Musidora (Etty)
| Musidora | |
|---|---|
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| Autore | William Etty |
| Data | 1844 o 1846 |
| Tecnica | olio su tela |
| Dimensioni | 65,1×50,2 cm |
| Ubicazione | Tate Britain, Londra |
Musidora, o Bagnante,[1] è il nome di quattro dipinti quasi identici realizzati dal pittore inglese William Etty a partire dal 1843. Il nome completo è Musidora: The Bather 'At the Doubtful Breeze Alarmed', traducibile in Musidora: la bagnante allarmata dalla brezza incerta. Questi quadri ritraggono una scena del poema L'estate, pubblicato nel 1727 da James Thomson nella sua opera Le stagioni, nella quale un giovane intravede senza volerlo una giovane bagnante nuda: il giovane è combattuto tra il suo desiderio di ammirarla e la consapevolezza morale di dover rivolgere altrove lo sguardo. La scena ispirò molti artisti inglesi contemporanei di Etty, perché era uno dei pochi pretesti adatti per ritrarre il nudo femminile in un'epoca nella quale veniva censurato.
I quattro quadri sono identici a livello di composizione, eccetto alcune differenze nei dettagli del paesaggio sullo sfondo. La prima versione venne esposta nel 1843; oggi si trova in una collezione privata. Altre due versioni si trovano in collezioni pubbliche: una è al Tate Britain di Londra,[2] l'altra alla galleria d'arte di Manchester.[3] La prima venne dipinta nel 1844 ed esposta nel 1846, e nello stesso anno Etty creò la seconda versione; non si sa quale dei due musei conservi la prima di queste versioni. Infine, esiste una quarta versione in una collezione privata di minor pregio, che potrebbe essere una copia.
Musidora venne ben accolta dalla critica quando venne esposta per la prima volta, e la si ritenne una delle tele migliori mai dipinte dall'artista inglese, ma dopo la morte di Etty, nel 1849, le sue opere passarono in secondo piano. In quegli anni il tema artistico di Musidora cominciava a passare di moda, in favore di quello di Lady Godiva, e a partire dagli anni 1870 anche gli scritti di Thomson caddero nell'oblio. Pertanto, Musidora ebbe poca influenza sugli artisti successivi, fatta eccezione per Il cavaliere errante di John Everett Millais.
La versione del Tate Britain venne esposta a Londra tra il 2001 e il 2002 e a York tra il 2011 e il 2012.
Soggetto

Musidora si ispira al poema L'estate, scritto dal poeta e drammaturgo James Thomson.[4] L'estate venne pubblicata per la prima volta nel 1727, e in seguito ricomparve in un'opera intitolata Le stagioni, assieme a L'inverno (pubblicato nel 1726), La primavera (1728) e L'autunno (1730).[4] Nonostante ognuno di questi quattro poemetti avesse avuto poco successo alla loro prima pubblicazione, Le stagioni si rivelò un successo critico e commerciale; Thomson, pertanto, iniziò a far parte della scena politica e culturale londinese più d'élite.[4] Nel giugno del 1744, egli pubblicò una versione ampiamente rivista de Le stagioni, che gli valse una certa fama che sarebbe proseguita per vari decenni. Joseph Haydn compose un oratorio profano, Le stagioni, ispirandosi al poema; pittori come Thomas Gainsborough, William Turner o Richard Westall se ne ispirarono per dei quadri; più di 400 edizioni vennero pubblicate tra il 1744 e il 1870.[4]
Il quadro ritrae una scena nel quale il giovane Damone, pensoso, è seduto sulle rive di un fiume nel corso di una calda giornata estiva.[5] Proprio allora la bella Musidora, ignara di essere vista, va a farsi il bagno nel fiume, nuda, per rinfrescarsi. Damone si trova combattuto tra il suo desiderio di osservarla e la sensazione di "raffinatezza delicata" che prova nel distogliere lo sguardo. Alla fine decide di rispettare il pudore della giovane donna e le scrive un messaggio che le lascia sulle rive del fiume:[6]
Yet unbeheld save by the sacred eye
Of faithful love: I go to guard thy haunt;
To keep from thy recess each vagrant foot
And each licentious eye.»Inosservata da profano amante.
Io parto; e guarderò tutte le vie,
Perché alcun non s'appressi al tuo ricetto,
Nè volga curíoso a te lo sguardo.»Quando Musidora trova il messaggio si preoccupa, ma leggendolo la sua preoccupazione lascia il posto all'ammirazione per un comportamento così nobile, come pure a un sentimento di fierezza sapendo che la sua bellezza può causare una reazione del genere. Pertanto, gli lascia un messaggio come risposta:[7]
By fortune too much favoured, but by love,
Alas! not favoured less, be still as now
Discreet: the time may come you need not fly.»Furo cortesi a te fortuna e amore:
Sia dunque saggio e casto il tuo costume.
