Namaichthys

Namaichthys
Immagine di Namaichthys mancante
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
SubphylumVertebrata
InfraphylumGnathostomata
SuperclasseOsteichthyes
ClasseActinopterygii
OrdinePalaeonisciformes
FamigliaAcrolepidae
Genere†Namaichthys
Gürich, 1923

Namaichthys (Gürich, 1923)[1] è un genere estinto di pesci attinotterigi appartenente all’ordine Palaeonisciformes e alla famiglia Acrolepidae, vissuto tra il Carbonifero superiore e il Permiano inferiore in Africa meridionale. Il genere fu istituito da Georg Gürich nel 1923 sulla base di fossili provenienti dai livelli del Karroo inferiore in Namibia e Sudafrica.

Descrizione

Dal punto di vista morfologico, Namaichthys presentava un corpo fusiforme con pinna caudale profondamente forcuta e inequilobata. Le pinne dorsale e anale erano di forma triangolare e di dimensioni simili, con numerosi fulcri e lepidotrichi biforcati distalmente. Le scaglie, spesse e di forma romboidale, possedevano un margine posteriore denticolato e ornamentazioni anteriori con digitazioni smaltate. Il cranio era ornato da tubercoli e creste di smalto, con dentatura costituita da conici laniari e piccoli denti accessori.[2]

Classificazione

La specie tipo è Namaichthys schroederi, descritta da Gürich nel 1923 sulla base di esemplari oggi in gran parte perduti a causa della Seconda guerra mondiale. Questa specie poteva avere un cranio di 10 cm. Le scaglie erano robuste, con sette od otto proiezioni dentiformi sul margine posteriore.[2]

Altre specie attribuite al genere sono Namaichthys sculptus, conosciuta esclusivamente da scaglie provenienti dal Capo di Buona Speranza e caratterizzata da ornamentazioni ridotte a piccole fossette posteriori, e Namaichthys molyneuxi, descritta da scaglie rinvenute nello Zimbabwe (giacimento di Sengwe, Upper Ecca Shales), contraddistinte da margini posteriori con denti lunghi e prominenti e fini creste ornamentali. Un'altra specie sudafricana è Namaichthys digitata.[3]

La revisione dei reperti da parte di diversi autori, tra cui Aldinger e successive analisi, ha confermato l’appartenenza del genere alla famiglia Acrolepidae, un gruppo di Actinopterygii basali.[4][2]

Biostratigrafia

Il contesto geologico dei ritrovamenti, in particolare i livelli di Ganikobis nei cosiddetti “Upper Dwyka Shales”, suggerisce una correlazione con i letti di Rio Bonito in Brasile e Uruguay, databili al passaggio tra Carbonifero terminale e Permiano inferiore. I fossili si rinvengono in noduli calcarei neri e compatti, privi di altri resti associati. I resti di Namaichthys costituiscono una delle più significative testimonianze della fauna ittica paleozoica del Karoo Supergroup e contribuiscono alla correlazione biostratigrafica tra Africa australe e Sud America.[2]

Note

  1. ↑ GBIF, su gbif.org.
  2. 1 2 3 4 B. G. Gardiner. 1962. Namaichthys schroederi Gürich and other Palaeozoic Fishes from South Africa. Palaeontology 5(1):9-21
  3. ↑ Bender P.A. et al. 1991. The stratigraphic range of the palaeoniscid fish Namaichthys digitata in the rocks of the Karoo Sequence and its palaeoenvironmental significance. South African Journal of Science. 87. 468-470.
  4. ↑ Aldinger H. 1937. Permische Ganoidfische aus Ostgronland. Meddelelser om GrOnland 102 (3): 1 - 392

Voci correlate