PZL P.6
| PZL P.6 | |
|---|---|
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| Descrizione | |
| Tipo | aereo da caccia |
| Equipaggio | 1 |
| Progettista | Zygmunt Puławski |
| Costruttore | |
| Data primo volo | agosto 1930 |
| Utilizzatore principale | |
| Esemplari | 2 |
| Sviluppato dal | PZL P.1 |
| Altre varianti | PZL P.7 |
| Dimensioni e pesi | |
| Lunghezza | 7,16 m |
| Apertura alare | 10,2 m |
| Altezza | 2,75 m |
| Superficie alare | 17,2 m² |
| Carico alare | 78,7 kg/cm² |
| Peso a vuoto | 908 kg |
| Peso max al decollo | 1 355 kg |
| Capacità combustibile | 250 litri |
| Propulsione | |
| Motore | un radiale Bristol Jupiter VI FH a 9 cilindri, raffreddati ad aria |
| Potenza | 450 hp |
| Prestazioni | |
| Velocità max | 285 km/h a 3 800 m |
| Velocità di stallo | 100 km/h |
| Velocità di salita | 10,3 m/s |
| Autonomia | 600 km |
| Tangenza | 8 600 m |
| Armamento | |
| Mitragliatrici | 2 Vickers E calibro 7,92 mm con 500 colpi per arma |
dati tratti da Polish Aircraft 1893-1939[1] | |
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Il PZL P.6 era un caccia monomotore ad ala alta a gabbiano, sviluppato dall'azienda polacca Państwowe Zakłady Lotnicze di Varsavia negli anni trenta del XX secolo e rimasto allo stadio di prototipo.[2]
Storia del progetto
Nel 1928 l'ingegnere Zygmunt Puławski aveva appena assunto la direzione tecnica dell'industria aeronautica Państwowe Zakłady Lotnicze di Varsavia.[3] Qui progettò un velivolo da caccia, monoplano, dotato di ala a gabbiano, di costruzione interamente metallica, che fu designato PZL P.1.[3] La soluzione dell'ala alta a gabbiano venne adottata per fornire al pilota la massima visione possibile.[4] Il PZL P.1 adottava un propulsore in linea, che sviluppava una velocità massima di 302 km/h.[5] L'aereo rimase allo stadio di prototipo perché le autorità aeronautiche polacche decisero che i caccia destinati all'aeronautica militare dovessero essere equipaggiati con un motore radiale Bristol, prodotto su licenza in Polonia.[2] Vennero allora prodotti quattro ulteriori prototipi, due designati PZL P.6/I e P.6/II adottavano un propulsore radiale Bristol Jupiter VI FH erogante 450 HP, mentre gli altri due, equipaggiati con un propulsore radiale Bristol Jupiter VIIF da 480 HP, furono designati P.7/I e P.7/II.[2][6]
Tecnica
Il P.6 era un velivolo di impostazione moderna, per il periodo, che introduceva un aspetto caratterizzato dalla particolare configurazione alare a gabbiano e dalla costruzione interamente metallica.[7][8]
La fusoliera, realizzata in alluminio anodizzato, aveva configurazione a semi-monoscocca, sezione trasversale ovale, ed impennaggio di coda modificato rispetto al P.1.[7]
L'ala, montata alta, era caratterizzata da una forma a gabbiano, con le due semiali, dotate di un singolo alettone per lato, controventate da una coppia di montanti obliqui incernierati sulla parte inferiore della fusoliera.[8]
L'abitacolo del pilota era aperto, dotato di un piccolo parabrezza triangolare.[1]
Il carrello d'atterraggio era un triciclo posteriore, con le gambe principali fisse, dotate di ammortizzatore a struttura deformabile, integrate posteriormente da un pattino d'appoggio, anch'esso ammortizzato, posizionato ventralmente nella parte finale della fusoliera.[8]
La propulsione era affidata ad un motore radiale Bristol Jupiter VI FH, a 9 cilindri, raffreddati ad aria, in grado di erogare una potenza pari a 450 hp, racchiuso da un anello Townend, ed azionante un'elica bipala metallica Gnome-et-Rhône.[1]
Una caratteristica insolita era il serbatoio di combustibile, della capacità di 250 litri, posizionato all'interno della carlinga, che in caso di incendio poteva essere sganciato all'esterno.[1][8]
L'armamento si basava su due mitragliatrici Vickers Model E calibro 7,92 mm, le Vickers ricalibrate per poter utilizzare il munizionamento 7,92 × 57 mm Mauser standard nelle forze armate polacche dell'epoca.[9][8]
Impiego operativo
