Matteo Dardanelli

Matteo Dardanelli (Breolungi, 3 gennaio 1868 – Bordighera, 10 luglio 1952) è stato un chirurgo e filantropo italiano. Attivo presso l'Ospedale Mauriziano di Torino e successivamente primario a Biella, si distinse per l'attività svolta durante la Prima guerra mondiale e per le opere filantropiche promosse nella natia Breolungi.
Allievo e aiutante di Antonio Carle, fu nominato maggiore medico addetto al reparto ufficiali dell'Ospedale Mauriziano; nel 1919 ottenne per concorso la nomina a chirurgo primario dell'ospedale di Biella, dove svolse un'intensa attività clinica con il trattamento di circa 23.000 pazienti e l'esecuzione di oltre 9.000 interventi. Parallelamente acquistò il Palazzo Fontana-Dardanelli, che in seguito destinò alla fondazione di una casa benefica.[1]
Biografia
Nascita e famiglia

Matteo Dardanelli, anche noto come Matteo Dardanello, nacque il 3 gennaio 1868 a Breolungi, frazione di Mondoviì.[2] Fu il figlio primogenito di Matteo Dardanelli, anch'egli nativo di Breolungi, e di Giovanna Roatta. Sebbene suo padre morì poco dopo la sua nascita, il 16 ottobre 1868 presso il Palazzo Fontana-Dardanelli di Breolungi,[3] l'anno seguente nacque Antonio, figlio postumo e unico fratello di Matteo Dardanelli.[2]
Attraverso il padre, a sua volta figlio di un altro Matteo Dardanelli e di Lucia Avagnina,[3] discendeva da antiche famiglie della regione, tra cui i Dardanelli, presenti a Breolungi almeno dal XVI secolo e, da allora, patroni della Cappella della Fusenta.[4][5]
Da parte materna, sua madre, nata a Pianfei, apparteneva a una famiglia originaria della vicina località di Serro di Frabosa,[6] ed era figlia di Antonio Maria Roatta fu Stefano, morto il 22 febbraio 1867 a Roccaforte Mondovì.[7]
Primi anni
Matteo Dardanelli trascorse i suoi primi anni presso il Palazzo Fontana-Dardanelli, all'epoca di proprietà dei baroni Ketteler, che lo avevano ereditato dalla loro parente, la contessa Luigia Fontana di Cravanzana. Sua madre svolgeva l'incarico di fattora della tenuta dei Ketteler, ruolo già ricoperto dal defunto marito e che sarebbe passato al figlio Antonio dopo la scomparsa della donna.[4]
Sua madre era una donna di notevole istruzione per il contesto dell'epoca in Piemonte, ed è ricordata come la prima maestra elementare della frazione di Breolungi.[8] Grazie alla sua educazione - sia per l'appartenenza alla famiglia Dardanelli, sia per i legami con i marchesi Fontana di Cravanzana e i baroni Ketteler - Matteo poté trasferirsi a Torino per intraprendere gli studi superiori.[2]
Studi e vita accademica
Iniziò la sua formazione universitaria nel 1889, anno in cui si immatricolò al primo anno del corso di laurea in Medicina e Chirurgia della Regia Università degli Studi di Torino.[9] Tra le diverse specializzazioni possibili nell'esercizio della medicina, fu portato per temperamento e per passione al ramo chirurgico.[1]
Dopo la laurea in medicina, e nonostante l'avvio della sua carriera professionale, continuò a mantenere anche un'attività accademica e didattica. Pubblicò infatti una serie di ricerche, specialmente dedicate allo studio dei tumori,[1][10] mentre conseguì l'abilitazione per esame alla libera docenza in clinica chirurgica e medicina operativa nel 1915.[11] Nello stesso anno fu inoltre autore di un'estesa monografia sulle emorragie cerebrali[1], nel biennio 1917-1918 impartiva il corso di Chirurgia del cranio e dell'encefalo, e ancora nel 1919 continuava a far parte del corpo docente dell'Università.[12]
Inizi professionali e il sodalizio con Antonio Carle
Fin dagli anni della sua formazione universitaria, Dardanelli iniziò a frequentare l'ambiente clinico dell'Ospedale Mauriziano di Torino. In questo contesto entrò in rapporto con il professor Antonio Carle, all'epoca considerato uno dei chirurghi più autorevoli e rinomati d'Italia.
Il loro rapporto professionale fu talmente profondo che, come ricordano le cronache dell'epoca, durante il periodo aureo della chirurgia [...] il Dardanelli, suo prediletto allievo, trascorse senza interruzione ventisette anni sotto la sua guida: prima come discepolo, poi come aiuto.[1]
Un esempio significativo della sua perizia tecnica risale al 9 luglio 1910, quando eseguì con successo un complesso intervento di autoplastica ossea libera su un giovane paziente che presentava una pseudoartrosi deformante della tibia. Nonostante le ripetute richieste di amputazione da parte del paziente dopo diversi fallimenti terapeutici, Dardanelli riuscì a salvare l'arto utilizzando un trapianto di tessuto osseo prelevato dalla gamba sana, un'operazione d'avanguardia per l'epoca.[13]
Già alla fine del 1913, il Dott. Dardanelli presentava una statistica operatoria di diverse migliaia di interventi. In particolare, il suo contributo alla chirurgia cranica contava una casistica di oltre 150 operazioni, un numero significativo per lo sviluppo di questa specialità nel primo Novecento.[1]

