Operazione Albion

Operazione Albion
parte del fronte orientale della prima guerra mondiale
Truppe tedesche su una scialuppa da sbarco durante l'attacco anfibio a Ösel dell'ottobre 1917; in secondo piano, l'incrociatore Danzig e varie navi da trasporto della flotta d'appoggio
Data12 ottobre - 3 novembre 1917
LuogoArcipelago dell'Estonia occidentale
EsitoVittoria tedesca
Schieramenti
Comandanti
Dmitrij Svešnikov
Vladimir Cheremisov
Mikhail Bakhirev
Ehrhard Schmidt
Ludwig von Estorff
Effettivi
Russia:
24 000 soldati
2 navi da battaglia
5 incrociatori
15 cacciatorpediniere
Regno Unito:
3 sommergibili
24 600 soldati
11 navi da battaglia
10 incrociatori
47 cacciatorpediniere
Perdite
Russia:
20100 prigionieri
1 nave da battaglia e 1 cacciatorpediniere affondati
1 nave da battaglia, 1 incrociatore e 3 cacciatorpediniere danneggiati
Regno Unito:
1 sommergibile affondato e 1 danneggiato
210 morti
201 feriti
1 cacciatorpediniere e 7 dragamine affondati
3 navi da battaglia e 2 cacciatorpediniere danneggiati
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Operazione Albion fu il nome in codice dell'assalto anfibio lanciato, il 12 ottobre 1917, dalle forze dell'Impero tedesco contro le isole dell'arcipelago dell'Estonia occidentale, all'epoca controllate dalla Repubblica russa, nell'ambito dei più ampi scontri del fronte orientale della prima guerra mondiale.

Dopo aver occupato la città di Riga all'inizio di settembre 1917, le forze tedesche pianificarono una vasta operazione per aprire al proprio traffico navale le acque del Golfo di Riga e scacciarvi le unità navali russe che ancora vi stazionavano. Per fare ciò, i tedeschi dovevano impossessarsi delle isole dell'arcipelago estone, protette da postazioni di artiglieria costiera e da estesi campi di mine navali; una vasta flotta di navi da combattimento e da trasporto della Kaiserliche Marine venne quindi radunata sotto il comando dell'ammiraglio Ehrhard Schmidt, al fine di sbarcare sbarcare sulle isole le truppe del generale Ludwig von Estorff.

Le operazioni di sbarco iniziarono il 12 ottobre 1917 prendendo di mira la più grande delle isole dell'arcipelago, Ösel; sostenuti dal fuoco delle navi da battaglia della Hochseeflotte, i reparti tedeschi stabilirono rapidamente una testa di ponte mentre i reparti russi, demoralizzati dall'andamento negativo del conflitto e dagli sconvolgimenti politici causati dalla precedente Rivoluzione di febbraio, offrirono una resistenza altalenante. Entro il 16 ottobre i tedeschi avevano conquistato Ösel, consentendo ai dragamine di aprire rotte sicure nelle acque attorno all'isola; la flotta tedesca poté quindi penetrare nel Golfo di Riga e, il 17 ottobre, sconfisse le navi russe dell'ammiraglio Mikhail Bakhirev nella battaglia dello stretto di Muhu, obbligandole a ritirarsi dalle acque dell'arcipelago. L'isola di Moon fu poi conquistata il 18 ottobre, seguita infine dall'isola di Dagö il 20 ottobre; dopo alcune ultime scaramucce, le forze navali tedesche conclusero l'operazione il 3 novembre seguente. Albion fu un completo successo, con più di 20 000 soldati russi catturati a fronte di perdite leggere per i tedeschi.

Antefatti

Carta dell'arcipelago dell'Estonia occidentale con indicate le direttrici dell'offensiva tedesca dell'ottobre 1917; nel riquadro in alto a sinistra, schema della battaglia di Riga del settembre precedente

Nel settembre 1915, verso la fine dei più ampi eventi dell'offensiva di Gorlice-Tarnów, l'estremità settentrionale del fronte orientale aveva visto le forze dell'Impero tedesco occupare la grande penisola della Curlandia, allora nel territorio dell'Impero russo, per poi attestarsi lungo le rive del fiume Daugava a sud-est dell'importante città di Riga; qui il fronte si era stabilizzato, e nonostante alcune operazioni offensive delle due parti la situazione rimase sostanzialmente stazionaria per i successivi due anni. Le forze navali russe erano rimaste padrone delle acque del golfo di Riga, e le navi da battaglia della Flotta del Baltico erano frequentemente intervenute con i loro grossi calibri per bombardare le postazioni tedesche davanti Riga. Gli accessi navali al golfo vennero attentamente fortificati dai russi, stendendo ampi sbarramenti di mine e predisponendo postazioni di artiglieria costiera sulla terraferma delle isole dell'arcipelago dell'Estonia occidentale, che chiudevano l'accesso al golfo da ovest; queste difese si rivelarono molto solide: nell'agosto 1915 una grossa flotta tedesca aveva tentato di dragare dalle mine le vie d'accesso al golfo e penetrare nelle sue acque per scacciare le navi russe, ma era stata efficacemente fronteggiata dai russi e infine costretta a ritirarsi al termine degli scontri della cosiddetta "battaglia del golfo di Riga". Da allora, anche in mare la situazione non era cambiata: le forze navali russe, pur non rinunciando a sferrare alcune incursioni con naviglio leggero, erano sostanzialmente rimaste all'interno dei golfi di Riga e di Finlandia attenendosi a una stretta strategia di "flotta in potenza" contro le superiori forze navali tedesche[1][2].

La situazione iniziò a mutare nel corso del 1917. Gli eventi della Rivoluzione di febbraio, la deposizione dello zar e la nascita dell'instabile Repubblica russa avevano scosso la tenuta interna della Russia: la gran massa della popolazione e dei soldati avversava ormai la continuazione della guerra, e il fallimento dell'offensiva Kerenskij del luglio 1917 non aveva fatto altro che aggravare la situazione. Il morale basso si traduceva in diserzioni di massa nei reparti al fronte e in pericolosi episodi di ammutinamento tra gli equipaggi delle navi della flotta, esposti anche più dei reparti tedeschi alla propaganda dei partiti politici più estremisti. A complicare la situazione, nel settembre 1917 un gruppo di alti ufficiali dell'esercito russo aveva tentato di mettere in atto un colpo di Stato contro il Governo provvisorio russo insediato a Pietrogrado: il cosiddetto "caso Kornilov" era stato infine soffocato senza portare a niente, ma l'episodio aveva distrutto il rapporto di fiducia tra ufficiali e soldati e convinto il grosso della truppa che il governo non aveva la capacità di porre fine alla guerra, deprimendo ancora di più il morale della truppa[3][4].

I tedeschi erano più che intenzionati ad approfittare dello stato di prostrazione che la Russia metteva ormai in mostra, ma le pressanti esigenze del fronte occidentale limitavano le risorse disponibili per lanciare operazioni su vasta scala sul fronte orientale. Ciò nondimeno, tra il 1º e il 3 settembre 1917 l'8ª Armata tedesca del generale Oskar von Hutier sferrò un'offensiva attentamente pianificata sul fronte di Riga: le difese russe furono travolte, e i tedeschi si impossessarono della città e del suo porto[5]. Il generale Max Hoffmann, comandante supremo delle forze degli Imperi centrali sul fronte orientale (Ober Ost), era più che intenzionato a capitalizzare questo successo: la cattura di Riga e il forzamento delle linee difensive russe sul fiume Daugava aprivano all'allettante prospettiva strategica di un'avanzata tedesca attraverso la Lettonia e l'Estonia, potenzialmente fino a raggiungere le porte della capitale russa Pietrogrado; e per quanto le risorse tedesche sul fronte orientale fossero troppo ridotte per tentare una conquista della grande città, anche solo la minaccia di un attacco alla capitale avrebbe potuto aumentare la pressione sul governo russo perché concludesse un armistizio con gli Imperi centrali[6][7].

Prima di pensare a qualsiasi operazione in direzione di Pietrogrado, era però necessario per i tedeschi assicurarsi il possesso delle isole principali dell'arcipelago estone. Neutralizzare i campi minati intorno alle isole e l'artiglieria costiera russa che li difendeva avrebbe consentito di aprire il porto di Riga ai trasporti navali tedeschi, semplificando la catena logistica di un'eventuale avanzata attraverso la Lettonia e l'Estonia; catturare le isole avrebbe poi consentito di scacciare le navi da battaglia russe dal golfo di Riga, fermando i loro cannoneggiamenti e mettendo in sicurezza l'estrema ala sinistra dello schieramento tedesco, anche contro possibili sbarchi anfibi dei russi alle spalle delle forze intente ad avanzare su Pietrogrado. Le isole fungevano inoltre da base per le incursioni delle forze navali leggere russe (e di una piccola flottiglia di sommergibili della Royal Navy britannica penetrati nelle acque del mar Baltico): catturare l'arcipelago avrebbe messo in sicurezza le rotte navali che collegavano la Germania e la Svezia, vitali per il commercio tedesco[3][7][8].