Tempo verrà che non dovrai fuggire.»Dato che questa scena fa parte di un'opera letteraria che, negli anni 1840, era tra le più importanti e rispettabili della letteratura inglese, la scelta di dipingere il tema di Musidora venne ritenuta del tutto accettabile.[8] Fu pertanto un pretesto ideale per ritrarre un nudo femminile, e così fecero anche i pittori più celebri dell'epoca, a tal punto che Musidora venne definita la "Venere nazionale di ricambio" della Gran Bretagna. William Etty, dal canto suo, sfruttò appieno il tema della bagnante: l'accademica Béatrice Laurent fa notare che "con le [sue] pennellate, l'acqua dolce diventa erotica", come quando ritrasse delle bagnanti sorprese da un cigno.[9]
Etty, pertanto, dipinse tre o quattro versioni della sua Musidora, la prima delle quali venne esposta al Salone primaverile dell'Accademia reale nel 1843. Tuttavia, la versione più nota non è la prima, bensì quella del 1844, oggi conservata alla Tate Britain e probabilmente esposta per la prima volta alla British Institution nel 1846.[5][10] I quattro quadri sono simili tra di loro, anche se nello sfondo ci sono alcune differenze minori.[11] Dato che uno sembra di qualità minore, è probabile che sia stato realizzato da un copista.[12]
Descrizione
Questi versi tratti da L'estate accompagnarono il quadro quando venne esposto per la prima volta:[8]
As from her naked limbs of glowing white,
Harmonious swelled by nature's finest hand,
In folds loose-floating fell the fainter lawn,
And fair exposed she stood, shrunk from herself,
With fancy blushing, at the doubtful breeze
Alarmed, and starting like the fearful fawn?
Then to the flood she rushed.»Il quadro ritrae il passaggio dell'Estate nel quale Musidora, toltasi i vestiti, entra nell'acqua per farsi il bagno nella corrente fresca.[14] Damone non appare minimamente in questo quadro: anzi, la scena viene vista soltanto dal suo punto di vista.[5] Ponendo perciò lo spettatore al suo posto, Etty cerca di suscitare le stesse reazioni e ricreare il dilemma del personaggio di Thomson: apprezzare lo spettacolo pur sapendo che è indecente, oppure cedere alla morale del suo tempo, e dunque rivolgere altrove lo sguardo? La storica dell'arte Sarah Burnage ritiene che lo spettatore venga sottoposto a una prova sia morale che provocante, che lo spinge tanto a godere della scena quanto a rifiutarla.[5]
Ispirata allo stile classico di Prassitele, la posa pudica di Musidora richiama quella dell'Afrodite di Cnido, come pure la Venere de' Medici.[8] È inoltre probabile che Etty possa aver visto la versione dipinta da Thomas Gainsborough, che presenta qualche somiglianza con la sua.[15] Va comunque detto che la Musidora di Gainsborough (l'unico grande nudo che egli dipinse) non venne mai esposta quando l'artista era in vita, e rimase in una collezione privata fino al 1847,[16] ma dato che Etty aveva dei contatti con Robert Vernon, l'allora proprietario della tela, è molto probabile che l'abbia vista nella sua collezione.[17]

Per lo sfondo della scena Etty scelse di ritrarre uno stagno (da lui già dipinto nel 1842) situato nei terreni della tenuta "The Plantation", nel villaggio di Acomb, nei pressi di York,[8] dove viveva Isaac Spencer, suo amico e mecenate, pastore della parrocchia.[5] Nel 1846, Etty acquistò una casa a York in vista della pensione;[18] secondo Sarah Burnage, scelse di ritrarre questa regione perché vi vedeva la quintessenza del paesaggio inglese.[5]
Etty era abituato alla pittura in stile veneziano, dai colori ricchi e piena di dettagli; pertanto, per la Musidora scelse una tavolozza molto più dolce e più orientata verso i colori terrosi,[5] anche se i giochi di luce sulla pelle richiamano molto il suo tipico modo di dipingere.[8] Si allontanò da Rubens, che fino ad allora lo aveva influenzato, per avvicinarsi a Tiziano.[5] Questa evoluzione dello stile deve molto al soggetto affrontato: in effetti, i temi storici che Etty aveva scelto in precedenza erano tratti dalla mitologia greco-romana e le scene erano ambientate in località mediterranee soleggiate. Al contrario, il poema delle Stagioni era ritenuto intriso di un'essenza in tutto e per tutto britannica, perciò serviva una tavolozza più scura, che corrispondesse alle condizioni di luminosità dello Yorkshire.[5]
