Partito del Lavoro di Corea

Partito del Lavoro di Corea
조선로동당
朝鮮勞動黨
Chosŏn Rodongdang
SegretarioKim Jong-un
StatoCorea del Nord (bandiera) Corea del Nord
SedeComplesso governativo n. 1, Pyongyang, Chung-guyok, Pyongyang
AbbreviazionePLC, WPK
Fondazione13 ottobre 1945[1]
24 giugno 1949[2]
Derivato daPartito del Lavoro della Corea del Nord
Partito del Lavoro della Corea del Sud
IdeologiaJuche
Songun
CollocazioneEstrema sinistra[3]
CoalizioneFronte Democratico per la Riunificazione della Patria (1946-2024)
Affiliazione internazionaleIncontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai[4]
Seggi Assemblea popolare suprema
687 / 687
TestataRodong Sinmun
Organizzazione giovanileLega della Gioventù Socialista Patriottica
Iscritti3 000 000 (2016)
Sito webwww.rodong.rep.kp
Bandiera del partito

Il Partito del Lavoro di Corea[5][6] o Partito dei Lavoratori di Corea (조선로동당?, 朝鮮勞動黨?, Joseon RodongdangLR, Chosŏn RodongdangMR) è il partito dominante della Repubblica Democratica Popolare di Corea. Ha esercitato un ruolo dominante nella vita politica del Paese sin dalla fondazione dello Stato nordcoreano.

Kim Il-sung e Kim Jong-il ne furono segretari generali e sono indicati dalla propaganda ufficiale nordcoreana rispettivamente come "Grande Leader" e "Caro Leader". Nel corso della sua storia il partito ebbe tuttavia anche altri dirigenti con funzioni di segreteria.

Dal 1947 il Partito del Lavoro di Corea opera di fatto come partito unico della Corea del Nord. Formalmente coesiste con altri due partiti legali, il Partito Socialdemocratico di Corea e il Partito Chondoista Chongu, che sono tuttavia politicamente subordinati al Partito del Lavoro e ne riconoscono il "ruolo guida".[7][8][9][10][11] L'articolo 11 della Costituzione nordcoreana attribuisce al partito la direzione di tutte le attività dello Stato.[12]

Dal 1947 al 2024 i tre partiti facevano parte del Fronte Democratico per la Riunificazione della Patria, coalizione guidata dal Partito del Lavoro di Corea e incaricata di selezionare i candidati alle elezioni.[8][13][14]

Storia

Prime organizzazioni comuniste coreane

Partito Socialista Coreano

Kim-Stankevič
Yi Tong-hwi

Kim Aerim, nota anche come Aleksandra Petrovna Kim-Stankevič (in russo Александра Петровна Ким-Станкевич?), è spesso considerata la prima figura coreana apertamente comunista.[15] Membro del Partito Operaio Socialdemocratico Russo (bolscevico) dal 1916,[15][16] fu inviata da Lenin in Siberia con il compito di mobilitare la popolazione coreana locale contro le forze controrivoluzionarie.

Dopo la rivoluzione d'ottobre fu nominata a Chabarovsk responsabile degli affari esterni del Dipartimento dell'Estremo Oriente del Partito comunista. Nella città entrò in contatto con un gruppo di indipendentisti coreani, tra cui Kim Rip e Yi Tong-hwi, convito studente leninista.[17] Il 28 giugno 1918, nel pieno della guerra civile russa, fondarono insieme il Partito Socialista Coreano (in russo Корейская социалистическая партия?, Korejskaja socialističeskaja partija; 한인사회당?, haninsahoedangLR),[18][19][20] il primo partito coreano di orientamento comunista a ottenere il riconoscimento dell'Internazionale Comunista.

Nell'agosto 1918 Chabarovsk fu assediata dall'Armata Bianca e la città dovette essere evacuata. I dirigenti comunisti locali, tra cui Kim, tentarono di attraversare un fiume a bordo di un'imbarcazione, ma furono intercettati dalle forze nemiche e successivamente condannati a morte.[15]

Yi Tong-hwi riuscì invece a salvarsi e a raggiungere Shanghai, dove l'11 aprile 1919 partecipò alla creazione del Governo provvisorio della Repubblica di Corea, assumendo l'incarico di primo ministro.

Partiti comunisti coreani di Irkutsk e Shanghai

Il 5 settembre 1919 fu fondato a Irkutsk il Partito Comunista Coreano (고려공산당?, goryeogongsandangLR), guidato da Kim Cheol-hun. Nel gennaio 1920 il partito assunse il nome di Divisione coreana del Partito Comunista di Irkutsk (이르쿠츠크 공산당 고려부?, ireukucheukeu gongsandang goryeobuLR), per poi essere rinominato, nel luglio dello stesso anno, Assemblea Generale Centrale del Partito Comunista Coreano 전로고려공산당 중앙총회?, jeollogoryeogongsandang jungangchonghoeLR). Nel maggio 1921 tornò infine alla denominazione di Partito Comunista Coreano. Tra i suoi membri figuravano il consigliere Boris Zacharovič Šumjackij, il presidente Kim Chul-hun e il segretario Lee Seong.[21]

Nel frattempo, a Shanghai, il Partito Socialista Coreano fu sciolto e rifondato nel maggio 1921 come Partito Comunista Coreano (고려공산당?, goryeogongsandangLR), dopo il ritiro di Yi Tong-hwi dal governo provvisorio.

I partiti di Shanghai e Irkutsk entrarono in competizione per ottenere il sostegno del governo sovietico e il riconoscimento dell'Internazionale Comunista. Nel dicembre 1922 il Comintern decise tuttavia di sciogliere entrambi i partiti e nel febbraio 1923 istituì un Ufficio coreano, noto come Korburo, con l'obiettivo di favorire la nascita di un partito comunista coreano stabile e unificato.

Partito Comunista di Corea

Nell'aprile 1925, durante una riunione segreta tenuta a Seul, fu fondato il Partito Comunista di Corea,[22] guidato da Kim Yong-bom e Pak Hon-yong.[23] In seguito alla repressione dei movimenti comunisti e socialisti da parte del Governatorato generale della Corea, il partito fu costretto a operare clandestinamente nel territorio coreano, anche per effetto della Legge per la preservazione della pace, promossa dal ministro della giustizia giapponese Hiranuma Kiichirō.[24]

Nel 1928, durante il VI Congresso dell'Internazionale Comunista, il partito fu riconosciuto come sezione coreana del Comintern. Tuttavia, le continue lotte interne tra fazioni rivali spinsero il Comintern a sciogliere formalmente il Partito Comunista di Corea nel dicembre dello stesso anno.[25] L'organizzazione continuò comunque a esistere attraverso diverse cellule clandestine. Alcuni militanti comunisti, tra cui il giovane Kim Il-sung, si rifugiarono in Cina, dove aderirono al Partito Comunista Cinese. Nei primi anni trenta, comunisti cinesi e coreani avviarono attività di guerriglia contro le forze armate giapponesi.

Resistenza anti-giapponese

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Bandiera della T'ŭdŭ.

Secondo la storiografia nordcoreana, le origini del Partito del Lavoro di Corea risalirebbero all'Unione anti-imperialista T'ado Cheguk Chuŭi Tongmaeng (타도제국주의동맹?), nota anche come T'ŭdŭ (ㅌ.ㄷ), fondata il 17 ottobre 1926 a Huadian, nella provincia cinese di Jilin. L'organizzazione aveva come obiettivo la lotta contro l'imperialismo giapponese e la diffusione del marxismo-leninismo.[26][27][28] Tra i suoi membri figurava Kim Il-sung, attivo in Manciuria e indicato dalle fonti nordcoreane come fondatore dell'organizzazione.[28] Secondo altre ricostruzioni, tuttavia, Kim ne fu un membro, mentre la fondazione è attribuita a Lee Jong-rak.[29]

Il 27 agosto 1927, la T'ŭdŭ venne riorganizzata nella Lega della Gioventù Anti-imperialista(반제청년동맹?). Il giorno successivo fu costituita clandestinamente la Lega della Gioventù Comunista di Corea (조선청년공산동맹)?).[30][31]

Tra il 30 giugno e il 2 luglio 1930 le due organizzazioni si incontrarono a Kalun, nel distretto di Shuangyang. In questa occasione, Kim Il-sung sostenne la necessità di fondare un partito operaio rivoluzionario, radicato nella popolazione coreane e indipendente dai partiti di altri Paesi.[32][33][34] Il 3 luglio 1930, sempre a Kalun, Kim istituì la Società per il raduno dei Compagni, con l'obiettivo di ampliare la propria influenza politica in Corea.[35][36] Nel 1931, Kim Il-sung entrò a far parte del Partito Comunista di Corea.