L'idea di una grande operazione di assalto anfibio per catturare le isole attrasse l'attenzione dell'alto comando della Kaiserliche Marine tedesca. Dopo il parziale successo della battaglia dello Jutland del 31 maggio – 1º giugno 1916, le grandi navi da battaglia della flotta d'alto mare tedesca (Hochseeflotte) era fondamentalmente rimaste fermo in porto, mentre l'attenzione della Marina tedesca si spostava sempre di più verso la conduzione di una guerra sottomarina indiscriminata contro le rotte commerciali degli Alleati nell'oceano Atlantico; questo aveva portato anche, nell'estate del 1917, a casi di indisciplina e agitazioni tra gli equipaggi delle corazzate. Impiegare le navi da battaglia in una grande operazione nel Baltico avrebbe quindi rappresentato un modo per rinsaldare il morale dei loro equipaggi, e il comandante della Hochseeflotte ammiraglio Reinhard Scheer diede il suo benestare. Meno entusiasta si rivelò il comandante in capo delle forze navali tedesche nel Baltico, il principe Enrico di Prussia: se per la Hochseeflotte era facile distaccare nel Baltico le grandi navi da battaglia, non altrettanto facile era inviare nel bacino un adeguato numero di dragamine, essenziali per contrastare la minaccia degli ordigni russi disposti in gran numero nelle acque delle isole estoni ma altrettanto essenziali nelle acque del Mare del Nord per tenere pulite dagli ordigni depositati dai britannici le rotte in uscita dai porti tedeschi, e consentire così le operazioni dei sommergibili. Enrico e i suoi sottoposti ritenevano poi completamente sproporzionato l'impiego di così grandi risorse per conseguire un obbiettivo strategico relativamente ridotto, anche vista la dubbia fattibilità di una futura offensiva in direzione di Pietrogrado; paventavano inoltre il rischio di mettere in atto un'operazione anfibia ormai alle porte dell'inverno. Quali che fossero i dubbi, questi furono però messi a tacere e, il 18 settembre 1917, il generale Hoffman approvò, sotto il nome in codice di "operazione Albion", il piano per la cattura delle isole estoni tramite un'azione combinata delle forze navali e terrestri[3][9][10].

Il territorio

Carta raffigurante le principali isole dell'arcipelago estone

L'arcipelago dell'Estonia occidentale si compone di quattro grandi isole e di un ampio numero di isolette più piccole e secondarie. Le isole principali (oggi ribattezzate con nomi estoni, ma all'epoca dell'operazione Albion ancora note con nomi in lingua tedesca) sono disposte grossomodo come i vertici di un quadrato: a sud-ovest Ösel (oggi Saaremaa), l'isola più grande dell'arcipelago; a nord-ovest Dagö (Hiiumaa); a nord-est Worms (Vormsi); e a sud-est Moon (Muhu). Lo stretto di Moon o Moon Sund (oggi noto come Mare di Väinameri) divide a est l'arcipelago dalla terraferma dell'Estonia oltre a mettere in comunicazione il golfo di Riga a sud con l'imboccatura del golfo di Finlandia a nord: nel 1917 questa era la principale via utilizzata dalla Flotta del Baltico russa per far entrare e uscire le proprie navi dal golfo di Riga, e i russi stessi avevano provveduto a dragare il fondale per aumentarne la profondità e consentire il transito anche ad alcune delle loro grandi corazzate. Nella sua parte meridionale il Moon Sund si biforca in due canali distinti, detti "Grande Sund" (oggi stretto di Suur, tra Moon a ovest e la costa estone a est) e "Piccolo Sund" (stretto di Väike, tra Moon a est e Ösel a ovest). Attraverso il Piccolo Sund era stata costruita una diga in pietra sormontata da una strada rialzata (oggi nota come Väinatamm), lunga circa tre chilometri e mezzo e larga cinque metri, che congiungeva le isole di Ösel e Moon[11].

Lo stretto di Soelo o Soelo Sund separa l'isola di Dagö a nord da quella di Ösel a sud; subito a est di questo, la baia di Kassar Wick mette in comunicazione il Soelo Sund con il Moon Sund. Lo stretto di Irbe infine separa Ösel a nord dalla parte settentrionale della penisola della Curlandia, sulla terraferma lettone, a sud; da Ösel, la stretta penisola di Sworbe (oggi Penisola di Sõrve) si protende verso sud attraverso lo stretto di Irbe[11].

La linea costiera delle isole estoni è piuttosto frastagliata e ricca di baie e golfi; le coste sono generalmente basse, con sabbia e pietre spesso ricoperte di alghe sulla battigia. Il territorio nell'interno delle isole è generalmente pianeggiante e con poche elevazioni di un qualche rilievo, concentrate principalmente lungo il lato nord-occidentale; all'epoca le zone interne erano densamente boscose, con foreste di pini, betulle, pioppi e ginepri. Le isole erano caratterizzate principalmente solo da piccoli villaggi rurali o case coloniche; l'unica cittadina di una qualche importanza era Arensburg (oggi Kuressaare), posta sulla costa meridionale di Ösel, e che fungeva da capoluogo della regione. Le strade erano relativamente poche: gli stretti sentieri aperti attraverso le foreste tendevano a tramutarsi in solchi fangosi con le piogge invernali[11].

Forze in campo

I russi

L'ammiraglio Michail Bakhirev, comandante delle forze navali russe durante l'operazione

Tutte le forze russe dislocate sulle isole dell'arcipelago estone rispondevano agli ordini del contrammiraglio Dmitrij Aleksandrovič Svešnikov. Le truppe del presidio erano rappresentate principalmente dalla 107ª Divisione di fanteria del generale Fijodor Ivanov, composta da quattro reggimenti (il 425º, 426º, 427º e 428º Reggimento fanteria); era poi stato dislocato sulle isole il 472º Reggimento fanteria distaccato dalla 118ª Divisione, oltre a diverse migliaia di artiglieri della marina. Nominalmente la guarnigione ammontava a circa 24000 uomini, di cui circa 14000 dislocati su Ösel e il resto sulle isole più piccole. In pratica, tuttavia, il basso morale della truppa aveva portato a frequenti episodi di diserzione: nel complesso la guarnigione era solo al 60 o 70% dell'organico previsto, e molti dei soldati rimanenti dimostravano poco desiderio di combattere o avevano più interesse a saccheggiare le campagne[12][13][14].

La prima difesa delle isole da attacchi tedeschi veniva dagli estesi sbarramenti di mine navali, con più di 10000 ordigni[15] depositati dai russi lungo tutti i passaggi obbligati, in particolare nello stretto di Irbe, nello stretto di Soelo e negli accessi al Moon Sund; le mine erano integrate da sbarramenti di reti sottomarine volti a impedire il passaggio dei sommergibili. I russi avevano provveduto inoltre a spegnere i fari e rimuovere o alterare i segnali di navigazione, rendendo pericoloso il passaggio delle navi lungo le basse coste delle isole e, in particolare, nella baia del Kassar Wick. Le isole erano poi difese da un considerevole parco di postazioni di artiglieria costiera, comprendente un totale di 49 pezzi serviti da circa 4000 artiglieri. I pezzi di maggior calibro erano quattro grossi cannoni da 305 mm, impiantati dai russi a capo Zerel, la punta più meridionale della penisola di Sworbe su Ösel: con un campo di tiro di 360° e una gittata superiore ai 30000 metri, i pezzi potevano tenere sotto tiro sia lo stretto di Irbe a sud, impedendo ai dragamine tedeschi di ripulirlo dagli ordigni russi, che la costa occidentale di Ösel, proteggendola da sbarchi da quel lato. Due postazioni di artiglieria costiera minori, amate con cannoni da 130 mm e mitragliatrici, proteggevano i fianchi della postazione di Capo Zerel, e in generale l'intera penisola di Sworbe era stata dotata di fortificazioni difensive presidiate da un intero reggimento russo[12][14].

Mine navali russe pronte per essere depositate in mare dall'incrociatore Admiral Makarov durante gli anni della prima guerra mondiale

Postazioni di artiglieria costiera erano state impiantate a capo Hundsort e capo Ninnast sui due lati della baia di Tagga, lungo la costa nord-occidentale di Ösel, ritenuto un luogo molto favorevole per uno sbarco in forze dei tedeschi; ciascuna postazione era armata con quattro cannoni da 152 mm[15]. Reparti someggiati di cannoni da campagna dell'artiglieria divisionale della 107ª Divisione erano posizionati nell'entroterra alle spalle della baia di Tagga e nei dintorni del capoluogo Arensburg; quest'ultimo, come pure le due teste della diga che collegava Ösel a Muhu, era stato dotato di fortificazioni campali a sua protezione. Due basi aeree, capaci di ospitare un totale di circa 60 velivoli in maggioranza idrovolanti, erano state costruite dai russi nei dintorni di Arensburg e a Pappensholm, vicino Kielkond lungo la costa occidentale di Ösel; ciascuna di queste basi era difesa da batterie di cannoni antiaerei[14][15]. A capo Toffri, la punta meridionale dell'isola di Dagö, i russi avevano posizionato una batteria di quattro cannoni da 120 mm per sorvegliare lo stretto di Soelo. A capo Tachkona, la punta settentrionale di Dagö, erano posizionate altre due batterie per controllare l'accesso settentrionale allo stretto di Moon; l'accesso meridionale allo stretto era invece difeso da due postazioni distinte: una a Woi sulla punta meridionale di Moon, armata con cinque cannoni da 250 mm e quattro da 150 mm, e una a Werder sulla costa estone armata con quattro pezzi da 150 mm[15].

Gli eventi della Rivoluzione di febbraio avevano duramente impattato sulla Flotta del Baltico russa: gli equipaggi erano frequentemente costretti a soste in porto e quindi risultavano molto più avvicinabili dagli inviati dei partiti politici più estremisti, che tra di loro avevano fatto ampia propaganda; per integrare i ranghi erano stati poi imbarcati marinai della marina mercantile o operai dei cantieri navali, individui spesso già politicizzati e provenienti da ambienti dove le idee rivoluzionarie avevano fatto presa. Questo aveva portato a frequenti episodi di indisciplina, ammutinamenti e omicidi di ufficiali a opera dei marinai; su molte navi ormai gli ordini venivano impartiti da "consigli dei marinai" piuttosto che dagli effettivi ufficiali in comando. Le forze navali dislocate dai russi nel golfo di Riga erano tuttavia parzialmente estranee a queste derive, in particolare perché il loro comandante, il viceammiraglio Michail Koronatovič Bakhirev, era un ufficiale energico e stimato dagli stessi equipaggi, ed era stato in grado di mantenere la disciplina a bordo. Le forze agli ordini di Bakhirev comprendevano le anziane navi da battaglia di tipo pre-dreadnought Slava e Graždanin, l'incrociatore corazzato Bajan (nave ammiraglia di Bakhirev), gli incrociatori protetti Diana, Bogatyr e Oleg, dodici cacciatorpediniere moderni e altrettante torpediniere più datate, oltre a cannoniere, posamine e unità minori. Tre sommergibili della flottiglia britannica dislocata nel Baltico erano pronti a supportare le operazioni difensive dei russi nelle acque delle isole estoni, mentre gli analoghi mezzi subacquei russi risultavano al momento tutti fuori servizio[14][16].

