istituto di Storia Contemporanea, 2012. URL consultato il 12 febbraio 2026. pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
- ↑ Secondo Giorgio Zanardi, il salotto di Marietta Scutellari era il più importante di Ferrara, cfr. Zanardi 2003. In quegli anni, si ricordano anche i salotti di Olimpia Romagnoli Sacrati e di Maria Calcagnini Zavaglia, cfr. Romagnoli Sacrati Olimpia, su Pari Opportunità, Regione Emilia-Romagna, 29 settembre 2015, ultimo aggiornamento 23 marzo 2024. URL consultato il 13 febbraio 2026.
- ↑ Cfr. Tommaseo 1840, p. 368, Petrucci 1832, pp. 6-7.
«Mancava, è vero, la sua famiglia di titolo che fosse ricordato da una polverosa pergamena o da un perduto feudo; ma non di meno fu vinto nella sua Casa ogni pregiudizio, che allora più che in appresso regnava purtroppo, e si adeguarono dinnanzi a Lei tutte le distinzioni. Nobili e non nobili correvano alla sua conversazione […] ed esser tutto merito di Marietta, che in Ferrara siansi superati, prima che in altri paesi, gli ostacoli che alla ragione si frapponevano da un antico e mal inteso orgoglio per tenere lontana ogn'idea di civile eguaglianza.» e (FR) Aurélie Gendrat-Claudel, «La femme, quand elle parle de choses qu'elle a éprouvées et qu'elle ressent, a des mots d'une plus grande efficacité». Niccolò Tommaseo et les femmes qui écrivent, in Cahiers de la Méditerranée, n. 108, 15 giugno 2024, pp. 189–202, DOI:10.4000/137tl. URL consultato il 15 febbraio 2026.«Dans la première édition du Dizionario estetico, cette attention à la provenance sociale des écrivaines se manifestait également dans le rapide portrait de Marietta Scutellari (1752-1832), qui tenait un salon littéraire à Ferrare et dont Tommaseo souligne le rôle culturel d'autant plus remarquable qu'elle n'était pas noble. La notice disparaît de l'édition de 1852, mais ressurgit dans La donna (parfaite illustration de l'art complexe du recyclage chez Tommaseo et des nombreux fils qui relient le Dizionario à l'ouvrage le plus important sur la condition féminine).»Nonostante sia bene ricordare che il lungo Ottocento sia il secolo della borghesia. Prima della Rivoluzione francese sarebbe stata difficilmente immaginabile la presenza di nobildonne in un salotto di una dama d'origine borghese, seppur sposata a un nobile. - 1 2 3 4 5 6 Tommaseo 1840, p. 368
- ↑ Allusione al proverbio «Non si muove foglia che Dio non voglia».
- ↑ Petrucci 1832, p. 13
- ↑ Angela Ghinato, Luoghi della socialità, su www.ottocentoferrarese.it, 14 dicembre 2011, ultimo aggiornamento il 10 maggio 2013. URL consultato il 23 maggio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 (FR) M. Valery, Voyages historiques, littéraires et artistiques en Italie: guide raisonné et complet du voyageur et de l'artiste, tomo 1, 2ª ed., Paris, Baudry Libraire & Aimé André Libraire, 1838, p. 483, nota 1.
- 1 2 3 4 5 Petrucci 1832, p. 8
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Petrucci 1832, p. 9
- ↑ (FR) Arthur Pougin, Une cantatrice "amie" de Napoléon: Giuseppina Grassini, 1773-1850, Paris, Librairie Fishbacher, 1920, p. 64.
- ↑ Giorgio Zanardi, Circolo Unione 1803 - 2003, in Ferrara. Voci di una città, n. 19, dicembre 2003.
- 1 2 3 Gina Nalini Montanari, Il giovane Vincenzo Monti a Ferrara, la città del cuore (PDF), in Alessandra Farinelli Toselli (a cura di), La Biblioteca Pubblica di Ferrara. Quaderno per un catalogo, Comune di Ferrara. Assessorato alle Politiche Culturali. Servizio Biblioteche e Archivio Storico, 2016.
