Niccolò Michelozzi

Niccolò Michelozzi (Firenze, 5 dicembre 1444 – Firenze, 21 gennaio 1526[1]) è stato un letterato, traduttore e politico italiano, figlio del grande scultore ed architetto Michelozzo fu una figura di rilievo nella Firenze del Quattrocento e si distinse come uno dei più stretti e fidati collaboratori di Lorenzo il Magnifico..

Biografia

Nacque a Firenze, nel quartiere di San Giovanni, «gonfalone» Drago, detto anche «gonfalone verde», il 5 dicembre 1444, da Michelozzo, il celebre architetto e scultore, e da Francesca Galigari. Si formò alla scuola di Marsilio Ficino e fu attivamente partecipe della temperie culturale fiorentina della metà del 1400, a fianco di altri giovani come lui dediti allo studio dei classici e a un’originale elaborazione poetica, come Agnolo Poliziano, Alessandro Braccesi, Naldo Naldi, Bartolomeo della Fonte, Piero Cennini e altri. Testimonianze di queste relazioni ne forniscono sedici lettere scritte dal Michelozzi tra il gennaio e il novembre del 1465[N 1] dalle quali si apprende che egli scambiava libri con l' umanista e copista Antonio Steforo, si apprende poi che aveva trascritto Diodoro Siculo e aveva intenzione di copiare l'epitome che lo storico del II secolo d.C. Giustino aveva ricavato dalle "Storie filippiche" di Pompeo Trogo. Per Naldo Naldi copiò estratti da opere del grammatico Prisciano e per il Poliziano le Epistulae morales ad Lucilium di Seneca [N 2][1]
Verso la fine dell'agosto 1464 terminò la trascrizione del commento di Servio a Virgilio ora conservata nella Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze.[N 3] Abbiamo traccia di suoi carteggi con Domizio Calderini, con lo storico e umanista pistoiese Antonio Ivani e con i maggiori personaggi della politica fiorentina del tempo; questo apprendiamo da suoi manoscritti oggi conservati in vari luoghi: a Firenze [N 4]: a Londra,[N 5] e a Oxford.[N 6][1]
Altre sue epistole, sono contenute nel volume a cura di Tammaro De Marinis e Alessandro Perosa "Nuovi documenti per la storia del Rinascimento edito da Olschki nel 1970. Inoltre, ci è pervenuto il testo della sua orazione tenuta all’arte dei giudici e notai il 5 dicembre 1465, al momento cioè della sua iscrizione all’arte dopo il completamento degli studi notarili.[N 7][1]
Nel 1471 entrò al servizio di Lorenzo de’ Medici, del quale divenne fedelissimo segretario personale e prezioso uomo di collegamento con i vari uffici dello Stato e quindi con i funzionari più in vista del governo fiorentino. Lavorò nella cancelleria medicea fino all’estate 1480, concentrando su di sé le maggiori responsabilità nella conduzione dei rapporti con i corrispondenti. Dal 1474 ebbe come aiutante il Poliziano. La vicinanza a Lorenzo portò il Michelozzi a occuparsi di tutto quanto ruotava intorno alla vita e all’attività del Magnifico, sia dal punto di vista politico, sia da quello riguardante parentele, affari commerciali, culturali e anche avvenimenti occasionali. Tali relazioni sono documentate da numerose lettere, per lo più autografe e in volgare. Documenti assai importanti grazie ai quali è possibile seguire l’evolversi delle vicende fiorentine e italiane per un ventennio, fino alla morte di Lorenzo. Questa preziosa raccolta di documenti è conservata nell’Archivio di Stato di Firenze, sezione "Mediceo avanti il Principato".