I tedeschi

L'ammiraglio Ehrhard Schmidt (al centro con il binocolo) e il suo stato maggiore fotografati nell'ottobre 1917 durante il viaggio della flotta d'invasione tedesca

La pianificazione e la direzione generale dell'operazione Albion fu affidata al comandante dell'8ª Armata tedesca von Hutier, reduce dalla recente conquista di Riga. Il corpo da sbarco venne radunato a Libau in Lettonia, e si componeva della 42ª Divisione di fanteria del generale Ludwig von Estorff rinforzata dalla 2ª Brigata di fanteria ciclistica: in totale, le forze terrestri tedesche coinvolte nell'operazione ammontavano a circa 23000[17] o 24600[18] uomini con 5000 quadrupedi, 1400 veicoli di vario tipo, 150 mitragliatrici, 54 cannoni campali e 12 mortai[17]. Un considerevole parco di velivoli avrebbe supportato le operazioni delle forze di terra, sia in missioni di ricognizione dall'aria che di bombardamento: 90 idrovolanti furono concentrati nelle basi di Libau, Windau, Angernsee e Irben, oltre ai quattro apparecchi imbarcati sulla nave appoggio idrovolanti Santa Elena aggregata alla flotta; anche sei dirigibili Zeppelin, distribuiti a coppie nelle basi di Stolp, Pillau e Libau, e sette aeroplani di base a terra avrebbero preso parte alle operazioni[19].

Truppe tedesche si imbarcano su una nave da trasporto diretta all'isola di Saaremaa.

L'assegnazione del comando delle forze navali fu oggetto di una certa contesa tra il comandante della Hochseeflotte Scheer e il principe Enrico di Prussia, contesa poi risolta creando una forza navale ad hoc (in tedesco Sonderverband) appositamente per l'operazione, denominata "Forza speciale del Baltico" e posta agli ordini del viceammiraglio Ehrhard Schmidt, il quale alzava la sua insegna sull'incrociatore da battaglia SMS Moltke. Le forze navali da combattimento comprendevano due squadre composte ciascuna da cinque moderne navi da battaglia tipo "dreadnought", distaccate dalla Hochseeflotte: la III Squadra al comando del viceammiraglio Paul Behncke con la SMS König (nave ammiraglia) e le SMS Bayern, SMS Großer Kurfürst, SMS Kronprinz, SMS Markgraf; la IV Squadra del viceammiraglio Wilhelm Souchon con la SMS Friedrich der Große (nave ammiraglia) e le SMS König Albert, SMS Kaiserin, SMS Prinzregent Luitpold, SMS Kaiser. Oltre ad appoggiare lo sbarco delle truppe con il fuoco dei loro cannoni, le navi da battaglia dovevano tenersi pronte a contrastare attacchi di risposta da parte delle corazzate della Flotta del Baltico russa. A supporto delle navi da battaglia vi erano nove incrociatori leggeri suddivisi in due "gruppi da esplorazione": il II Gruppo del viceammiraglio Ludwig von Reuter con gli SMS Königsberg (ammiraglia), SMS Karlsruhe, SMS Nürnberg, SMS Frankfurt e SMS Danzig; il VI Gruppo del contrammiraglio Albert Hopman con gli SMS Kolberg (ammiraglia), SMS Straßburg, SMS Augsburg e SMS Nautilus oltre all'avviso SMS Blitz. Il commodoro Paul Heinrich, imbarcato sull'incrociatore leggero SMS Emden, comandava infine 47 cacciatorpediniere e torpediniere suddivise in cinque flottiglie[18][20][15].

Le forze navali di supporto comprendevano una squadra anti-sommergibili con otto cacciatorpediniere e 56 pescherecci armati; una flottiglia di sommergibili con sei U-Boot costieri; una squadra anti-mine con 34 dragamine, 15 motoscafi e alcune navi appoggio; una squadra di navi ausiliarie comprendente una nave officina, una carboniera, una nave da trasporto e poi rimorchiatori, chiatte e motobarche[19]. Il trasporto delle truppe sarebbe avvenuto tramite l'impiego di diciannove piroscafi suddivisi in due colonne[18]; per la messa a terra, oltre a scialuppe e chiatte, sarebbero stati impiegati anche i Pferdeboot (letteralmente "Barca per cavalli"), piccoli mezzi da sbarco trainati, a fondo piatto e dotati di una rampa abbattibile a poppa, capaci di trasportare 70 uomini oppure dieci cavalli o due cannoni con le relative munizioni, già impiegati dai tedeschi in Serbia e Romania durante le operazioni di attraversamento del Danubio[21]. Il totale delle navi tedesche coinvolte nell'operazione superava la cifra di 300[18].

L'operazione

Prime mosse

Uno Pferdeboot della flotta di invasione ripreso mentre viene caricato dopo essersi affiancato a una nave da trasporto

Entro il 24 settembre i tedeschi avevano completato la riunione di uomini e navi nei porti lettoni, e attendevano ormai solo il miglioramento delle condizioni meteo per dare il via all'operazione. Per distrarre l'attenzione dei russi dalle isole estoni, l'8ª Armata tedesca simulò alcune operazioni offensive sulla terraferma a oriente di Riga. Aerei e dirigibili tedeschi iniziarono poi, tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre, a compiere bombardamenti delle postazioni di artiglieria russa su Ösel, arrivando a sganciare anche 6 tonnellate di bombe in tre giorni. Durante una di queste incursioni, condotta da uno Zeppelin la sera del 30 settembre, i tedeschi centrarono un deposito di munizioni russo su capo Zerel: la conseguente esplosione distrusse molti materiali non rimpiazzabili, mise fuori uso diversi cannoni e uccise 40[22] o 110 uomini[23]. L'8 ottobre gli idrovolanti tedeschi tentarono anche di attaccare due navi cargo russe, scambiate per possibili posamine, lungo la costa occidentale di Ösel lanciando contro di loro dei siluri, anche se l'azione fallì a causa della corsa irregolare degli ordigni sganciati, che furono evitati dai russi[15][22][23].

Soldati tedeschi a bordo di una nave da trasporto diretta alle isole estoni durante l'operazione Albion

Prima che il corpo principale delle navi tedesche salpasse, i dragamine avevano iniziato a tracciare rotte sicure per avvicinarsi alle coste delle isole; la densità degli sbarramenti minati russi divenne ben presto evidente, e alcune unità furono colate a picco e una nave ausiliaria venne danneggiata per l'urto con le mine. Queste operazioni preliminari causarono discussioni tra i comandanti navali tedeschi visto che, se da un lato vi era la necessità di assicurare una navigazione senza rischi alle unità coinvolte nello sbarco, dall'altro si voleva evitare che prolungate operazioni di dragaggio davanti alle isole mettessero sull'avviso i russi, facendo svanire l'effetto sorpresa dell'assalto anfibio. Alla fine, l'ammiraglio Scheer impose il suo punto di vista, favorevole a uno sbarco immediato anche se le rotte di avvicinamento non erano state del tutto ripulite dalle mine: quanto maggiore fosse stato il ritardo accumulato dalla flotta, tanto maggiore sarebbe stato il rischio di dover annullare l'operazione a causa delle condizioni meteo in peggioramento[23].

Alla fine, il tempo migliorò a sufficienza da consentire, il 10 ottobre 1917, l'avvio dell'operazione: le navi da battaglia salparono dai loro ancoraggi nella baia di Danzica e diressero verso nord, venendo raggiunte dalle navi da trasporto con le truppe della 42ª Divisione partire dai porti della costa lettone. Il sommergibile britannico E1 avvistò parte delle unità tedesche che salpavano dal porto lettone di Libau, ma non effettuò attacchi e non comprese quanto stava osservando, rientrando quindi alla base di Hangö il 12 ottobre senza aver dato alcun allarme[15]. Mentre la flotta d'invasione si avvicinava alle isole il mare si ingrossò ulteriormente, al punto che i dragamine che procedevano in testa dovettero rallentare le operazioni di sminamento dei punti designati per il posizionamento delle navi della flotta; ci fu quindi un'altra discussione se procedere come previsto o annullare lo sbarco, ma alla fine l'ammiraglio Schmidt ordinò ai dragamine di ritirarsi e di lasciare spazio libero alla flotta d'invasione. Alla fine, solo il piroscafo trasporto truppe Corsica andò perduto per l'urto con una mina durante la fase finale di avvicinamento alle isole, con tutto l'equipaggio e i soldati a bordo tratti in salvo dalle altre navi[15].[24].

