Partito Comunista Cinese
| Partito Comunista Cinese | |
|---|---|
| (ZH) 中國共產黨 (ZH) 中国共产党 (Zhōngguó Gòngchǎndǎng) | |
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| Segretario | Xi Jinping |
| Stato | |
| Sede | Zhongnanhai, Pechino |
| Abbreviazione | PCC |
| Fondazione | 1º luglio 1921 |
| Ideologia | Socialismo con caratteristiche cinesi[1][2] Comunismo[1][3][4] Pensiero di Xi Jinping Marxismo-leninismo[1][5] Nazionalismo di sinistra[6][7] In passato: Maoismo (1950-1978) |
| Collocazione | Estrema sinistra[8][9] |
| Coalizione | Fronte Unito[10][11] |
| Affiliazione internazionale | Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai[12] |
| Seggi Congresso nazionale del popolo | 2095 / 2980 |
| Testata | Quotidiano del Popolo Qiushi |
| Organizzazione giovanile | Lega della Gioventù Comunista Cinese Giovani pionieri della Cina |
| Iscritti | 100.271.000 (2024)[13] |
| Colori | Rosso |
| Slogan | (ZH) 为人民服务 (IT) "Servire il popolo"[14] |
| Sito web | 12371.cn |
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Il Partito Comunista Cinese (PCC), ufficialmente Partito Comunista della Cina (PCC) (中國共產黨T, 中国共产党S, Zhōngguó GòngchǎndǎngP) è un partito politico cinese fondato nel 1921. Dal 1949, anno della proclamazione della Repubblica Popolare Cinese, è il partito dominante del Paese e detiene il monopolio del potere politico.
Al 2024 contava oltre 100 milioni di membri, risultando il secondo partito politico al mondo per numero di iscritti dopo il Bharatiya Janata Party.[15]
Storia
Le origini: il movimento del 4 maggio 1919
Il PCC nacque in una fase di profonda crisi per la Cina, segnata dalla pressione dell'imperialismo occidentale e del Giappone, dalla disgregazione politica interna e dal potere esercitato dai signori della guerra. Le proteste contro l'imperialismo giapponese contribuirono alla formazione di ambienti politici e culturali dai quali sarebbe poi emerso il Partito Comunista Cinese.
Nel 1915 l'Impero giapponese aveva presentato alla Cina le cosiddette "Ventuno richieste", che segnavano una rottura con la politica della porta aperta e e miravano ad accrescere in modo decisivo l'influenza giapponese sul Paese. Il 4 maggio 1919, dopo che il trattato di Versailles ebbe stabilito il trasferimento al Giappone dei diritti tedeschi nello Shandong, si verificarono manifestazioni nelle principali città cinesi. Il Movimento del 4 maggio 1919 assunse un carattere più ampio rispetto ai precedenti movimenti antimperialisti e si sviluppò in parte indipendentemente dall'elaborazione politica condotta negli stessi anni da Sun Yat-sen, leader della rivoluzione Xinhai e fondatore della Repubblica di Cina contrapposta al governo giapponese.[16] Sun riuscì inoltre a riorganizzare il partito nazionalista del Kuomintang (KMT), da lui fondato nel 1912 assieme a Song Jiaoren.
In questo periodo la maggiore organizzazione marxista attiva in Cina era il Partito Socialista Cinese, fondato a Shanghai nel 1911 da Jiang Kanghu, tra i cui principali esponenti figurava anche l'accademico e bibliotecario Li Dazhao, attivo a Tientsin. Il Partito Socialista aderì all'Internazionale Comunista, ma ne fu successivamente espulso a causa di contrasti interni.
Tra i principali animatori delle proteste vi era il giornalista Chen Duxiu, fondatore nel 1915 del periodico Gioventù nuova. Attorno alla rivista si sviluppò, soprattutto negli ambienti universitari, un movimento di rinnovamento culturale che promuoveva l'uguaglianza, l'istruzione di massa e la critica della morale confuciana, dei principi gerarchici, dell'autorità tradizionale e del ruolo della famiglia nell'organizzazione sociale cinese. Per una parte degli intellettuali e del nuovo proletariato urbano, il principale riferimento politico divenne progressivamente la rivoluzione d'ottobre del 1917, più che la democrazia europea e americana o la modernizzazione giapponese, che avevano invece influenzato il pensiero di Sun Yat-sen.
Nel contesto del crescente sentimento antimperialista tra i giovani cinesi, Li Dazhao fondò a Pechino la Società della Cina giovane e, nell'ottobre 1918, organizzò la Società per lo studio del marxismo presso la biblioteca dell’Università di Pechino, dove un giovane Mao Zedong si era da poco trasferito per lavorare come assistente bibliotecario.[17][18][19]
Li Dazhao ebbe un ruolo importante nel Movimento del 4 maggio e utilizzò le manifestazioni studentesche per diffondere gli ideali marxisti e il riferimento alla rivoluzione d’ottobre.[18] Dopo le proteste, in Cina cominciarono a formarsi nuovi circoli operai, associazioni per lo studio del marxismo e leghe sindacali.