Accoglienza
Le due versioni che vennero esposte vennero accolte con un certo successo:[5] Musidora venne ritenuto il miglior nudo dipinto da William Etty.[17] Un articolo pubblicato sulla rivista The Court Magazine and Monthly Critic, che descriveva la versione del 1843, la definì "una delle figure femminili più delicate e belle di tutta la galleria", e affermò che "nessuna tinta potrebbe essere più naturale, più tizianesca, se ci concedete il termine".[19] Dal canto suo, The Literary Gazette ritenne che la versione del 1846 fosse "la più bella opera d'arte [di Etty], per ora"; la sua opera venne paragonata a quella di Rembrandt, in particolare per la sua abilità nel catturare le ombre e i riflessi sull'acqua: "nel modo di rendere questi effetti, non c'è nessuno che superi Etty, e pochi che lo eguaglino in qualsiasi scuola, dall'alba dell'arte".[5] Un articolo del Critic descrive il quadro come "un'opera superiore" che segna "il trionfo della scuola britannica".[5]
Lo storico Leonard Robinson afferma che il successo della Musidora coincise con un periodo nel quale il mercato artistico stava cambiando. In un contesto segnato dagli effetti della rivoluzione industriale e soprattutto dall'emergere della classe media, questo mercato non era più riservato solo a un'aristocrazia i cui gusti derivavano da un'educazione classica intrisa di mitologia greco-romana.[20] I nuovi acquirenti non avevano più necessariamente le conoscenze per capire i riferimenti della pittura storica di allora, ma erano comunque in grado di riconoscere la bellezza della pittura di Musidora, come pure le sue qualità estetiche.[21]
Influenza

Quando il pubblico conobbe i dipinti di Etty, il tema di Musidora era già abbastanza diffuso: nel 1850 un articolo della Literary Gazette lo descrisse come uno dei temi pittorici più trattati di allora.[8] Tuttavia, l'interesse per Musidora come soggetto per i nudi femminili iniziò a svanire quando crebbe l'interesse per il tema di Lady Godiva, molto in auge grazie alla pubblicazione del poema Godiva di Alfred Tennyson.[8] D'altro canto, l'influenza letteraria di James Thomson diminuì dopo la scomparsa di William Wordsworth, nel 1850. Negli anni 1870 i lettori iniziarono a disinteressarsi alle opere di Thomson, a tal punto che alla fine del XX secolo i suoi scritti erano per lo più sconosciuti al grande pubblico, eccezion fatta per la sua poesia Rule, Britannia![4]
Alla morte di Etty, nel 1849, nonostante avesse dipinto ed esposto le sue opere fino alla fine della sua vita, egli veniva visto dal grande pubblico come un pornografo.[22][23] Il suo collega Charles Robert Leslie, poco dopo la sua morte, affermò che Etty "senza pensare né voler far del male, non era consapevole del modo nel quale le sue opere erano giudicate dalle menti più rozze".[24] La sua fama declinò mano a mano che nuove correnti artistiche nascevano in Gran Bretagna; alla fine del XIX secolo il valore del suoi quadri diminuì molto.[22]
È probabile che il celebre Cavaliere errante che John Everett Millais dipinse nel 1870 sia influenzato dalla Musidora;[25] tuttavia, a parte Millais e William Edward Frost (amico e allievo di William Etty), pochi artisti celebri vennero influenzati dall'opera di Etty.[26] Nel 1882, un giornalista di Vanity Fair usò questi termini per descrivere la Musidora: "So fin troppo bene come si comportano l'uomo rozzo e la sua compagna di fronte a dei dipinti come la Bagnante di Etty. Ho visto le bande di lavoratori vagare in giro, e so che il loro interesse artistico per gli studi di nudo è davvero imbarazzante."[27] Agli inizi del ventesimo secolo, lo stile vittoriano era ormai passato di moda sia nell'arte che nella letteratura, e nel 1915 lo stesso termine "vittoriano" aveva assunto una connotazione dispregiativa.[28] Musidora non interessava quasi più l'interesse degli appassionati d'arte, a parte rare eccezioni come il critico Frederick Mentone, autore di The Human Form in Art, pubblicato nel 1944.[29]
Versioni