Lo sbarco a Ösel

Carta delle operazioni al 12 ottobre: in blu i reparti tedeschi, in rosso quelli russi

Nelle prime ore del 12 ottobre la flotta d'invasione fu in vista delle coste occidentali di Ösel. Il piano prevedeva di sbarcare il corpo principale della 42ª Divisione nella baia di Tagga: preceduto da un breve ma intenso bombardamento delle navi da battaglia, un gruppo di truppe d'assalto (Stoßtrupp) di 420 uomini avrebbe preso terra a bordo di speciali galleggianti a motore, seguito da un gruppo di rincalzo di 1030 uomini trasportato da dragamine e torpediniere; a questa prima forza sarebbe seguita una seconda unità di 2000 uomini trasportati da tre navi trasporto truppe, l'avanguardia del resto della divisione. Consolidata dal testa di ponte nella baia di Tagga, i reparti tedeschi dovevano spingersi a sud per occupare la base aerea russa di Pappensholm, poi procedere verso est per occupare il capoluogo Arensburg e quindi isolare le forze russe asserragliate nella penisola di Sworbe. Per aumentare il disorientamento dei russi, una seconda forza, composta da una compagnia di truppe d'assalto e due battaglioni di fanteria ciclistica, avrebbe portato a termine un ulteriore sbarco nei pressi del villaggio di Pamerot, a est della baia di Tagga; da qui, le forze tedesche si sarebbero spinte celermente verso est per occupare il villaggio di Orrisar e il vicino accesso alla strada rialzata che collegava Ösel a Moon. Completata l'occupazione della costa nord di Ösel, i dragamine avrebbero ripulito lo stretto di Soelo e consentito alla flotta tedesca di penetrare nel Kassar Wick, tagliando così la via di ritirata alle navi russe attraverso il Moon Sund e impedendo l'arrivo di rinforzi dalla terraferma estone[18][25][26].

Mentre prendevano posizione per iniziare il bombardamento preliminare, due navi da battaglia della III Squadra tedesca subirono danni per l'urto con mine. La Grosser Kurfürst imbarcò tra 260 e 280 tonnellate di acqua dalla falla aperta nello scafo, ma l'eccellente compartimentazione interna resse al danno e la nave poté continuare le operazioni come previsto, per poi venire distaccata nel pomeriggio del 12 ottobre per rientrare in Germania per le riparazioni. Più seri i danni accusati dalla Bayern che, dopo aver completato il bombardamento, nel pomeriggio del 12 ottobre dovette gettare l'ancora nella baia di Tagga per eseguire delle riparazioni d'emergenza; queste si rilevarono impossibili da eseguire in zona, e la nave dovette essere ritirata dall'operazione e inviata a Kiel per le riparazioni. Le altre navi da battaglia portarono a termine il bombardamento come previsto: le corazzate della III Squadra e l'incrociatore da battaglia Moltke si posizionarono davanti capo Ninnast e bombardarono le postazioni di artiglieria russe che difendevano gli approcci alla baia di Tagga; la corazzata Markgraf, distaccata dalla III Squadra, si posizionò invece insieme all'incrociatore Emden davanti all'imboccatura dello stretto di Soelo per bombardare le postazioni russe a Pamerot in appoggio al previsto sbarco secondario dei tedeschi, oltre a prendere di mira le postazioni di artiglieria russe a capo Toffri sull'isola di Dagö. Tre corazzate della IV Squadra (Kaiserin, Prinzregent Luitpold e Kaiser) bombardarono le postazioni russe a capo Hundsort, a occidente della baia di Tagga; le altre due (Friedrich der Grosse e König Albert) impiegarono invece i loro grossi calibri contro le postazioni dell'artiglieria russa sulla penisola di Sworbe. Quattro cacciatorpediniere tedeschi infine si posizionarono a ovest di Kielkond per bombardare la base aerea e la stazione radiotelegrafica di Papensholm, oltre che per simulare un tentativo di sbarco nella zona al fine di distrarre i russi[15][18][27][28].

Lo sbarco a Ösel in un'illustrazione tedesca dell'epoca

Le prime truppe tedesche iniziarono a sbarcare a Tagga alle 04:45, solo leggermente in ritardo rispetto a quanto previsto. Le prime ondate incontrarono una resistenza praticamente trascurabile da parte della fanteria del 426º Reggimento russo, schierato a difesa della baia: come riferì un ufficiale russo fatto prigioniero, le truppe non erano abituate a un bombardamento navale della mole scatenata dalle corazzate tedesche, e molti reparti demoralizzati e in preda al panico si erano ritirati senza ordini in tal senso. Le batterie dell'artiglieria campale della 107ª Divisione, nascoste nei boschi alle spalle della baia di Tagga, erano sfuggite alle ricognizioni aeree dei tedeschi e aprirono quindi il fuoco sulle navi nemiche; una volta rivelata la loro posizione, tuttavia, furono rapidamente bersagliate e messe a tacere dai grossi calibri delle corazzate tedesche. Entro le 07:00 le truppe d'assalto tedesche avevano conquistato le postazioni dell'artiglieria costiera russa attorno alla baia di Tagga, consentendo ai dragamine di avvicinarsi e tracciare rotte di approccio sicure; alle 09:00 iniziò lo sbarco del corpo centrale della 42ª Divisione tedesca, e alle 10:30 il generale von Estorff poté comunicare che la resistenza nemica attorno alla testa di ponte era ormai completamente cessata[27]. Le operazioni di sbarco continuarono nella baia di Tagga anche dopo il calare del buio, alla luce dei riflettori degli incrociatori tedeschi; l'intera fanteria della 42ª Divisione, le sue armi pesante e parte dei trasporti furono completamente sbarcati entro le 20:00 del 12 ottobre. Due navi posareti tedesche stesero quindi un doppio sbarramento retale all'imboccatura della baia di Tagga per impedire incursioni dei sommergibili russi o britannici[15].

La battaglia per Ösel

Carta delle operazioni al 13 ottobre: in blu i reparti tedeschi, in rosso quelli russi

Consolidata la testa di ponte, e constata la debole tenuta dei reparti russi, von Estorff diramò ordini per una rapida avanzata delle sue fanterie all'interno di Ösel, senza attendere lo sbarco dei reparti di supporto e dell'artiglieria campale della 42ª Divisione: il 131º Reggimento fanteria della 42ª Divisione doveva scendere lungo la costa occidentale per andare a occupare la base della penisola di Sworbe; il 255º Reggimento della riserva doveva procedere al centro a cavallo della strada principale tra Kielkond e Arensburg; i restanti due reggimenti della 42ª Divisione (il 17º e il 138º Reggimento fanteria) dovevano procedere verso est in direzione della strada Arensburg-Orrisar, al fine di ricongiungersi alle truppe sbarcate a Pamerot. Il piano di difesa russo prevedeva di condurre azioni ritardanti nell'entroterra di Ösel fino a che il peggiorare del meteo e l'arrivo di rinforzi dall'Estonia non avrebbero mutato il quadro della situazione, e le avanguardie tedesche in avanzata furono frequentemente impegnate in scontri a fuoco con piccoli reparti russi attestati su posizioni predisposte, in particolare vicino agli incroci stradali. Anche per via del basso morale dei russi, i tedeschi furono però in grado di superare rapidamente questi centri di resistenza e di dilagare nell'interno dell'isola; alle 15:30 le avanguardie tedesche si impossessarono della base aerea di Papensholm, e i genieri si misero rapidamente all'opera per riparare i danni dei bombardamenti e aprirla all'uso dei velivoli tedeschi[24][29].

La forza secondaria tedesca sbarcò a Pamerot alle 07:00 senza incontrare praticamente alcuna resistenza. Il gruppo d'assalto era accompagnato da alcuni artiglieri navali che dovevano impossessarsi dei cannoni di una batteria costiera russa posta nelle vicinanze del villaggio e impiegarla per bersagliare le postazioni nemiche a Dagö, sull'altro lato dello stretto di Soelo; con loro grande sorpresa, gli artiglieri scoprirono solo dopo lo sbarco che la postazione di artiglieria russa vicino Pamerot, segnalata dalla ricognizione aerea, in realtà non esisteva minimamente. Il collasso delle comunicazioni tenne completamente all'oscuro il comando russo dello sbarco nemico a Pamerot, e i reparti ciclistici tedeschi iniziarono quindi a spingersi verso est in direzione di Orrisar con una rapidità sorprendente, raggiungendo il villaggio entro sera e stabilendo nelle vicinanze un perimetro difensivo a semicerchio; i tedeschi si erano così impossessati del terminale della strada rialzata che collegava Ösel e Moon, interrompendo la principale via di rifornimento e di ritirata dei russi[29].

Informato infine dell'occupazione di Orrisar e del blocco della strada rialzata per Moon, il comandante in capo russo su Ösel, il contrammiraglio Svešnikov, ordinò immediatamente al 472º Reggimento, la principale riserva della 107ª Divisione di Ivanov, e a ogni altra unità russa disponibile di procedere celermente verso est, contrattaccare i tedeschi e riaprire la strada per Moon. Contemporaneamente, tuttavia, Svešnikov prese una decisione deprimente per il morale della guarnigione: il contrammiraglio ordinò di trasferire il suo quartier generale via da Ösel, e lui stesso si spostò ad Hapsal sulla terraferma estone. Una volta informato di ciò, l'alto comando russo destituì immediatamente Svešnikov e lo rimpiazzò con il generale Vladimir Cheremisov[29]. Per la mattina del 13 ottobre, il generale Ivanov aveva radunato davanti Orrisar una forza piuttosto eterogenea di circa 5000 uomini che, appoggiata da artiglieria, mitragliatrici e qualche autoblindo, iniziò una serie di attacchi al perimetro difensivo tenuto dai tedeschi: le truppe tedesche riuscirono a resistere per tutta la giornata del 13 ottobre ma, a corto di munizioni, a sera dovettero ripiegare verso nord abbandonando l'accesso alla strada rialzata, che tornò in mano ai russi[30].