Attraverso il periodico Meizhou Pinglun ("Critica settimanale"), Li Dazhao dedicò crescente attenzione alle lotte operaie e contribuì alla diffusione del marxismo tra studenti e lavoratori. Nel maggio 1920 riuscì così a raccogliere consensi sufficienti per fondare il primo gruppo politico marxista, ponendo una delle basi organizzative da cui sarebbe nato il Partito Comunista Cinese..[18]
Nascita del partito e primi congressi nazionali
Nel 1921 il Partito Comunista Cinese fu fondato nella Concessione francese di Shanghai da Li Dazhao e Chen Duxiu, ispirandosi alla teoria leninista del partito d'avanguardia.[20]

Tra il 23 e il 31 luglio dello stesso anno si tenne il I Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese, al quale parteciparono dodici delegati. La sede del congresso fu in seguito spostata da Shanghai a un'imbarcazione sul lago Nan Hu nello Jiaxing.[21] Durante i lavori, fu redatta la prima Costituzione del partito[22] e furono fissati i principali obiettivi politici: il rovesciamento della borghesia, l'eliminazione delle distinzioni di classe attraverso l'esercito rivoluzionario del proletariato e la lotta di classe, l'istituzione della dittatura del proletariato e la nazionalizzazione dei mezzi di produzione.[21] Il Partito elesse inoltre il primo Comitato centrale e nominò Chen Duxiu segretario.[21]
Tra il 16 e il 23 luglio 1922 il PCC organizzò il suo II Congresso nazionale a Shanghai.[23] In quell'occasione fu approvata l'adesione all'Internazionale Comunista e fu redatta una dichiarazione che definiva la società cinese come semicoloniale e semifeudale, rafforzando l'orientamento leninista del partito.[23] Al termine dei lavori, Chen Duxiu fu riconfermato segretario del Comitato centrale.[23]
Alleanza con Sun Yat-sen
La posizione dell'Internazionale Comunista nei confronti dei Paesi colonizzati, fatta propria anche dai comunisti cinesi, chiedeva ai nascenti partiti comunisti di cercare l'alleanza con la borghesia nazionale nella lotta per l'indipendenza.[24][25] Secondo questa impostazione, la rivoluzione comunista doveva essere preceduta da una rivoluzione democratico-borghese, destinata a eliminare i residui del feudalesimo e a porre le basi di un'economia moderna.[24][25]
Questa linea favorì la ricerca di un accordo con Sun Yat-sen. Dopo la morte di Yuan Shikai, il secondo presidente della Repubblica di Cina che aveva tentato senza successo di restaurare l'impero cinese assumendone la guida, l'autorità centrale si era progressivamente indebolita. La frammentazione politica rese più difficile anche per le potenze straniere esercitare la propria influenza attraverso un governo centrale stabile. Gran parte del Paese finì sotto il controllo dei signori della guerra e di formazioni armate locali; sia i comunisti sia Sun Yat-sen intendevano porre fine a questa situazione.
Nel gennaio 1923 Sun Yat-sen incontrò il delegato sovietico Adol'f Ioffe; dall'incontro scaturì la dichiarazione Sun-Ioffe, con la quale i sovietici riconoscevano l'impossibilità di instaurare nell'immediato un governo comunista in Cina e si impegnavano a sostenere l'indipendenza e l'unità nazionale del Paese. Poco dopo, il Manifesto programmatico del Congresso del Kuomintang indicò tre principali orientamenti politici: alleanza con l'Unione Sovietica, cooperazione con i comunisti e sostegno a contadini e operai.[26] Di conseguenza, nel 1924, il KMT e il Partito Comunista Cinese formarono il Primo Fronte Unito.[27]
Guerra civile

Finché Sun Yat-sen rimase in vita, comunisti e nazionalisti collaborarono nel quadro di quella che l'Internazionale Comunista considerava una rivoluzione democratico-borghese. Nel 1926 il Kuomintang e il Partito Comunista Cinese avviarono congiuntamente la Spedizione del Nord, diretta a riunificare la Cina e a sconfiggere i signori della guerra del Governo Beiyang. Con l'appoggio dell'Unione Sovietica, il Fronte avanzò da Canton verso il fiume Azzurro, sconfisse diverse forze avversarie e si oppose successivamente alla presenza coloniale britannica.[28] Le autorità britanniche cedettero le concessioni di Hankou e Jiujiang, ma si prepararono a difendere il loro settore a Shanghai.[28]
Nel 1927 Chiang Kai-shek assunse il controllo del governo di Canton e del Kuomintang. Dopo la conquista di Shanghai, alla quale avevano contribuito anche i militanti comunisti, Chiang avviò una repressione contro il PCC e contro la sinistra del suo stesso partito.[28] Le perdite subite dai comunisti furono elevate e il nuovo governo nazionalista di Nanchino proseguì le epurazioni. Il Primo Fronte Unito si sciolse definitivamente nel 1927; poco dopo, i comunisti organizzarono la rivolta di Nanchang, tra i primi scontri armati tra il KMT di Chiang Kai-shek e il PCC, durante la quale prese forma l'Armata Rossa Cinese. Nel settembre dello stesso anno Mao Zedong guidò la rivolta del raccolto autunnale nello Hunan e nel Jiangxi, mentre l'11 dicembre i comunisti promossero un'insurrezione a Canton, rapidamente repressa dalle forze nazionaliste.
