Nea Ekklesia
| Nea Ekklēsia | |
|---|---|
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| Stato | |
| Località | Istanbul |
| Coordinate | 41°00′13″N 28°58′39″E |
| Religione |
|
| Fondatore | Basilio I il Macedone |
| Stile architettonico | bizantino |
| Inizio costruzione | 876 |
| Completamento | 880 |
La Nea Ekklēsia (in greco Νέα Ἐκκλησία?, Nuova Chiesa), nell'uso comune, "La Nea", fu una chiesa costruita dal basileus Basilio I il Macedone (r. 867-886) a Costantinopoli tra gli anni 876-880 ed oggi scomparsa. Fu la prima chiesa monumentale costruita nella capitale bizantina dopo la Basilica di Santa Sofia nel VI secolo e segna l'inizio del periodo centrale dell'architettura bizantina. Restò in uso fin sotto ai Paleologi (1261-1453) ma fu riconfigurata come deposito di polvere da sparo dagli Ottomani. Danneggiato nel 1490 dalla detonazione provocata da un fulmine, fu smantellata per ordine del sultano.[1]
Le uniche informazioni che abbiamo sulla Nea Ekklēsia, la più grandiosa manifestazione della "Rinascita macedone" secondo gli studiosi,[2] provengono da testimonianze letterarie e da alcune rozze rappresentazioni sulle mappe di Costantinopoli.[1][3]
Storia

Il basileus Basilio I il Macedone (r. 867-886), fondatore della potente e celbre dinastia macedone (867-1056),[N 2] era un avventuriero d'umili origini assurto alla porpora in modo a dir poco romanzesco che si rivelò un capace monarca.[4] Considerandosi un restauratore dell'impero, un novello Giustiniano I (r. 527-565), avviò, tra gli altri, un imponente programma di rinnovamento edilizio-religioso a Costantinopoli. La Vita Basilii menziona l'intervento imperiale in venticinque chiese della capitale e in sei dei sobborghi, nonché la costruzione ex novo o la ristrutturazione di otto chiese all'interno del Gran Palazzo, tra cui, appunto, l'erigenda della Nea e la ristrutturazione della Chiesa della Vergine di Pharos e di Hagia Sofia.[F 1][5]
La Nea Ekklēsia doveva essere la Hagia Sofia di Basilio, il fiore all'occhiello dell'intero programma edilizio, ed il suo stesso nome, "Nuova Chiesa", che implica l'inizio di una nuova era. Il tempio fu costruito, sotto la supervisione del basileus stesso,[6][3][7] nell'angolo sud-orientale del complesso palatino bizantino,[8] vicino al tzykanistērion, il campo di polo.[1] Complice il diretto intervento imperiale, il reperimento della manodopera necessaria per l'erigenda fu relativamente facile: Basilio I dirottò infatti sul cantiere uomini della marina bizantina[9] da affiancare alle maestranze più esperte dei muratori (grc. oikodomoi) delle gilde costantinopolitane.[10] Come spesso accade per i grandi monumenti bizantini,[11] non abbiamo però dati che permettono di identificare l'architetto (grc. architekton) realizzatore della Nea.[12]
La Nea fu consacrata il 1 ° maggio 880 dal patriarca Fozio (c. 858-867 e) e dedicata a Gesù Cristo, all'Arcangelo (Michele o Gabriele, ad oggi non è chiaro), il profeta Elia (uno dei santi preferiti del basileus), la Theotokos ("[Maria] Madre di Dio") e San Nicola.[6][13][14] Presiedette la cerimonia il patriarca di Costantinopoli, Fozio, allora al suo secondo mandato (c. 877-886) dopo che proprio Basilio I l'aveva deposto (867), sia perché troppo vicino al basileus il cui trono aveva usurpato, Michele III (r. 842-867), sia perché promotore di uno scisma con Roma. La consacrazione dell'edificio avvenne in un momento molto importante, subito dopo la chiusura del Concilio di Costantinopoli IV che sancì la pace con il Papa dopo lo scisma provocato da Fozio stesso.[15][16]
È indicativo delle intenzioni di Basilio riguardo a questa chiesa che essa venisse dotata di beni amministrati e proprietà dell'imperatore stesso, come Giustiniano I aveva fatto con Hagia Sofia. Durante il regno di Basilio I e quello degli immediati successori, la Nea giocò un ruolo cruciale nelle cerimonie del palazzo,[17] e – almeno fino al regno di Costantino VII (r. 913-959) – l'anniversario della sua consacrazione rimase una grande festa dinastica.[18] Oltre al 1º maggio, la Nea fu luogo di celebrazione precipuo di altre due importanti date del calendario cerimoniale bizantino: la festa di Elia (20 luglio) e la festa dell'Arcangelo (8 novembre).[19] La Nea svolgeva poi un ruolo molto importante nella cerimonia di venerazione della Vera Croce (conservata in Hagia Sofia) officiata nella Domenica Laetare.[20]
