Mummia animale

La mummificazione degli animali era una pratica comune nell'Antico Egitto.[1] Gli animali erano una parte importante della cultura egizia, non solo come cibo e animali da compagnia, ma anche per ragioni religiose.[2] Furono mummificate molte tipologie di animali, in genere per quattro scopi principali: permettere agli amati animali domestici delle persone di accedere all'Oltretomba, fornire cibo nell'aldilà, fungere da offerte votive a una determinata divinità e perché alcuni animali erano considerati manifestazioni fisiche di specifiche divinità venerate dagli Egizi.[3] Bastet, la dea gatto, è un esempio di tali divinità.[4][5] Nel 1888 un contadino egiziano, scavando nella sabbia presso Isṭabl ʿAntār, scoprì una fossa comune di felini, antichi gatti mummificati e sepolti in fosse in grandi quantità.[6]
Al di fuori dell'Egitto, sono state rinvenute mummie di uccelli precolombiane nel Deserto di Atacama del Cile, inclusi esemplari presso la cittadina-oasi di Pica.[7] Queste mummie erano parte di rituali ignoti e di un commercio a lungo raggio dalle zone umide tropicali attraverso l'altopiano andino e le Ande fino a raggiungere il Deserto di Atacama nell'odierno Cile.[7] Se la distribuzione degli uccelli fosse stata come quella attuale, il luogo più vicino a Pica da cui tutte le specie avrebbero potuto essere catturate è il dipartimento di Beni nella Bolivia settentrionale.[8] Gli uccelli mummificati rinvenuti nel Deserto di Atacama avevano gli organi rimossi e anche le piume della coda; alcune mummie di uccello sono state trovate avvolte in tessuti.[9]
In Europa è stata scoperta una mummia di gatto del XV secolo all'interno dei muri di una chiesa nei Paesi Bassi. Si ritiene che il felino sia stato deliberatamente sigillato nella struttura della chiesa come sacrificio di fondazione, un rituale ritenuto idoneo a proteggere gli edifici dagli spiriti maligni.[10]
Credenze egizie sugli animali

Nel corso della storia dell'Antico Egitto gli animali erano tenuti in grande considerazione.[11] Secondo l'egittologo Herman te Velde, in poche altre culture gli animali hanno avuto un'influenza così grande in tanti aspetti della vita, né alcuna cultura ha raffigurato gli animali così spesso nelle proprie opere d'arte o nella scrittura;[12] si stima che uno ogni quattro o cinque geroglifici egizi si riferisca ad animali.[12] Gli Egizi ritenevano che gli animali fossero cruciali per la sopravvivenza sia fisica sia spirituale: vitali per la sopravvivenza fisica in quanto principale fonte di cibo e per quella spirituale in base a come una persona aveva trattato gli animali durante la vita terrena.[13] Alcuni animali erano considerati incarnazioni letterali delle divinità; perciò è comprensibile che gli Egizi volessero onorarli nel modo più alto, dando loro una sepoltura appropriata tramite mummificazione.[14]
Per determinare l'ammissione o la negazione all'aldilà, le divinità ponevano una serie di domande di giudizio;[13] una di queste domande cruciali era se il defunto avesse maltrattato animali durante la vita terrena.[13] A causa di questa credenza religiosa, l'uccisione di un animale sacro era considerata un grave crimine punibile con la morte.[15] Diodoro Siculo, storico greco del I secolo a.C., riferisce inoltre di aver assistito al linciaggio di un Romano che aveva ucciso accidentalmente un gatto durante una visita in Egitto.[15]
Animali domestici amati