Le operazioni di guerriglia comunista ebbero inizio negli anni Trenta. Dopo l'invasione giapponese della Manciuria del 1931, i comunisti coreani combatterono nelle regioni montuose della Corea settentrionale al fianco dei guerriglieri del Partito Comunista Cinese, con i quali svilupparono stretti legami politici.[23] Nel 1932 fu fondato l'Esercito popolare di guerriglia anti-giapponese,[37] riorganizzato nel 1934 nell'Esercito popolare rivoluzionario coreano. All'interno delle forze armate fu quindi istituito un comitato comunista coreano, inserito in una struttura centralizzata incaricata di coordinare le organizzazioni di partito ai diversi livelli.[38]

Nel febbraio 1936, durante una riunione dei quadri politici e militari dell'Esercito popolare a Nanhutou nella provincia di Heilongjiang, Kim Il-sung propose la creazione di un partito unico a livello nazionale e il rafforzamento delle organizzazioni di partito all'interno dell'esercito, sia in Corea sia tra gli insediamenti coreani in Manciuria.[39] Nel marzo dello stesso anno venne istituito il Comitato operativo del Partito della Manciuria orientale, seguito a dicembre dal Comitato operativo in Patria e, nel febbraio 1937, dal Comitato del Partito della Contea di Changbai. Queste strutture segnarono un ulteriore consolidamento dell'attività politica comunista nelle file dell'Esercito rivoluzionario.[39]

Il 5 maggio 1936 fu creata l'Associazione per la restaurazione della Patria, con l'obiettivo di intensificare la lotta contro il dominio giapponese e di rafforzare la base politica del partito riunendo rivoluzionari e organizzazioni antigiapponesi.[39]

Il programma dell'associazione prevedeva la mobilitazione dell'intera nazione coreana e la creazione di un fronte unito contro l'Impero giapponese, con l'obiettivo di instaurare un governo popolare. Tra i suoi punti figuravano il rovesciamento del governo del Manciukuò attraverso un'alleanza con le forze cinesi, il disarmo delle forze armate giapponesi, la confisca delle attività economiche controllate da giapponesi e collaborazionisti in Cina e Corea per finanziare l'Associazione e ridistribuire la ricchezza. Il programma prevedeva inoltre il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, l'eliminazione delle disuguaglianze prodotte dal sistema imperiale giapponese,[40] l'introduzione della giornata lavorativa di 8 ore, l'avvio di programmi educativi su vasta scala, l'abolizione della schiavitù e della leva obbligatoria.[40] Molti di questi punti furono ripresi nei programmi dei partiti sorti negli anni successivi.

Durante la Seconda guerra mondiale, i due principali dirigenti del Partito Comunista di Corea, Pak Hong-yong e Kim Il-sung, operarono su fronti diversi. Pak rimase in Corea, dove contribuì all'organizzazione clandestina del Partito a Seul, mentre Kim entrò nell'Armata Rossa sovietica con il grado di capitano e combatté in Manciuria al fianco delle forze sovietiche.[41][42]

Divisione della Corea

Dopo la sconfitta del Giappone nell'agosto 1945, la penisola coreana fu divisa lungo il 38º parallelo: l'Unione Sovietica occupò la parte settentrionale e vi istituì un'amministrazione civile, mentre gli Stati Uniti assunsero il controllo della parte meridionale, instaurandovi un governo militare.

In un contesto segnato dall'emergere di profonde divergenze politiche, le autorità sovietiche favorirono la creazione di un governo provvisorio nella zona settentrionale, concepito come un passaggio verso la riunificazione nazionale. Nel settembre 1945 Kim Il-sung fece ritorno in Corea del Nord con l'Armata Rossa e fu presentato dai Sovietici alla popolazione coreana come un eroe della guerriglia antigiapponese.[43] L'amministrazione civile sovietica collaborò inizialmente con una coalizione formata dai comunisti guidati da Kim e dai nazionalisti coreani legai al leader protestante Cho Man-sik.[43]

L'edificio dove venne istituito l'Ufficio settentrionale, diventato in seguito Museo della fondazione del partito.

Il 13 ottobre 1945 fu istituito a Pyongyang l'Ufficio settentrionale del Partito comunista di Corea (북조선공산당?, bukj-joseongongsandangLR) presieduto da Kim Yong-bom.[44] Nel dicembre dello stesso anno, durante il terzo plenum dell'Ufficio, Kim Yong-bom fu sostituito da Kim Il-sung, probabilmente con il sostegno dell'Unione Sovietica.[45] L'Ufficio nordcoreano rimase tuttavia subordinato al Comitato centrale del Partito Comunista di Corea, guidato da Pak Hon-yong e con sede a Seul, allora sotto occupazione statunitense.[46] In Corea del Nord, la data di inizio della conferenza di fondazione dell'Ufficio settentrionale, il 10 ottobre, viene celebrata come il giorno della fondazione del Partito.

Il 17 gennaio 1946, in seguito allo scioglimento della Lega della Gioventù Comunista, fu fondata la Lega della Gioventù Democratica della Corea del Nord.[47] Il 16 febbraio dello stesso anno, un gruppo di comunisti coreani fondò in Cina il Nuovo Partito Popolare di Corea (NPPC), presieduto da Kim Tu-bong.

L'8 febbraio 1946 l'Amministrazione civile sovietica autorizzò la creazione del Comitato popolare provvisorio della Corea del Nord, posto sotto la guida di Kim Il-sung,[43][48] Nel marzo dello stesso anno il Comitato avviò una vasta riforma agraria che prevedeva la confisca delle terre appartenenti a proprietari giapponesi o collaborazionisti e la loro redistribuzione tra i contadini coreani più poveri, con l'obiettivo di smantellare il sistema feudale.[43][49][50] Parallelamente le principali industrie furono nazionalizzate.[43][51] Fu inoltre introdotto un sistema di pianificazione economica biennale ispirata al modello sovietico e fu data priorità allo sviluppo dell'industria pesante.[43]

Nell'aprile del 1946, l'Ufficio settentrionale si trasformò nel Partito Comunista della Corea del Nord (PCCN) con Kim Il-sung alla presidenza.[52] Nella parte meridionale della penisola fu invece costituito il Partito Comunista della Corea del Sud, guidato da Pak Hong-yong. Le due organizzazioni avevano lo scopo di coordinare le attività dei comunisti nelle rispettive zone sotto una direzione centrale collocata nel nord. Kim si distingueva da Pak per una direzione meno teorica e intellettuale, fondata su un rapporto più diretto con la popolazione rurale e sull'uso delle direttive sul posto.[43]

Nel luglio 1946, il Comitato emanò una legge sulla parità dei sessi, che proibiva la compravendita di donne e concubine e contrastava la prostituzione,[53] inserendosi nel più ampio programma di riforme sociali del nuovo potere politico.

Per gettare le basi di uno stato socialista sul modello dei Paesi del blocco orientale, Kim Il-sung fece propria l'affermazione di Stalin secondo qui "i quadri decidono tutto", attribuendo particolare importanza alla politica dei quadri.[54][55] Data la carenza di personale politicamente formato, furono istituite diverse scuole di partito: nel febbraio 1946 fu aperto l'Istituto di Pyongyang per la formazione dei futuri dirigenti militari; nel maggio dello stesso anno seguirono l'Istituto di addestramento per le guardie di sicurezza e la Scuola centrale del Partito, finalizzate rispettivamente alla preparazione del personale militare e dei quadri politici.[56]

Durante il processo di riforme, i leader nazionalisti e cristiani furono progressivamente emarginati dalla vita politica, mentre Cho Man-sik fu posto agli arresti domiciliari.[43]

Partito del Lavoro della Corea del Nord

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Congresso fondativo del Partito del Lavoro della Corea del Nord.