Il declino dell'apparato organizzativo urbano del PCC portò a cambiamenti istituzionali interni.[29] Dopo il V Congresso nazionale del 1927, il partito adottò il centralismo democratico come principio organizzativo dei partiti rivoluzionari e istituì un Politburo.[29] Ne derivò un incremento della centralizzazione del potere all'interno del PCC e, ai diversi livelli dell'organizzazione, i comitati permanenti ottennero un controllo effettivo.[29] Il V Congresso criticò Chen Duxiu per quelli che furono definiti errori deviazionisti di destra, ma non propose misure correttive specifiche.[30] Tra gli obiettivi fissati vi erano l'avvio di una rivoluzione agraria e l'istituzione di un potere democratico rivoluzionario nelle campagne; tuttavia, il Congresso non fu in grado di elaborare programmi concreti per rispondere alla richiesta di terra da parte dei contadini.[30]
In questa fase il PCC fu attraversato da forti contrasti interni. Mao Zedong, allora membro del Comitato centrale, cercò di affermare la propria impostazione militare, fondata sulla guerra popolare, contro gli orientamenti giudicati di destra e contro le posizioni degli esponenti comunisti più vicini al trockismo.
Benché fosse stato riconfermato segretario generale al termine del V Congresso, Chen Duxiu fu deposto durante una riunione del Comitato centrale, anche a causa della sua difficoltà nel dirigere le forze comuniste nello scontro con il Kuomintang.
Il VI Congresso nazionale, tenutosi a Mosca nel 1928 con il sostegno del Comintern, vide l'elezione di Xiang Zhongfa alla segreteria[31] e la crescente influenza di Li Lisan. Dopo le dimissioni di Chen Duxiu, Li Lisan fu in grado di assumere il controllo del partito, ma la sua linea politica aggravò la crisi interna del PCC.[29] L'Internazionale Comunista intervenne per fermare le sue politiche e, verso la fine del 1930, Li fu espulso dal partito.[29]
Nel 1934, durante la guerra civile, l'Armata Rossa Cinese fu costretta a ritirarsi dallo Jiangxi per sfuggire alle truppe del Kuomintang guidate da Chiang Kai-shek. Mao Zedong guidò le forze comunista nella lunga marcia verso lo Shaanxi, dove il PCC poté riorganizzarsi nella base di Yan'an.
Nel 1935 Mao Zedong divenne membro del Comitato permanente del Politburo e leader informale del PCC, affiancato da Zhou Enlai e Zhang Wentian, allora capo formale del partito, come suoi principali collaboratori.[29] Il conflitto con il KMT portò alla riorganizzazione dell'Armata Rossa e al rafforzamento del controllo del PCC sulle forze armate attraverso appositi dipartimenti politici.[29]
Nel 1937, con l'inizio della seconda guerra sino-giapponese, il PCC e il KMT furono costretti a collaborare contro il Giappone,[32] formando il Secondo Fronte Unito.[33] L'alleanza rimase formalmente attiva anche dopo la fine della collaborazione effettiva nel 1940.[33] Nonostante l'accordo, il PCC approfittò del conflitto per espandere la propria influenza e prepararsi a un nuovo confronto con il KMT,[34] che dal 1939 iniziò a ostacolare l'espansione comunista in Cina.[34] Ne derivarono frequenti scontri tra forze comuniste e nazionaliste, senza che nessuna delle due parti provocasse una ripresa aperta della guerra civile.[34] Nel 1943, il Partito Comunista stava nuovamente ampliando il proprio territorio a spese del KMT.[34] L'Impero giapponese fu sconfitto nel 1945 e, nello stesso anno, l'Esercito Popolare di Liberazione contribuì insieme all'Armata Rossa sovietica alla liberazione della Corea settentrionale.
Sempre nel 1945, dopo una lunga fase di consolidamento della sua influenza interna, Mao Zedong ottenne la piena affermazione della propria linea politica e fu eletto presidente del Comitato centrale dal VII Congresso del partito, tenutosi a Yan'an.[35]
Rivoluzione
Nel 1946, il Secondo Fronte Unito si sciolse e ripresero le tensioni tra il PCC e il KMT. L'Esercito Rivoluzionario Nazionale di Chiang Kai-shek disponeva di una superiorità militare, sostenuta anche dagli aiuti degli Stati Uniti d'America, mentre i comunisti potevano contare su un crescente sostegno popolare.[16]
Il 14 gennaio 1949, Mao Zedong propose un negoziato di pace, mentre le forze comuniste stavano avanzando verso Tianjin. Nel frattempo, il 21 gennaio Chiang si dimise da presidente della Repubblica di Cina e fu sostituito dal generale Li Zongren, che accettò la proposta di Mao e annunciò il ritiro delle forze nazionaliste da Pechino.[36]
Nell'aprile dello stesso anno fu organizzata una conferenza di pace, che tuttavia non portò a un accordo. Il governo di Li rifiutò le richieste di Mao e i comunisti risposero conquistando Nanchino, principale roccaforte nazionalista.[36]
L'influenza comunista si estese rapidamente sul territorio cinese e il 1º ottobre 1949 Mao Zedong proclamò la nascita della Repubblica Popolare Cinese.[36] La guerra civile prosegui fino all'anno successivo, quando i nazionalisti furono costretti a ritirarsi sull'isola di Formosa, dove istituirono una nuova Repubblica di Cina con capitale Taipei.