Un idrovolante tedesco ammarato sulla costa di Ösel per recapitare messaggi alle forze tedesche sbarcate sull'isola

Riforniti di munizioni da un gruppo di torpediniere che era riuscito a passare attraverso lo stretto di Soelo e raggiunti da rinforzi arrivati via terra dalla testa di ponte, la mattina del 14 ottobre i tedeschi tornarono all'attacco a Orrisar per impossessarsi della strada rialzata. Seguirono duri combattimenti tra russi e tedeschi, mentre migliaia di uomini dei reparti logistici e di retrovia, oltre alle famiglie di molti soldati, si ammassavano lungo la strada per fuggire da Ösel verso la relativa sicurezza di Moon; l'intasamento di uomini, cavalli e veicoli lungo la strada e il panico portato dai reparti in disordinata ritirata impedirono anche che le truppe di stanza a Moon potessero muovere in aiuto della guarnigione di Ösel. Alla fine, al calare del buio del 14 ottobre i tedeschi avevano riguadagnato le posizioni perse ventiquattr'ore prima, interrompendo ancora una volta i collegamenti stradali tra Ösel e Moon. Nel frattempo, il resto della 42ª Divisione aveva portato avanti l'occupazione di Ösel: sgombrata dai russi, Arensburg fu occupata senza combattimenti nel corso del 14 ottobre, quindi i tedeschi iniziarono a convergere verso la penisola di Sworbe. Qui, la batteria di artiglieria navale russa di capo Zerel aveva continuato a resistere, rispondendo ai colpi delle corazzate tedesche che la bombardavano periodicamente e impedendo con il suo fuoco ai dragamine nemici di aprire rotte sicure attraverso gli sbarramenti minati dello stretto di Irbe. Il morale della guarnigione russa era altalenante: dopo due giorni di bombardamenti gli artiglieri mostravano ormai segni di cedimento morale e molti di loro iniziarono ad abbandonare le posizioni; quando tuttavia i tedeschi tentarono di penetrare attraverso le difese avanzate ad Anseküll, alla base della penisola, furono violentemente contrattaccati da due compagnie di fanteria del 425º Reggimento russo che, al prezzo di dure perdite, li ricacciarono indietro[30][31].

La resistenza russa su Ösel iniziò a crollare nel corso del 15 ottobre. A mezzogiorno il 255º Reggimento della riserva tedesco lanciò l'attacco finale alla massa dei reparti russi nella zona di Orrisar e della strada rialzata: inizialmente i russi risposero al fuoco, ma la resistenza andò man mano scemando mentre i soldati demoralizzati iniziavano ad arrendersi in massa. Alle 14:30 varie bandiere bianche iniziarono ad alzarsi dalle linee russe; una mezz'ora più tardi, il comandante della 107ª Divisione russa Ivanov raggiunse il quartier generale tedesco e si arrese personalmente a von Estorff insieme a due comandanti di brigata e circa 5000 soldati russi. Solo poche centinaia di russi riuscirono, tramite piccole imbarcazioni, a fuggire da Ösel e raggiungere la relativa salvezza dell'isola di Moon[30][32]. Nella penisola di Sworbe la guarnigione russa continuava a resistere, ma ormai senza alcuna speranza; i cannoni russi avevano cessato il fuoco e i dragamine tedeschi avevano potuto avvicinarsi e iniziare a ripulire le acque attorno alla penisola dalle mine, consentendo alle corazzate di avvicinarsi e migliorare la precisione del tiro. Rispondendo alle richieste di soccorso trasmesse via radio dalla guarnigione, l'ammiraglio Bakhirev inviò la nave da battaglia Graždanin e tre cacciatorpediniere: questi ultimi attraccarono al molo del villaggio di pescatori di Mõntu, sulla costa sud-orientale della penisola, per imbarcare quanti più soldati russi possibili, mentre la Graždanin iniziò a bombardare le postazioni dei cannoni, ormai completamente abbandonate dai loro artiglieri, per non lasciarle intatte in mano ai tedeschi. Dopo aver caricato alcune centinaia di soldati, i cacciatorpediniere salparono e si ritirarono in direzione della costa estone, seguiti dalla Graždanin che era stata raggiunta da bombe sganciate da aerei tedeschi; la sera del 15 ottobre il tenace comandante del 425º Reggimento russo, il colonnello Borsakowski, raggiunse quindi le linee tedesche e avviò le trattative di resa. Quest'ultima ebbe infine luogo alle 08:00 del 16 ottobre, sancendo la cessazione della resistenza organizzata russa su Ösel[30][33].

Gli scontri nel Kassar Wick

Carta delle operazioni al 15 ottobre: in blu i reparti tedeschi, in rosso quelli russi

Mentre le forze tedesche avanzavano su Ösel, la Kaiserliche Marine portava avanti i suoi sforzi per aprire lo stretto di Soelo e penetrare nella baia di Kassar Wick tra Ösel e Dagö, al fine di tagliare la via di ritirata russa attraverso il Moon Sund. L'operazione si presentava tutt'altro che facile: la baia era caratterizzata da bassi fondali, scogli, banchi di sabbia e correnti che ostacolavano non poco le operazioni dei tedeschi, privi di carte nautiche affidabili della zona; durante tutta l'operazione diverse unità tedesche riportarono danni agli scafi per il contatto con i fondali. I russi avevano steso vari sbarramenti minati attraverso lo stretto di Soelo, obbligando le formazioni navali tedesche a farsi precedere dai dragamine; ma più i dragamine si inoltravano nello stretto più si allontanavano dalla protezione offerta dai cannoni delle navi da battaglia tedesche dislocate al largo di Ösel, entrando di converso nel raggio di tiro delle navi russe dislocate nel Moon Sund che potevano quindi bersagliarli a piacimento[34].

Il compito di forzare lo stretto di Soelo fu affidato alle forze leggere del commodoro Heinrich. La batteria di capo Toffri su Dagö fu prima zittita dal fuoco dei grossi calibri tedeschi, e poi neutralizzata da un gruppo di incursori che sbarcarono da due cacciatorpediniere e applicarono cariche esplosive ai cannoni[15]; nel pomeriggio del 12 ottobre, due flottiglie di cacciatorpediniere e torpediniere tedesche tentarono di entrare nel Kassar Wich precedute dai dragamine, venendo affrontate dalle forze russe dislocate a protezione della baia: quattro cacciatorpediniere e una cannoniera[35]. Subito dopo essere stato informato degli sbarchi tedeschi a Ösel, l'ammiraglio Bakhirev aveva richiesto navi di rinforzo al comandante della Flotta del Baltico, l'ammiraglio Aleksandr Vladimirovič Razvozov. I "consigli dei marinai" avevano tuttavia posto il veto all'impiego di molte delle navi della flotta, e in particolare alle due pre-dreadnought classe Andrej Pervozvannyj che, a differenza delle più moderne dreadnought russe e tedesche, avevano un pescaggio sufficientemente basso da consentire loro di operare nel Moon Sund[36]; alla fine, le uniche unità che Razvozov fu in grado di far salpare dalla base di Helsingfors furono l'incrociatore corazzato Admiral Makarov e tre[36] o cinque cacciatorpediniere[35]. Questo modesto aiuto fu comunque in grado di frustrare il primo tentativo tedesco di prendere possesso del Kassar Wick: dopo uno scambio di colpi con il Makarov e la sua scorta, i cacciatorpediniere tedeschi alla fine si ritirarono, non volendo sostare nella baia durante le ore di buio[15][35].

Il cacciatorpediniere tedesco B98 fotografato durante il tentativo di rimorchio del pari tipo Grom russo, danneggiato dal fuoco tedesco il 14 ottobre e abbandonato dall'equipaggio

I cacciatorpediniere tedeschi fecero un altro tentativo la mattina del 13 ottobre, appoggiati a corta distanza dall'incrociatore Emden con a bordo lo stesso commodoro Heinrich; seguirono altri scontri altalenanti in mezzo alla nebbia con i cacciatorpediniere russi dislocati nel Kassar Wick e, alla fine, anche questa volta i tedeschi si ritirarono con il sopraggiungere del buio. Bakhirev progettò quindi, per la notte tra il 13 e il 14 ottobre, di chiudere definitivamente lo stretto di Soelo affondandovi intenzionalmente una nave mercantile e stendendovi un nuovo sbarramento minato, ma l'operazione prese una piega storta fin dall'inizio: il treno diretto al porto di Rogekul di Estonia con il carico di mine deragliò, non è chiaro se per incidente o a causa di un'azione di sabotatori al soldo dei tedeschi; le mine a bordo del treno esplosero fragorosamente, causando gravi danni all'area circostante e rischiando anche di coinvolgere il posamine Pripijat che attendeva di imbarcare gli ordigni. Probabilmente scosso da quanto avvenuto, l'equipaggio del Pripijat si ammutinò e rifiutò di portare avanti l'operazione di minamento senza adeguate garanzie di sicurezza. Anche il tentativo di bloccare lo stretto non andò a buon fine: il piccolo cargo Lavinija, prescelto per essere intenzionalmente autoaffondato, finì incagliato in un basso fondale mentre era in rotta per lo stretto di Soelo e dovette essere abbandonato dai russi[35][37].

Il 14 ottobre i tedeschi tornarono ad attraversare lo stretto di Soelo per impossessarsi del Kassar Wick; questa volta i cacciatorpediniere tedeschi potevano contare sul supporto non solo dell'incrociatore Emden ma anche della corazzata König. Il fuoco dei grossi calibri della corazzata consentì ai tedeschi di irrompere attraverso lo stretto e ingaggiare in battaglia i cacciatorpediniere russi che difendevano il Kassar Wick: varie unità delle due parti furono colpite dall'artiglieria, con i tedeschi che accusarono danni anche a causa di incagli nei bassi fondali. Nel primo pomeriggio, infine, le navi russe dovettero battere in ritirata verso est dovendo però lasciare indietro il cacciatorpediniere Grom, gravemente danneggiato e incendiato dall'artiglieria tedesca e abbandonato dall'equipaggio; i tedeschi riuscirono ad abbordare e ispezionare il relitto del Grom, catturando cinque marinai rimasti a bordo e, soprattutto, impossessandosi di una preziosa carta nautica riportante la posizione degli sbarramenti minati russi. I tedeschi tentarono anche di prendere a rimorchio il relitto del Grom, ma questo si capovolse e affondò intorno alle 15:10. Questa volta i tedeschi sostarono all'interno del Kassar Wick al calare del buio, ma non si avvidero di una nuova operazione di minamento portata a termine dai russi nella notte tra il 14 e il 15 ottobre: dopo aver sostituito l'equipaggio originario con uomini più motivati tratti dalle ciurme dei cacciatorpediniere, il posamine Pripijat e tre motovedette stesero un banco di 135 mine all'imboccatura orientale della baia senza essere disturbati dai tedeschi[35][32].