Il primo prototipo del P.6/I andò in volò per la prima volta nell'agosto 1930 ai comandi del capo collaudatore Bolesław Orliński, mentre il P.7/I lo seguì nell'ottobre dello stesso anno.[6] Il nuovo velivolo adottava un'ala molto simile a quella del PZL P.1, ma la fusoliera era stata completamente ridisegnata da Pulawski, con l'adozione di una moderna configurazione a semi-monoscocca, sezione trasversale ovale, ed impennaggio di coda modificato.[8] Come risultato delle modifiche adottate l'aereo era più leggero di 200 kg rispetto al precedente PZL P.1.[8]
Il 22 dicembre 1930 il prototipo P.6/I venne esibito in volo da Orliński al Salone internazionale dell'aeronautica di Le Bourget a Parigi, Francia, destando un'ottima impressione presso i giornalisti accreditati.[10] Le riviste d'aviazione L'Air, The Aeroplane, Flight e Die Luftwacht accreditarono il P.6 come il miglior aereo da caccia esistente al mondo all'epoca.[10] Dopo l'esibizione a Le Bourget le fabbriche motoristiche Fiat, Lorraine-Dietrich, Hispano-Suiza, Gnome-et-Rhône e Rolls-Royce offrirono i propri propulsori per l'installazione sul velivolo.[10] L'interesse per il caccia P.6 da parte delle nazioni estere andò oltre le aspettative.[10] Durante le indagini di vendita del 1930, che coinvolgevano un numero considerevole di caccia, vi era possibilità di vendita in Estonia, Romania, Grecia, e Jugoslavia.[10]
Su invito degli organizzatori, il prototipo P.6/I, pilotato sempre da Orliński partecipò alle National Air Races di Cleveland, Stati Uniti d'America tenutesi tra il 29 agosto ed il 7 settembre 1931, risultando vincitore nella gara di acrobazia aerea.[10] Allo stesso tempo il prototipo P.6/II fu presentato al principe Nicola e una delegazione di ufficiali di alto rango rumeni, durante una visita alla fabbrica Państwowe Zakłady Lotnicze.[10] La valutazione del velivolo fu effettuata tra il 20 e il 23 agosto 1931.[10] Poco dopo la macchina, con mimetizzazione verde oliva, fu mandata all'ITBL (Instytut Badań Technicznych Lotnictwa) per prove di valutazione in vista di una possibile adozione da parte dell'aeronautica militare polacca.[10] Interesse per un possibile acquisto del P.6 fu espresso da parte di Portogallo e Romania.[10]
Il PZL P.6 non fu mai prodotto in serie, perché le autorità polacche gli preferirono la seconda variante sviluppata dal P.1, designata PZL P.7.[11] Il P.7 era fondamentalmente un P.6 dotato del più potente motore radiale Bristol Jupiter VII F da 480 HP, che con l'adozione di un compressore per il propulsore furono molto migliorate le prestazioni alle alte quote.[8] Il primo prototipo del PZL P.6 andò perduto per un incidente a Częstochowa, l'11 ottobre 1931, dopo che l'elica del propulsore si staccò in volo.[8] Il suo pilota, Bolesław Orliński, si lanciò con successo con il paracadute.[8] Il secondo prototipo fu usato per attività sperimentale dall'ITBL.[8]
Note
Bibliografia
- (EN) Jerzy B. Cynk, History of the Polish Air Force 1918-1968, Reading, Berkshire, UK, Osprey Publishing Ltd., 1972, ISBN 0-85045-039-X.
- (EN) Jerzy B. Cynk, Polish Aircraft 1893-1939, London, Putnam & Company Ltd., 1971, ISBN 0-370-00085-4.
- (EN) Warren A. Eberspacher e Jan P. Koniarek, PZL Fighters Part One - P.1 through P.8 (International Squadron Monograph 2), St. Paul, Minnesota, Phalanx Publishing Co. Ltd., 1995, ISBN 1-883809-12-6.
- (PL) Andrzej Glass, Polskie konstrukcje lotnicze 1893-1939, Warszawa, WKiŁ, 1977.
- (PL) Andrzej Glass, PZL P.7: Cz.1, Gdańsk, AJ Press, 2000, ISBN 83-7237-080-X.
- (PL) Tomasz J. Kopański, PZL P.7: Cz.2, Gdańsk, AJ Press, 2001, ISBN 83-7237-081-8.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- (EN) Maksim Starostin, PLZ P.6, su Virtual Aircraft Musei. URL consultato il 22 settembre 2012.
- (PL) PZL P-6, 1930, su Samoloty Polskie. URL consultato il 23 aprile 2014.
- (RU) PZL P-6, su Уголок неба. URL consultato il 22 settembre 2012.
- (RU) Polish Air Force Guns and Ammunition 1918-1939, su Quarry Nildram. URL consultato il 2 settembre 2025 (archiviato dall'url originale il 30 aprile 2012).