Il 22 luglio 1946, le autorità sovietiche istituirono il Fronte Nazionale Democratico Unito, affidandone la direzione al Partito Comunista nordcoreano.[57] Il 28 luglio, il Partito Comunista della Corea del Nord e la sezione settentrionale del Nuovo Partito Popolare avviarono il processo di fusione.[58] Nell'agosto dello stesso anno, i due partiti condussero colloqui per dare vita a un'unica entità politica, un passaggio che Kim Il-sung considerava inevitabile e coerente con le condizioni storiche del periodo.[59]

Il 29 agosto 1946, nel corso di un congresso tenuto a Pyongyang con il sostegno di Stalin, le due forze politiche confluirono nel Partito del Lavoro della Corea del Nord (북조선로동당?, Bukjoseon RodongdangLR).[58] Kim Tu-bong ne divenne il primo presidente e Kim Il-sung il vicepresidente.[58] Sebbene occupasse una posizione formalmente subordinata nella gerarchia del partito, Kim Il-sung esercitò sin dall'inizio un ruolo politico preminente.[60] Tutte le organizzazioni comuniste attive fino a quel momento furono inglobate nel nuovo Partito.

Parallelamente, nella parte meridionale della penisola venne fondato il Partito del Lavoro della Corea del Sud, che in breve tempo fu costretto a trasferire la propria attività a Pyongyang a causa della repressione anti-comunista messa in atto dal governo sudcoreano.

Nei primi anni di attività, il Partito del Lavoro della Corea del Nord si distinse dal modello del Partito Comunista Sovietico, includendo tra i propri quadri anche contadini poveri privi di esperienza politica. La dirigenza del partito si allontanò inoltre dal marxismo-leninismo a favore di una forma di nazionalismo rivoluzionario.[61]

Il 21 febbraio 1947 fu istituito il Comitato popolare della Corea del Nord, con il compito di gestire la transizione verso un sistema socialista sotto la supervisione dell'Amministrazione civile sovietica.

Flag of the Workers' Party of North Korea (1946).svg
Bandiera del Partito del Lavoro della Corea del Nord.

Dal 27 al 30 marzo 1948 il Partito del Lavoro della Corea del Nord tenne il suo II Congresso.[62] Pur rimanendo formalmente alla guida del partito, Kim Tu-bong ebbe un ruolo meno centrale rispetto a Kim Il-sung, che presentò il rapporto principale. Nel documento Kim sostenne che la Corea del Nord rappresentava la "base democratica" della penisola, in contrapposizione alla Corea del Sud governata da Syngman Rhee.[63][64]

Il 28 aprile 1948 una sessione speciale dell'Assemblea popolare della Corea del Nord approvò il testo della costituzione elaborato durante il II Congresso, ponendo le basi per la nascita della Repubblica Democratica Popolare di Corea.[65] Inizialmente la costituzione non faceva riferimento a uno Stato nordcoreano separato, ma a una Corea unificata e socialista, con Seul come capitale anziché Pyongyang.[66] Kim Il-sung fu nominato capo del governo, mentre Kim Tu-bong assunse la carica di presidente dell'Assemblea popolare suprema.[67]

Il 25 settembre 1948 si svolsero le prime elezioni parlamentari in Corea del Nord. Furono registrati 228 candidati di cui 212 appartenenti al Fronte Democratico per la Riunificazione della Patria e 16 selezionati in precedenti incontri politici.[68][69] Le elezioni videro la vittoria del Partito del Lavoro con 102 seggi assegnati sui 527 previsti.[69]

Il 9 settembre 1948 l'Assemblea popolare suprema proclamò ufficialmente a Pyongyang la nascita della Repubblica Popolare Democratica di Corea.

Leadership di Kim Il-sung

Fondazione del Partito del Lavoro di Corea e primi anni

Il 30 giugno 1949 fu ufficialmente fondato il Partito del Lavoro di Corea, nato dalla fusione tra il Partito del Lavoro della Corea del Nord e il Partito del Lavoro della Corea del Sud. Poiché derivava dall'unificazione di diverse organizzazioni politiche, al momento della sua fondazione il partito comprendeva quattro principali fazioni:[70]

  • I coreani sovietici, guidati inizialmente dal secondo vicepresidente del Politburo Ho Ka-i, noto anche come Aleksej Ivanovič Chegaj, e successivamente da Pak Chang Ok, erano membri delle comunità coreane nate o cresciute prima nell'Impero russo e poi nell'Unione Sovietica.[71] Alcuni di loro erano rientrati in Corea già negli anni venti e trenta, spesso clandestinamente, per svolgere attività di propaganda e organizzazione comunista. La maggioranza arrivò tuttavia in Corea del Nord solo dopo la seconda guerra mondiale, come militari dell'Armata Rossa o come civili incaricati di assistere l'Amministrazione civile sovietica nella costruzione di uno Stato socialista. Molti lavorarono come traduttori o insegnanti di lingua russa;
  • La fazione detta "domestica", guidata da Pak Hon-yong, era composta da comunisti coreani che non avevano lasciato il Paese e che avevano partecipato direttamente alla lotta conto l'occupazione giapponese.[72] Molti dei suoi membri avevano trascorso lunghi periodi nelle prigioni militari giapponesi a causa della loro attività. Questa corrente si caratterizzava per un forte impegno a favore della riunificazione della penisola, da perseguire anche attraverso l'azione dell'Armata Popolare Coreana.
  • La fazione di Yan'an, guidata inizialmente dal leader militare Mu Chong e in seguito da Kim Tu-bong e Choe Chang-ik, riuniva i comunisti coreani in esilio che avevano vissuto nella provincia cinese dello Shaanxi e aderito al Partito Comunista Cinese nella sede di Yan'an.[73] Durante l'esilio avevano fondato una propria organizzazione, la Lega della Cina del Nord per l'indipendenza della Corea; una volta rientrati in Corea del Nord, diedero vita al Nuovo Partito Popolare, poi confluito nel Partito del Lavoro della Corea del Nord.[73] Molti esponenti di questa fazione avevano preso parte alla guerra civile cinese nell'Ottava e nella Nuova Quarta Armata, sviluppando stretti rapporti con Mao Zedong.[74]
  • La fazione dei guerriglieri, guidata da Kim Il-sung, era composta da ex combattenti coreani attivi in Manciuria dopo l'occupazione giapponese del 1931.[71] Con la repressione della resistenza armata, molti di loro lasciarono la Manciuria e si rifugiarono in Unione Sovietica, dove una parte significativa del gruppo, incluso Kim, fu arruolata nell'Armata Rossa.[71]

Dopo la creazione del Partito del Lavoro di Corea si instaurò un equilibrio relativamente stabile tra le quattro fazioni: ciascuna disponeva di quattro rappresentanti nel Politburo, con l'eccezione della fazione dei guerriglieri, che ne contava tre.

Nei primi anni di attività del partito, Kim Il-sung era già riconosciuto come principale figura dirigente, ma doveva ancora mediare tra gli interessi e le rivalità delle diverse fazioni.[70]

Guerra di Corea

Kim Il-sung non figurava inizialmente tra i principali sostenitori della riunificazione della Corea attraverso un conflitto armato, posizione che caratterizzava invece la fazione "domestica".[75] Secondo alcune ricostruzioni, fu l'Unione Sovietica a esercitare pressioni su Kim affinché la riunificazione avvenisse con la forza.[76] Dopo una serie di incontri con il leader sovietico Stalin, la Corea del Nord lanciò l'invasione della Corea del Sud il 25 giugno 1950, dando inizio alla guerra di Corea.[77] La versione ufficiale sostenuta da Kim Il-sung attribuì invece l'inizio del conflitto all'esercito sudcoreano, accusato di avere oltrepassato per primo il 38º parallelo nord.[78]

Il conflitto non portò all'unificazione del Paese sotto la Repubblica Popolare Democratica di Corea e mise invece a rischio la sopravvivenza del regime nordcoreano. Dopo l'intervento dell'Esercito Popolare dei Volontari della Repubblica Popolare Cinese nell'ottobre 1950, l'influenza sovietica sul Partito del Lavoro di Corea subì un progressivo ridimensionamento.[79]