La mattina del 15 ottobre i cacciatorpediniere tedeschi ripresero a spingersi all'interno del Kassar Wick, finendo però con l'impattare contro il nuovo sbarramento minato steso dai russi: il cacciatorpediniere B 98 ebbe l'itera prua asportata dallo scoppio di un ordigno, con quattordici morti e sette feriti tra l'equipaggio, ma riuscì a ritirarsi a lento moto verso la baia di Tagga; nel tentativo di aggirare lo sbarramento minato i tedeschi diressero più a nord, ma due cacciatorpediniere subirono danni alle eliche per l'urto con il fondale e, alla fine, l'intera formazione si ritirò nuovamente verso lo stretto di Soelo[32][38].

La battaglia dello stretto di Moon

Carta delle operazioni al 17 ottobre: in blu i reparti tedeschi, in rosso quelli russi

L'allontanamento delle le forze navali russe dallo stretto di Moon era uno degli obiettivi principali dell'operazione Albion, ma ancora il 16 ottobre i tentativi delle torpediniere tedesche di attraversare il Kassar Wick per irrompere nello stretto vennero frustrati da bassi fondali, presenza di nuovi sbarramenti minati e contrattacchi dei cacciatorpediniere russi; l'ammiraglio Schmidt decise quindi di cambiare il piano e tentare un approccio allo stretto di Moon passando a sud di Ösel. Fin dal 13 ottobre i dragamine tedeschi si erano messi all'opera per aprire varchi negli estesi campi minati dello stretto di Irbe, anche se l'operazione incrementò in efficacia solo dopo la neutralizzazione, il 15 ottobre, delle batterie di artiglieria costiera russa poste sulla penisola di Sworbe. Queste operazioni di dragaggio erano volte originariamente ad aprire una rotta di navigazione sicura verso il porto di Arensburg a Ösel, in modo che le navi da trasporto tedesche potessero utilizzarlo per sbarcare altre truppe e rifornimenti; la mattina del 16 ottobre Schmidt ordinò però alla III Squadra dell'ammiraglio Behncke di entrare nello stretto, attraversare il golfo di Riga e andare ad attaccare le forze navali russe all'imboccatura meridionale dello stretto di Moon. Behncke stesso si pose quindi alla testa di una formazione comprendente le corazzate König e Kronprinz, gli incrociatori Augsburg, Kolberg e Strassburg e una flottiglia di torpediniere, e nel pomeriggio del 16 ottobre attraversò lo stretto di Irbe preceduto da un nutrito numero di dragamine[32][39][40].

Tre sommergibili britannici stazionavano in quel momento nel golfo di Riga e, intorno alle 16:30, il sommergibile C27 riuscì ad avvicinarsi abbastanza alla formazione di Behncke da poter lanciare due siluri in direzione della corazzata König, mancando tuttavia il bersaglio. Sfuggito alla caccia delle torpediniere tedesche e ricaricarti i tubi di lancio, il C27 si portò nuovamente all'attacco e, alle 16:45, riuscì a colpire con un siluro la nave appoggio dragamine Indianola: gravemente danneggiata, la nave fu rimorchiata nel porto di Arensburg mentre il C27, sfuggito a nuovi attacchi con bombe di profondità delle torpediniere tedesche, riuscì a dileguarsi indenne e a rientrare alla base di Hangö. Un secondo sommergibile britannico, il C32, tentò anch'esso di portarsi a tiro della formazione di Behncke nel pomeriggio del 16 ottobre, ma dopo essere stato scoperto e bombardato da un idrovolante tedesco perse il contatto e non riuscì più a riguadagnarlo[41][39][40].

La corazzata russa Slava ritratta in fase di affondamento il 17 ottobre dopo lo scontro con la flotta tedesca nello stretto di Moon

La formazione di Behncke sostò per la notte nei pressi dell'imboccatura meridionale dello stretto di Moon, riprendendo quindi ad avanzare la mattina del 17 ottobre; le carte nautiche catturate sul relitto del cacciatorpediniere Grom consentivano al comando tedesco di tracciare una rotta sicura attraverso campi minati difensivi russi posti nello stretto, anche se furono commessi degli errori nel comunicare via radio a Behncke la posizione di alcuni sbarramenti minati. Mentre precedevano il resto della formazione, alle 07:30 i dragamine tedeschi si ritrovarono sotto il fuoco non solo della batteria di artiglieria costiera russa di Woi sulla punta meridionale di Moon, ma anche delle navi russe disposte a protezione del canale del Grande Sund: le corazzate Slava e Graždanin e alcuni cacciatorpediniere, comandanti direttamente dall'ammiraglio Bakhirev da bordo dell'incrociatore Bajan. Il fuoco russo causò solo danni leggeri ai dragamine, ma scompaginò la loro formazione e ritardò le operazioni di dragaggio; i tedeschi scoprirono poi che i cannoni della Slava erano stati modificati per conferire alla nave una gittata maggiore rispetto a quella delle dreadnought tedesche. Per evitare di rimanere intrappolato nel tiro incrociato delle corazzate e delle batterie costiere russe, e confidando nella giustezza delle informazioni ricevute sulla posizione dei campi minati, alle 10:00 Behncke ordinò alla König e alla Kronprinz di avanzare con decisione all'interno del Grande Sund e di serrare le distanze con le navi russe. Nello scontro che seguì, la superiorità delle dreadnought tedesche divenne ben presto evidente: la König colpì la Slava sette volte, causando gravi danni e allagamenti interni, mentre la Graždanin incassò due colpi di grosso calibro sparati dalla Kronprinz; anche l'incrociatore Bajan fu raggiunto da un colpo sparato dalla König[41][39][40].

Verso le 10:30 Bakhirev ordinò una ritirata generale delle forze russe verso nord lungo lo stretto di Moon. La Graždanin e il Bajan si sganciarono con successo, ma la Slava aveva incassato diversi colpi sotto la linea di galleggiamento e l'acqua imbarcata aveva fatto aumentare il suo pescaggio al punto da renderle impossibile percorrere il canale dragato per uscire dallo stretto. Bakhirev ordinò di autoaffondare la nave all'imboccatura meridionale del canale dragato, ma prima che fosse messa in posizione la Slava si incagliò in un basso fondo; l'anziana corazzata fu evacuata dall'equipaggio e, alle 11:55, il suo deposito delle munizioni venne fatto saltare in aria, mentre i cacciatorpediniere russi completavano l'opera lanciandole contro dei siluri. Sempre al fine di ostacolare il passaggio dei tedeschi, i russi autoaffondarono nello stretto altri tre piroscafi e una pilotina, oltre a posare ulteriori sbarramenti minati. Behncke nel frattempo aveva continuato a spingersi nello stretto, ma la sua azione fu ritardata dal doversi occupare delle batterie di artiglieria costiera russe a Woi e Werder, che furono infine zittite dopo un bombardamento delle corazzate tedesche. Ulteriore elemento di ritardo fu il dover fronteggiare il tentativo di attacco del sommergibile britannico C26: nel tentativo di portarsi in posizione di tiro il battello era finito incagliato sul fondale e, per liberarsi, era stato costretto a emergere brevemente, attirando su di sé la caccia delle torpediniere tedesche che andò avanti per due ore. Sfuggito alle cannonate e alle bombe di profondità nemiche, ma con vari danni a bordo, a sera il battello si ritirò raggiungendo il porto estone di Pernau. Verso le 15:40 Behncke dovette sospendere l'inseguimento dei russi in ritirata, in particolare perché i suoi dragamine non erano riusciti a superare una rete di sbarramento lasciata dai russi nello stretto; l'ultima azione della giornata fu, alle 15:45, lo sbarco di una piccola forza di incursori tedeschi a Woi per neutralizzare con l'esplosivo gli ultimi cannoni russi rimasti[41][39][40].

L'occupazione di Dagö e Moon

Carta delle operazioni finali per l'occupazione di Dagö e Moon tra il 17 e il 20 ottobre; in rosso le direttrici di avanzata delle forze tedesche

Assicuratisi il controllo di Ösel, i tedeschi avevano avviato i piani per l'occupazione delle restanti isole dell'arcipelago. Già la mattina del 15 ottobre una piccola forza da sbarco aveva preso terra a capo Toffri per assumere il controllo della punta meridionale dell'isola di Dagö; la guarnigione russa dell'isola si rivelò molto più combattiva del previsto, e la forza tedesca si ritrovò ingaggiata in pesanti combattimenti andanti avanti per tutto il giorno. Non essendo riuscito a consolidare la testa di ponte, il comando tedesco ordinò il ritiro della forza da sbarco quella sera stessa. I tedeschi tornarono a capo Toffri la mattina del 16 ottobre: dopo un'ora di bombardamento preparatorio da parte della corazzata Kaiser, la stessa forza da sbarco del giorno prima scese a terra, ma si imbatté ancora una volta nella resistenza dei russi asserragliati nei densi boschi dell'interno dell'isola e, quello stesso pomeriggio, fu ritirata a bordo delle navi[32][42]. Il corpo da sbarco assegnato all'occupazione di Dagö fu quindi rinforzato con un battaglione di fanteria ciclistica e unità di artiglieria, fino a contare un totale di 3600 uomini. Il 17 ottobre, preceduti ancora una volta da un bombardamento delle navi al largo, i tedeschi tornarono a sbarcare a capo Toffri e davanti il villaggio di Serro; questa vota i tedeschi riuscirono a consolidare e mantenere la loro testa di ponte, mentre le forze russe iniziavano una ritirata alla volta di Heltermaa, il principale porto dell'isola posto sulla costa orientale, per cercare di evacuare verso la terraferma estone. Il rastrellamento delle ultime sacche di resistenza procedette rapidamente, e il 20 ottobre i tedeschi si impossessarono delle batterie di artiglieria costiera russa a capo Tachkona, la punta settentrionale di Dagö, completando così l'occupazione dell'isola[42][41].