Prima fase del potere e rivoluzione culturale
Dopo la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949, il Partito Comunista Cinese divenne il partito al governo del nuovo Stato.[37] Prima dell’adozione ufficiale del pinyin nel 1958, il nome del partito era spesso trascritto secondo il sistema Wade-Giles come "Kungchantang di Cina".[38]Nei primi anni della Repubblica Popolare, il PCC mantenne rapporti stretti con i partiti comunisti di altri Paesi, in particolare con il Partito Comunista dell’Unione Sovietica guidato da Stalin. Dopo la morte del leader sovietico nel 1953 e l’ascesa di Nikita Chruščëv alla segreteria del PCUS, in Unione Sovietica fu avviato un processo di destalinizzazione volto a rivedere criticamente il periodo staliniano. Il Partito Comunista Cinese, che aveva ricevuto il sostegno di Stalin durante la guerra civile, si oppose a quella che definì una forma di revisionismo del marxismo e difese l’esperienza staliniana come riferimento per la costruzione del socialismo in Cina.[39] Dopo l'intervento sovietico nella rivoluzione ungherese del 1956 e il mutamento della politica ideologica e internazionale dell’URSS, i rapporti tra Cina e Unione Sovietica divennero sempre più tesi, fino alla crisi sino-sovietica.

Mentre i principali partiti comunisti si allinearono con Mosca, altri si avvicinarono alla Cina e criticarono il revisionismo sovietico. Tra i partiti al potere che mantennero rapporti favorevoli con il PCC vi erano il Partito del Lavoro d'Albania,[40] il Partito Comunista della Birmania, il Partito Comunista del Vietnam,[41] il Partito Rivoluzionario del Popolo Lao, il Partito Comunista di Kampuchea e il Partito del Lavoro di Corea.[42] In questo periodo sorsero inoltre in diversi Paesi organizzazioni di orientamento maoista, tra cui il Partito Marxista-Leninista Italiano e il Partito Comunista di Spagna (ricostituito).
Nella fase iniziale della Repubblica Popolare, il PCC assunse come riferimento il modello sovietico, in particolare quello staliniano, introducendo i piani quinquennali e un’economia pianificata. Tra il 1958 e il 1961 il partito attuò il Grande balzo in avanti, con l’obiettivo di trasformare rapidamente la Cina, ancora prevalentemente agricola, in una potenza industriale. Le riforme ebbero tuttavia conseguenze disastrose e furono una delle cause della Grande carestia cinese. Nel 1959 Mao rinunciò alla carica di presidente della Repubblica, conservando quella di presidente del Partito; al suo posto fu eletto Liu Shaoqi.[19][43] Il piano fu interrotto nel 1961 dal IX Plenum dell’VIII Comitato centrale e furono in parte ripristinate le politiche precedenti al 1958.[44] All’interno del PCC si aprì una divisione: alcuni dirigenti attribuirono il fallimento all’eccessivo zelo della burocrazia nell’applicazione delle riforme, mentre altri vi videro la prova della necessità di ricorrere maggiormente agli incentivi materiali e al contributo degli esperti nello sviluppo economico, aspetti che Mao aveva trascurato.[44] In questa fase Liu Shaoqi e Deng Xiaoping, allora segretario generale del Partito, promossero politiche economiche meno radicali per favorire la ripresa.
Dopo il fallimento del Grande balzo in avanti, il ruolo di Mao Zedong risultò ridimensionato ed egli iniziò a temere una perdita di controllo sul PCC e sul Paese.[45] Nell'agosto 1966 Mao annunciò quindi la Grande rivoluzione culturale proletaria contro i cosiddetti elementi borghesi infiltrati nel partito e nello Stato, durante l’XI Plenum dell’VIII Comitato centrale, e avviò la sostituzione di numerosi quadri del PCC con esponenti più vicini alla sua linea politica.[45] I giovani maoisti formarono in tutto il paese le Guardie rosse e si mobilitarono contro i quattro vecchi: vecchie idee, vecchia cultura, vecchie abitudini e vecchie usanze.[46] Il Libretto Rosso, contenente le citazioni di Mao Zedong, divenne uno dei simboli della Rivoluzione culturale, durante la quale numerosi accademici, funzionari e oppositori furono perseguitati o uccisi.[45][46]
La Rivoluzione culturale modificò profondamente anche gli equilibri interni del PCC, mentre la critica al revisionismo interno e all’Unione Sovietica divenne uno degli elementi centrali della mobilitazione politica. Nel 1967 Liu Shaoqi e Deng Xiaoping furono rimossi dal Politburo, mentre i comitati locali del partito vennero più volte sciolti e ricostituiti.[45] Nel 1968 Mao riunì il Comitato centrale per rifondare il PCC e rafforzare il proprio controllo sul partito.[45] La situazione interna rimase tuttavia instabile e segnata da violenze diffuse; nel 1969 il IX Congresso nazionale del partito cercò di ristabilire l'ordine.[45][47] Nel 1976, Mao morì e fu sostituito da Hua Guofeng come premier della Repubblica Popolare Cinese e presidente del Partito Comunista Cinese.[48]
Leadership di Hua Goufeng

Il 6 ottobre 1976 Hua ordinò l'arresto della Banda dei Quattro con l'accusa di aver orchestrato un colpo di Stato. Il gruppo era formato da quattro dirigenti del PCC divenuti particolarmente influenti durante gli anni della Rivoluzione culturale e in seguito accusati di avere avuto un ruolo centrale nelle persecuzioni e negli eccessi di quel periodo.
