Paul de Forges
| Charles Marie Paul de Forges | |
|---|---|
| Nascita | Nantes, 28 giugno 1912 |
| Morte | El'nja, 10 settembre 1943 |
| Cause della morte | Morto in combattimento |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Arma | |
| Reparto | GC 3 Normandie-Niémen |
| Anni di servizio | 1929-1943 |
| Grado | capitano |
| Guerre | Seconda guerra mondiale |
| Campagne | Fronte occidentale (1939-1945) Fronte orientale (1941-1945) |
| Decorazioni | vedi qui |
| Pubblicazioni | vedi qui |
| dati tratti da Paul de Forges[1] | |
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Charles Marie Paul de Forges (Nantes, 28 giugno 1912 – El'nja, 10 settembre 1943) è stato un militare e aviatore francese, che durante la seconda guerra mondiale fu pilota del GC 3 GC 3 Normandie-Niémen sul fronte orientale. Mort pour la France[2][3].
Biografia
Nacque a Nantes il 28 giugno 1912, all'interno di una famiglia benestante.[4][5] All'età di 20 anni conseguì il brevetto di pilota civile.[5] Nel marzo 1929, si arruolò nell'Aéronautique Militaire prima della chiamata alle armi, e nel giugno 1930 entrò nella Scuola pratica d'aviazione di Istres.[4] Nel novembre 1930 venne assegnato al 1° GAA (Groupe d'aviation d'Afrique) ad Algeri, venendo promosso sergente nel febbraio 1931 e brevettandosi come pilota militare nel marzo successivo.[1] Il suo comandante, il colonnello Pierre Weiss, riconobbe in lui un pilota eccezionalmente dotato.[5] Parallelamente alla vita militare, appassionatosi all'Africa, nel tempo libero e nei periodi di licenza, conduceva una vita da turista insieme a sua madre, la contessa di Forges.[5] Dopo aver terminato il servizio militare, decise di dedicarsi completamente al mondo dell'aviazione.[5] Effettuò numerosi collegamenti tra Algeri e Parigi, nonché diverse escursioni nel Sahara.[5] Un fine settimana in Polonia, durante il quale ha percorso 4.000 km in quarantotto ore, passando per l'Austria al ritorno.[5] Si trasferì nuovamente in Africa, dove iniziò una navigazione aerea così estesa che era impossibile seguirne gli spostamenti.[5] Nel gennaio 1935, il colonnello Weiss lo presentò al famoso pilota e detentore del record Maurice Finat. I due aviatori decisero di stabilire il record nel collegamento Parigi-Madagascar.[5]
Il 19 marzo 1935 alle 12:15, a bordo del Farman 359 (F-ALMK), lui e Maurice Finat decollarono dall'aeroporto di Marsiglia-Marignane diretti a Tunisi.[5] Nella notte del 22, i due aviatori incontrarono una tempesta di tale violenza che furono costretti a tornare indietro e a raggiungere l'aeroporto di Malakal (Sudan). I due piloti decisero comunque di continuare il loro raid rimanendo bloccati in Mozambico dal 23 marzo al 2 aprile a causa di problemi meccanici. Il 3 aprile a mezzogiorno, lui e Maurice Finat atterrarono sul campo d'aviazione di Ivato-Tananarive.[5] Il loro itinerario fu il seguente: Marsiglia, Ajaccio, Tunisi, Tripoli, Sirte, Tobruk, Amseat, Assuan, Wadi Halfa, Khartoum, Malakal, Juba, Kisumu, Dar es Salaam, Mozambico, Tananarive.[5] Per il loro ritorno in Francia, i due aviatori lasciarono Tananarive il 19 aprile.[5] Il giorno dopo, poco dopo il decollo da Moshi nel territorio del Tanganica, in condizioni meteorologiche pessime, il Farman, che volava a bassa quota, fu improvvisamente trascinato verso terra da una violenta corrente discendente e precipitò nella foresta.[5] Maurice Finat morì sul colpo mentre lui rimase gravemente ferito.[5] Fu salvato dagli indigeni e da un missionario protestante, il reverendo Becker, che gli prestò i primi soccorsi.[5] Venne trasportato all'ospedale europeo di Moshi per essere sottoposto a intervento chirurgico. Un chirurgo inglese, il dottor Sanderson, decise di rinviare l'amputazione della gamba sinistra e riuscì a portare a termine un'operazione molto delicata.[5] Per diversi giorni i medici credettero che sarebbe morto e solo dopo due settimane decisero di non amputare. Dopo sei settimane lasciò l'ospedale di Moshi per Mombasa.[5] Da all'ora in poi camminò sempre con un bastone.[5] Il 14 giugno 1935, accompagnato dalla madre che lo aveva raggiunto in aereo, salì a bordo del Bernardin de Saint-Pierr a Monbasa, diretto in Francia.[5] Racconterà l'odissea di questa incursione in un'opera intitolata: Vers la grande île avec Finat, pubblicata nel 1936.[5]