Ben prima che le mummie animali fossero usate come offerte religiose, in Egitto alcuni animali venivano occasionalmente mummificati per un motivo più personale, come compagni destinati ad accompagnare il defunto nell'aldilà.[16] Tra gli animali domestici più comuni vi erano gatti, cani, manguste, scimmie, gazzelle e uccelli.[17] Molti Egizi amavano i propri animali e il costume di lutto per la morte di un animale prevedeva il pianto e la rasatura delle sopracciglia.[18][19] Agli animali domestici venivano dati dei nomi, circostanza attestata da oltre settanta nomi personali di cani noti da iscrizioni e contesti funerari.[20] Gli animali domestici venivano spesso raffigurati nelle tombe, a testimonianza dell'affetto dei proprietari.[17] Poiché la mummificazione era ritenuta necessaria per l'ammissione all'aldilà, si riteneva che la mummificazione degli animali domestici garantisse l'immortalità anche a loro.[21]
Scoperte archeologiche specifiche confermano che gli animali da compagnia venivano mummificati.[22]
Il principe Thutmose della XVIII dinastia fu anch'egli sepolto con un animale amato: la sua gatta fu mummificata e deposta in un sarcofago litico nella sua tomba.[23] Un altro Egizio, chiamato Hapymen, fece mummificare il proprio cane, avvolto in stoffe e deposto accanto al suo sarcofago, desiderando che lo accompagnasse nell'aldilà.[24] Nella tomba KV50 nella Valle dei Re sono stati rinvenuti insieme una mummia di cane e una di babbuino, sebbene il proprietario resti sconosciuto.[25]
Cibo per l'aldilà

Gli Egizi ritenevano che l'aldilà fosse una continuazione di questa vita, che consentiva il trasferimento di oggetti dalla vita terrena a quella ultraterrena.[27] Per portare il cibo nell'aldilà, essi circondavano le mummie umane con le cosiddette "mummie alimentari", ottenute da animali commestibili.[28] Questi animali venivano preparati disidratando la carne e avvolgendola in bende di lino, segnalando che si trattava di cibo e non di animali da compagnia.[29] Le mummie alimentari non erano mummificate con la stessa meticolosità riservata agli animali da compagnia o agli esseri umani, ma erano comunque conservate con cura usando natron e altri sali.[30] Tale cibo veniva incluso nelle tombe per sostenere l'anima del defunto, chiamata ka, durante il viaggio verso l'altro mondo. In molte tombe è stata rinvenuta una varietà di alimenti, soprattutto pani, carni e volatili.[31] La tomba di Tutankhamon conteneva diverse cassette lignee a forma di piccolo sarcofago con mummie alimentari, tra cui anatre e altri tagli di carne.[32][33]
Contenitore per un'anatra mummificata, dalla tomba QV46. 1493–1482 a.C. (Nuovo Regno). Museo Egizio, Torino (S.5083)
Scopi religiosi

La Religione egizia era caratterizzata dal politeismo, la credenza in più divinità.[28] Prima dell'unificazione dell'Alto e del Basso Egitto esisteva un numero molto elevato di divinità, ciascuna legata a un elemento del mondo naturale, mentre dopo l'unificazione si sviluppò un pantheon più ristretto.[34] Le divinità erano spesso rappresentate con corpo umano e testa animale, sottolineando l'importanza degli animali nella religione egizia.[35] Con il tempo sorsero culti per il culto di specifiche divinità: da un lato si onorava il dio tramite offerte di animali mummificati in massa; dall'altro si sceglieva un animale totemico da venerare in vita e da mummificare alla sua morte (ad es. il toro Api).[36][37]
Offerte votive
Lo scriba egizio noto come Hor, figlio di Harendjiotef, attivo nel II secolo a.C., esplicitò lo scopo della mummificazione votiva in un testo demotico relativo al culto dell'ibis: «Il beneficio [della mummificazione] compiuto per l'Ibis, l'anima di Thot, il più grande, è fatto anche per il Falco, l'anima di Ptah, l'anima di Api, l'anima di Pre, l'anima di Shu, l'anima di Tefnut, l'anima di Geb, l'anima di Osiride, l'anima di Iside, l'anima di Nefti, i grandi dèi d'Egitto, l'Ibis e il Falco».[38] Il passo implica che ogni mummia racchiudesse l'essenza della divinità con cui era associata — ovvero che alcuni animali fossero, o contenessero, un ba, parte dell'anima capace di agire nel mondo terreno e in quello spirituale, quindi che le mummie votive permettessero alle anime degli animali di fungere da messaggeri tra gli uomini e gli dèi.[39][40]
Gatti