L'XI Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese, tenutosi nel 1977, vide la riconferma di Hua Guofeng alla presidenza del partito e il ritorno di Deng Xiaoping nel Comitato centrale. Durante i lavori fu dichiarata conclusa l'esperienza della Rivoluzione culturale e, attraverso la critica alla Banda dei Quattro, fu avviata una revisione della linea politica del periodo precedente.[49] Il Congresso ribadì inoltre che l'obiettivo principale del PCC dopo la morte di Mao era rendere la Cina uno Stato socialista potente e moderno entro la fine del XX secolo.[49]
Hua Guofeng seguì il principio dei Due qualunque, sintetizzato nella formula "sosterremo risolutamente qualunque politica di Mao, seguiremo con decisione qualunque istruzione data da Mao",[49][50] e nei luoghi pubblici il suo ritratto cominciò a essere affiancato a quello di Mao Zedong.[50] assunse un'influenza crescente all'interno del PCC. Nel 1980 Hua lasciò la carica di premier a Zhao Ziyang, sostenitore di Deng; nel 1981 fu sostituito alla presidenza del partito da Hu Yaobang, anch'egli vicino a Deng, pur rimanendo membro del Comitato centrale.[48]
Deng Xiaoping e il socialismo con caratteristiche cinesi

Nel 1981 Deng Xiaoping assunse di fatto la guida del PCC e della Cina, un Paese ancora segnato dalle conseguenze del Grande balzo in avanti, prevalentemente agricolo e con un livello di sviluppo inferiore a quello delle economie occidentali.[51] Deng decise quindi di attuare delle riforme strutturali nel Paese e introdusse un nuovo sistema economico all'interno del quadro socialista, definito in seguito "socialismo con caratteristiche cinesi".[51][52][53] Tale impostazione era collegata alle "quattro modernizzazioni", riguardanti agricoltura, industria, scienza e tecnologia e apparato militare.[54]
La nuova linea fu presentata da Deng nel 1982, durante il XII Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese,[55][56] e prevedeva il passaggio dall'economia pianificata a un sistema misto, nel quale fosse riconosciuto uno spazio anche all’iniziativa privata, mantenendo comunque la leadership del partito. Nel 1984 Deng sostenne che la Cina si trovava nella fase socialista, considerata la prima fase del percorso verso il comunismo, e che doveva pertanto sviluppare le proprie forze produttive e accrescere la ricchezza nazionale, applicando le teorie marxiste al contesto cinese e al mondo del XX secolo.[57][58] Individuando nella chiusura verso l’esterno una delle cause dell’arretratezza cinese, Deng favorì inoltre l’apertura dell’economia agli investimenti stranieri.[57] Per quanto riguarda l'apertura al mercato, il leader cinese affermò che era capitalista se aveva fini capitalisti; mentre era socialista, se veniva utilizzato per affermare il comunismo.[58]
La linea promossa da Deng favorì una rapida crescita economica e un miglioramento delle relazioni diplomatiche con gli Stati occidentali. Essa incontrò tuttavia resistenze all’interno dello stesso PCC: l’orientamento riformista si impose definitivamente nel Comitato centrale dell’ottobre 1984 e, nel 1985, circa 60 000 oppositori del nuovo corso furono espulsi. L’ideologia di Deng continuò però a essere contestata sia dai maoisti sia da quanti sostenevano una maggiore liberalizzazione politica. Insieme ad altri fattori sociali e al contesto internazionale del 1989, tali tensioni contribuirono allo scoppio delle proteste di piazza Tienanmen.[59] Le manifestazioni furono represse con violenza e Deng riaffermò la propria leadership sul Partito e sul Paese.
Jiang Zemin e Hu Jintao
Nel 1992, il segretario generale Jiang Zemin elogiò i risultati ottenuti con la teoria di Deng Xiaoping e introdusse il concetto di economia socialista di mercato in occasione del XIV Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese.[60][61] In seguito alle dimissioni e all'uscita dalla scena politica di Deng Xiaoping, nel 1993 Jiang divenne il principale leader della Cina e proseguì gran parte delle politiche avviate dal suo predecessore.[62] Nel 1997 il XV Congresso nazionale incluse il pensiero di Deng Xiaoping tra le ideologie ufficiali del PCC citate all'interno della Costituzione del Partito.[63][64]
La direzione di Jiang Zemin favorì un'ulteriore apertura al mercato, accompagnata da una forte crescita economica ma anche dall'accentuarsi degli squilibri sociali. In particolare, l'elaborazione teorica delle Tre rappresentanze incoraggiò il partito a rappresentare "le esigenze di sviluppo delle forze produttive avanzate, gli orientamenti della cultura avanzata e gli interessi fondamentali della maggioranza del popolo cinese". La teoria legittimò inoltre l'ingresso nel PCC di imprenditori privati e di nuovi gruppi sociali emersi con le riforme economiche.[65] La dottrina di Jiang fu introdotta nella Costituzione del Partito durante il XVI Congresso nazionale del 2002 come ideologia guida.[65] Durante i primi anni del nuovo millennio si verificò anche un allentamento della contrapposizione ideologica con il Kuomintang, che permise la riapertura di contatti più stabili a partire dal 200
Nel 2002 Jiang fu succeduto da Hu Jintao. A differenza dei suoi predecessori, Hu pose maggiore enfasi sulla leadership collettiva e si oppose alla concentrazione del potere nelle mani di un solo leader.[66] Il nuovo gruppo dirigente si trovò tuttavia a gestire un'economia in rapida crescita, segnata da squilibri territoriali, sociali ed economici prodotti anche dalla fase precedente delle riforme. Al XVII Congresso del partito, tenutosi nel 2007, Hu fece includere nella Costituzione del PCC la propria prospettiva scientifica dello sviluppo,[67] olta alla costruzione di una società socialista armoniosa e al proseguimento delle riforme economiche in modo più equilibrato rispetto al passato.