L'attività all'Ospedale Mauriziano durante la Grande Guerra
Con l'entrata dell'Italia nella Grande Guerra, Matteo Dardanelli fu nominato maggiore medico addetto al reparto ufficiali dell'Ospedale Mauriziano, incarico che ricoprì esclusivamente per i successivi quattro anni. Tale nomina rifletteva la sua posizione professionale, poiché la cura degli ufficiali delle forze armate era affidata a chirurghi di comprovata esperienza.[1]
Pochi giorni dopo l'apertura del reparto di guerra, il 27 giugno, partecipò insieme al professor Antonio Carle all'accoglienza della principessa Maria Letizia Bonaparte in visita ai primi cento ricoverati. Al dicembre del 1915 il Consiglio dell'Ordine Mauriziana registrava già il ricovero di 1.432 militari all'ospedale, di cui 176 ufficiali, questi ultimi affidati direttamente alla gestione di Dardanelli.[14] Il 31 gennaio dell'anno successivo riceveva, sempre presso l'Ospedale Mauriziano, Antonio Salandra, allora Presidente del Consiglio italiano.[15]
Chirurgo primario di Biella
Al termine della Grande Guerra, i principali ospedali italiani indissero dei concorsi per le cariche di primariato. Fu così che, nel 1919, Matteo Dardanelli si presentò per il posto di chirurgo primario presso l'Ospedale degli Infermi di Biella. Nonostante la partecipazione di quarantasette candidati, venne eletto all'unanimità dai membri della commissione.[1]
Dardanelli mantenne tale incarico per quattordici anni, periodo durante il quale furono curati 23.000 pazienti nella divisione chirurgica e vennero eseguiti oltre novemila tra i più importanti interventi chirurgici. Una volta annunciato il suo ritiro, in 1934, l'Amministrazione dell'Ospedale decideva con voto unanime, il 20 giugno, di nominarlo primario ad honorem.[1]

Morte
Matteo Dardanelli morì il 10 luglio 1952 nella città balneare di Bordighera, dove si trovava ritirato, dopo aver ricevuto i sacramenti . Il corpo fu in seguito traslato a Breolungi, dove si tennero i funerali la domenica successiva partendo dal Palazzo Fontana-Dardanelli di sua proprietà, per essere poi sepolto nel cimitero locale, contiguo alla Pieve di Santa Maria in Bredolo.[16]
L'annuncio della sua morte vide la partecipazione di numerose figure familiari, tra cui il fratello, reverendo canonico Antonio Dardanelli, il parente Giuseppe Dardanelli, che poco tempo più tardi sarebbe stato senatore per il Piemonte, eccetera.[16]
Attività filantropica