Nel tardo XI secolo, al tempo dei Comneni (1081-1185), la chiesa fu trasformata in un monastero che prese nome "Nuovo Monastero" (in greco Νέα Μονή?).[8] Il basileus Isacco II Angelo (r. 1185-1195 e 1203-1204) spogliò la Nea Ekklēsia di gran parte della sua decorazione, dei suoi mobili e vasi liturgici,[21] per finanziare il restauro della chiesa di San Michele ad Anaplous (presso l'attuale Arnavutköy).[F 2][22] La Nea restò comunque in uso, sia sotto i Latini (1204-1261) sia sotto la dinastia restauratrice bizantina dei Paleologi (1261-1453), fino alla conquista ottomana di Costantinopoli nel 1453. Gli ottomani non la convertirono in moschea, come occorso ad altre chiese costantinopolitane, bensì ne fecero un deposito per la polvere da sparo. Così nel 1490, quando l'edificio fu colpito da un fulmine, ne seguì un'esplosione che lo distrusse dopodiché fu demolito.[8]
Descrizione
Come anticipato, le uniche informazioni che abbiamo sull'aspetto della Nea Ekklēsia provengono da testimonianze letterarie, in particolare la Vita Basilii risalente alla metà del X secolo,[F 3] nonché da alcune rozze rappresentazioni sulle mappe di Costantinopoli pervenuteci.[1][3]
Planimetria e spazi
La chiesa sorgeva su di una sostruzione ed era coronata da cinque cupole: la cupola centrale era dedicata a Cristo mentre le quattro più piccole ospitavano le cappelle degli altri quattro santi titolari. La disposizione esatta delle cupole e la pianta stessa dell'edificio non sono certi, tanto che oggi gli studiosi considerano quattro distinte possibili ricostruzioni.[23] La presenza delle cinque cupole, comunque, spinse e spinge tutt'oggi la maggior parte degli studiosi, anzitutto il bizantinista britannico Cyril Mango (1928-2021), il primo a postulare tale tesi nel 1974, a ricostruire la Nea come una chiesa a croce greca inscritta o "chiesa quinconciale",[24][25][26] come le più tarde chiese costantinopolitane del Monastero di Costantino Lips (908)[27][28] e del Monastero del Myrelaion (post-920),[29] due templi, tra l'altro, dalle evidenti similitudini reciproche.[30][31]
Premesso quanto sopra e partendo dal presupposto che, come detto, la presenza delle cinque cupole è menzionata dalle fonti ma non accuratamente descritta, esistono ipotesi di ricostruzione della Nea non quinconciali. Il modello della Nea postulato dal bizantinista Robert Ousterhout (1950-2023) sarebbe quello di una chiesa cruciforme pluri-cupolata, com'era stato fatto durante la ristrutturazione giustinianea dei Santi Apostoli a Costantinopoli – altro edificio ristrutturato da Basilio I,[24] purtroppo demolito dagli Ottomani poco dopo la loro conquista della capitale bizantina,[3] la cui pianta funse da modello, tra le altre, per la Basilica di San Marco[32] – e come fatto poco prima dell'erigenda della Nea a Sant'Andrea a Peristera (870-871), vicino Tessalonica (attuale Salonicco), la seconda città dell'Impero, o nella Panaghia Theotokos di Skripou (873/874), sempre in Grecia.[26][33] Questo modello era abbastanza in voga, al tempo, da essere utilizzato per la realizzazione di suppellettili, come la c.d. "Ecclesiola" (in realtà un brucia-profumi) oggi nel tesoro di San Marco.[34]
Decorazioni
La chiesa rappresentò il coronamento del programma di costruzioni di Basilio I che non badò pertanto a spese per decorarla il più generosamente possibile. Altre chiese e strutture capitoline, incluso il mausoleo di Giustiniano I (r. 527-565) ai Santi Apostoli (chiesa comunque ristrutturata da Basilio I),[F 4] furono spogliate di colonne, marmi e mosaici,[F 5][35] cosa comunque abbastanza comune al tempo dato che l'arte del mosaico era notevolmente decaduta, tanto da essere spesso sostituita con l'opus sectile (che nel caso della Nea servì da complemento alla posa dei mosaici riutilizzati), dal VII secolo.[35] La flotta imperiale fu impiegata per trasportare il marmo per la sua costruzione, con il risultato che Siracusa, la principale roccaforte bizantina in Sicilia, fu lasciata senza rifornimenti e cadde in mano agli arabi.[36][N 3]
Il nipote di Basilio I, il basileus Costantino VII Porfirogenito (r. 913-959), così descrisse la decorazione della Nea in un'ecfrasi elogiativa:
Purtroppo, della Nea come di tutte le altre chiese "macedoni" di Costantinopoli, non si sono conservate tracce né delle decorazioni pittoriche né di quelle musive.[37]
Esterno