Nel corso della guerra Kim Il-sung avviò un'azione politica contro i potenziali rivali interni. Nel novembre 1951 Ho Ka-i fu rimosso dai suoi incarichi all'interno del partito, pur mantenendo formalmente la carica di vice primo ministro. Kim Il-sung e la sua fazione lo accusarono di aspirare all'instaurazione di una dittatura personale, di ignorare le reali necessità del Paese e di agire per interesse personale.[80] A queste accuse si aggiunse quella di essere responsabile dei ritardi nella riparazione di una riserva idrica danneggiata dai bombardamenti statunitensi.[81]

Quando le truppe nordcoreane furono respinte verso il confine cinese, Kim Il-sung attribuì la responsabilità dell'insuccesso militare al leader della fazione di Yan'an, Mu Chong.[82] Quest'ultimo fu espulso dal Partito del Lavoro di Corea per insubordinazione, insieme ad altri ufficiali, e fu costretto a fare ritorno in Cina, dove trascorse il resto della sua vita.[82][83]

Kim Il-sung rimosse inoltre Pak Il-u, considerato vicino a Mao Zedong, dall'incarico di ministro degli Interni. Al VII plenum congiunto del Comitato centrale, tenutosi il 4 agosto 1953, fu annunciato il presunto suicidio di Ho Ka-i, avvenuto nel giugno precedente; l'episodio segnò l'ulteriore eliminazione di una figura di rilievo delle fazioni rivali.[81][84]

L'eliminazione di Ho Ka-i, Mu Chong e Pak Chang-ok ridusse in modo significativo il peso delle fazioni legate rispettivamente all'Unione Sovietica e alla Cina. Tuttavia Kim Il-sung non era ancora in grado di avviare un'offensiva aperta contro tutte le correnti rivali, poiché non intendeva rischiare un intervento diretto di Mosca o di Pechino in una fase in cui la Corea del Nord dipendeva ancora in larga misura dal loro sostegno politico e militare.

Il 27 luglio 1953 fu firmato l'armistizio di Panmunjeom, che pose fine di fatto alle ostilità armate e fissò la linea di demarcazione militare coreana.[85]

Tra il 1952 e il 1953, all'interno del partito si intensificarono gli scontri tra la fazione di Kim Il-sung e quella domestica guidata da Pak Hon-yong.[86][87]

Quando la guerra stava volgendo al termine, Kim Il-sung si rivolse contro la fazione domestica, ormai priva di appoggi esterni. Con la fine del conflitto, questa corrente aveva inoltre perso la propria funzione strategica, in precedenza legata alle attività clandestine, di guerriglia e di spionaggio nella Corea del Sud. Già nel dicembre 1952, durante una riunione del Comitato centrale, gli ex dirigenti del Partito del Lavoro della Corea del Sud furono duramente attaccati.

All'inizio del 1953 iniziarono a circolare accuse secondo cui la fazione di Pak stesse preparando un colpo di Stato. In questo clima, Pak Hon-yong e il ministro del Controllo di Stato Yi Sung-yop furono arrestati con l'accusa di sabotaggio e di "spionaggio a favore degli Stati Uniti".[81][88] Nell'agosto 1953, dopo la firma dell'armistizio, Yi e altri undici esponenti della fazione domestica furono processati con l'accusa di avere pianificato un colpo di Stato e condannati a morte.

Nel 1955 Pak Hon-yong fu a sua volta sottoposto a processo, accusato di essere stato un agente statunitense sin dal 1939 e di avere partecipato ad attività di sabotaggio, omicidio e cospirazione. Anche lui fu condannato a morte, sebbene la data esatta della sua esecuzione non sia nota.[81]

I processi contro Yi Sung-yop e Pak Hon-yong furono accompagnati dall'arresto di numerosi altri membri e attivisti dell'ex Partito del Lavoro della Corea del Sud, molti dei quali furono fucilati o condannati ai lavori forzati.[81] La fazione domestica fu così pressoché annientata, anche se alcuni suoi esponenti schieratisi con Kim Il-sung continuarono a ricoprire incarichi influenti ancora per diversi anni.

La Corea del Nord uscì dalla guerra in condizioni di grave devastazione. I nuovi piani economici posero quindi una forte enfasi sulla ricostruzione dell'industria pesante e sul raggiungimento dell'autonomia economica, ispirandosi in larga misura al modello stalinista.[89] In questo contesto, nel 1955 Kim Il-sung gettò le basi ideologiche del Juche (주체?, 主體?, JucheLR, Chuch'eMR), concepito come un adattamento dei principi fondamentali del marxismo-leninismo alla realtà coreana e orientato all'autosufficienza economica e politica dello Stato nordcoreano.[90]

Incidente della fazione d'agosto

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Incontro del 14 agosto 1955 dedicato al 10º anniversario della liberazione della Corea del Nord. Da sinistra a destra: Pak Chang-ok, Li Jishen, Kim Tu-bong, Zhu De, Kim Il-sung, Averkij Aristov, Pak Chong-ae e Choi Yong-kun.

Durante il XX Congresso del PCUS del 1956, il segretario generale Nikita Chruščëv denunciò i crimini di Stalin con il cosiddetto discorso segreto e avviò il processo di destalinizzazione in tutto il blocco orientale, osteggiato in particolare da Cina e Albania. Nell'estate dello stesso anno Kim Il-sung fu convocato a Mosca per sei settimane, dove ricevette da Chruščëv indicazioni sull'applicazione della nuova linea politica in Corea del Nord.

Durante l'assenza di Kim, Pak Chang-ok, nuovo leader della fazione sovietica, Choe Chang-ik e altri esponenti della fazione di Yan'an cercarono di organizzare un'opposizione interna, sfruttando il clima creato dalle politiche anti-staliniste di Chruščëv.[91] Pak Chang-ok tentò inoltre di ottenere il sostegno del ministro della Difesa Choi Yong-kun, che tuttavia rifiutò e informò Kim Il-sung della cospirazione tramite telegramma.[91]

Rientrato da Mosca, Kim Il-sung rinviò il plenum del Comitato centrale dal 2 al 30 agosto.[91] Secondo alcune ricostruzioni, utilizzò questo intervallo per esercitare pressioni sui membri del Comitato centrale e preparare una risposta politica agli oppositori. Quando il plenum si riunì, Choe Chang-ik accusò Kim Il-sung di avere accentrato il potere nelle proprie mani e di avere promosso un culto della personalità intorno alla sua figura.[92] Yun Kong-hum accusò inoltre Kim di avere instaurato un "regime di polizia" e criticò la linea del Partito del Lavoro di Corea sull'industrializzazione, sostenendo che essa ignorasse la diffusa scarsità alimentare tra la popolazione nordcoreana.[93][94][95]

Gli oppositori accusarono Kim anche di non avere corretto i propri metodi di direzione, di avere distorto il principio leninista della leadership collettiva e di avere violato il diritto socialista, anche attraverso arresti ed esecuzioni arbitrarie.[96] La maggioranza del Comitato centrale rimase tuttavia fedele a Kim e chiese l'espulsione di Yun dal partito. Al termine del plenum, il Comitato centrale votò a favore dell'espulsione immediata di Yun Kong-hum dal Partito del Lavoro di Corea e della rimozione di Choi Yong-kun e Pak Chang-ok dal Comitato centrale.[93] Diversi dirigenti della fazione di Yan'an fuggirono in Cina, mentre i sostenitori rimasti delle fazioni colpite furono progressivamente eliminati dalla vita politica.

Il 3 settembre 1956, l'ambasciatore nordcoreano a Mosca Ri Sang-jo chiese a Chruščëv di intervenire con urgenza in Corea del Nord. Il segretario sovietico incaricò quindi Anastas Mikojan e Boris Ponomarëv di recarsi a Pechino per discutere con Mao Zedong una possibile soluzione alla crisi.[93] Il 19 settembre 1956 una delegazione sino-sovietica si recò a Pyongyang e impose a Kim Il-sung la sospensione delle purghe e il reintegro dei dirigenti appena espulsi.

Un secondo plenum del Comitato centrale, tenutosi il 23 settembre 1956, perdonò e riabilitò i dirigenti dell'opposizione di agosto. Le purghe ripresero tuttavia nel 1957 e nel 1958 la fazione di Yan'an cessò di esistere come corrente organizzata. Kim Tu-bong, capo della fazione di Yan'an e formalmente capo dello Stato nordcoreano, non era stato direttamente coinvolto nella cospirazione, ma nel 1958 fu deposto con l'accusa di esserne stato l'ispiratore. La sua sorte successiva non è nota con certezza: secondo alcune ricostruzioni fu fucilato o morì in prigione.

