Nukekubi

Il nukekubi (抜首, “collo staccabile”) è un tipo di yōkai, creature della mitologia giapponese. Si trattano di esseri dall'aspetto umano (perlopiù donne) che, di notte, sono capaci di staccare e fare volare la propria testa per cacciare altri esseri umani. Attaccano urlando (per aumentare la paura delle loro vittime) e mordendo le vittime fino ad ucciderle[1] ma, qualora la testa non riuscisse più a ricongiungersi al suo corpo prima che il sole sorga, il mostro è destinato a morire.
Diverse leggende narrano di coraggiosi protagonisti che riuscirono a sventare gli attacchi di queste creature nascondendo i loro corpi mentre la testa era assente. Una simile caratteristica, relativa alla vulnerabilità del nukekubi, ricorda molto da vicino la figura del vampiro occidentale.
I nukekubi cercano di amalgamarsi alla società umana, vivendo spesso in gruppi che assomigliano a normali famiglie. L'unico modo per distinguerli è una curiosa linea di segni rossi intorno alla base del collo, corrispondente al punto di distacco della testa. Questo particolare, però, non è facile da individuare, dal momento che può essere nascosto sotto gli abiti o i gioielli.[2]
In uno dei racconti di Lafcadio Hearn, contenuto nella raccolta Kwaidan: Stories and Studies of Strange Things, l'autore identifica erroneamente il nukekubi con il rokurokubi, un errore che compare anche nel librogame Sword of the Samurai di Steve Jackson,[3] e nel romanzo di Stephen Dedman, The Art of Arrow cutting.[4]
I rokurokubi, infatti, sono creature simili ma in genere non malvagie: la loro testa invece di staccarsi rimane fissata al collo che ha il potere di allungarsi a dismisura durante la notte.
I nukekubi appaiono, tra l'altro, nel fumetto Hellboy, in una storia del 1998 dal titolo Heads, presente nell'antologia: La Mano Destra del Destino. Hellboy.[5] Un gruppo di sette nukekubi è anche nel film d'animazione di Hellboy: Sword of Storms (2006), parzialmente adattato dalla storia a fumetti. Nel videogioco arcade Sengoku è presente un nukekubi tra i nemici comuni.
Note
- ↑ L. Hearn, Glimpses of an Unfamiliar Japan, Second Series, The Echo Library 2006, p. 149.
- ↑ L. Hearn, Kwaidan: Stories and Studies of Strange Things, Boston 1904 (ristampa Forgotten Books, 2008), p. 52.
- ↑ S. Jackson, M. Smith, I. Livingstone, J. Thomson, A. Langford, Sword of the Samurai collana Fighting Fantasy, Random House 1987.
- ↑ S. Dedman, The Art of Arrow cutting: a Novel of Magic-Noir Suspense, Tor 1999.
- ↑ M. Mignola, A. Danesi, La mano destra del destino. Hellboy, vol. 4, (trad. it. di M. Neri), Magic Press 2004 (2 ed.).
Bibliografia
- Shigeru Mizuki, Dizionario dei mostri giapponesi (trad. it. di Keiko Ichiguchi), vol. 1, Bologna 2005.
- S. Addis (ed.), Japanese Ghosts and Demons: Art of the Supernatural, George Braziller, 2001.
- N. Kieje, Japanise Grotesqueries, C. E. Tuttle Co., 1973.