La sostruzione sopracitata, in buona sostanza un terrazzamento, consentiva, all'ingresso del basilues, di bruciare incenso in appositi bracieri ipogei i cui profumi salivano a diffondersi nella chiesa attraverso delle prese d'aria.[38] L'atrio del tempio si trovava presso l'ingresso occidentale ed era decorato con due fontane di marmo e porfido, entrambe dominate da uno strobilo traforato dal quale sgorgava l'acqua,[N 4] ornate da statue zoomorfe di bronzo.[39] Il lusso e la ricercatezza di queste fontane porta taluni ad ipotizzare la presenza ivi d'un vero e proprio piccolo stabilimento balneare,[2] cosa al tempo non inusuale in un importante complesso religioso.[40][41] Due portici voltati a botte, con i soffitti affrescati da scene di vita dei martiri cristiani, correvano lungo i lati settentrionale e meridionale della chiesa fino allo tzykanistērion, delimitando un ricco giardino noto come mesokēpion (lett. "giardino centrale"). Sul lato meridionale sorgevano la tesoreria ed una sacrestia.[F 6]
Reliquie
Insieme all'oratorio di Santo Stefano nel Palazzo di Dafne e alla sopracitata Chiesa della Vergine di Pharos, la Nea era il principale deposito di reliquie nel Gran Palazzo.[42] I pezzi ivi contenuti erano, tra gli altri: il mantello di montone del profeta Elia; la tavola di Abramo, ove egli desinò con i tre angeli inviatigli da Dio; il corno che il profeta Samuele aveva usato per ungere Davide; e le reliquie di Costantino il Grande. Dopo il X secolo, altre reliquie furono trasferite nella Nea da altri luoghi nel palazzo, tra cui il Bastone di Mosè già conservato nel Crisotriclinio, la principale sala di ricevimento cerimoniale del Gran Palazzo.[43][44]
La predilezione di Basilio I per una raccolta di reliquie veterotestamentarie ed il voluto richiamo a Costantino il Grande sarebbe da intendersi come parte integrante del programma di renovatio imperii che il basileus si era prefissato.[45]
Lascito
La Nea Ekklēsia, la principale realizzazione architettonica di Basilio I, doveva essere l'espressione di un'epoca di rinnovamento.[1] Dal punto di vista architettonico, il successivo uso diffuso della pianta quinconciale (come anticipato presunta per la Nea)[26] nelle chiese anzitutto costantinopolitane[27][28][29] e poi di tutto il mondo ortodosso, dai Balcani alla Russia, – tanto impattante da costituire il termine post quem per l'avvio della matura architettura bizantina[46] – è comunemente attribuito proprio al prestigio della Nea.[35] A questo proposito, si suggerisce, per esempio, che l'assetto quinconce del San Panteleimon a Nerezi (1164) sia basato sulla diretta emulazione della Nea.[47] Esempi d'uso di una pianta proto-quinconciale antecedenti al IX secolo sono stati infatti ben documentati anche in contesto non-bizantino, come i carolingi Oratorio di Germigny-des-Prés (post-800)[48] e San Satiro a Milano (868), ma sempre in chiese di ridotte dimensioni e/o destinate a piccole comunità monastiche come nel caso dei cenobi bizantini di Bitinia: monasteri di Pelecete, Megas Agros e Trigleia di Bitinia (780-813?).[25][49][50] La costruzione della Nea nel Gran Palazzo avrebbe costituito, in quest'ottica, l'ufficiale, metropolitana adozione di un modello nuovo, sviluppato nelle province, che ne garantì il duraturo successo.[24]
Questa rivoluzione architettonica fu accompagnata da una trasformazione delle credenze, delle idee e dei bisogni della società bizantina.[51] Se la Nea ricordava le grandi costruzioni di Giustiniano, lo era su scala più ridotta. Mentre gli edifici di Giustiniano erano destinati a un vasto pubblico, quelli di Basilio I erano destinati a un pubblico ristretto, ovvero a coloro che frequentavano il palazzo imperiale. Il pubblico a cui era destinata l'arte imperiale divenne quindi più mirato, e ciò che era vero per l'imperatore era vero anche per altri mecenati. Da questo momento in poi, l'architettura religiosa assunse un carattere più intimo e privato: si costruirono sempre meno chiese parrocchiali o episcopali e sempre più monasteri che, con la comparsa delle Charistikē nell'XI secolo, divennero fondazioni private soggette alle norme stabilite dal loro fondatore.[52]
Note
Esplicative
- ↑ In risposta all'avanzata turco-islamica, il convocato Concilio di Basilea, Ferrara e Firenze (1431-1445) sancì l'unione alla Santa Sede dei "greci" (orientali-bizantini) – v.si (EN) Steven Runciman, The Fall of Constantinople, 1453, Cambridge University Press, 1990, pp. 71-72, ISBN 0-521-39832-0.