Ascesa di Xi Jinping e scandalo "Bo Xilai"

Tra l'8 e il 15 novembre 2012, si tenne a Pechino il XVIII Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese, durante il quale furono discussi gli esiti delle politiche di Hu Jintao e la prospettiva scientifica dello sviluppo fu inclusa tra le ideologie ufficiali del partito.[68] In seguito al rinnovo dei vertici dei principali organi del PCC, il vicepresidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping fu eletto segretario generale del nuovo Comitato centrale e assunse la guida della Commissione militare centrale.[69][70][71] Subito dopo la chiusura del congresso, il segretario iniziò a delineare la nuova linea politica che avrebbe seguito il PCC durante la sua leadership, basata sulla valorizzazione dell'esercito e la storia del Paese nonché alla realizzazione del "sogno cinese", inteso come "grande ringiovanimento della nazione" e come affermazione della Cina quale potenza mondiale.[72][73]
Nel 2013 Xi fu eletto presidente della Repubblica dall'Assemblea nazionale del popolo[71][74] e iniziò a consolidare il proprio potere. Sotto la sua guida, il PCC accentuò il richiamo al nazionalismo, intensificò la campagna contro la corruzione e rafforzò la disciplina interna del partito.[75] Allo stesso tempo, il Comitato centrale consentì a Xi di avviare una serie di riforme economiche che, nel quadro del socialismo con caratteristiche cinesi, attribuivano maggiore rilievo al settore privato nella realizzazione del sogno cinese.[76][77]
Una delle prime questioni affrontate dalla nuova leadership fu il caso di Bo Xilai, importante dirigente del PCC e segretario del partito a Chongqing. Bo fu coinvolto in uno scandalo politico e giudiziario dopo che Wang Lijun, capo della polizia di Chongqing, si rifugiò nel consolato statunitense e riferì del coinvolgimento della moglie di Bo nell'omicidio di un imprenditore britannico. Bo fu accusato di corruzione e abuso di potere, anche per avere protetto la moglie durante le indagini, e fu successivamente condannato all'ergastolo.[78]
Secondo alcune interpretazioni, Bo sarebbe stato anche vittima di una lotta di potere interna al partito, dovuta alla sua influenza e al consenso ottenuto a Chongqing attraverso le sue politiche contro la corruzione, che lo avrebbero reso un possibile rivale di Xi Jinping.[79][80] Il 15 marzo 2012 Bo fu rimosso dall'incarico di segretario del partito a Chongqing; nell'aprile successivo fu sospeso dal Comitato centrale e dal Politburo.[81] Il 15 marzo 2012, Bo fu quindi sollevato dal suo incarico di capo del Partito a Chongqing e sospeso dal Comitato centrale e dal suo ufficio politico nell'aprile successivo.[82] Con il proseguire delle indagini, fu espulso definitivamente dal PCC il 28 settembre 2012,[81][83] e il 26 settembre 2013 fu condannato all'ergastolo.[78][84]
Socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era
Tra il 18 e il 24 ottobre 2017, si tenne a Pechino il XIX Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese.[85] In tale occasione Xi Jinping delineò i principi del socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era, presentato come uno sviluppo dell’applicazione del marxismo e delle ideologie ufficiali del PCC al contesto cinese.[86][87] La nuova linea prevedeva una maggiore apertura della Cina all'economia globale e, allo stesso tempo, la valorizzazione delle tradizioni nazionali, il mantenimento del sistema socialista e un rafforzamento del controllo politico sul settore privato.[88][89]
Xi Jinping fissò inoltre i due “obiettivi centenari”: il completamento della costruzione di una società moderatamente prospera entro il centenario del PCC, nel 2021, e la trasformazione della Cina, entro il centenario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, in un moderno Stato socialista “prospero, forte, democratico, culturalmente avanzato, armonioso e bello”, secondo la formula politica ufficiale del partito.[87] Per raggiungere tali obiettivi, Xi propose il rafforzamento della leadership del partito, anche attraverso un maggiore controllo sull’Esercito Popolare di Liberazione e la rimozione degli ufficiali corrotti.[89] Grande enfasi fu posta inoltre sul progetto infrastrutturale e commerciale della Nuova via della seta.[90][91]
Nel corso del suo primo mandato, l’influenza politica di Xi aumentò sensibilmente. Al termine del Congresso fu rieletto segretario generale del partito e il suo pensiero fu incluso tra le ideologie ufficiali del PCC,[92][93] rendendolo uno dei leader cinesi più influenti dopo Mao Zedong e Deng Xiaoping.