Scacciate le corazzate russe dall'imboccatura sud dello stretto di Moon, i tedeschi potevano ora tentare la conquista della stessa isola di Moon e, alle 16:45 del 17 ottobre, una compagnia di fanteria sbarcò, con l'appoggio delle torpediniere penetrare nel Piccolo Sund, nei pressi del villaggio di Keggowa lungo la costa occidentale, stabilendo rapidamente una testa di ponte dopo brevi scaramucce con i russi. Gli aerei da ricognizione tedeschi segnalarono la presenza solo di piccoli distaccamenti russi su Moon, quasi che il grosso della guarnigione fosse stato già evacuato, ma quando al crepuscolo del 17 ottobre altre truppe tedesche tentarono di attraversare la strada rialzata proveniente da Ösel si ritrovarono inchiodate da un pesante fuoco di mitragliatrici e fucili dei russi trincerati. Il combattimento andò avanti fino alla mezzanotte del 18 ottobre, quando infine i tedeschi scacciarono i russi con il supporto dell'artiglieria e si impossessarono dell'uscita della strada rialzata. Nel frattempo, i cacciatorpediniere del commodoro Heinrich avevano tentato anche nella giornata del 17 ottobre di attraversare il Kassar Wick per tagliare la via di ritirata dei russi nello stretto di Moon, solo per vedere la loro azione respinta un'altra volta dai cacciatorpediniere russi supportati dall'incrociatore Admiral Makarov. Heinrich decise quindi di cambiare tattica e, nella notte tra il 17 e il 18 ottobre, tentò un'incursione attraverso la baia confidando nella protezione del buio; l'azione si concluse male per i tedeschi: il cacciatorpediniere S64 urtò una mina e riportò cinque morti e sei feriti oltre a gravi danni allo scafo, al punto che dovette essere abbandonato e autoaffondato dai tedeschi. Le altre due unità della formazione riportarono danni a scafo ed eliche per contati con il fondale, e alla fine si ritirarono senza aver ottenuto nulla[41][40].

Idrovolanti tedeschi schierati in una base del Baltico durante i giorni dell'operazione Albion

L'occupazione di Moon fu portata a termine nel corso del 18 ottobre. La guarnigione dell'isola offrì una resistenza discontinua: le unità russe, profondamente demoralizzate, iniziarono a disobbedire agli ordini degli ufficiali e a rifiutarsi di combattere, ma un battaglione di volontari estoni oppose una resistenza fanatica alle truppe tedesche avanzanti[30]. Il gruppo navale di Behncke rimase fermo all'imboccatura meridionale dello stretto di Moon mentre i dragamine provvedevano a rimuovere le mine e le ostruzioni lasciate dai russi, ma nel pomeriggio del 18 ottobre due cacciatorpediniere tedeschi riuscirono infine ad avventurarsi in ricognizione nello stretto. Dopo aver individuato il relitto ancora in fiamme della Slava, i due cacciatorpediniere intercettarono a nord di Moon una formazione di navi russe inviata a evacuare la guarnigione dell'isola, mettendola in fuga dopo un confuso scontro. Le ultime truppe russe rifugiate nel nord di Moon, ormai impossibilitate a essere evacuate, si arresero la sera del 18 ottobre, lasciando l'isola completamente in mano ai tedeschi. Minor successo ebbero, ancora una volta, le forze di Heinrich nel Kassar Wick: durante un pattugliamento la mattina del 18 ottobre, il cacciatorpediniere B 111 urtò una mina che gli asportò di netto la prua, uccidendo cinque uomini e ferendone sedici; la nave fu salvata dall'affondamento e venne rimorchiata a Libau[41].

L'operazione Albion era ormai alle battute finali. L'ammiraglio Bakhirev progettò di ritirare le sue restanti forze navali dallo stretto di Moon nel pomeriggio del 18 ottobre, ma dovette rimandare l'operazione dopo la scoperta di uno sbarramento minato posato dai sommergibili tedeschi all'imboccatura nord dello stretto; protette dai dragamine, le navi russe lasciarono infine lo stretto alle 16:00 del 19 ottobre, piegarono a est ed entrarono nel golfo di Finlandia passando a settentrione dell'isola di Odensholm. Un sommergibile tedesco avvistò la flotta russa ma non riuscì a portarsi a tiro, e l'unica perdita fu quella di una nave da trasporto finita incagliata sulla costa a Spithamn. Nel corso del 19 ottobre le forze navali tedesche riuscirono finalmente a penetrare nello stretto di Moon, ma non trovarono traccia dei russi; un contingente da sbarco della König occupò senza colpo ferire la piccola isola di Schildau in mezzo al Grande Sund[41]. Il 20 ottobre gruppi di truppe d'assalto tedesche occuparono le piccole isole di Abro, davanti Arensburg, e Runö, al centro del golfo di Riga: invece che sbarcare dal mare, gli incursori tedeschi furono portati a terra da idrovolanti, cogliendo di sorpresa le piccole guarnigioni russe che si arresero senza combattere[42]. A est di Abro, la mattina del 20 ottobre il sommergibile britannico C32 tentò un attacco a un gruppo di navi tedesche intente a posare ostruzioni a protezione dell'ancoraggio di Arensburg: i siluri del sommergibile mancarono il bersaglio e il C32, avvistato dalle torpediniere tedesche, fu sottoposto ad attacchi con bombe di profondità che causarono gravi danni. Impossibilitato a navigare, la mattina del 21 ottobre il battello fu portato a incagliare sulla costa estone e venne fatto saltare in aria dopo essere stato evacuato[41].

Scartata l'occupazione dell'isola di Worms in quanto ritenuta non necessaria, alla squadra navale dell'ammiraglio Schmidt fu ordinato di condurre ancora alcune dimostrazioni di forza all'interno del golfo di Riga. Il 25 ottobre la corazzata Markgraf e l'incrociatore Strassburg bombardarono postazioni russe sull'isola di Kihnu al largo dell'Estonia, mentre il giorno seguente sempre la Markgraf bombardò Hainasch sulla costa lettone. Il 29 ottobre la Markgraf urtò però tre mine alla deriva mentre usciva dall'ancoraggio di Arensburg, anche se la sua compartimentazione rese alle detonazioni consentendo alla nave di ritirarsi in Germania con i suoi mezzi. Schmidt protestò per il continuo impiego delle sue navi nel golfo di Riga, in particolare perché il peggiorare delle condizioni meteo favoriva il distacco delle mine dagli sbarramenti trasformandole in pericolosi oggetti alla deriva; il 31 ottobre l'alto comando tedesco acconsentì al ritiro delle forze navali tedesche dal golfo, e il 2 novembre Schmidt lasciò le isole estoni con le ultime navi. Il 3 novembre la "Forza speciale del Baltico" fu ufficialmente sciolta, ponendo formalmente fine all'operazione Albion[41].

Conseguenze

La conquista nelle isole estoni in un'illustrazione tedesca dell'epoca

Albion fu un successo completo per le forze tedesche, le quali raggiunsero tutti gli obiettivi prefissati: le principali isole dell'arcipelago estone furono conquistate, le forze navali russe furono scacciate dal golfo di Riga e le rotte di accesso al porto di Riga vennero riaperte a tutto beneficio delle armate tedesche schierate sul fronte orientale. Vista la portata dell'operazione e l'ampiezza delle forze impegnate, le perdite umane e materiali furono piuttosto leggere: la Marina tedesca contò 156 morti e 60 feriti, mentre l'Esercito contò 54 morti e 141 feriti. Le forze navali tedesche subirono l'affondamento di un cacciatorpediniere, sette dragamine e nove imbarcazioni minori e di supporto, praticamente tutte a causa dell'urto con mine; sempre le mine causarono il danneggiamento più o meno di grave di tre navi da battaglia e due cacciatorpediniere, con altre unità che riportarono danni leggeri a causa del fuoco dell'artiglieria russa o di urti con i bassi fondali delle isole[41][43].

Le forze russe subirono un'altra sconfitta umiliante, giunta al termine di un'annata caratterizzata solo da insuccessi. La tenuta morale delle truppe dava ormai segni preoccupanti, e faceva presagire l'impossibilità di continuare la guerra: diserzioni e scarso spirito combattivo caratterizzavano ormai la gran parte dei reparti, e quei soldati che mostravano ancora l'intenzione di battersi volgeva ormai la propria fedeltà più ai Soviet e ai bolscevichi che al Governo provvisorio russo, ormai debole e isolato[44]. Per quanto, nei combattimenti per le isole estoni, alcune unità terrestri e le navi della squadra dell'ammiraglio Bakhirev avessero mostrato ancora volontà di resistenza, la maggior parte dei reparti era crollata al primo urto; a testimonianza di ciò, i tedeschi fecero prigionieri nel corso dell'operazione 20130 soldati russi, praticamente la maggior parte della guarnigione, oltre a catturare 141 pezzi d'artiglieria e 130 mitragliatrici. Le forze navali russe subirono l'affondamento di una vecchia corazzata pre-dreadnought e di un cacciatorpediniere, mentre un'altra corazzata, un incrociatore, tre cacciatorpediniere e due cannoniere riportarono danni a causa del fuoco tedesco. I britannici ebbero un sommergibile affondato e un altro danneggiato durante le operazioni in supporto agli alleati russi[41][43].