Nel 1961 l'unica fazione ancora dominante in Corea del Nord era quella legata a Kim Il-sung, insieme ai membri entrati nel Partito del Lavoro di Corea sotto la sua leadership e a lui fedeli. Il Comitato centrale eletto nel 1961 comprendeva, su un totale di 68 membri, solo due esponenti della fazione sovietica, tre della fazione di Yan'an e tre della fazione domestica. Sebbene fossero personalmente fedeli a Kim, anche questi ultimi furono epurati verso la fine degli anni sessanta.

Crisi sino-sovietica e posizione nordcoreana

Verso la fine degli anni cinquanta, la Repubblica Democratica Popolare di Corea iniziò a ispirarsi ad alcune politiche cinesi, lanciando una propria campagna di mobilitazione economica, il Movimento Chollima, spesso paragonato al Grande balzo in avanti. Nel 1961 Kim Il-sung e il premier cinese Zhou Enlai, vicepresidente del Partito Comunista Cinese, firmarono un trattato di amicizia e mutua cooperazione, seguito da un accordo analogo con l'Unione Sovietica.

Durante il XXII Congresso del PCUS, nel 1961, il segretario Nikita Chruščëv accentuò la politica di destalinizzazione e si scontrò apertamente con Enver Hoxha, leader filostalinista del Partito del Lavoro d'Albania, e con Zhou Enlai. Chruščëv sostenne inoltre la linea della coesistenza pacifica tra Stati socialisti e Stati capitalisti. Dopo il congresso, il confronto politico e ideologico tra il PCUS e il Partito Comunista Cinese sfociò nella crisi sino-sovietica.

Nel 1962 il Partito del Lavoro di Corea si schierò sul piano ideologico con il Partito Comunista Cinese contro il cosiddetto revisionismo sovietico,[97] e per diversi anni la Corea del Nord sostenne in larga misura la posizione cinese sulle principali questioni internazionali.[98] Kim Il-sung si oppose alla denuncia dello stalinismo da parte di Chruščëv, alla creazione di una leadership collettiva e alla linea politica sovietica, giudicata revisionista.[97][98][99] Secondo Kim, il revisionismo moderno rappresentava la principale minaccia al movimento comunista internazionale,[100] poiché negava il ruolo dirigente del partito marxista-leninista e la dittatura del proletariato, ammetteva il passaggio dal capitalismo al socialismo attraverso mezzi democratici e attenuava la lotta contro l'imperialismo in nome della coesistenza pacifica.[99] Kim era inoltre consapevole che la destalinizzazione avrebbe potuto limitare il suo potere all'interno del Partito del Lavoro di Corea.[98]

Il Partito del Lavoro di Corea appoggiò la Cina durante la guerra sino-indiana e denunciò denunciò quella che definì la "capitolazione" sovietica durante la crisi dei missili di Cuba.

I dissidi tra il PCUS e il Partito del Lavoro di Corea portarono l'Unione Sovietica a interrompere gli aiuti economici alla Corea del Nord, danneggiandone l'industria e la capacità militare.[101][102] La Cina non fu in grado di compensare questa riduzione degli aiuti,[101] anche perché, tra il 1965 e il 1966, Mao Zedong avviò la rivoluzione culturale nel tentativo di riaffermare il proprio ruolo politico dopo il parziale insuccesso del Grande balzo in avanti.

Gli eventi nella Repubblica Popolare Cinese portarono a un progressivo allontanamento del Partito del Lavoro di Corea da Pechino. Il partito criticò il "dogmatismo" di Mao e giudicò la rivoluzione culturale un esempio di "opportunismo di sinistra" e una manifestazione della "teoria trotskista della rivoluzione permanente".[101] Le guardie rosse cinesi iniziarono a criticare Kim Il-sung e le politiche nordcoreane e, dopo il 1965, il PLC decise di mantenere una posizione neutrale nel conflitto sino-sovietico,[101] così da ridurre l'influenza di entrambe le potenze e riprendere al tempo stesso i rapporti con l'Unione Sovietica. Nel 1968 le forze nordcoreane catturarono la nave spia statunitense USS Pueblo, presentando l'episodio come una dimostrazione dell'autonomia militare della Corea del Nord sia dalla Cina sia dall'Unione Sovietica.

Incidente della fazione Kapsan

Negli anni sessanta la fazione Kapsan del Partito del Lavoro di Corea, guidata dal vicepremier Pak Kum-chol, iniziò a contrastare il potere di Kim Il-sung e il culto della personalità sviluppatosi intorno alla sua figura. Il dissenso riguardava in particolare le politiche economiche e la questione della successione alla guida del partito. Kim Il-sung aveva indicato il fratello Kim Yong-ju come possibile successore, ma la fazione Kapsan lo riteneva inadatto per la sua limitata esperienza politica e per il fatto di non avere partecipato alla lotta antigiapponese.[103]

La fazione propose invece Pak Kum-chol e cercò di accrescere la propria influenza attraverso la propaganda. In risposta, nel 1967 Kim Il-sung, eletto segretario generale l'anno precedente, promosse l'epurazione di Pak Kum-chol e degli altri membri della fazione Kapsan.[104] Dopo la loro eliminazione politica, Kim rafforzò il cosiddetto "sistema ideologico monolitico", fondato su dieci principi destinati a consolidare il suo potere personale e il culto della personalità..[104]

Leader supremo e affermazione del Juche

Kim Il-sung accoglie il presidente della Repubblica Socialista di Romania Nicolae Ceaușescu in visita a Pyongyang, 1971

Dopo avere consolidato la propria autonomia politica dalla Cina e dall'Unione Sovietica e dopo l'eliminazione delle principali opposizioni interne al Partito del Lavoro di Corea, Kim Il-sung rafforzò ulteriormente il proprio potere personale. In questa fase furono progressivamente definiti un sistema politico centrato sulla sua leadership, uno Stato modellato sul ruolo dirigente del partito e un'ideologia ufficiale distinta dal marxismo-leninismo sovietico.

Negli anni sessanta Kim Il-sung perseguì una linea politica più autonoma e applicò l'ideologia Juche dell'autosufficienza nazionale anche allo scopo di ridurre ulteriormente l'influenza sovietica e cinese negli affari interni nordcoreani. Il "programma di autodeterminazione nazionale e di non interferenza dei partiti comunisti e operai" fu lanciato ufficialmente nel giugno 1966, dopo la visita in Corea del Nord del ministro degli esteri sovietico Andrej Gromyko. In questo periodo crebbe il culto della personalità di Kim, abitualmente indicato con appellativi come "Grande Leader" e "grande ideatore del Juche". La propaganda ufficiale affermava che la "fervente fedeltà al leader" fosse una delle principali caratteristiche di ogni coreano.[105]

Dal 2 al 13 novembre 1970 si tenne il V Congresso del Partito del Lavoro di Corea,[106] durante il quale Kim Il-sung ufficializzò il principio delle "tre rivoluzioni", ideologica, tecnologica e culturale, che il partito avrebbe dovuto realizzare per raggiungere il comunismo.[107]

Nel 1972 l'idea Juche sostituì il marxismo-leninismo nella nuova costituzione della Corea del Nord come ideologia ufficiale dello Stato.[108] Nello stesso anno, il compleanno di Kim Il-sung divenne festa nazionale e furono erette statue dedicate al leader in tutto il Paese.[105] Secondo lo storico e studioso della Corea del Nord Andrej Lan'kov, Kim Il-sung era ormai diventato non solo il leader supremo, ma anche il governante assoluto della Corea del Nord, non più soltanto il "primo tra pari" come era stato alla fine degli anni quaranta.[109]

Gli altri dirigenti del Partito del Lavoro di Corea rimasero politicamente subordinati alla centralità di Kim Il-sung. Il controllo esercitato da Kim sul partito e sullo Stato dipendeva anche dalla fedeltà dei vertici militari e degli apparati di sicurezza, in particolare dal sostegno del ministro della difesa Oh Jin-wu.

