Monastero di Ravanica
| Monastero di Ravanica | |
|---|---|
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| Stato | |
| Località | Ćuprija |
| Coordinate | 43°58′22″N 21°29′48″E |
| Religione | Chiesa ortodossa serba |
| Titolare | Ascensione di Gesù |
| Fondatore | Lazar Hrebeljanović |
| Stile architettonico | Scuola morava |
| Inizio costruzione | 1375[1] |
| Completamento | 1377[1] |
Il monastero di Ravanica (in serbo Манастир Раваница?, Manastir Ravanica) è un monastero ortodosso serbo situato sui monti Kučaj vicino a Senje, un villaggio nel comune di Ćuprija, nella Serbia centrale, costruito tra il 1375 e il 1377[1] dal principe Lazar Hrebeljanović che vi è sepolto. Il cenobio è considerato la culla del movimento artistico serbo-bizantino noto come "Scuola morava",[2] per via delle sue caratteristiche architettoniche e artistiche. Rappresenta una fusione tra il Monte Athos e il modello a croce inscritta in un quadrato con cinque cupole, divenuto standard all'epoca del re Milutin.[3]
Ravanica è stato uno dei primi monumenti serbi oggetto di sistematica ristrutturazione[4] ed è stato dichiarato Monumento Culturale di Eccezionale Importanza, matr. n. 244, nel 1979.[5]
Storia
La costruzione del monastero di Ravanica si colloca tra il 1375 e il 1377,[1] nel momento cioè in cui il suo fondatore (ktetor), Lazar Hrebeljanović, stava costruendo intorno a Kruševac una nuova compagine statale, poi nota come Serbia Moravica (divenuto sotto Stefano III Lazaro, figlio di Lazar, il Despotato di Serbia), successore dell'ormai collassato Regno di Serbia.[6] La dotazione garantita da Lazar al monastero fu notevole: oltre a vari altri privilegi, il monastero controllava 148 villaggi.

Lazar morì nella battaglia della Piana dei Merli (1389) – catturato e decapitato dai turchi, stando agli scritti del patriarca Danilo III e di altri contemporanei che ne fecero rapidamente un emulo dei primi martiri cristiani che furono uccisi dai pagani – e fu sepolto nella chiesa dell'Ascensione a Priština, capitale del dominio del suo alleato e congiunto Vuk Branković.[7][8] Dopo un paio d'anni (1390 o 1391), le reliquie di Lazar furono trasferite al monastero di Ravanica per volontà della sua vedova, Milica di Serbia, in una solenne cerimonia cui parteciparono i più alti prelati della chiesa ortodossa serba, su tutti, il citato patriarca Danilo III.[9] È molto probabile che Lazar sia stato canonizzato in questo periodo e in questo luogo che poi divenne la sua principale sede di culto,[10] sebbene non sia stato scritto alcun resoconto della sua canonizzazione. Fu incluso tra i martiri cristiani e la sua festa fu celebrata il 15 giugno.[11] Da allora, il monastero divenne meta di pellegrinaggio e importante centro d'attività culturali ed assemblee per il popolo serbo.