Il 7 aprile 1936, a bordo del Farman F.190 denominato "Paris", lui, Philippe d'Estailleur-Chanteraine, il dottor Richou e il meccanico Vernas, decollarono da Parigi per raggiungere l'India.[5] Il capo della missione, Philippe d'Estailleur-Chanteraine, decise di trascorrere tre mesi lontano dalla Francia continentale, per una missione di propaganda e di collegamento coloniale, sia a bordo del suo aereo che a bordo di uno yacht.[5] Dopo le soste in Tunisia, Tripolitania (Libia italiana) ed Egitto, l'equipaggio del "Paris" decollò per la Siria.[5] Prima di raggiungere Damasco, un'improvvisa interruzione di corrente lo costrinse ad un atterraggio in campagna senza motore.[5] Atterrò in emergenza sul fianco di una collina, e mentre i suoi compagni partirono con i bagagli in carovana verso Damasco, egli riuscì a tirare fuori l'aereo vuoto dal piccolo campo, nel quale erano rimasti solo pochi litri di benzina.[5] La missione riprese e visitò Baghdad, Bassora, le regioni meridionali della Persia (Iran) e arrivò a Karachi il 20 aprile.[5] Il giorno dopo, atterrò a Bombay e, il 22, il "Paris" sorvola l'India francese e girò intorno alla statua di Joseph François Dupleix che si trova nella piazza principale di Pondichéry, sul lungomare.[5] Il 16 maggio il "Paris" arrivò a Chandernagor dove salutò l'India francese sulle rive del Gange.[5] Passando per Agra, Jodhpur, Allahabad, riprese la via del ritorno per la Francia. Il 26 maggio arrivò a Karachi e il 1° giugno a Bouchir.[5] Fu deciso di effettuare una visita in Persia e la missione di Estailleur-Chanteraine fece tappa a Shiraz, Isfahan e Teheran.[5] Da Teheran a Parigi, via Damasco e Atene, sorvolando l'Asia Minore e il Mar Egeo l'aereo atterrò a Parigi il 22 giugno 1936, accolti dal Ministro dell'Aeronautica Pierre Cot, dal Ministro delle Colonie Marius Moutet e da una grande folla.[5]
Fu richiamato in servizio attivo nell'Armée de l'air nel dicembre 1937, assegnato al 33emé Escadre a Nancy e nominato sottotenente.[4] Prestò servizio nel Groupe de Reconnaissance I/33 di base a Nancy e fu promosso tenente l'11 novembre 1939.[4] Il 20 dicembre 1939, durante una missione tra Magonza e Francoforte, il suo aereo, probabilmente un Potez 542, fu attaccato da un Messerschmitt Bf 109 e rimase ferito da un proiettile al braccio.[3] Riuscì comunque a riportare l'aereo a terra insieme al suo osservatore, il tenente Novellet, e al suo mitragliere, il maresciallo Tourel.[4] Tutti e tre vennero fatti prigionieri di guerra.[4] Nel marzo 1940 fu internato all'Oflag di Lagluft e ancora sofferente alla spalla, venne rimpatriato per motivi di salute nel marzo 1941.[4]
Determinato ad unirsi alla Francia Libera, Louis Castex, avvocato di Tolosa, organizzò la sua partenza insieme a René François Drouillet, il pilota del Negus Hailé Selassié.[3] Arrivato a Pau il 29 novembre 1942, attraversò il confine a Val-d'Aran il 2 dicembre 1942, per poi entrare in Spagna e raggiungere da qui l'Inghilterra. Al suo arrivo a Londra si arruolò nella FAFL (Mle n° 35346), il 21 gennaio 1943.[3] Assegnato inizialmente al Quartier generale dell'aviazione di Londra il 30 gennaio, si unì poi alla CI Air a Camberley il 19 febbraio, quindi infine al CA n° 1 il 6 aprile 1943.[5] Offertosi volontario per far parte dei rinforzi destinati alla GC 3 Normandie-Niémen, si unì alla sua nuova unità a Kationki, in URSS, il 9 giugno 1943, come capitano, vice del comandante del gruppo.[4] Ottenne la sua prima vittoria aerea il 15 luglio 1943, abbattendo un Messerschmitt Bf 110 su Krasnikovo.[4] Il giorno abbatté un Bf 109, e tre giorni dopo uno Junkers Ju 88.[4]