I gatti nell'antico Egitto venivano mummificati come offerte religiose in quantità enormi e si riteneva che rappresentassero la dea della guerra Bastet.[41] Questo culto fu incentrato soprattutto a Tebe e Beni Hasan, a partire dal periodo tolemaico.[42] Inoltre, migliaia di mummie di gatto sono state rinvenute nelle catacombe di Saqqara.[43] Gli esemplari allevati per diventare offerte di questo tipo morivano spesso per strangolamento o per frattura intenzionale del collo.[42] Durante la mummificazione, i corpi venivano essiccati e riempiti con terra, sabbia o altro materiale di riempimento; in alcuni casi si trattava di involucri-sostituto contenenti solo pochi resti o persino bastoncini o sabbia.[44][45] I corpi potevano essere sistemati con gli arti ripiegati vicino al tronco, oppure in posizione seduta e verosimigliante; i bendaggi mostravano spesso motivi geometrici complessi.[45][46]
In una fase precoce dello sviluppo della mummificazione animale, le mummie di gatto venivano collocate in piccoli sarcofagi bronzei o lignei.[43] Gli esemplari più costosi erano in genere adornati con tratti dipinti e occhi incastonati in vetro colorato, ossidiana o cristallo di rocca.[47] Cuccioli e feti venivano mummificati e deposti all'interno dell'addome di una statua che rappresentava la madre.[43] Con il passare del tempo, come accadde per tutte le mummie realizzate a questo scopo, la qualità della mummificazione si fece meno accurata. In effetti, sir T. C. S. Morrison-Scott, già direttore del Museo di storia naturale di Londra, svolgendo dissezioni di numerose mummie di gatto riscontrò che molte erano semplicemente riempite con parti anatomiche miste di felini e non mummificate con cura dettagliata.[48]
I gatti mummificati sono stati rinvenuti anche fuori dall'Egitto. Nel 1906, un gatto mummificato del XV secolo, dal 2025 chiamato Polleke, fu scoperto all'interno dei muri della Chiesa Grande di Breda nei Paesi Bassi. L'animale si ritiene sia stato intenzionalmente murato nella struttura della chiesa come sacrificio di fondazione, un rituale ritenuto in grado di proteggere gli edifici dagli spiriti maligni.[10]
- Mummia di gatto del Periodo tardo – Periodo tolemaico, 400–200 a.C. Museo Egizio, Torino (C.2348/01)
Mummia di tipo «birillo» con testa naturalistica e modellata.[45]
Vista di profilo.[45]
Il corpo è avvolto con cinque differenti tipi di tessuto. La parte anteriore è ricoperta da un motivo di corde di lino intrecciate di fili di lino che creano una rete.[45]
Radiografia: il gatto morì da adulto a circa ventidue mesi di età.[45]
Radiografia (dettaglio della parte superiore).[45]
Ibis

Il culto dell'ibis sacro si affermò soprattutto durante il periodo tolemaico e l'epoca romana ed era dedicato al dio della sapienza Thot.[49] Una ricerca del 2015 basata sulla datazione radiocarbonica 14C ha indicato che i campioni di mummie di ibis egiziani esaminati risalgono approssimativamente al periodo 450–250 a.C., ossia tra la tarda epoca saitica e la fase tolemaica.[50] A Saqqara si stima che venissero deposte circa 10 000 mummie di ibis all'anno, per un totale di circa 1,75 milioni; a Tuna el-Gebel sono state rinvenute approssimativamente quattro milioni di deposizioni di ibis mummificati.[51]
La mummificazione dell'ibis prevedeva la disidratazione e l'eviscerazione; di norma la testa e il collo dell'uccello venivano ripiegati all'indietro e premuti sul corpo, che poteva essere immerso nel bitume e quindi avvolto strettamente in fasce di lino.[52] Le ispezioni moderne, incluse analisi con TAC e indagini museali, hanno evidenziato una produzione su larga scala: in non pochi casi gli involucri contengono soltanto parti scheletriche o materiali di riempimento.[53] Dopo l'uso rituale, i corpi mummificati venivano deposti in vasi ceramici, cofanetti o sarcofagi, come attestato anche da esemplari provenienti da Abido.[54]
Babbuini