Struttura
Le competenze, la composizione e la durata in carica di ciascun organo sono definite dalla Costituzione del Partito Comunista Cinese. Il funzionamento del Partito è regolato secondo il principio leninista del centralismo democratico,[94] mentre l'elezione dei suoi organi principali avviene mediante voto segreto.[95]
Congresso nazionale

Il Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese è il massimo organo del PCC e si riunisce ogni cinque anni[96] nella Grande Sala del Popolo di Pechino. Tra le sue principali competenze rientrano la revisione della Costituzione del Partito, l'elezione del Comitato centrale e della Commissione centrale per l'ispezione disciplinare, nonché la discussione e l'adozione di decisioni sulle principali questioni interne del partito.[97] Il Congresso nazionale si è riunito venti volte dal 1921; la sua XX edizione si è tenuta nel 2022.
Comitato centrale
Quando il Congresso nazionale non è riunito, il Comitato centrale (CC) ne esercita le funzioni.[98] Esso è incaricato di attuare le risoluzioni congressuali, dirigere l'attività del PCC e rappresentare il partito nelle relazioni internazionali.[99]
Nel corso delle proprie sessioni plenarie, il Comitato centrale elegge diversi organi interni, tra cui:[100]
- l'Ufficio politico, noto anche come Politburo, che esercita le funzioni del Comitato centrale tra una sessione plenaria e l'altra. Al suo interno opera il Comitato permanente, nel quale si concentra il principale potere decisionale del partito.[100] Il Politburo delibera sulle principali questioni politiche e amministrative del Paese;[101] i suoi membri occupano una posizione di rilievo nella gerarchia politica cinese, talvolta paragonata a quella di un vice primo ministro.[102]
- Il Segretariato del Comitato Centrale, incaricato di dare attuazione alle decisioni dell'Ufficio politico e del suo Comitato permanente. I suoi membri sono nominati dal Comitato permanente e approvati dal Comitato centrale in sessione plenaria.[100] Il Segretariato opera sotto la direzione del Segretario generale del Comitato centrale, incaricato di dare attuazione alle decisioni dell'Ufficio politico e del suo Comitato permanente. I suoi membri sono nominati dal Comitato permanente e approvati dal Comitato centrale in sessione plenaria.[103]
- La Commissione militare centrale, responsabile della direzione dell''Esercito Popolare di Liberazione e dell'attività politica del partito all'interno delle forze armate.[103][104]
Organizzazioni locali e a livello primario
Il partito è articolato in organizzazioni territoriali presenti nelle diverse suddivisione amministrativa della Cina. Ciascuna di esse riproduce, nei limiti delle proprie competenze, la struttura organizzativa nazionale ed è inserita nella gerarchia definita dalla Costituzione del PCC.[105]
Organizzazioni del partito sono istituite anche nelle imprese, nei comitati di villaggio, negli organi governativi, nelle scuole, negli istituti di ricerca, nelle organizzazioni sociali, nelle unità militari e nelle altre organizzazioni in cui operano lavoratori e membri del PCC.[106] Un'organizzazione primaria del partito può essere costituita quando sono presenti almeno tre iscritti; in base al numero dei membri e alle disposizioni interne, essa può dotarsi di un comitato.[106] Tra le sue principali funzioni rientrano il mantenimento dei rapporti tra il partito e i lavoratori, l'attività di propaganda e formazione ideologica, il reclutamento di nuovi membri e l'attuazione delle direttive degli organi superiori.[107]
Commissioni per l'ispezione disciplinare
Il Partito Comunista Cinese dispone, ai diversi livelli organizzativi, di commissioni per l'ispezione disciplinare incaricate di vigilare sull'osservanza della Costituzione del PCC.[108] Esse controllano l'attività delle organizzazioni e degli iscritti al partito, ricevono denunce, esaminano i casi di presunta violazione delle norme interne e irrogano sanzioni disciplinari.[108]
Organizzazioni giovanili

La Lega della Gioventù Comunista Cinese è un'organizzazione giovanile di massa posta sotto la direzione del Partito Comunista Cinese. I suoi rapporti con il partito sono disciplinati dalla Costituzione del PCC, che la definisce «una scuola nella quale un gran numero di giovani apprende, attraverso la pratica, il socialismo con caratteristiche cinesi e il comunismo», nonché un'organizzazione ausiliaria e una forza di riserva del partito".[109] La sua struttura riprende quella del PCC e comprende organi quali il Congresso nazionale e il Comitato centrale.[109] La Lega aderisce della Federazione mondiale della gioventù democratica e riunisce giovani di età compresa tra i 14 e i 28 anni.
L'organizzazione dei Giovani pionieri della Cina opera sotto la direzione della Lega della Gioventù Comunista e accoglie bambini e ragazzi di età compresa tra i 6 e i 14 anni.[110]
Le due organizzazioni furono istituite sul modello, rispettivamente, del Komsomol e dell'Organizzazione dei pionieri dell'Unione Sovietica.