- ↑ Sotto gli imperatori macedoni, la città di Costantinopoli fiorì, diventando la più grande e ricca città d'Europa, con una popolazione di circa 400000 abitanti nei secoli IX e X. Durante questo periodo, l'Impero bizantino realizzò un forte servizio civile composto da aristocratici competenti che curarono la riscossione delle imposte, l'amministrazione nazionale e la politica estera. Gli imperatori macedoni aumentarono anche la ricchezza dell'impero, favorendo gli scambi con l'Europa occidentale, in particolare attraverso la vendita di seta e metalli – v.si (EN) Angeliki Laiou e Cécile Morrisson, The Byzantine Economy, Cambridge University Press, 2007, pp. 130-131, ISBN 0-521-84978-0.
- ↑ La conquista araba di Siracusa (878), evento storico di portata epocale non solo per la Conquista islamica della Sicilia (827-902) ma nel più generale contesto della Storia dell'islam nell'Italia medievale e delle Guerre arabo-bizantine (629-1054), fu in realtà dovuta ad un'assommarsi di fattori politico-militari che è riduttivo ricondurre agli sperperi del mecenatismo basiliano. L'Impero bizantino, fiaccato da anni di logoramento, certamente mal difese Siracusa: il dato storico certo è che la flotta inviata da Basilio I in Sicilia in quell'anno si mosse troppo lentamente, fermandosi in Calabria o nel Peloponneso (il dato è ancora dibattuto), e giungendo in prossimità di Siracusa quando la città era ormai già caduta. v.si Michele Amari, Storia dei musulmani di Sicilia, Vol. 1, Felice Le Monnier, Firenze, 1854, pp. 396-410. URL consultato il 6 marzo 2013. (FR) Guislaine Noyé, Byzance et Italie méridionale, in Brubaker 1998, pp. 229-244, 1998.
- ↑ Le fontane della Nea riprendevano quindi la foggia classica delle fontane romane ed il loro strobilo richiama il "Pignone" già delle Terme di Agrippa ed oggi nel Cortile della Pigna nei Musei Vaticani.
Fonti antiche
- ↑ Vita Basilii. Trad. in Mango 1986, pp. 192-199.
- ↑ (GRC) Niceta Coniata, Chronikè diegesis [Narrazione cronologica], Nicea, post-1206.
- ↑ Vita Basilii, ff. 81-86. Trad. in Mango 1986, pp. 193-195.
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Bibliografiche
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Bibliografia
Fonti
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Studi
- In italiano
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- In altre lingue
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- (EN) Holger A. Klein, Sacred Relics and Imperial Ceremonies at the Great Palace of Constantinople (PDF), in F.A. Bauer (a cura di), BYZAS, n. 5, 2006, pp. 79-99 (archiviato dall'url originale il 26 marzo 2009).
- (EN) Robert Ousterhout, Master Builders of Byzantium, University of Pennsylvania Museum of Archaeology, 2007, ISBN 978-1-934536-03-2.
- (EN) Robert Ousterhout, Reconstructing ninth-century Constantinople, in Brubaker 1998, pp. 115-130, 1998.
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Consultazione
- (EN) L. Brubaker (a cura di), Byzantium in the ninth century: dead or alive? Papers from the thirtieth spring symposium of Byzantine studies, Birmingham, March 1996, Aldershot, 1998.
Collegamenti esterni
- (EN) NEA EKKLESIA, su byzantium1200.com. URL consultato il 7 ottobre 2025. – con Restituzione compiuterizzata.
- A. Iacobini, Architettura - area bizantina, in Enciclopedia dell'arte medievale, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1991.
- (EN) Nebojsa Stankovic, Nea Ekklesia, su constantinople.ehw.gr, Encyclopedia of the Hellenic World, Constantinople, 21 marzo 2008. URL consultato l'8 ottobre 2025.