I babbuini rappresentavano Thot, dio della luna e della sapienza.[56] La presenza dei babbuini sui vasi canopi è testimonianza della loro importanza culturale, dato che i coperchi dei vasi recavano spesso le teste dei quattro Figli di Horo, fra cui Hapi dalla testa di babbuino.[57] I babbuini venivano allevati in grandi quantità presso i templi, sebbene il numero delle loro mummie non sia paragonabile a quello di gatti o ibis; a Saqqara ne sono stati rinvenuti circa 400.[58][59] La maggior parte dei babbuini fu mummificata con l'uso di gesso ed ebbe sepoltura in cassette o piccoli scrigni lignei.[60] Le mummie di babbuino hanno fornito prove significative che questi animali furono allevati e mummificati come offerte: le analisi paleopatologiche mostrano che spesso non morirono per cause naturali e che molti esemplari soffrirono di malnutrizione, fratture, osteomielite e carenza di vitamina D.[61][62]
- Mummia di babbuino del Terzo periodo intermedio – Periodo Tardo, 740–400 a.C. Museo Egizio, Torino (C.2345)
Radiografia della mummia di babbuino. L'animale è avvolto in diversi tipi di tessuto; in gran parte sono nascosti sotto una colatura di sostanze resinose e risultano visibili solo in corrispondenza di lacune a spalla, braccia e ginocchia.[55]
L'area del piede è fratturata. La parte inferiore della cavità toracica sembra essere stata eviscerata e nel corpo furono introdotte alcune bende.[55]
L'animale è un giovane maschio (probabilmente Papio anubis). La testa è imbottita con bende; un elemento a corda (probabilmente lino attorcigliato) vi fu avvolto attorno, seguito da ulteriore tessuto che avvolge anche il resto del corpo.[55]
Coccodrilli

Il culto del coccodrillo (Crocodylus niloticus) era consacrato a Sobek, divinità legata alla fertilità e, in età del Medio Regno, oggetto di sincretismo con il dio solare Ra (Sobek-Ra).[64] Fonti antiche attestano che i coccodrilli sacri venivano tenuti, nutriti con cura e adornati con gioielli; alla loro morte erano imbalsamati e sepolti in cofani sacri.[65] Molti esemplari mummificati presentano rivestimenti di resina nera e tracce di fasciature in lino; alcuni individui neonati potevano essere fissati al corpo dell'adulto su intelaiature di canne o giunchi.[66] L'ampiezza della produzione votiva nel tardo periodo ha portato in diversi casi a involucri contenenti solo parti scheletriche o materiale vegetale, fenomeno documentato per le offerte animali su larga scala.[67] Nei centri di culto del Fayum, come Crocodilopoli, i coccodrilli sacri erano mummificati e conservati in nicchie nei templi; fonti archeologiche mostrano che venivano esposti sulle are e che l'immagine del dio era portata in processione durante le festività.[68]
Pesci

I pesci venivano mummificati in grandi quantità come offerte alle divinità; esemplari provenienti da vari siti sono conservati in collezioni museali internazionali.[70][71] Le mummie di pesce erano avvolte in fasce di lino; le bende interne risultano talora impregnate di resina e, in alcuni casi, sul sudario erano dipinti occhi scuri stilizzati.[72] La letteratura tecnica segnala più specie identificate e procedure variabili (disidratazione, eventuale eviscerazione o riempimenti interni), a conferma di pratiche non univoche nella preparazione dei pesci mummificati.[73] Il persico del Nilo (Lates niloticus) era sacro alla dea Neith e mummificato come offerta, con attestazioni da Esna (Latopoli);[74] studi di sintesi segnalano un grande deposito di migliaia di persici del Nilo mummificati a ovest del centro abitato di quell'antica città, nonché rinvenimenti a Gurob in prossimità di un tempio di Neith.[75][76]
Manguste e toporagni

L'icneumone o mangusta egiziana (Herpestes ichneumon) fu associato a Horus e ad Atum ed era venerato anche per la sua capacità di uccidere i serpenti; in ambito votivo compaiono cofanetti e sarcofagi sormontati dalla sua figura.[78] Il toporagno era sacro a Horus di Letopoli (Esna) ed era interpretato come l'«occhio cieco» del dio, guarito miracolosamente, quindi simbolo di resurrezione e rinascita.[79][80] Nelle fonti museali il toporagno è indicato come animale sacro della forma locale di Horus (Mekhenty-irty/Khenty-irty) a Letopoli, con attestazioni soprattutto in bronzetti e mummie di età tarda.[81] Esemplari pertinenti includono cofanetti bronzei per mummia di toporagno e di mangusta nel Museo Egizio di Torino e una mummia di toporagno.[82][83][84][85] tVI secolo
Sarcofago per mummia rettangolare vuoto a fusione cava in lega di rame, con la parte posteriore aperta, sormontato dalla figura di un toporagno stante. Tra il 722 e il 332 a.C., Periodo tardo. Museo Egizio, Torino (S.18099)[86]
Sarcofago per mangusta, bronzo. Tra il 722 e il 332 a.C., Periodo tardo. Museo Egizio, Torino (S.19134/A)[87]
Cani e sciacalli (Anubi)

