Pierre Decroo
| Pierre Decroo | |
|---|---|
| Soprannome | "Peter" |
| Nascita | Bergues, 31 dicembre 1913 |
| Morte | Marolles-en-Hurepoix, 25 maggio 1950 (36 anni) |
| Cause della morte | incidente aereo |
| Luogo di sepoltura | Cimitero di Père-Lachaise |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Forza armata | Armée de l'air Forces aériennes françaises libres Royal Air Force |
| Anni di servizio | 1933-1950 |
| Grado | Tenente |
| Guerre | Seconda guerra mondiale |
| Battaglie | Battaglia di Francia Sbarco in Normandia |
| Decorazioni | vedi qui |
| dati tratti da Pierre Decroo[1] | |
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Pierre Decroo (Bergues, 31 dicembre 1913 – Marolles-en-Hurepoix, 25 maggio 1950) è stato un militare e aviatore francese, particolarmente distintosi nel corso della seconda guerra mondiale. Decorato con la Croce di Ufficiale della Legion d'onore, la Croix de guerre 1939-1945 con sei palme, la Croce di Cavaliere dell'Ordine di Leopoldo (Belgio) la Distinguished Flying Cross (Gran Bretagna) e l'Air Medal (Stati Uniti d'America).[2].
Biografia
Nacque a Bergues il 31 dicembre 1913.[3] Appassionatosi al mondo dell'aviazione, si iscrisse alla scuola di volo di Orly, diretta da Guy Bart, conseguendo il brevetto di pilota di aereo da turismo nel 1931.[1] Due anni dopo vinse il Tour de France aereo nella categoria da turismo, volando su un Farman F.200.[1] L'anno successivo, dopo essersi piazzato nuovamente al Tour de France, si arruolò nell'Armée de l'air ed entrò a Istres come allievo pilota, diplomandosi primo della sua classe e vincendo la gara acrobatica.[1] Fu assegnato come osservatore dall'aeroplano al 33° Reggimento d'aviazione sulla base aerea di Nancy, per poi essere smobilitato nel marzo del 1935.[1]
Con Jacques Vandroy effettuò quindi un raid nel Sudan anglo-egiziano a bordo di un Morane-Saulnier MS 60 Moth con propulsore da 85 CV, percorrendo 20.000 km.[2] Successivamente divenne istruttore ad Ambérieu-en-Bugey presso la Scuola di volo Caudron.[1] Nel 1937 divenne capo pilota dell'aeroclub di Cognac, il cui presidente era Maurice Hennessy, e poi nel 1938 arrivò secondo al rally internazionale di Dinard percorrendo 7.700 km in quarantotto ore, su un Percival Gull.[1] Quando la Francia entrò in guerra con la Germania, il 3 settembre 1939, divenne istruttore di acrobazia aerea presso l'École de l'Air e poco dopo si unì all'Arsenal de l'Aéronautique come pilota collaudatore, diventando vice di Modeste Vonner.[1]
Trasferitosi nella zona franca, si dedicò al volo a vela e divenne vicedirettore del centro di Saint-Auban-sur-Durance e detentore del record francese di durata e di altitudine in aliante biposto con Henri Foucaud nell'ottobre 1942, con 11,30 ore di volo, contro le 7 ore precedenti e un'altitudine di 3.060 metri contro i 1.800 metri del vecchio record.[1][2] Il 2 dicembre 1942, saputo di essere ricercato dalla Gestapo per le sue attività clandestine, lasciò la Francia e attraversò i Pirenei e la Spagna in 26 notti di cammino, venendo arrestato.[1] Esausto e malato venne soccorso a Siviglia dagli inglesi, e una volta curato si recò in Portogallo, a Lisbona, da dove un idrovolante lo portò a Bournemouth, in Gran Bretagna.[2] Soffrendo di dolori ai piedi, fu curato da un medico per due mesi.[2] Completò diversi corsi di addestramento presso unità britanniche.[1] Nominato sottotenente il 15 giugno 1943, nell'agosto successivo fu assegnato al No.64 Squadron RAF a Coltishall, poi al Groupe de chasse 2/2 "Berry" (No.354 Squadron RAF) delle Forces aériennes françaises libres, al comando di Jean Accart.[1] Lì iniziò la sua carriera di pilota da combattimento con lo pseudonimo di "Peter".[3] Nel corso delle sue 167 missioni di guerra, distrusse, da solo o in compartecipazione, 14 navi, otto locomotive, due treni di carburante, sette carri armati trasportati su rotaia, 16 veicoli, un deposito di munizioni la cui esplosione distorse i piani del suo aereo perforato da 27 fori causati dall'artiglieria contraerea.[3]