Il monastero fu assalito e danneggiato dagli Ottomani ripetutamente, durante il regno dello stesso Lazar (1386), contestualmente allo scontro tra Lazar ed il sultano Murad I a Pločnik,[12] di suo figlio Stefano III (1398), quando il catholicon fu bruciato durante una fronda nobiliare contro il principe,[13][14] e del nipote Đurađ Branković (1436), durante l'acuirsi delle annessioni ottomane ai danni del Despotato.[15] Dopo l'annessione della Serbia all'impero ottomano (1459),[16][17] Ravanica restò relativamente tranquilla per un paio di secoli, seppur dovette rinunciare alla sua donazione (con l'eccezione di un paio di villaggi). Così, visitando il monastero nel 1568, l'italiano Marc'Antonio Pigafetta riferì che ivi i cenobiti officiavano i loro riti senza interferenze da parte dei turchi fatta salva la proibizione di suonare le campane.[18] Nella grande guerra successiva al secondo assedio di Vienna (1683), numerosi monaci furono uccisi dai soldati ottomani. Nel 1690, nel generale contesto delle Grandi migrazioni serbe nel XVII-XVIII secolo, i monaci abbandonarono Ravanica portando con sé le reliquie del principe Lazar – guidati dal patriarca Arsenio III Crnojević, si stabilirono a Szentendre, in Ungheria, ed ivi costruirono una chiesa in legno per ospitare le reliquie[19][20] ribattezzando poi "Ravanica" il villaggio che costruirono per sé.[21] Nel 1697, i monaci si trasferirono con le reliquie di Lazar nel monastero di Vrdnik sul Fruška Gora, nel nord della Serbia, che fu da loro ristrutturato e ribattezzato monastero di Vrdnik-Ravanica,[21] divenendo rapidamente sede di importanti pellegrinaggi da parte dei serbi.[22] Quando la Morava entrò ufficialmente nei domini della Casa d'Asburgo in seguito alla Pace di Passarowitz (1718), tale Stefan, l'unico sopravvissuto dei monaci transfughi, tornò a Ravanica, trovandola saccheggiata e deserta, e rifondò la comunità monastica con l'aiuto della gente del posto, restaurando il monastero (fu allora realizzato l'attuale nartece).[19][20] Poco dopo (1733) la Morava tornò a far parte dell'Impero ottomano ma la comunità di Ravanica, pur esigua, non ne risentì.[19]

Durante la Seconda rivolta serba all'inizio del XIX secolo, Ravanica subì ripetuti assalti e, di conseguenza, a metà Ottocento furono effettuati nuovi restauri per volontà dell'ormai indipendente Principato di Serbia.
Durante la Seconda guerra mondiale, il monastero fu nuovamente violato e profanato, questa volta dalle forze di occupazione tedesche, che, nel generale contesto del genocidio dei serbi nello Stato Indipendente di Croazia, arrestarono, torturarono e uccisero l'archimandrita Macario il 24 febbraio 1943.
Descrizione
Il monastero di Ravanica, come costume nei Balcani del tempo,[23] era protetto da una solida cinta muraria di cui solo una parte si è ad oggi conservata:[24] nel dettaglio, tre torri e parte del bastione settentrionale. Le fonti antiche descrivono l'originale monastero-fortezza come dotato di ben sette torri, quattro delle quali erano ancora presenti quando, nel 1568, Pigafetta visitò il monastero.[18] Nel 1829 era ancora presente l'edificio del grande refettorio medievale.
Architettura
Il catholicon del cenobio è dedicata all'Ascensione di Gesù ed è considerato, insieme alla cappella palatina Lazarica della fortezza di Kruševac costruita da Lazar più o meno negli stessi anni (1375-1379),[25] espressione inaugurale dell'architettura della Scuola morava.[26] In quegli anni il principe Lazar ed il suo seguito di magnati (velikaš) fondarono diverse chiese e monasteri potendo contare sulla disponibilità di manovalanza derivata dall'immigrazione in Morava dei serbi transfughi dai limitrofi territori soggetti alle periodiche razzie degli akinci ottomani.[27]

La chiesa ha la forma di un trifoglio/triconco, una variante della pianta cruciforme sviluppata sul Monte Athos (Grecia) dal catholicon del Monastero di Hilandar, fondato dall'imperatore serbo Stefano Uroš II Milutin,[28] con tre campate in lunghezza, una cupola a nove lati sopra il naos e quattro cupole ottagonali più piccole sopra le campate angolari. Ci sono 62 finestre.[24][29]