Nonostante l'ideologia Juche ponesse l'accento sull'autosufficienza nazionale, la Corea del Nord continuò a mantenere rapporti economici con l'Unione Sovietica e la Cina, concluse accordi con i Paesi del blocco socialista e importò tecnologie industriali avanzate anche dalla Cina e dal Giappone.[110] Queste politiche contribuirono tuttavia all'aumento del debito estero del Paese.[110]

In seguito all'introduzione del socialismo con caratteristiche cinesi sotto la guida di Deng Xiaoping, la Cina ridusse progressivamente il proprio interesse verso gli Stati a economia pianificata tradizionale. Ciò contribuì a un raffreddamento dei rapporti con la Corea del Nord.

Sin dagli anni sessanta Kim Il-sung aveva affidato incarichi di governo a membri della propria famiglia.[111] Secondo alcune ricostruzioni, il ricorso a figure familiari e politicamente fedeli rispondeva all'esigenza di ridurre il rischio di opposizione interna da parte della nomenklatura del partito, come avveniva in altri Stati socialisti.[111]

Ascesa di Kim Jong-il

Tra gli anni sessanta e settanta Kim Jong-il, figlio di Kim Il-sung, iniziò la propria ascesa all'interno del Partito del Lavoro di Corea. Nel settembre 1970 fu nominato vicedirettore del Comitato centrale del partito, mentre nell'ottobre 1972 fu eletto membro del Comitato centrale.[112] Nel settembre 1973 divenne segretario del partito responsabile di organizzazione, propaganda e agitazione,[113] accrescendo la propria influenza sugli affari interni attraverso il rafforzamento della disciplina e dell'organizzazione.

Kim Jong-il ampliò il ruolo dei quadri del Partito del Lavoro di Corea nelle unità amministrative e locali e promosse l'autocritica nei settori lavorativi e negli organismi di partito. Il rafforzamento della disciplina interna contribuì al mantenimento del controllo sociale e alla costruzione di una struttura autoritaria incentrata sulla figura di Kim Il-sung e, progressivamente, su quella del figlio.[114]

Nel 1974 l'VIII plenum del Comitato centrale nominò formalmente Kim Jong-il erede di Kim Il-sung,[115] facendone il secondo uomo più potente della Corea del Nord[116]

Fino ad allora, diversi osservatori internazionali avevano ritenuto che Kim Il-sung intendesse designare come successore il fratello Kim Yong-ju,[116] la cui autorità era gradualmente cresciuta fino alla nomina a copresidente del Comitato di coordinamento Nord-Sud.[116] Tra gli altri possibili candidati alla successione erano indicati anche il ministro delle forze armate O Jin-u o il primo ministro Kim Il.

VI Congresso del Partito

Tra il 10 e il 14 ottobre 1980 si tenne alla Casa della Cultura dell'8 febbraio il VI Congresso del Partito del Lavoro di Corea,[117] dieci anni dopo il V Congresso e in violazione dello statuto, che prevedeva un intervallo di quattro anni tra due congressi.[118] Furono invitati delegati di Paesi socialisti e non socialisti, tra cui rappresentanti del Partito Comunista dell'Unione Sovietica e del Partito Comunista Cinese.[119]

Durante il congresso, Kim Il-sung annunciò l'intenzione di modellare la società nordcoreana non più secondo i principi del marxismo-leninismo, ma secondo l'ideologia Juche,[120] segnando un ulteriore allontanamento dall'ortodossia comunista e dall'internazionalismo proletario.[121] Kim Il-sung propose inoltre la riunificazione coreana sotto la Repubblica Democratica Federale di Corea, governata da un Congresso federale nazionale supremo composto da un numero equivalente di rappresentanti della Corea del Nord e della Corea del Sud.[122][123] Secondo il progetto confederale, entrambi gli Stati avrebbero potuto mantenere il proprio sistema economico.[123][124]

Nel corso del congresso Kim Jong-il fu nominato successore ufficiale del padre. La scelta suscitò critiche: Kim Il-sung fu accusato di voler creare una dinastia politica e di trasformare la Corea del Nord in uno Stato di tipo feudale.[125] Anche il PCUS, il PCC e altri partiti comunisti non approvarono la designazione di Kim Jong-il.[126]

Il primo plenum del nuovo comitato centrale fu seguito da una nuova epurazione, che colpì anche Kim Yong-ju.[116][121]

Con la nomina ufficiale di Kim Jong-il a erede, il potere si concentrò sempre più nelle mani della famiglia Kim e i funzionari del Partito del Lavoro di Corea iniziarono a parlare apertamente della successione.[127] Kim Jong-il cominciò a partecipare a viaggi ufficiali e a guidarne alcuni. Nel 1982 pubblicò il trattato Sull'idea Juche,[128] nel quale sistematizzò i principi dell'ideologia elaborata dal padre e sostenne la continuità della futura leadership politica.[129]

Ultimi anni di Kim Il-sung

Tra gli anni ottanta e novanta il Partito del Lavoro di Corea entrò in una fase di progressiva crisi. Il blocco orientale si stava sgretolando e l'Unione Sovietica era attraversata dalla perestrojka, mentre ai vertici dello Stato nordcoreano e del partito si accentuavano la disorganizzazione e la gerontocrazia.[130] I congressi e i plenum del partito divennero sempre meno frequenti, le deliberazioni persero rilevanza politica e il ricambio generazionale tardò ad avvenire.[131]

Nel 1990 la Corea del Nord dichiarò l'intenzione di continuare a seguire il proprio modello di socialismo e di dare priorità agli interessi nazionali.[132] Davanti al Comitato centrale, Kim Jong-il sostenne la necessità per il partito di abbandonare il marxismo-leninismo e di fondare la propria linea ideologica esclusivamente sull'idea Juche.[133] Kim Jong-il giustificò tale orientamento sostenendo che il marxismo e il leninismo, elaborati rispettivamente nell'Europa capitalista e nella Russia prerivoluzionaria, non potessero essere applicati meccanicamente alla realtà nordcoreana.[133] La soluzione ai problemi della rivoluzione coreana doveva quindi essere ricercata, secondo Kim, nel Juche e in una via socialista nazionale.[133]

Nel 1991 Kim Jong-il divenne comandante supremo delle forze armate[134] e nel 1993 divenne il capo della Commissione militare centrale del Partito del Lavoro di Corea.

Dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica nel 1991, la Federazione Russa guidata da Boris El'cin interruppe gli aiuti economici verso la Corea del Nord, lasciando la Cina come principale alleato del Paese

Nel 1992, l'Assemblea popolare suprema emendò la Costituzione della Corea del Nord: i riferimenti al marxismo-leninismo e alla dittatura del proletariato furono rimossi e sostituiti dall'ideologia Juche e dalla "dittatura della democrazia popolare".[135] Il nuovo testo affermò inoltre il principio della coesistenza pacifica con la Corea del Sud e rafforzò il ruolo del presidente della Commissione di difesa nazionale, attribuito a Kim Jong-il, come comandante in capo dello Stato.[136]

Le relazioni con la Corea del Sud migliorarono temporaneamente, ma subirono una nuova rottura nel 1993 in seguito alla crisi legata al programma nucleare nordcoreano.[137] All'inizio del 1994 Kim Il-sung promosse lo sviluppo dell'energia nucleare come possibile risposta alla carenza di energia elettrica del Paese, mentre il programma nucleare nordcoreano suscitava crescenti preoccupazioni internazionali per le sue possibili implicazioni militari. Nel giugno 1994, sotto la pressione della comunità internazionale, Kim Il-sung accettò di sospendere il programma di ricerca nucleare.[138]

Kim Il-sung morì l'8 luglio 1994. Furono osservati tre anni di lutto, durante i quali il passaggio formale del potere a Kim Jong-il rimase sospeso.[139]

Leadership di Kim Jong-il

Ritratto ufficiale di Kim Jong-il

Con la morte di O Jin-u, avvenuta il 25 febbraio 1995, Kim Jong-il rimase l'unico membro in vita del Presidium. In occasione del 50º anniversario del Partito del Lavoro di Corea, modificò la gerarchia e la composizione della Commissione militare centrale.[140] Il Comitato centrale e il governo rimasero invece in larga parte invariati.[141]

Nel 1995, Kim Jong-il introdusse ufficialmente nella politica del Paese la dottrina del Songun, che attribuiva priorità all'esercito e alla difesa nazionale.[141][142]