Il 31 ottobre 1917 il generale Franz Adolf Freiherr von Seckendorff raggiunse Arensburg per assumere la guida del "Governo delle Isole Baltiche", l'amministrazione militare incaricata di governare i territori conquistati con l'operazione Albion; la maggior parte della popolazione civile dell'arcipelago, composta da tedeschi del Baltico, non fu affatto turbata dalla presenza delle nuove forze occupanti germaniche[41]. La possibilità di sfruttare l'arcipelago come base per ulteriori operazioni offensive in Estonia, nel Golfo di Finlandia o in direzione di Pietrogrado non si rivelò necessaria: dopo la sconfitta patita nello stretto di Moon la flotta russa si ritirò nelle sue basi lungo la costa della Finlandia e le operazioni belliche nel Baltico, salvo che per qualche azione di sommergibili, ebbero di fatto termine. La stessa Russia era ormai pronta per la resa: l'8 novembre 1917 la "Rivoluzione d'ottobre" portò alla deposizione del Governo provvisorio russo e all'instaurazione di una Repubblica Sovietica Russa dominata dal partito bolscevico; poco più di un mese dopo, il 15 dicembre, il nuovo governo accettò i termini di un armistizio con gli Imperi centrali ponendo fine alle ostilità sul fronte orientale[41][43].

Analisi dell'operazione

Un dirigibile tedesco sorvola la nave da battaglia Grosser Kurfürst durante gli scontri dell'operazione Albion

Varie analisi sono state fatte dell'operazione Albion, a volte contrastanti tra di loro. L'operazione venne lodata per la sua ottima pianificazione, gli efficaci collegamenti tra truppe a terra, navi e aerei di supporto, il buon addestramento delle forze impiegate nelle operazioni di sbarco e di dragaggio delle mine, e per l'adozione di soluzioni adeguate al momento tattico sviluppatosi sul posto[45]; l'impego ottimale e coordinato di forze da sbarco, navi da battaglia, unità per il dragaggio mine e aerei rese Albion un ottimo esempio di operazione a forze combinate[43]. Per numero di truppe e navi impiegate, Albion fu la più imponente operazione anfibia organizzata dalle forze tedesche nella prima guerra mondiale; questo ha portato, tuttavia, alcuni autori ha criticare l'eccesso di risorse impegnato dai tedeschi, in particolare a fronte dello stato di disorganizzazione e inferiorità in cui versava la flotta russa del Baltico e a fronte degli obiettivi strategici relativamente modesti che si volevano realizzare con l'operazione: in questo senso, Albion fu indicata come un caso di "sovra-uccisione" o overkill, un'operazione del tutto sproporzionata nelle risorse e nei rischi corsi e diretta contro un avversario ormai sconfitto, buona al più per incrementare il morale per gli equipaggi della flotta[43].

L'impiego delle moderne e preziosissime dreadnought della Hochseeflotte per un'operazione abbastanza secondaria e, oltretutto, in una zona pesantemente minata fu giudicato da alcuni come un azzardo se non come un rischio del tutto ingiustificato. Altri autori, tuttavia, vedono la cosa in un'altra luce: proprio la presenza di estesi campi minati giustificava l'impego delle dreadnought, visto che la loro moderna corazzatura e compartimentazione stagna interna avrebbe consentito loro, rispetto a navi più vecchie e obsolete, di reggere all'esplosione degli ordigni senza affondare; cosa in effetti verificatasi più di una volta durante l'operazione[46]. L'impego di dieci dreadnought e un incrociatore da battaglia era giustificato anche dalla necessità di fronteggiare eventuali sortite in difesa delle isole da parte della squadra di corazzate della Flotta del Baltico russa, che nell'ottobre 1917 annoverava quattro dreadnought e due pre-dreadnought di recente costruzione: per quanto le navi tedesche fossero più tecnologicamente avanzate di quelle russe, il rapporto in fatto di navi principali era inizialmente di 11 a 6 a vantaggio dei tedeschi, sceso però a un non eccessivo rapporto di 9 a 6 dopo il danneggiamento e il conseguente ritiro di due corazzate tedesche nelle primissime fasi dello sbarco. Le corazzate russe non intervennero poi a causa del veto posto dai loro politicizzati equipaggi, ma questo non era ovviamente preventivabile dai comandanti tedeschi[43].

Le navi russe poi erano avvantaggiate dal combattere al riparo di campi minati e postazioni di artiglieria costiera: le dreadnought della Hochseeflotte erano quindi necessarie per fornire protezione di artiglieria ai vulnerabili dragamine incaricati di aprire alla navigazione gli stretti dell'arcipelago, ed evitare che queste unità, vitali anche nelle operazioni belliche nel Mare del Nord, andassero incontro a perdite eccessive. La presenza delle pur obsolete pre-dreadnought russe nel Golfo di Riga rese necessario, per i tedeschi, impiegare proprie navi da battaglia per neutralizzare questa minaccia con il fuoco della loro artiglieria pesante, visto che, come in effetti poi accadde, sommergibili e torpediniere avrebbero avuto difficoltà a operare nelle difficili acque dell'arcipelago[43].

Vari commentatori di parte tedesca hanno tracciato parallelismi tra l'operazione Albion e l'assalto anfibio anglo-francese nei Dardanelli contro l'Impero ottomano, avvenuto solo due anni prima e conclusosi, a differenza dell'attacco tedesco alle isole estoni, con un costoso fallimento. I commentatori pongo l'accento, in particolare, sulla maggiore difficoltà di esecuzione dell'operazione tedesca rispetto a quella anglo-francese: vuoi perché i russi disponevano di artiglierie più moderne rispetto a quelle degli ottomani, e vuoi perché i russi avevano avuto, a differenza degli ottomani, due anni e mezzo di tempo per perfezionare i loro campi minati, decisamente più estesi di quelli deposti nei Dardanelli. Altri autori fanno notare che l'analogia tra le due operazioni è del tutto fuori luogo: le truppe turche che affrontarono gli anglo-francesi sulla penisola di Gallipoli erano reparti dal morale saldo e dall'alto spirito combattivo, mentre la guarnigione russa delle isole estoni era demoralizzata e, per la maggior parte, poco incline a offrire resistenza. Alcuni degli stessi ufficiali tedeschi coinvolti nell'operazione convennero che Albion non poteva costituire un modello per operazioni simili: contro un avversario determinato a battersi fino all'ultimo, l'operazione non avrebbe avuto probabilmente lo stesso successo che ebbe[43].

Note

  1. ↑ Buttar, pp. 251-252.
  2. ↑ Mauriello, pp. 28-35.
  3. 1 2 3 Buttar, p. 268.
  4. ↑ Mauriello, pp. 35-38.
  5. ↑ Buttar, pp. 252-255.
  6. ↑ Buttar, pp. 257-258.
  7. 1 2 Seccia, p. 4.
  8. ↑ Halpern, p. 213.
  9. ↑ Seccia, pp. 4-5.
  10. ↑ Halpern, pp. 213-214.
  11. 1 2 3 Seccia, pp. 5-6.
  12. 1 2 Halpern, p. 215.
  13. ↑ Buttar, p. 269.
  14. 1 2 3 4 Seccia, pp. 6-8.
  15. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 (EN) Gary Staff, Operation Albion: The Attack On The Baltic Islands - Part I, su gwpda.org. URL consultato il 2 aprile 2026.
  16. ↑ Mauriello, pp. 38-39.
  17. 1 2 Seccia, pp. 8-9.
  18. 1 2 3 4 5 6 Halpern, pp. 214-215.
  19. 1 2 Seccia, p. 15.
  20. ↑ Seccia, pp. 9, 15.
  21. ↑ Seccia, p. 10.
  22. 1 2 Seccia, p. 9.
  23. 1 2 3 Buttar, pp. 269-270.
  24. 1 2 Buttar, pp. 270-271.
  25. ↑ Seccia, pp. 8-11.
  26. ↑ Buttar, p. 270.
  27. 1 2 Seccia, p. 11.
  28. ↑ Buttar, p. 271.
  29. 1 2 3 Seccia, pp. 12-13.
  30. 1 2 3 4 5 Seccia, p. 16.
  31. ↑ Buttar, pp. 272-273.
  32. 1 2 3 4 5 (EN) Gary Staff, Operation Albion: The Attack On The Baltic Islands - Part II, su gwpda.org. URL consultato il 2 aprile 2026.
  33. ↑ Buttar, pp. 273-274.
  34. ↑ Halpern, pp. 215-216.
  35. 1 2 3 4 5 Halpern, p. 216.
  36. 1 2 Mauriello, pp. 39-40.
  37. ↑ Buttar, pp. 271-272.
  38. ↑ Halpern, pp. 216-217.
  39. 1 2 3 4 Buttar, pp. 274-276.
  40. 1 2 3 4 5 Halpern, pp. 217-219.
  41. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 (EN) Gary Staff, Operation Albion: The Attack On The Baltic Islands - Part III, su gwpda.org. URL consultato il 2 aprile 2026.
  42. 1 2 3 Seccia, p. 17.
  43. 1 2 3 4 5 6 7 8 Halpern, pp. 220-222.
  44. ↑ Buttar, pp. 276-277.
  45. ↑ Seccia, p. 18.
  46. ↑ Mauriello, p. 39.

Bibliografia

  • (EN) Michael B. Barrett, Operation Albion: The German Conquest of the Baltic Islands, Bloomington, Indiana University Press, 2009, ISBN 978-0-253-34969-9 (archiviato dall'url originale il 5 agosto 2009).
  • Pritt Buttar, Imperi spezzati - Il fronte orientale 1917-1918, Gorizia, LeG, 2019, ISBN 978-88-6102-534-9.
  • (EN) Paul G. Halpern, A Naval History of World War I, Naval Institute Press, 2012, ISBN 978-1-61251-172-6.
  • Benigno Roberto Mauriello, La Marina russa durante la Grande Guerra, Genova, Italian University Press, 2009, ISBN 978-88-8258-103-9.
  • Giorgio Seccia, Mar Baltico, ottobre 1917, in Storia Militare, n. 262, Edizioni Storia Militare srl, luglio 2015, ISSN 1122-5289.

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