I cani furono impiegati come animali da compagnia e nella caccia; nel contesto religioso, i canidi (cani e sciacalli) furono strettamente associati ai culti funerari dell'Antico Egitto.[89] Fin dalla I dinastia furono venerate diverse divinità canidi; la più eminente fu Anubi, raffigurato come cane o come uomo con testa canina.[90] Poiché sciacalli e cani frequentavano i margini del deserto, dove si trovavano le necropoli, gli Egizi li collegarono alle divinità della sfera funeraria e li considerarono protettori delle sepolture.[27][91]
- Mummia di cane dell'Epoca Tarda – Epoca Tolemaica, 380–200 a.C., Museo Egizio di Torino (P.1464)
Mummia di cane di tipo birillo con corpo cilindrico lungo appiattito e testa larga, pronunciata, e naturalistica.[88]
Schema del bendaggio. Il corpo è avvolto da nove tipi diversi di tessuto. Le orecchie sono modellate e attaccate alla testa. La parte anteriore del corpo è decorata con un motivo a meandro policromo, la parte posteriore del corpo è ricoperta da un grande pezzo di tessuto.[88]
Radiografia. L'esemplare morì giovane, tra gli otto e i dieci mesi di età.[88]
Uccelli (Horus)

Diverse specie di uccelli, in particolare i rapaci, furono oggetto di mummificazione come offerte legate ai culti solari e a Horus; studi di sintesi illustrano il ruolo degli uccelli nel paesaggio religioso egizio e nell'aldilà.[93][94] Il pollame destinato alle mummie-viveri veniva collocato in piccoli cofanetti sagomati secondo la forma e le dimensioni del cibo, mentre uccelli tenuti come animali da compagnia o dedicati come "messaggeri" verso gli dei ricevevano una propria mummificazione e talora involucri o contenitori figurati a forma di uccello.[21][95][96][97]
Scarabei (Khepri)
Tra i coleotteri, lo scarabeo fu particolarmente popolare nella cultura egizia.[98] Immagini di scarabei furono deposte nelle tombe già dal Primo periodo intermedio e, tra Medio e Nuovo Regno, servirono anche come sigilli ufficiali e amuleti per i vivi e per i morti.[99] In egiziano, il termine legato allo scarabeo rimanda all'idea del "divenire" (kheper), e l'immagine dello scarabeo che spinge una sfera richiamava il disco solare che attraversa il cielo.[98] È noto che furono mummificati anche scarabei.[100]
Animali sacri

Invece di offrire grandi quantità di mummie di una stessa specie, alcuni culti sceglievano un singolo animale — individuato per contrassegni particolari — quale totem vivente della divinità.[102][103] Ogni animale sacro veniva accudito e onorato fino alla morte, quando si svolgevano elaborate cerimonie funerarie e la mummificazione in segno di rispetto verso la divinità.[22][103] In seguito si procedeva alla scelta di un nuovo animale simbolico: in alcuni culti vi era un solo individuo alla volta a ricoprire tale ruolo.[22][103] Questi culti conobbero un forte sviluppo nel Periodo tardo e raggiunsero l'apice di popolarità in età greco-romana.[103][104] Il ciclo di selezione di un nuovo animale totemico si ripeté per secoli.[103]
Benché gli animali fossero ritenuti sacri, gli Egizi non veneravano l'individuo in sé, bensì lo spirito invisibile della divinità che si manifestava nell'animale.[105] In certi casi, come per il toro Api, l'animale poteva perfino fungere da tramite per comunicare le volontà della divinità.[104] Il culto del toro Api fu il principale referente per questo tipo di mummie religiose di animali in Egitto, mentre la maggior parte delle altre specie veniva mummificata in grandi quantità come offerta votiva.[22][104]
Tori