- 1 2 Scardino e Torresi 1998, p. 82
- 1 2 Pazzi 2024, p. 144
- ↑ Petrucci 1832, p. 11
- ↑ Per esempio a Bologna. Cfr. Elena Musiani, Circoli e salotti femminili nell'Ottocento. Le donne bolognesi tra politica e sociabilità, Bologna, CLUEB, 2003, p. 81.«Tuttavia in quel clima di chiusura e di repressione maturò una nuova coscienza politica desiderosa di andare oltre lo stretto municipalismo per ragionare in una dimensione nazionale. Era dunque possibile cogliere i primi segnali della nascita di una nuova classe dirigente animata dalle idee di libertà individuale e favorevole ad un parlamentarismo costituzionale; una classe politica liberale, ma moderata poiché costituita ancora in massima parte da aristocratici e alto-borghesi, le cui ricchezze provenivano principalmente dalla proprietà terriera.»
- ↑ Fratti e Bargellesi indicano invece il 1815, cfr. Daniela Fratti e Francesca Zanardi Bargellesi, Ferrara, in Jadranka Bentini (a cura di), La voce delle donne. Guida al Risorgimento dell'Emilia Romagna, Torino, Umberto Allemandi & C., 2011, p. 41, ISBN 9788842220312.
- 1 2 Gaspare Ungarelli, La massoneria ufficiale sotto il regno italico (1796 - 1815), in Strenna storica bolognese, Bologna, Comitato per Bologna Storico Artistica, 1929 [30 ottobre 1928]. Ospitato su Storia e memoria di Bologna.
- ↑ Scotti Douglas 2020, p. 188
- ↑ Petrucci 1832, p. 12
- ↑ Francesco Barbi Cinti nel 1877 fa notare che, sebbene di idee patriotiche e abitando a pochi passi dal Castello Estense in cui era presente un comando di polizia, la Scutellari «non ardì mai violare la severa tedesca (sic) sorveglianza». Cfr. Barbi Cinti 1877, p. 137
- ↑ Petrucci 1832, p. 10
- ↑ Liber Defunctorum Ecclesiae Matropolitanae Ab Anno 1778 Usque ad Annum 1833, p. 230, n.16, conservato nell'Archivio parrocchiale della Cattedrale di Ferrara, cit. in Nalini Montanari 2001, p. 21
- ↑ Monumento funebre di Marietta Scutellari, su PatER - portale del patrimonio culturale dell'Emilia Romagna, Assessorato alla cultura e paesaggio - Servizio patrimonio culturale della Regione Emilia Romagna, ultima modifica 23 maggio 2025.
- ↑ Scardino e Torresi 1998, p. 99
- ↑ D. Vaccolini, Scultura in morte di Marietta Scutellari. Bassorilievo di Giuseppe Ferrari ferrarese, alto palmi r. 7 e mezzo, largo 6, in Il Tiberino, n. 45, 9 novembre 1833, anno I, p. 170.
- ↑ O. Raggi, Di un bassorilievo per il Monumento a Maria Rossi Scutellari. Opera di Giuseppe Ferrari in Il Tiberino, anno III, 1 aprile 1835, n. 13, p. 50.
- ↑ Luigi Napoleone Cittadella, L'industria commerciale. Statua in marmo del prof. Giuseppe Ferrari di Ferrara, in L'Album. Giornale letterario e di Belle Arti, Roma, Tipografia delle Belle Arti, 5 febbraio 1853, p. 400.
Bibliografia
- Simonetta Pazzi, Certosa di Ferrara: guida, Argelato, Minerva, 2024, p. 144, ISBN 9788833245270.
- Vittorio Scotti Douglas, Il fondo Trotti Estense Mosti: carte "spagnole" e molto, molto altro - Prima parte, in Spagna contemporanea, n. 57, 2020, anno XXIX, pp. 177-205, ISBN 978-88-3613-076-4.
- Lucio Scardino e Antonio Placido Torresi, Post mortem. Disegni, decorazioni e sculture per la Certosa ottocentesca di Ferrara, Ferrara, Liberty House, 1998, p. 99, OCLC 797428326.
- Niccolò Tommaseo, Dizionario estetico, Venezia, co' tipi del Gondoliere, 1840, p. 368. Ospitato su Google Libri.
- Gioseffo Petrucci, In morte di Marietta Rossi Scutellari discorso, Bologna, Tipi del Nobili e comp., 1832. Ospitato su Google Libri.
- Gina Nalini Montanari, Un balcone sulla città: Marietta Rossi Scutellari: una vita tra salotto letterario e Circolo Unione, Ferrara, Schifanoia, 2001, SBN FER0182450.
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