Iscritti
- 2022: 98.041.000 (2022)[111]
Dirigenti del partito
Presidenti del Comitato centrale
- Chen Duxiu (1921-1927)
- Mao Zedong (1945-1976)
- Hua Guofeng (1976-1981)
- Hu Yaobang (1981-1982)
La carica di Presidente è stata abolita nel 1982 e i poteri riservati al presidente sono passati al segretario generale.
Segretari generali
- Deng Xiaoping (1956-1966)
- Hu Yaobang (1982-1987)
- Zhao Ziyang (1987-1989)
- Jiang Zemin (1989-2002)
- Hu Jintao (2002-2012)
- Xi Jinping (dal 2012)[112]
Ideologia
Nel corso della sua storia, il Partito Comunista Cinese ha modificato più volte il proprio orientamento politico e la propria struttura organizzativa, interpretando l'evoluzione della propria dottrina come un processo di adattamento del marxismo alle condizioni storiche e sociali della Cina.
Nel programma generale, la Costituzione del PCC indica come guide all'azione del partito il marxismo-leninismo, il Pensiero di Mao Zedong, la Teoria di Deng Xiaoping, la Teoria delle tre rappresentanze, la Prospettiva scientifica dello sviluppo e il Pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era.[1]
- Marxismo-leninismo: secondo la Costituzione del PCC, avrebbe rivelato le leggi che regolano lo sviluppo storico della società umana e costituirebbe il fondamento teorico della causa socialista cinese.[1]
- Pensiero di Mao Zedong: presentata come una continuazione e uno sviluppo del marxismo-leninismo e del Pensiero di Mao Zedong, pose al centro dell'azione del partito lo sviluppo economico, la modernizzazione e la politica di riforma e apertura, contribuendo alla formulazione del socialismo con caratteristiche cinesi.[1]
- Teoria di Deng Xiaoping: presentata come una continuazione e uno sviluppo del marxismo-leninismo e del Pensiero di Mao Zedong, pose al centro dell'azione del partito lo sviluppo economico, la modernizzazione e la politica di riforma e apertura, contribuendo alla formulazione del socialismo con caratteristiche cinesi.[113]
- Teoria delle tre rappresentanze: elaborata durante la leadership di Jiang Zemin, viene descritta come una continuazione e uno sviluppo delle precedenti dottrine del partito e ridefinisce il ruolo del PCC in relazione allo sviluppo delle forze produttive, alla cultura avanzata e agli interessi della maggioranza della popolazione cinese.[113]
- Prospettiva scientifica dello sviluppo: associata alla leadership di Hu Jintao, viene definita dalla Costituzione come una teoria coerente con le precedenti dottrine del partito, fondata su uno sviluppo coordinato, sostenibile e incentrato sulla persona.[113]
- Pensiero di Xi Jinping: inserito nella Costituzione del PCC nel 2017, viene presentato come una continuazione e uno sviluppo delle precedenti dottrine e come un ulteriore risultato dell'adattamento del marxismo al contesto cinese.[114] Rappresenta il cosiddetto "Socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era".
Attività
Dal 1949 il Partito Comunista Cinese detiene il monopolio del governo della Repubblica Popolare Cinese ed esercita un ruolo dirigente sull'apparato statale. Accanto al PCC operano altri otto partiti che partecipano al sistema di cooperazione multipartitica e consultazione politica sotto la direzione del Partito Comunista e non svolgono una funzione di opposizione.[115] Il PCC mantiene inoltre una posizione predominante nel Congresso nazionale del popolo e i suoi membri occupano le principali cariche dello Stato e del governo, tra cui quelle di presidente della Repubblica e di primo ministro.[116]
Il partito esercita la propria direzione anche su diverse organizzazioni di massa, tra cui la Federazione nazionale dei sindacati cinesi, che riunisce le organizzazioni sindacali riconosciute nel Paese. Le strutture sindacali territoriali e settoriali sono inserite in una gerarchia corrispondente a quella amministrativa e operano sotto la direzione degli organi del PCC del medesimo livello.[117] Secondo alcuni studi, i funzionari delle strutture sindacali superiori sono integrati nell'apparato amministrativo del partito-Stato, sottoposti a regole analoghe a quelle applicate ai dipendenti pubblici e retribuiti secondo le relative tabelle salariali.[117]
Controversie
Il PCC è stato criticato da giornali, governi, politici ed associazioni no profit per il trattamento e la detenzione di massa degli uiguri (condannata anche dal Parlamento europeo)[118] nello Xinjiang (vedi genocidio culturale degli uiguri e campi di rieducazione dello Xinjiang)[119][120][121][122][123][124][125][126][127] e per la persecuzione del Falun Gong,[128][129][130][131][132] con anche accuse di violazione dei diritti umani.[119][121][133]
Fra le molte altre controversie a carico del PCC quella su Liu Xiaobo, vincitore del premio Nobel per la Pace nel 2010: appena saputo del premio, le autorità cinesi hanno posto agli arresti domiciliari la moglie di Liu, allo scopo di non permetterle contatti con i giornalisti stranieri[134][135][136].
Note
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Collegamenti esterni
- (ZH) Sito ufficiale, su 12371.cn.
- Partito comunista cinese, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
- (EN) Chinese Communist Party, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Opere riguardanti Zhongguo gong chan dang, su Open Library, Internet Archive.
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