In una lettera a Lorenzo del 12 dicembre 1474, Michelozzi parla dei preparativi della celebre "giostra" che sarebbe stata poi vinta da Giuliano de’ Medici e celebrata dal Poliziano nelle Stanze per la giostra. Non c’è dubbio che l’amicizia di maggiore significato per Michelozzi fu quella con Poliziano, il quale nella "Elegia ad Fontium" dedicata a Bartolomeo della Fonte, composta forse tra il 1473 e il 1474, ricorda il Michelozzi tra i poeti suoi contemporanei e come amico prediletto lo ricercava per farsi leggere i suoi versi, di cui, purtroppo, ci è giunto solo notizia. Il Michelozzi è menzionato da Poliziano anche nella prima centuria dei suoi "Miscellanea* al capitolo 77, come «elegantis homo ingenii», "uomo di elegante ingegno", della cui biblioteca egli si era giovato anche per un antico codice delle "Epistole" di Seneca.[1]
All'indomani della Congiura dei Pazzi, 26 aprile 1478, per consolidare il potere di Lorenzo de' Medici fu creata in Firenze una Balia straordinaria.composta di dieci magistrati tra i quali il Michelozzi divenne secondo cancelliere insieme con Francesco Gaddi, mentre Lorenzo de’ Medici era già membro di quella magistratura. Da questo momento in avanti i suoi incarichi divennero anche diplomatici. Nel novembre del 1489 Michelozzi fu inviato a Roma, con Giovanni Antonio da Arezzo, per sostituire Giovanni Lanfredini – oratore presso il papa Innocenzo VIII, Alla morte del Lanfredini, avvenuta poco dopo, ne prese il posto e rimase a Roma fino al marzo del 1490, poi, nell’agosto di quello stesso anno fu nominato commissario a Perugia. Nel 1491 divenne ambasciatore di Firenze a Napoli dove, l'8 aprile 1492 gli giunse notizia della morte di Lorenzo.[1]
A fine giugno 1492, Piero de’ Medici lo inviò a Roma per seguire il conclave da cui uscì eletto Papa Alessandro VI. Alla caduta dei Medici, nel 1494, il Michelozzi subì l’emarginazione insieme con altri cancellieri laurenziani. Fu incarcerato, e le sue case di in via Larga, dove anche abitava davanti a Palazzo Medici, vennero saccheggiate. Negli anni finali del secolo e nei primi di quello successivo, più che alla politica si dedicò a seguire i suoi affari commerciali in Oriente, come del resto usavano fare altri ricchi fiorentini, visti i rapporti commerciali che la loro città era riuscita a stabilire con la China o Catai aggirando la concorrenza di Pisa, Genova e finanche quella molto potente e occhiuta di Venezia.[1]
Terminato il "regime" di Pier Soderini, con il ritorno al potere dei Medici nel 1512 Michelozzi ricoprì nuovi incarichi. Il 7 novembre gli fu affidao l'incarico che era stato di Niccolò Machiavelli. In dicembre era di nuovo cancelliere dei Dieci di una nuova Balìa istituita in appoggio del ritorno della famiglia Medici al potere e per abollre le istituzioni della Repubblica di Firenze. Contemporaneamente stringeva rapporti sempre più saldi con il futuro duca di Nemour del quale divenne persona di fiducia. Il ruolo del Michelozzi emerge dall'epistola del Machiavelli all'amico Francesco Vettori del 19 dicembre 1513.
Niccolò morì a Firenze e venne sepolto il 22 nella chiesa di San Marco, capolavoro architettonico di suo padre Michelozzo.[1]

Note

Annotazioni

  1. ↑ Biblioteca Nazionale di Firenze, Magliabechiano VIII,1421, cc. 1 r -10recto.
  2. ↑ vedi: Miscellanea, I, capitolo 77.
  3. ↑ Manoscritto 91, sup. 20.
  4. ↑ Biblioteca nazionale di Firenze, Ginori Conti, 29, cc. n.n
  5. ↑ British Library, Add. Mss. 21520, codex 11 recto; 24215, codex 3 recto; 28105, cidex 1recto (tre lettere del Poliziano).
  6. ↑ Bodleian Library, Folii.2.17.
  7. ↑ Biblioteca Nazionale di Firenze, Codice Magliabechiano VIII,1421, capitoli 10 verso - 11 recto.

Fonti

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 Paolo Viti, Niccolo Michelozzi, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 74, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010. URL consultato il 12 aprile 2026.

Bibliografia

Voci correlate

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