La sua ultima missione
Martedì 31 agosto 1943 il GC 3 Normandie-Niémen effettuò 39 sortite durante la giornata.[1] Al mattino, Roland de La Poype e Léo Barbier abbatterono un cacciabombardiere Junkers Ju 87 Stuka ciascuno, mentre un terzo è abbattuto da Marcel Lefevre in collaborazione con Joseph Risso, altri due sono danneggiati da Didier Béguin e Jacques Mathis.[1] Lefrevre abbatté anche un aereo da caccia Focke-Wulf Fw 190.[1] Nel pomeriggio, il "GC3 Normandie" venne designato ad accompagnare gli aerei russi in una nuova missione di copertura delle truppe sovietiche nel settore di Lelnia.[1]
Arrivato sopra Ielnia, 75 chilometri a sud-est di Smolensk, il GC3 Normandie-Niémen avvistò aerei nemici ed entrò in combattimento sopra la ferrovia Smolensk-Orel contro un centinaio di bombardieri scortati dai caccia.[1] Nonostante la superiorità numerica avversaria, un bombardiere Heinkel He 111 venne abbattuto da Albert Durand, mentre Henry Foucaud e Gérald Léon abbatterono ciascuno un caccia Focke-Wulf Fw190.[1] Un terzo fu abbattuto congiuntamente da Joseph RissoI e Jacques Mathis, e un quarto fu probabilmente abbattuto da Yves Fauroux.[1] Terminate le munizioni, il combattimento cessò. Rientrati alla base, quattro aerei del GC3 Normandie-Niémen risultarono dispersi.[1] Si trattava di quelli pilotati da Paul de Forges, Alexandre Laurent, Yves Fauroux e Jean de Sibour.[1] In serata fu comunicato che Fauroux, ferito, era atterrato in emergenza in un aeroporto vicino a Viazma.[1] Per quanto riguarda de Sibour, nessuno dei piloti che presero parte all'azione riuscì a dare informazioni sulla sua sorte, mentre Laurent fu ritrovato morto il giorno successivo.[1] I corpi di de Sibour e di de Forges risultarono dispersi.[1]
Solo nel 1998 il suo aereo, uno Yakovlev Yak-9, venne ritrovato presso Bivalka, un piccolo villaggio a 80 chilometri da Smolensk.[4] Le parti del velivolo ritrovate portavano il numero si matricola del suo aereo, ma il corpo del pilota non poté essere recuperato a causa della natura del terreno.[4] La parte posteriore del suo Yak-9 è esposta al "Memorial Normandie-Niémen" a Les Andelys.[3] Questo è stato l'argomento di un film documentario intitolato "L'ignoto del Normandie-Niémen", realizzato nel 1998.[3] Essendo uno dei 123 membri della FAFL dispersi senza ricevere alcuna sepoltura, il suo nome figura sulla stele commemorativa di Le Tréport inaugurata nel giugno 2022.[3]
Onorificenze
Onorificenze estere
Pubblicazioni
- Vers la grande île avec Finat, Roche d'Estrez, 1936.
Note
Bibliografia
- (EN) John D. Clarke, French Eagles Soviet Heroes - The "Normandie - Niemen" squadrons on the Eastern Front, Stroud - UK, The History Press, 2015, ISBN 978-0-7524-9574-3.
- (FR) Yves Courrière, Normandie-Niémen, Paris, Presses de la Cité, 1979, ISBN 2-258-03559-7.
- (FR) Bernard Marck, Dictionnaire universel de l'aviation, Paris, Tallandier, 2005, ISBN 2-84734-060-2.
- (FR) Henry Lafont, Aviateurs de la liberté: Mémorial des Forces Aériennes Françaises Libres, SHAA, 2002, ISBN 2-904521-46-1.
- (FR) Roland De La Poype e Jean-Charles Stasi, L'épopée du Normandie-Niémen : mémoires, Paris, Perrin, 2007, ISBN 978-2-262-02655-4.
Voci correlate
- Joseph Pouliquen
- Didier Beguin (aviatore)
Collegamenti esterni
- (FR) Paul de Forges, su Fondation de la France Libre. URL consultato il 28 gennaio 2024.
- (FR) De Forges, Paul, su Absa 39-45. URL consultato il 28 gennaio 2024.
- (FR) Charles Marie Paul de Forges, su Francais Libres. URL consultato il 28 gennaio 2024.
- (EN) Les pilotes, de chasse et de liaison, du Régiment «Normandie-Niémen», su Memorial Normandie Niemen. URL consultato il 28 gennaio 2024.
- (FR) De Forges, Paul, su Ciel de Gloire. URL consultato il 28 gennaio 2024.