Oltre alla sua traiettoria professionale e accademica, il Dott. Matteo Dardanelli svolse un'importante attività filantropica a Breolungi, suo paese natale, principalmente attraverso la fondazione della "Casa benefica Giovanna Roatta ved. Dardanelli", alla quale donò la propria residenza, e il contributo alla creazione della "Banda Dardanelli" di tale frazione.
Casa benefica Giovanna Roatta ved. Dardanelli
Il 2 agosto 1949, il Dott. Dardanelli, nubile, redasse un testamento olografo, tra le cui disposizioni figurava la creazione a Breolungi di un asilo infantile a favore dei bambini poveri di ambo i sessi, i quali sarebbero stati gratuitamente accolti e custoditi nei giorni feriali e verrà provveduto alla loro educazione fisica, morale ed intellettuale. Tale istituzione doveva portare il nome della madre del testatore, Giovanna Roatta, vedova Dardanelli, prima maestra elementare di Breolungi.[8]
Il testamento fu pubblicato il 23 luglio 1952 da Manlio Bonanati, notaio in Bordighera, dando così vita all'istituzione di carità. Con la morte del sacerdote Antonio Dardanelli, fratello di Matteo, avvenuta il 3 agosto 1957,[2] il Palazzo Fontana-Dardanelli entrò a far parte del patrimonio della casa benefica. Pochi anni dopo, il 12 marzo 1963, Antonio Segni la eresse in ente morale mediante decreto presidenziale.[8]
Palazzo Fontana-Dardanelli
Nel 1919 lo Stato italiano confiscò i beni dei cittadini tedeschi presenti sul territorio nazionale, nel contesto della Prima Guerra Mondiale. Fu così che il Palazzo Fontana-Dardanelli, già appartenuto ai marchesi e conti Fontana di Cravanzana e successivamente ai loro parenti, i baroni tedeschi Ketteler, venne acquistato dal Dott. Matteo Dardanelli.[17]

La sua famiglia era già strettamente legata al palazzo: il padre, la madre e il fratello ne erano stati i fattori sino dalla metà del XIX secolo, amministrando la proprietà come fosse propria, mentre i Ketteler preferivano risiedere nelle loro tenute in Germania. Persino un antico dipinto in un salone dell'edificio raffigurava lo Stretto dei Dardanelli, in riferimento all'omonimia con il loro cognome.[17]
Dopo l'acquisto nel 1919, i fratelli Matteo e Antonio Dardanelli risiedettero nel palazzo fino alla scomparsa di ciascuno di loro; in seguito, l'edificio e le proprietà annesse, inclusa la Cappella di San Maurizio, divennero la sede della Casa benefica Giovanna Roatta ved. Dardanelli, funzione che ricopre tuttora.[17]
Banda Dardanelli

