Morte di Joyce Vincent

Joyce Carol Vincent (Londra, 19 ottobre 1965 – Londra, dicembre 2003) è stata una donna britannica che morì per cause naturali non chiare da sola nel suo appartamento.[1][2]

Il suo corpo venne ritrovato il 25 gennaio 2006, poco più di due anni dopo la sua morte.[1][2][3]

Biografia

Joyce Vincent nacque a Londra nel 1965, nel quartiere di Hammersmith.[1][3] I suoi genitori erano immigrati da Grenada.[3] Suo padre, Lawrence, era un carpentiere di origine africana; mentre sua madre, Lyris, era di origine indiana.[1][3][4] Quando aveva 11 anni, sua madre morì e venne da lì in poi cresciuta dalle sue quattro sorelle maggiori.[1] Aveva una relazione tesa con suo padre, tanto che diceva a tutti fosse morto nel 2001 (in realtà morì nel 2004, senza sapere che sua figlia lo avesse preceduto).[1][3]

Lasciò la scuola a 16 anni, senza conseguire il diploma.[3] Dal 1985 lavorò come segretaria per varie aziende, ma si dimise dall'ultimo lavoro nel 2001 senza spiegazioni apparenti.[1][3]

Poco dopo fu accolta in un centro di accoglienza per donne vittime di violenza domestica a Haringey e lavorò come addetta alle pulizie in un hotel economico.[3] Da questo momento in poi si distaccò sempre più dalla sua famiglia.[1][5]

Nel febbraio 2003 venne spostata a Wood Green, in un monolocale usato per accogliere vittime di violenza e situato in un complesso di appartamenti popolari chiamato colloquialmente "Sky City" (in quanto collocato ai piani superiori di un centro commerciale), dove sarebbe poi morta.[1][2][3][5][6]

Nel novembre 2003, dopo aver vomitato sangue, fu ricoverata in ospedale per due giorni a causa di un'ulcera peptica.[3][7]

Morte

Si ritiene che la sua morte sia avvenuta nel dicembre 2003, all'età di 38 anni.[7]

L'affitto veniva regolarmente pagato per metà dagli enti benefici alla cooperativa edilizia che aveva fornito il monolocale a Vincent, il che lasciò presupporre che la donna fosse ancora in vita.[2][8][9]

I vicini pensarono che l'appartamento fosse inabitato e che l'odore di marcio fosse dovuto a dei bidoni della spazzatura.[8] Le finestre non permettevano di vedere all'interno dell'appartamento.[2][8] Benché i vicini avessero notato la presenza insolita di mosche, chiusero semplicemente le finestre per non esserne infastiditi.[8]

Nel corso dei due anni trascorsi dalla morte al ritrovamento, la corrente elettrica non era mai stata staccata, in quanto le bollette venivano costantemente pagate dall'addebito diretto.[9] Il televisore e il riscaldamento rimasero accesi fino alla scoperta del corpo.[2][10] Era un complesso di appartamenti chiassoso, spesso frequentato da tossicodipendenti, e questo spiegherebbe perché nessuno si infastidì o si fece domande circa i suoni provenienti dal televisore.[2][8]

Dopo due anni di affitto non pagato completamente, con un debito di migliaia di sterline, i responsabili degli alloggi popolari decisero di riprendersi la proprietà.[3][8] Il 25 gennaio 2006 gli ufficiali giudiziari sfondarono la porta del monolocale e trovarono il cadavere di Vincent. Il suo corpo fu trovato sul divano a fianco a una borsa da spesa e a vari regali di Natale impacchettati.[10] Vennero ritrovati cibi e medicinali scaduti nel 2003, oltre che a una pila di posta non aperta dietro la porta.[2][7][8]

I suoi resti furono trovati in posizione supina e descritti come "perlopiù scheletrici", come riferito dal patologo che analizzò il caso.[2] Il cadevere era così decomposto che si riuscì a identificarlo solamente grazie alle impronte dentali; fu dunque impossibile determinare la causa del decesso.[2][8][10] Dal momento che la polizia non trovò prove a suggerire l'intervento di cause esterne, e dato che la donna era affetta da asma e aveva sofferto a causa di un'ulcera peptica poco tempo prima di morire, si ritenne che il decesso avvenne forse a causa di un attacco d'asma particolarmente violento o a causa di una complicanza correlata all'ulcera peptica.[1][3][5][6][9]

Negli anni precedenti al ritrovamento del corpo, la famiglia di Vincent cercò di rintracciarla, ingaggiando persino un investigatore privato che riuscì a trovare il suo ultimo indirizzo di casa.[9] Quando le spedirono una lettera ma non ricevettero risposta, conclusero che avesse voluto interrompere ogni rapporto con loro.[9]

Nella cultura di massa

Il caso di Joyce Vincent ha ispirato:

  • Il film documentario del 2011, Dreams of a Life, diretto e sceneggiato dalla regista britannica Carol Morley.[1]
  • Il nome del gruppo musicale britannico Miss Vincent e il loro primo singolo, No One Knew.[11]
  • L'album Hand. Cannot. Erase. del cantautore britannico Steven Wilson.[12]

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 (EN) Joyce Carol Vincent: How could this young woman lie dead and undiscovered for almost three years?, su theguardian.com. URL consultato il 25 gennaio 2026.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 (EN) Woman's body in bedsit for years, su news.bbc.co.uk. URL consultato il 25 gennaio 2026.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Vita inspiegabile di Joyce Carol Vincent, su rivistastudio.com. URL consultato il 25 gennaio 2026.
  4. ↑ (EN) Joyce Carol Vincent - a life in fragments, su wordsbody.blogspot.com. URL consultato il 25 gennaio 2026.
  5. 1 2 3 (EN) Body of woman left to rot in her flat for two years, su telegraph.co.uk. URL consultato il 25 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 4 febbraio 2012).
  6. 1 2 (EN) The Woman Whose Body Wasn’t Found for Years, at Her Flat in the ‘City in the Sky’, su vice.com. URL consultato il 25 gennaio 2026.
  7. 1 2 3 (EN) Freedom of information request (PDF), su bbc.co.uk. URL consultato il 25 gennaio 2026.
  8. 1 2 3 4 5 6 7 8 (EN) Body of woman, 40, lay unmissed in flat for more than two years, su theguardian.com. URL consultato il 25 gennaio 2026.
  9. 1 2 3 4 5 (EN) Dreams of a Life: A Glimpse into a Golden Apple, su dialectmagazine.com. URL consultato il 25 gennaio 2026.
  10. 1 2 3 (EN) Woman dead in flat for 3 years, su dreamsofalife.com. URL consultato il 25 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 2 febbraio 2014).
  11. ↑ (EN) Getting to know /// Miss Vincent, su britishrockmelody.wordpress.com. URL consultato il 25 gennaio 2026.
  12. ↑ (EN) Steven Wilson: Steven Wilson: Hand. Cannot. Erase., su allaboutjazz.com. URL consultato il 25 gennaio 2026.

Voci correlate

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