Negli stessi anni, tuttavia, il controllo statale fu indebolito da una grave crisi economica e da una carestia che provocò la morte di un numero di persone stimato tra 240 000 e 600 000.[143][144][145] Kim Jong-il criticò il PLC per la sua insufficiente capacità di controllo sull'economia nazionale e attribuì ai suoi organi locali e provinciali la responsabilità di non aver applicato adeguatamente le direttive centrali.[146] Nel 1996, in un discorso pronunciato per il 50º anniversario dell'Università Kim Il-sung, rafforzò il proprio ruolo politico e il culto della personalità, sostenendo inoltre che la gestione dell'economia dovesse essere affidata a personale esperto.[146] Dopo tale discorso, la gestione economica fu trasferita dal Partito al Consiglio amministrativo, cioè al governo centrale.[146] Verso la fine del 1996, Kim Jong-il ritenne che soltanto l'apparato militare fosse in grado di amministrare efficacemente il Paese e ne accrebbe quindi il peso politico.[147]

L'8 luglio 1997 terminò il periodo di lutto di tre anni per la morte di Kim Il-sung.[139][148] L'8 ottobre seguente, il Comitato centrale, la cui composizione era rimasta invariata dal 1980, e la Commissione militare centrale annunciarono la nomina di Kim Jong-il a segretario generale del Partito del Lavoro di Corea.[149][150] La decisione avvenne in deroga alla Carta del PLC, che prevedeva l'elezione del segretario generale nel corso di una sessione plenaria del Comitato centrale.[148] Kim Jong-il non convocò né un congresso né un plenum per rinnovare la dirigenza del Partito; i cambiamenti nelle istituzioni chiave del PLC furono quindi limitati principalmente alla sostituzione dei funzionari deceduti o ormai anziani.[148]

Il 5 settembre 1998, la decima Assemblea popolare suprema approvò alcuni emendamenti alla Costituzione della Repubblica Popolare Democratica di Corea.[151] Il defunto Kim Il-sung fu proclamato "Presidente eterno" della Corea del Nord, mentre la Commissione di difesa nazionale fu elevata a massimo organo dello Stato.[152][153] Sebbene gli emendamenti rendessero il gabinetto e la Commissione di difesa nazionale più autonomi rispetto agli organi del PLC, il Partito non fu indebolito in modo sostanziale.[154] Kim Jong-il rimase infatti segretario generale del Partito e continuò a controllare il Dipartimento di organizzazione e guida e altre istituzioni centrali.[154] La dirigenza del PLC non fu ancora rinnovata e il Partito conservò un ruolo rilevante come organizzazione di massa..[155]

Successione e morte

Propaganda per la terza conferenza del Partito del Lavoro di Corea.

Inizialmente il successore di Kim Jong-il avrebbe dovuto essere il primogenito Kim Jong-nam; tuttavia, la sua posizione come possibile erede fu compromessa dopo l'arresto a Tokyo con un passaporto falso, con il quale avrebbe tentato di recarsi a Tokyo Disneyland. In seguito iniziarono a circolare voci secondo cui Kim Jong-il avesse preferito il terzogenito Kim Jong-un al secondogenito Kim Jong-chul.[156] Nel 2009 Kim Jong-un fu indicato formalmente come possibile successore e nello stesso anno ricevette l'appellativo di "brillante compagno".[157]

Il 26 giugno 2010, il Politburo annunciò i preparativi per la terza conferenza del Partito, convocata con lo scopo di "riflettere sulle richieste dello sviluppo rivoluzionario del Partito, che sta affrontando cambiamenti critici nel portare avanti lo sviluppo dello Stato forte e prospero e del Juche".[155]

La conferenza si riunì il 28 settembre. In tale occasione fu confermato il ruolo di Kim Jong-il come segretario generale,[158] fu modificata la Carta del Partito e furono rinnovati i membri del Comitato centrale, della Segreteria, del Politburo, del Presidium e di altri organi.[155] Dal preambolo della Carta fu rimossa la formula che impegnava il Partito "a costruire una società comunista", sostituita da un riferimento all'obiettivo di "incarnare la causa rivoluzionaria della Juche nell'intera società".[159] Le modifiche accentuarono inoltre l'adesione al Songun,[160] pur continuando a menzionare il principio rivoluzionario del marxismo-leninismo.[161] Al Comitato centrale fu attribuita la facoltà di convocare un congresso con un preavviso di sei mesi,[159][162] mentre il segretario generale divenne anche capo della Commissione militare centrale.[163]

Kim Jong-un fu confermato come possibile candidato alla successione[164] e venne eletto membro del Comitato centrale e vicepresidente della Commissione militare centrale.[158] Il vice-maresciallo Ri Yong-ho e la generale Kim Kyong-hui, sorella di Kim Jong-il, ottennero posizioni di rilievo nell'Armata Popolare di Corea e nel Partito.[165]

All'inizio del 2011 il governo nordcoreano rimosse alcuni sostenitori di Chang Sung-taek, nel tentativo di evitare che Kim Jong-un incontrasse ostacoli nella propria ascesa al potere.[166]

Kim Jong-il morì il 17 dicembre 2011.[167]

Leadership di Kim Jong-un

Kim Jong-un nel 2019.

Dopo la pubblicazione del rapporto ufficiale sulla morte di Kim Jong-il, il figlio Kim Jong-un fu designato come leader in carica e presentato dai media nordcoreani come il "grande successore della causa rivoluzionaria Juche".[168]

Il 24 dicembre 2011 Kim Jong-un divenne formalmente comandante supremo dell'esercito nordcoreano,[169] mentre il 26 dicembre il Rodong Sinmun lo indicò come presidente della commissione militare centrale e leader supremo del paese.[170][171]

Il 30 dicembre 2011, il Politburo nominò ufficialmente Kim Jong-un comandante supremo dell'Armata Popolare di Corea, annunciando che Kim, vicepresidente della Commissione militare centrale del Partito del Lavoro di Corea, avrebbe assunto il comando supremo dell'esercito.[172]

Il 18 febbraio 2012, il Partito del Lavoro di Corea annunciò la convocazione della quarta conferenza, con l'obiettivo dichiarato di "glorificare la sacra vita rivoluzionaria e le gesta di Kim Jong-il per tutte le epoche e realizzare la causa del Juche, la causa rivoluzionaria del Songun, riuniti attorno a Kim Jong-un".[173] La conferenza si tenne l'11 aprile: Kim Jong-il fu proclamato "Segretario generale eterno", mentre Kim Jong-un fu nominato Primo segretario del Partito del Lavoro di Corea e Segretario del Presidium.[174] La conferenza proclamò il Kimilsunghismo-kimjonghilismo come unica ideologia guida del Partito.[175] Nell'ottobre dello stesso anno furono rimossi i ritratti di Lenin e Karl Marx dalla facciata della sede del Ministero del commercio estero in Piazza Kim Il-sung.[176][177]

Nel marzo 2013, il PLC si riunì in un plenum nel quale annunciò l'intenzione di accelerare lo sviluppo economico e, allo stesso tempo, rafforzare la capacità nucleare della Corea del Nord.[178] A dicembre, il vice-maresciallo Chang Sung-taek fu arrestato ed espulso dal Partito con l'accusa di "attività controrivoluzionaria"; il 12 dicembre fu fucilato.[179][180]

Sotto la direzione di Kim Jong-un, il Partito tornò progressivamente al centro del sistema di potere nordcoreano, recuperando parte dell'autorità che durante il governo di Kim Jong-il era stata attribuita all'esercito.[181]

Il 10 ottobre 2015 fu organizzata a Pyongyang una parata militare per celebrare il 70º anniversario del Partito del Lavoro di Corea. In tale occasione il Politburo annunciò la convocazione del VII Congresso per il 2016, il primo dopo 36 anni.[182] Il Congresso si tenne dal 6 al 9 maggio alla Casa della Cultura del 25 aprile, senza la partecipazione di delegazioni straniere.[183] In tale occasione, Kim Jong-un fu nominato come "Presidente del Partito", carica che sostituì quella di Primo segretario.[184][185] ii Segretariato fu convertito in Ufficio politico esecutivo e la carta del Partito fu modificata "come richiesto dalla realtà in via di sviluppo",[186] includendo il perseguimento sia della crescita economica sia del rafforzamento delle capacità nuclear.[187]