Come nel catholicon del monastero di Gračanica (1311, Kosovo), altra fondazione di Stefano Uroš II, il catholicon di Ravanica re-interpreta l'architettura bizantina raddoppiando l'altezza del nucleo strutturale con la cupola centrale poggiata non sull'incrocio delle volte a botte della crociera ma su una seconda croce più alta e stretta ottenuta con i timpani ogivali. Lo stesso accorgimento fu seguito per le quattro cupole minori, trasformando il tetto in un ammasso verticale di cupole su piedistalli cubici: un agglomerato gerarchico d'unità a torre che estremizza il gusto bizantino-paleologo per il verticalismo in uno dei più fantasiosi risultati dell'architettura tardo-bizantina.[29][30]
La chiesa è stata costruita, come nella Lazarica di Kruševac, in opera mista bizantina: file orizzontali di arenaria bianca lavorata con tre file di giunti di mattoni associati a uno spesso intonaco. Un processo particolare è stato utilizzato per far sporgere i giunti di malta spessi dal muro.[31] Le diverse facciate sono suddivise in sezioni verticali che terminano con un archivolto, mentre orizzontalmente queste sezioni sono a loro volta suddivise in tre piani da due modanature che formano un cornicione. La sezione superiore è ornata da rosoni; la sezione centrale presenta finestre incorniciate da decorazioni in pietra. La ricca decorazione scultorea presenta motivi geometrici, floreali, zoomorfi (soprattutto animali fantastici) e antropomorfi.[24][29]
Pittura
Gli affreschi furono eseguiti posteriormente all'erigenda, tra il 1385 e il 1387. Sono oggi pesantemente danneggiati: se ne sono conservati solo quelli dell'altare e nella navata centrale. Mostrano alcune innovazioni relative agli schemi di scelta dei temi e dei cicli (Grandi Feste, Passione di Cristo, Miracoli e Parabole), che sarebbero poi diventati la norma nella pittura delle chiese successive della Scuola morava . Le cupole presentano affreschi di Cristo, della Vergine Maria, di Angeli e Profeti. Presso l'altare si trovano la Passione e l'Incarnazione di Cristo, mentre nel naòs ci sono le Grandi Feste, i Miracoli e scene dai racconti evangelici, oltre a figure di guerrieri e monaci. Nell'intera parte occidentale della chiesa e su tutte le colonne sono raffigurati esclusivamente eremiti che rinunciano a tutto per amore di Cristo, santi martiri della fede e combattenti attivi per Cristo. Nella parte inferiore sono rappresentati santi guerrieri.
Gli affreschi del registro medio, valutati di maggior pregio, furono dipinti da due artisti, uno dei quali noto come Costantino grazie alla firma che lasciò su di Santo Guerriero. Le composizioni più notevoli includono la Comunione degli Apostoli e l'Adorazione dell'Agnello nell'abside dell'altare, così come il Ciclo festivo nei registri superiori della chiesa. La composizione del Ktetor fu successivamente ridipinta e vi fu aggiunto un affresco commemorativo della morte di Lazar nella battaglia della Piana dei Merli (1389) raffigurante la sua vedova, Milica di Serbia, ed i loro figli Vuk e Stefano III.[32][33]
L'impianto decorativo del catholicon di Ravanica, ben concepito e realizzato con coerenza, è legata agli ambienti ecclesiastici con cui il principe Lazar era strettamente legato, in particolare a monaci ed eremiti.
Note
- 1 2 3 4 Ćorović-Ljubinković 1966, p. i.
- ↑ Millet 1919, pp. 152-198, cap. L'École de la Morava.
- ↑ (EN) Ravanica, su serbia.travel. URL consultato il 23 ottobre 2014.
- ↑ Ćorović-Ljubinković 1966, p. iv.
- ↑ (SR) Манастир Раваница, su spomenicikulture.mi.sanu.ac.rs.
- ↑ Van Antwerp Fine 1994, pp. 387-389.
- ↑ Van Antwerp Fine 1994, pp. 408-414.
- ↑ Mihaljčić 2001, pp. 155-158.
- ↑ Mihaljčić 2001, pp. 166-167.
- ↑ Mihaljčić 2001, pp. 193 e 195.
- ↑ Mihaljčić 2001, p. 204.
- ↑ (EN) Stephen W. Reinert, From Niš to Kosovo Polje: Reflections on Murād I's Final Years, in Elizabeth Zachariadou (a cura di), The Ottoman Emirate (1300–1389), Crete University Press, Heraklion, 1994, ISBN 978-960-7309-58-7.
- ↑ Van Antwerp Fine 1994, p. 426.
- ↑ Millet 1919, p. 163.
- ↑ Van Antwerp Fine 1994, p. 530.
