Merak (astronomia)

Merak
ClassificazioneStella bianca di
sequenza principale
Classe spettraleA1V[1]
Distanza dal Sole79±1 al
CostellazioneOrsa Maggiore
Coordinate
(all'epoca J2000)
Ascensione retta11h 01m 50.5s
Declinazione+56° 22′ 57″
Dati fisici
Diametro medio2780000 km
Raggio medio3[2] R⊙
Massa
2,64[1] M⊙
Velocità di rotazione46 km/s[1]
Temperatura
superficiale
Luminosità
Indice di colore (B-V)−0,02
Metallicità93% rispetto al Sole[2]
Età stimata408 milioni di anni[3]
Dati osservativi
Magnitudine app.+2,34
Magnitudine ass.
  • 0,41
Parallasse41,07 mas
Moto proprioAR: 81,66 mas/anno
Dec: 33,74 mas/anno
Velocità radiale−12 km/s
Nomenclature alternative
Beta Ursae Majoris, Merakh, 48 Ursae Majoris, HR 4295, HD 95418, BD +57 1302, FK5 416, HIP 53910, SAO 27876, GC 15145

Merak (AFI: /meˈrak/[4]; dall'arabo maraqq - lombi; β UMa / β Ursae Majoris / Beta Ursae Majoris), è la quinta stella più brillante della costellazione dell'Orsa Maggiore. È una stella bianca di magnitudine apparente +2,34 e la sua distanza, dedotta dalla misura della parallasse del satellite Hipparcos, è di 79,7 anni luce[5].

Uno dei metodi pratici per individuare la Polare (Alpha Ursae Minoris) è quello di prolungare la linea immaginaria che collega Merak a Dubhe (Alpha Ursae Majoris).

Osservazione

Si tratta di una stella situata nell'emisfero boreale. La sua posizione è fortemente boreale e ciò comporta che la stella sia osservabile prevalentemente dall'emisfero nord, dove si presenta circumpolare anche da gran parte delle regioni temperate; dall'emisfero sud la sua visibilità è invece limitata alle regioni temperate inferiori e alla fascia tropicale. La sua magnitudine pari a +2,34 fa sì che possa essere scorta anche con un cielo moderatamente affetto da inquinamento luminoso.

Il periodo migliore per la sua osservazione nel cielo serale ricade nei mesi compresi fra febbraio e giugno; nell'emisfero nord è visibile anche per un periodo maggiore, grazie alla declinazione boreale della stella, mentre nell'emisfero sud può essere osservata limitatamente durante i mesi dell'autunno australe.

Caratteristiche fisiche

Merak è una stella di sequenza principale come il Sole, ma è molto più calda e luminosa; di tipo spettrale A1, ha una temperatura superficiale superiore ai 9000 K, il suo raggio e la massa sono quasi 3 volte quelli del Sole, mentre la luminosità è 73 volte superiore[1]. Ha trascorso quasi l'80% della sua permanenza nella sequenza principale e avendo un'età di 3-400 milioni di anni tra meno 200 milioni di anni terminerà l'idrogeno interno avviandosi verso gli ultimi stadi della sua evoluzione[2].

Osservazioni nell'infrarosso suggeriscono che, come Vega e Fomalhaut, Merak sia circondata da un disco di polveri concentrato a circa 45 au di distanza dalla stella, avente una temperatura di circa 120 K ed una massa dello 0,27% di quella terrestre[6].

Come altre stelle della costellazione, Merak fa parte dell'associazione dell'Orsa Maggiore, la cui età è stimata essere di circa 500 milioni di anni[7].

Etimologia

Il nome Merak, a volte scritto anche Mirak, deriva dall'arabo المراق, al-marāq, e dall'espressione al-marāq al-marʾa al-musalsala, cioè "il grembo della donna incatenata".[8] Non manca però chi la traduce "lombi dell'Orsa Maggiore".
Nell'antica Grecia era conosciuta come Helike, uno dei nomi dati all'intera costellazione dell'Orsa Maggiore. In Cina è conosciuta come 天璇 Tianxuan, mentre gli indù la conoscevano come Pulaha, uno dei sette Ṛṣi[9].

Note

  1. 1 2 3 4 J. Zorec, F. Royer, Rotational velocities of A-type stars. IV. Evolution of rotational velocities, in Astronomy and Astrophysics, vol. 537, A120, gennaio 2012), p. 22, DOI:10.1051/0004-6361/201117691.
  2. 1 2 3 4 5 A. Blazère et al., Detection of ultra-weak magnetic fields in Am stars: β Ursae Majoris and θ Leonis (PDF), ESO, DOI:10.1051/0004-6361/201527556.
  3. ↑ Jeremy Jones et al., The ages of a-stars. i. interferometric observations and age estimates for stars in the Ursa Major moving group, in The Astrophysical Journal, vol. 813, n. 1, 2015.
  4. ↑ Merak, in Dizionario delle scienze fisiche, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1996. URL consultato il 28 gennaio 2018.
  5. ↑ F. van Leeuwen, Validation of the new Hipparcos reduction, in Astronomy and Astrophysics, vol. 474, n. 2, novembre 2007, pp. 653-664, DOI:10.1051/0004-6361:20078357.arΧiv:0708.1752
  6. ↑ Joseph H. Rhee, Inseok Song, B. Zuckerman, Michael McElwain, Characterization of Dusty Debris Disks: The IRAS and Hipparcos Catalogs, in The Astrophysical Journal, vol. 660, n. 2, maggio 2007, pp. 1556-1571, Bibcode:2007ApJ...660.1556R, DOI:10.1086/509912.
  7. ↑ Abundances of a sample of A and F-type dwarf members of the Ursa Major Group, in Astronomy and Astrophysics, vol. 442, n. 2, novembre 2005, pp. 563-566, DOI:10.1051/0004-6361:20053222.
  8. ↑ Lemma «Samak» (F. Vire), in: Encyclopaedia of Islam, new edition; A. Benhamouda, "Les noms arabes des etoiles (essay on identification)", in AIEO, Algeri IX (1951), pp. 166-7 e 191.
  9. ↑ Merak (The Fixed Stars), su constellationsofwords.com.

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