Nel settembre 1943, affondò una nave nemica da 5.000 tonnellate con una bomba e tornò con il suo aereo crivellato da 67 punti d'impatto, causati dal tiro contraereo, atterrando alla base con il carrello retratto, e gli alettoni smembrati.[1] Ripartì quello stesso giorno per attaccare un battello contraereo, lo affondò insieme ai suoi commilitoni e ritornò alla base dopo essere stato colpito sette volte.[1] Il 6 giugno 1944, dalle 3:15, prese parte allo sbarco in Normandia, effettuando quattro missioni quel giorno, e venendo abbattuto sopra Honfleur; il giorno dopo era di nuovo al suo squadrone.[1] Nel dicembre 1944, dopo 4.000 ore di volo fu nominato tenente e assunse il comando di una squadriglia di base ad Anversa.[3] Il 1° marzo 1945, riportò sulle linee alleate il suo aereo in panne dopo aver attaccato tre postazioni antiaeree.[1] Il 7 aprile 1945, attaccò a volo radente, e sparando da brevissima distanza, un convoglio di munizioni, la cui esplosione danneggiò il suo aereo, e riuscì a tornare alla base con il fuoco a bordo.[1]
Dopo la fine della seconda guerra mondiale ottenne la licenza di pilota collaudatore n.102, ed entrò a far parte del Centro di collaudo di volo (CEV) di Marignane.[2] Nell'agosto 1945, ruppe una ruota di un Focke-Wulf Fw 190A durante un atterraggio e uscì illeso dall'aereo che girava sulla pista.[4] Tornò all'Arsenal de l'Aéronautique nel 1946.[2] Il 10 ottobre 1947 effettuò il primo volo del monoposto AO 101 e tre mesi dopo del caccia bimotore Arsenal VB 10.[2] Il 10 gennaio 1948 decollò da Villacoublay per un volo di prova, ma sopra Antony il guasto del regolatore di una delle eliche controrotanti fece sì che l'elica andasse a passo basso, causando il fuorigiri di un motore e la rottura della biella con una perdita d'olio, che provocò un incendio che si propagò alla cabina di pilotaggio.[2][5] Non volendo che il suo aereo si schiantasse sulla città, non si lanciò immediatamente con il paracadute e guidò il suo velivolo il più lontano possibile prima di lanciarsi all'ultimo momento, a 150 metri dal suolo.[2][5] Riportò una doppia frattura cranica e si ruppe anche le gambe.[2][5] Soffrendo di numerose ustioni, lottò per diverse settimane contro la morte e ricevette la Croce di Ufficiale della Legion d'onore, una decorazione conferita a titolo militare per questo atto eroico in un'emergenza, date le sue condizioni critiche, sul suo letto d'ospedale, dal Ministro dell'Aeronautica André Maroselli.[2][5] Riprese a volare un anno dopo, e nel 1950, prese parte ai collaudi del caccia a reazione Arsenal VG 90-01 destinato all'Aéronavale, in seguito all'incidente accaduto a Vonner nel marzo di quell'anno.[2][6] Il 25 maggio successivo, durante un volo di routine a bassa quota a bordo del VG 90-01, il carrello di atterraggio si estese improvvisamente a una velocità troppo elevata, strappando i portelli che colpirono l'impennaggio di coda.[6] L'aereo si schiantò nel parco del castello di Marolles nel comune di Marolles-en-Hurepoix, dove ora si trova una stele commemorativa.[2][7][6] La ricerca sull'Arsenal VG 90-02 continuò con un nuovo pilota, Claude Dellys, che incontrò la stessa tragica fine due anni dopo.[8]
Il 31 maggio 1950 a Pierre Decroo furono tributati funerali di stato a Parigi, presso la Chiesa di Sant'Agostino, alla presenza della moglie e del figlio, e di numerose autorità civili e militari.[1] Fu tumulato nel cimitero di Père-Lachaise (97ªdivisione).[1] Aveva accumulato 5.300 ore di volo, e pilotato 103 aerei diversi, tra cui il Potez 58, Latécoère 631 e SNCASE SE.200.[3] Una via di Bergues (Nord) porta il suo nome.[3]
Onorificenze
— 30 maggio 1950.[1]
Onorificenze estere
Note
Bibliografia
- (FR) Jean Cuny, Les Avions de Combat Français 1944-1960 Vol.1, Paris, Éditions Larivière, 2004.
- (FR) Bernard Marck, Dictionnaire universel de l'aviation, Paris, Tallandier, 2005, ISBN 2-84734-060-2.
- (FR) Jacques Nœtinger, Rigueur et audace aux essais en vol, Paris, Nouvelles Éditions Latines (NEL), 2000, p. 80-81, ISBN 2-7233-0438-8.
- (FR) Jacques Nœtinger, Drames et frayeurs aux essais en vol et autres..., Paris, Nouvelles Éditions Latines (NEL), 2008, p. 190, ISBN 978-2-7233-2073-3.
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- (FR) Pierre Decroo, su Fondation de la France Libre. URL consultato il 19 aprile 2025.
- (FR) Pierre Decroo, su Aviateurs. URL consultato il 24 aprile 2025.
- (FR) Decroo, Pierre (1913-1950), su Cimetière du Père Lachaise. URL consultato il 24 aprile 2025.
- (FR) Stèle à la mémoire de Pierre Decroo dans la parc du château de Marolles-en-Hurepoix, su Aerosteles. URL consultato il 24 aprile 2025.