Il culto del toro Api è attestato fin dall'inizio della storia egizia e assume particolare rilievo nel I millennio a.C., quando i culti animali crescono di scala e importanza economica.[107] In vita l'Api era venerato come manifestazione del dio Ptah, mentre dopo la morte era associato a Osiride, con una sola incarnazione riconosciuta alla volta e funzioni cultuali di primo piano a Menfi.[108] I suoi movimenti erano osservati e interpretati in chiave oracolare, secondo la tradizione antica.[108]
Alla morte dell'animale si celebravano esequie particolarmente elaborate e la sepoltura avveniva nel Serapeo; il centro del culto e delle attività rituali era l'area di Menfi.[108] Scavi e studi hanno documentato a Menfi un vero e proprio "edificio di imbalsamazione" per i tori, con grandi tavoli d'alabastro provvisti di canalette per il drenaggio dei fluidi, destinati alla preparazione delle mummie bovine.[109] Il trattamento comprendeva disseccamento con natron e l'uso di oli e resine; per grandi bovidi è attestato anche l'impiego di clisteri d'olio di cedro per dissolvere le viscere prima dell'avvolgimento.[110] Analisi chimiche sui balsami di mummie animali hanno identificato miscele complesse di grassi/oli, cera d'api, bitume, gomma vegetale e resine coniferine (talora di cedro) similari a quelle dell'imbalsamazione umana coeva.[111] Esemplari museali di mummie bovine mostrano, tramite esami e documentazione, l'assenza di escerebrazione e la presenza di ossa disarticolate all'interno del fascio, a conferma di pratiche differenti rispetto alle mummificazioni umane d'élite.[112]
- Mummia bovina del Periodo tardo – età ellenistica, 540–210 a.C. Museo Egizio, Torino (C.2343/01)
Mummia bovina con animale reso seduto: testa naturalistica e corpo a tronco di piramide avvolto; il rivestimento anteriore è in tessuto bruno, il resto in tela non tinta; sotto la tela non tinta sono state inserite più stoffe come riempimento.[112]
È conservato un solo corno, costituito da lino, papiro e più bende, poi ulteriormente fasciate in alternanza; l'altro corno e le orecchie sono perduti; dettagli del muso sono applicati o dipinti sul fondo bruno.[112]
Il fascio contiene un cranio privo di corna, posto secondo l'andamento delle bende; il resto dell'animale è incompleto e composto da ossa disarticolate e scheletrizzate; l'animale era giovane e non è stato escerebrato.[112]
La sagoma della mummia è sostenuta da elementi vegetali; frammenti lapidei e ghiaia sono inseriti tra le bende; una spessa anima di midollo di papiro rinforza il pacchetto osseo al centro.[112]
Schema delle bende.[112]
Arieti
Il culto del dio della fertilità Khnum a Elefantina prevedeva la mummificazione degli arieti sacri, con esemplari rivestiti in cartonnage e dedicati al dio nel suo santuario.[113][114]
Differenze tra mummificazione umana e animale non umana

La mummificazione umana è documentata con continuità nell'Egitto faraonico, mentre le mummie animali diventano una produzione di massa soprattutto dal VI secolo a.C. (durante il Periodo tardo) in poi, con un ruolo crescente nei culti e nell'economia dei santuari.[116] Molte mummie votive venivano trattate in modo sommario per soddisfare la domanda dei pellegrini, ma la gamma delle tecniche utilizzate è ampia e comprende casi con procedure complesse affini a quelle umane.[117] Le analisi dei balsami attestano, per mummie animali, l'impiego di grassi/oli, cera d'api, gomme vegetali, bitume e resine coniferine (anche di cedro), ossia miscele sostanzialmente comparabili a quelle usate per gli umani.[111] Per alcuni grandi mammiferi è inoltre riportato l'uso di oli (ad es. di cedro) per dissolvere le viscere, mentre il corpo veniva disseccato con natron e quindi avvolto e impregnato di resine.[118]
Note
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Collegamenti esterni
- Mummie di animali, su Collezioni del Museo Egizio di Torino.
- (EN) The Animal Mummies of the Museo Egizio – Salima Ikram, su Museo Egizio.
- (EN) Divine creatures: animal mummies in ancient Egypt, su British Museum.
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