- ↑ (EN) Petre Guran, Slavonic Historical Writing in South-Eastern Europe, 1200–1600, in Sarah Foot e Chase F. Robinson (a cura di), The Oxford History of Historical Writing: 400–1400, vol. 2, 2012, p. 328, ISBN 978-0-19-923642-8. URL consultato il 19 dicembre 2013.
- ↑ Van Antwerp Fine 1994, p. 575.
- 1 2 Marc'Antonio Pigafetta, Itinerario di Marc'Antonio Pigafetta gentil'huomo Vicentino, Giovanni Wolfio, Londra, 1585. Cit. in Mihaljčić 2001, pp. 212 e 289.
- 1 2 3 Mihaljčić 2001, pp. 214-216.
- 1 2 Ćorović-Ljubinković 1966, pp. 2-5.
- 1 2 Mihaljčić 2001, pp. 220-225.
- ↑ Mihaljčić 2001, pp. 226-229.
- ↑ (EN) Slobodan Ćurčić, Architecture in the Age of Insecurity. An Introduction to Secular Architecture in the Balkans, 1300–1500, in S. Ćurčić e E. Hadjitryphonos (a cura di), Secular Medieval Architecture 1300–1500, and Its Preservation, Salonicco, 1997, pp. 19-51.
- 1 2 3 Mileusnić 1997, pp. 172-177.
- ↑ Millet 1919, pp. 163-172.
- ↑ Petković 1999, p. 562.
- ↑ Van Antwerp Fine 1994, p. 387.
- ↑ (EN) Slobodan Ćurčić, The Architectural Significance of the Hilandar Kafolikon, Fourth Annual Byzantine Studies Conference. Abstracts of Papers, University of Michigan Press, 1978, pp. 14–15.
- 1 2 3 Millet 1919, pp. 159-163.
- ↑ (EN) Slobodan Ćurčić, Gračanica. King Milutin's Church and its Place in Late Byzantine Architecture, Pennsylvania State University Press, 1979.
- ↑ (SR) Miloje Vasić, Žiča i Lazarica: studije iz srpske umetnosti srednjeg veka, Izdavačka knjižarnica Geca Kon, 1928.
- ↑ Tatjana 2012, passim.
- ↑ (SR) Jednodnevni Izleti, Resavska Pećina-Ravanica i Manasija, su uni-turs.com, 4 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 4 settembre 2016).
Bibliografia
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- (SR) Sima M. Ćirković, Ravanička hrisovulja. u: Manastir Ravanica 1381–1981, Spomenica o šestoj stogodišnjici, Belgrado, 1981.
- (SR) Mirjana Ćorović-Ljubinković, Ravanica, Jugoslavija, 1966, pp. 2-5.
- (SR) Aleksandar Deroko, Monumentalna i dekorativna arhitektura u srednjevekovnoj Srbiji, Naučna knjiga, Belgrado, 1985.
- (SR) Rade Mihaljčić, Лазар Хребељановић: историја, култ, предање, Srpska školska knjiga, Belgrado, 2001 [1975], ISBN 86-83565-01-7.
- (FR) Gabriel Millet, L'ancien art serbe: Les eglises, Boccard, Parigi, 1919.
- (SR) Slobodan Mileusnić, Средњовековни манастири Србије [Monasteri medievali della Serbia], Православна реч, 1997, ISBN 9788676392940.
- (EN) Starodubcev Tatjana, On portraits in Ravanica, in Zbornik radova Vizantološkog instituta, vol. 49, 2012, pp. 333–354.
- (EN) John Van Antwerp Fine, The Late Medieval Balkans: A Critical Survey from the Late Twelfth Century to the Ottoman Conquest, University of Michigan Press, 1994, ISBN 0472100793.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Tour virtuale di Ravanica e raccolta fotografica del Fondo Blago, su blagofund.org.
- (SR) [Foto di Ravanica e dei suoi affreschi], su sv-luka.org.
- (SR) Živorad Janković, Sava, Iguman Manastira Ravanice, in Pravoslavlje, vol. 929, 2005 (archiviato dall'url originale il 6 ottobre 2011).
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