Nell'agosto 2020 fu annunciata la convocazione dell'VIII Congresso del Partito del Lavoro di Corea per gennaio 2021,[188] Due mesi dopo, il Politburo annunciò la "campagna degli ottanta giorni" finalizzata al raggiungimento degli obiettivi economici fissati entro la fine del 2020.[189][190]

Nel gennaio 2021, durante l'VIII Congresso del Partito del Lavoro di Corea, Kim Jong-un fu eletto segretario generale del Partito, assumendo di nuovo il titolo che era stato precedentemente attribuito al padre defunto come "Segretario generale eterno".[191]

Struttura

Organizzazione centrale

Sede del Partito del Lavoro di Corea

L'organizzazione interna, gli obiettivi e il metodo di lavoro del Partito del Lavoro di Corea sono definiti dalla carta del partito e si fondano sul principio del centralismo democratico.[192]

  • Il Congresso (대회?, daehoeMR) è l'organo supremo del Partito del Lavoro di Corea. È convocato dal Comitato centrale, con una data annunciata con almeno sei mesi di anticipo.[162] Il Congresso può modificare la carta del partito, discutere e deliberare sulle principali questioni politiche, eleggere il segretario generale, i membri del Comitato centrale e quelli del Comitato ispettivo.[162] Storicamente, i congressi si sono tenuti con cadenza irregolare, nonostante la carta prevedesse in passato un intervallo ordinario di cinque anni.
  • Il Segretario generale (총비서?, chong biseonMR) è il rappresentante e principale dirigente del partito, nonché presidente della Commissione militare centrale.[163] La denominazione della carica è variata nel corso della storia: presidente del Comitato centrale dal 1946 al 1966, segretario generale del Comitato centrale dal 1966 al 1994, segretario generale del partito dal 1997 al 2012 e primo segretario del partito dal 2012 al 2016. Dal VII Congresso del 2016 al 2021 la carica fu sostituita da quella di presidente del partito (위원장?, wiwonjangMR), assunta da Kim Jong-un.[193][194] Nel 2021 la denominazione di segretario generale è stata ripristinata e attribuita nuovamente a Kim Jong-un. Tra il 2012 e il 2021 Kim Jong-il, deceduto nel 2011, mantenne il titolo simbolico di segretario generale eterno del partito.[191]
  • Il Comitato centrale (중앙위원회?, jungangwiwonhoeMR) è il principale organo dirigente del partito quando il Congresso non è riunito. Organizza e dirige l'attività del partito secondo la sua linea ideologica e politica.[195] I suoi membri sono eletti dal Congresso[162] e e il Comitato deve riunirsi in sessione plenaria almeno una volta all'anno, o secondo la cadenza prevista dalla carta, per deliberare sulle principali questioni interne.[159] Elegge inoltre l'Ufficio politico e il suo Comitato permanente, i segretari del Comitato centrale, la Commissione di controllo e i dirigenti dei dipartimenti del partito.[196] Nel periodo tra due congressi può convocare una conferenza nazionale dei delegati.[197] Inoltre, gestisce le elezioni dei rappresentanti delle associazioni del partito.
  • L'Ufficio politico (정치국과?, jeongchi guggwaMR) e il suo Comitato permanente dirigono l'attività del partito per conto del Comitato centrale tra una sessione plenaria e l'altra.[198]
  • La segreteria del Comitato centrale (중앙위원회 비서국?, jungangwiwonhoe biseogugMR) coordina le questioni pratiche relative al funzionamento interno del partito e sovrintende all'attuazione delle direttive decise dagli organi superiori.[199]
  • La Commissione militare centrale (중앙군사위원회?, junganggunsa wiwonhoeMR) tratta le questioni militari tra un congresso e l'altro, dirige lo sviluppo dell'industria militare e segue l'attuazione delle politiche di difesa stabilite dal Partito e dalla Commissione per gli Affari di Stato.[200]
  • La Commissione di controllo (검열위원회?, geomyeorwiwonhoeMR) esamina le presunte violazioni della carta da parte degli iscritti, delibera sui procedimenti disciplinari e gestisce proposte e reclami dei membri del partito.[201]
  • La Conferenza dei rappresentanti del Partito (당대표자회?, dangdaepyojahoeMR) può essere convocata tra due congressi per discutere questioni rilevanti della linea politica, della strategia e della tattica del partito, nonché per integrare o sostituire membri degli organi centrali.[197]

Il Partito del Lavoro di Corea dispone inoltre di vari dipartimenti centrali. Tra i più rilevanti sono generalmente indicati il Dipartimento dell'organizzazione e della guida, il Dipartimento dell'amministrazione e il Dipartimento della propaganda e dell'agitazione.

Organizzazioni locali

A livello locale, l'organizzazione del Partito del Lavoro di Corea è articolata in comitati territoriali subordinati agli organi centrali. Il comitato provinciale costituisce il principale organo dirigente del partito a livello locale e risponde direttamente al Comitato centrale.[202] Esso si riunisce in sessione plenaria almeno una volta ogni quattro mesi e, in tale sede, elegge gli organi della propria organizzazione, tra cui la segreteria, la commissione militare e la commissione di controllo.[203]

Al di sotto del livello provinciale operano organizzazioni di partito nelle città e nelle contee, subordinate ai rispettivi comitati provinciali.[204] Cellule del Partito sono presenti nelle aziende nordcoreane e nell'Armata Popolare Coreana.

Sezione giovanile

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Emblema della Lega.

La Lega della Gioventù Socialista Patriottica (사회주의애국청년동맹?, 社会主義愛國靑年同盟?, SahoejuuiaegukcheongnyeondongmaengLR, Sahoejuŭiaegukch'ŏngnyŏndongmaengMR) è l'organizzazione giovanile del Partito del Lavoro di Corea. Ha il compito di educare i giovani secondo i principi del kimilsunghismo-kimjonghilismo.[205] Fondata nel 1946, è definita ufficialmente una "forza di riserva politica del Partito del Lavoro di Corea" e una sua "affidabile avanguardia giovanile", sostenendo la linea politica del partito e della sua dirigenza.[206] È membro della Federazione mondiale della gioventù democratica.[207][208]

Alla Lega è subordinata l'Unione dei bambini di Corea (조선소년단?, Chosŏn SonyeondanLR), organizzazione ispirata al modello dei pionieri socialisti e rivolta ai bambini e agli adolescenti tra i 9 e i 15 anni.

Congressi

Conferenze

  • I Conferenza nazionale, marzo 1958.
  • II Conferenza nazionale, ottobre 1966.
  • III Conferenza nazionale, settembre 2010.

Risultati elettorali

Nota: le elezioni in Corea del Nord sono sempre state descritte dagli osservatori esterni come delle elezioni farsa[209][210][211][212], il voto è obbligatorio e si può scegliere o meno un solo candidato in ogni distretto elettorale, si ritiene che votare in privato possa destare sospetti e disapprovare il candidato possa portare ad essere accusati di tradimento e/o finire sulle liste di proscrizione della polizia segreta[213][214][215], tutti i candidati sono preselezionati e devono far parte del Fronte Democratico per la Riunificazione della Patria, guidato dal Partito del Lavoro di Corea[8][13][14][216][217]

Anno Leader Seggi all'Assemblea popolare suprema Governo
1948 Kim Il-sung157[218] Al governo
1957178[218]
1962371[218]
1967288[218]
1972127[218]
1977sconosciuto
1982
1986
1990601[219]
1998 Kim Jong-il594[218]
2003sconosciuto
2009606[220]
2014 Kim Jong-un607[221]
2019sconosciuto

Critiche

I critici di destra della RPDC sostengono che il PLC sia un partito stalinista ortodosso, mentre al contrario i critici di sinistra, pur ammettendo che abbia avuto una storia gloriosa, lo considerano revisionista, perché considera il juche come la nuova teoria rivoluzionaria, erede della precedente teoria marxista-leninista: infatti dagli anni Ottanta Kim Il-sung disse che l'intera società andava modellata sul juche, una filosofia originale caratterizzata dal concetto di autosufficienza della Patria, da uno spiccato nazionalismo e da una variante del marxismo-leninismo modellata sulla base della situazione nordcoreana.

Note

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  2. ↑ Come Partito del Lavoro di Corea
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Bibliografia

Kim Il-sung
Kim Jong-il
Fonti nordcoreane
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