Nel 1921 fu costituito a Breolungi il "Circolo giovanile Pio X", con l'obiettivo di offrire uno spazio parrocchiale ai giovani della zona. Ventiquattro di loro iniziarono a studiare musica e a prendere lezioni dal maestro Rocca di Mondovì, con l'intento di formare un gruppo musicale locale. Era necessario reperire i fondi per l'acquisto degli strumenti, e fu così che Matteo Dardanelli da Biella se ne accollò tutte le spese.[4]
Grazie a tale donazione fu possibile creare il gruppo musicale, che ricevette il nome di "Banda Dardanelli" in omaggio al suo benefattore, e che fece la sua prima apparizione pubblica il 13 agosto 1922. Da allora in poi, la banda partecipò alle processioni di San Gottardo, dell'Assunta, di San Magno e di San Luigi nella frazione di Breolungi, ma anche alle feste patronali di Merlo, Magliano, Sant'Albano Stura, eccetera.[4]
Profilo personale
Una cronaca su Matteo Dardanelli, pubblicata in occasione del suo ritiro come primario dell'Ospedale di Biella nel 1934, lo descriveva in questo modo:
Sotto un'apparenza, diremmo quasi, severa e burbera, Dardanelli nascondeva un grande cuore continuamente tormentato dall'ansia di far rifiorire le vite minate e i corpi lacerati [...] Lo salutiamo con cuore reverente, così come si saluta un buon combattente che, compiuta la sua missione, lascia il comando della trincea avanzata, dove è rimasto in piedi, durante la battaglia, saldo e costante. Anche Matteo Dardanelli è stato un valoroso combattente, un geniale e ardito ufficiale di punta in un'aspra eterna battaglia: quella che gli uomini combattono contro il Male, contro il Dolore. 1934, Biella[1]
Onorificenze
Per il suo operato come chirurgo presso l'Ospedale Mauriziano di Torino, specialmente durante il corso della Prima Guerra Mondiale, lo Stato italiano nominò Matteo Dardanelli ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia.[1]
Note
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Camillo Sormano, Albino Machetto e Ramiro Morucci, Matteo Dardanelli (PDF), in Illustrazione Biellese, IV, n. 5, Biella, Palazzo Biblioteca-Museo, Giugno 1934, p. 36. URL consultato il 27 aprile 2026.
- 1 2 3 4 Pierbruno Cuniberti, San Gottardo: da Vescovo di Hildesheim in Germania a Compatrono di Breolungi in Mondovì, Centro Culturale Sportivo in Parrocchia, 2006, p. 153.
- 1 2 Archivio parrocchiale di Santa Maria in Bredolo di Breolungi. Registro degli atti dal 1866 al 1886, atto di morte N° 54.
- 1 2 3 4 Gino Mondino, Brigodorum, oggi Breolungi: appunti di storia, arte, tradizione, Comunità Parrocchiale di Breolungi, Mondovì, 1976, pp. 48,69.
- ↑ Pierfrancesco Guelfi Camaiani, Famiglia Dardanelli, su Accademia Araldica Nobiliare Italiana, 4 dicembre 2018. URL consultato il 27 aprile 2026.
- ↑ Mario Zucchi, Famiglie nobili e notabili del Piemonte illustrate nella loro genealogia, Ajani Giovanni & Canale Giacomo, 1950, p. 130.
- ↑ Not. Voena, Accettazione d'eredità con beneficio d'inventario, in Gazzetta Piamontese, Torino, 8 maggio 1867, p. 4. URL consultato il 28 aprile 2026.
- 1 2 3 Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte, Determinazione N°36 del 18 febbraio 2003. Oggetto: Casa Benefica “Giovanna Roatta ved. Dardanelli" di Mondovì, frazione Breolungi. Provvedimenti in ordina al riconoscimento della personalità giuridica privata.
- ↑ Elenco degli immatricolati al 1° anno di corso di Medicina e Chirurgia nell'anno scolastico 1889-90, in Annuario della R. Università degli Studi di Torino, vol. 1890-91, Torino, Stamperia Reale di Torino, 1891, p. 220. URL consultato il 27 aprile 2026.
- ↑ (FR) J. Barozzi, Kystes de l'utérus, in Manuel de gynécologie pratique, Parigi, Vigot Frères, 1918, p. 299. URL consultato il 30 maggio 2026.
- ↑ Archivio Storico della Università di Torino. Corrispondenza, Carteggio 1915/3.1 - Fascicolo personale di Dardanelli, Matteo.
- ↑ Elenco alfabetico del personale scientifico ed amministrativo (PDF), in Inaugurazione dell'anno accademico, discorsi e dati statistici, XLIII, Torino, Regia Università di Torino, 1919, p. 37. URL consultato il 27 aprile 2026.
- ↑ (DE) Zollinger, Recensione di Dardanelli, M., "Contributo clinico all’autoplastica ossea libera", in Monatsschrift für Unfallheilkunde und Invalidenwesen, XX, Leipzig, Verlag von F. C. W. Vogel, 1913, p. 305. URL consultato il 27 aprile 2026.
- ↑ Chiara Devoti, Gli spazi dei militari e l'urbanistica della città. L'Italia del nord-ovest (1815-1918), in Storia dell'Urbanistica, n. 10/2018, Stampa, 2018, ISSN 2035-8733. URL consultato il 27 aprile 2026.
- ↑ La visita di Salandra a Torino, in Gazzetta di Venezia, Venezia, 1º febbraio 1916, p. 1. URL consultato il 27 aprile 2026.
- 1 2 Prof. Dott. Comm. Matteo Dardanelli, in La Nuova Stampa, Torino, 12 luglio 1952, p. 6. URL consultato il 27 aprile 2026.
- 1 2 3 Lucia Aimo, Il palazzo e la cappella del contadore: l'angolo "nobile" di Breolungi, Casa benefica Giovanna Roatta ved. Dardanelli, Mondovì, 2024.