La versione del 1843 di Musidora venne acquistata direttamente da Etty dal mercante d'arte George Knott, per 70 ghinee, l'equivalente di 90.000 sterline odierne, e venne rivenduta due anni dopo per 225 ghinee.[30] In seguito il quadro passò attraverso diverse collezioni private, almeno fino al 1948.[31] Venne esposto in pubblico tre volte: la prima nel 1846 all'Accademia Reale, in seguito nel 1849 in occasione di una retrospettiva su Etty alla Society of Arts, infine nel 1899 per la mostra sui grandi maestri che si tenne nuovamente nell'Accademia Reale.[31]
Oggi è difficile stabilire quale versione sia stata esposta alla British Institution nel 1846. Sappiamo che quella oggi conservata nella Tate Britain venne comprata da Jacob Bell, nel 1859, per una cifra ignota,[25] e in seguito sarebbe stata donata alla Tate Gallery nel 1900.[31] Tra il 2001 e il 2002 il quadro venne incluso in una mostra della Tate Britain intitolata Exposed: The Victorian Nude;[8] una nuova mostra lo mise in evidenza tra il 2011 e il 2012, in una grande retrospettiva delle opere di Etty alla galleria d'arte di York.[14]
Un'altra versione, che potrebbe essere quella esposta nel 1846, venne donata nel 1917 alla galleria d'arte di Manchester (dove si trova tuttora) dal collezionista James Gresham.[3][12] Infine, esiste un'ultima versione, simile al quadro della Tate e a quello mancuniano, che si trova in una collezione privata. Tuttavia, essendo di qualità minore delle altre, si ritiene che sia una copia realizzata nel diciannovesimo secolo.[12]
Note
- ↑ La Pittura a Genova e in Liguria: Dal Seicento al primo Novecento, Sagep, 1987, p. 394, ISBN 978-88-7058-214-7. URL consultato il 4 giugno 2026.
- ↑ (EN) Tate, ‘Musidora: The Bather ‘At the Doubtful Breeze Alarmed’, replica‘, William Etty, ?exhibited 1846, su Tate. URL consultato il 4 giugno 2026.
- 1 2 (EN) The Bather 'At the Doubtful Breeze Alarmed', su archive.wikiwix.com. URL consultato il 4 giugno 2026.
- 1 2 3 4 5 (EN) Thomson, James (1700–1748), poet, in Oxford Dictionary of National Biography, DOI:10.1093/ref:odnb/9780198614128.001.0001/odnb-9780198614128-e-27306. URL consultato il 4 giugno 2026 (archiviato dall'url originale il 25 gennaio 2025).
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Burnage 2011b, p. 149.
- ↑ Thomson 1817, p. 58.
- ↑ Thomson 1817, p. 59.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 Smith 2001, p. 58.
- ↑ (FR) Béatrice Laurent, Fluidités victoriennes, su journals.openedition.org, vol. 71, 2010. URL consultato il 4 giugno 2026.
- ↑ Farr 1958, p. 100.
- ↑ Farr 1958, p. 100-101.
- 1 2 3 Farr 1958, p. 150.
- ↑ Thomson 1826, pp. 191, 193.
- 1 2 Burnage 2011b, p. 148.
- ↑ Farr 1958, p. 101.
- ↑ (EN) Tate, ‘Musidora‘, Thomas Gainsborough, c.1780–8, su Tate. URL consultato il 4 giugno 2026.
- 1 2 Robinson 2007, p. 254.
- ↑ Burnage e Bertram 2011, p. 27.
- ↑ (EN) "Exhibition of the Royal Academy", in The Court Magazine and Monthly Critic, William Syme, vol. 9, n. 14, giugno 1843, p. 151.
- ↑ Robinson 2007, p. 189.
- ↑ Robinson 2007, p. 255.
- 1 2 Robinson 2007, p. 440.
- ↑ Burnage 2011e, p. 243.
- ↑ (EN) Charles Robert Leslie, "Lecture on the Works of the late W. Etty, Esq, R.A., by Professor Leslie", in The Athenæum, n. 1170, 30 marzo 1850, p. 352.
- 1 2 Smith 2001, p. 70.
- ↑ Robinson 2007, p. 433.
- ↑ (EN) "Vanities", in Vanity Fair, Thomas Gibson Bowles, 4 febbraio 1882, p. 65.
- ↑ Warner 1996, p. 11.
- ↑ Smith 2001, p. 28.
- ↑ Robinson 2007, p. 283.
- 1 2 3 Farr 1958, p. 149.
Bibliografia
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- (EN) Sarah Burnage e Beatrice Bertram, "Chronology", in Burnage et alii, William Etty: Art & Controversy, 2011, pp. 20–30.
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- (EN) Alison Smith, Exposed: The Victorian Nude, Londra, Tate Publishing, 2001.
- James Thomson, La Estate di Giacomo Thomson inglese, Modena, per G. Vincenzi e Comp., 1817.
- James Thomson, Le Stagioni di Giacomo Thomson, Firenze, presso Giuseppe Molini, 1826.
- (EN) Malcolm Warner, The Victorians: British Painting 1837–1901, Washington D.C., National Gallery of Art, 1996.
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