Pietro Bianco

Monumento sepolcrale di Pietro Bianco da Durazzo nel Santuario di Fornò, Forlì

Pietro Bianco da Durazzo in albanese Pjetër Bardhi (Durazzo, ... – Forlì, 6 aprile 1477) è stato un religioso albanese vissuto a Forlì.

Biografia

L'anno di nascita non è conosciuto (si fa risalire al 1417 circa), così come oscuri sono gli anni che precedono il suo arrivo a Forlì nel 1448. Qui, vestito di bianco, claudicante e dedito al digiuno e alla preghiera, vive una vita da eremita edificando una celletta in Contrada Grande (via Giorgio Regnoli) che da lui prende il nome di Celletta dello Zoppo. Il piccolo edificio sopravvisse fino alla dominazione napoleonica, poi però, sconsacrata e venduta a privati, fu demolita[1].

Mentre Pietro dimora in questa zona, vicina alle mura cittadine e a Porta Cotogni, la devozione popolare cresce intorno alla sua figura e molti si recano alla celletta. La sua fama viene riconosciuta da Pino III Ordelaffi, signore di Forlì, che decide di accordargli la possibilità di costruire un santuario in una zona al tempo ricoperta da boschi, dove Pietro si recava a pregare e dove alcuni riferiscono avesse trovato un'immagine della Madonna. La costruzione inizia nel 1450 e darà vita al Santuario di Santa Maria delle Grazie di Fornò[1].

La figura dell'eremita compare nelle più importanti cronache forlivesi del Quattrocento, quella scritta da Giovanni di Mastro Pedrino, da Leone Cobelli e dal Novacula.

Giovanni di Mastro Pedrino, che scrive quando ancora Pietro è in vita, nella sua Cronica lo descrive come un uomo robusto, straniero albanese e riferisce della vicenda della celletta, aggiungendo che Pietro si recò a Siena[2].

Leone Cobelli nelle Cronache Forlivesi riporta la notizia delle vesti bianche, della celletta, del santuario e della devozione popolare suscitata dalle orazioni dell'eremita[3].

Andrea Bernardi detto Novacula, autore di una Cronica, ha conosciuto personalmente Pietro (riferisce di essere stato anche suo barbiere) e conferma in sostanza ciò che dicono le altre cronache, citando la celletta e il Santuario, le vesti bianche, la volontà di penitenza dell'eremita[4].

Le cronache, a cui si aggiunge anche una Cronica anonima conservata nella Biblioteca di Forlì, riferiscono anche di una forte devozione generata dalla presenza del monaco predicatore ed eremita e si spingono anche a parlare di miracoli della Madonna avvenuti per suo tramite, come la guarigione di un'ossessa e altre grazie.

La fama che Pietro Bianco fosse stato pirata prima che monaco deriva da fonti più tarde, in particolare quelle secentesche di Matteo Vecchiazzani[5] e Paolo Bonoli[6].

Il riferimento a Siena riportato da Giovanni di Mastro Pedrino ha fatto pensare a un collegamento con la predicazione di Bernardino da Siena, che aveva predicato anche a Forlì in San Biagio. Il simbolo di san Bernardino compare più volte all'interno del santuario di Fornò, testimoniando forse questo legame di devozione per il santo.

Il Novacula riferisce la data di morte di Pietro, ovvero il 6 aprile 1477, aggiungendo particolari riguardo alla sua sepoltura. Subito dopo la morte, infatti, Pino III fa trasportare la salma a Forlì, accompagnata da molta gente accorsa per l'ultimo saluto all'eremita. Viene quindi predisposto un monumento funebre nel Duomo, in una cappella definita della Madonna del Fuoco. Questa non può essere la secentesca cappella con la cupola del Cignani, perché nel Quattrocento ancora non esisteva, mentre si tratta probabilmente della cappella di san Bartolomeo, dove era contenuta l'immagine sacra per Forlì, portata in Duomo nel 1428 e qui esposta. Il 13 aprile 1479, con altrettanta solennità, la salma dell'eremita viene portata nel Santuario di Fornò, dove è stato predisposto un monumento funebre in marmo che reca la sua effige scolpita ad altorilievo sul coperchio.

Pietro Bianco nelle opere d'arte

La figura dell'eremita compare in tre opere d'arte conservate all'interno del santuario di Fornò. La prima è il già citato monumento funebre con l'altorilievo del corpo disteso. Il volto del monaco è reso con grande attenzione e con tratti marcati che fanno pensare a un ritratto che, essendo postumo, poteva forse basarsi su una perduta maschera funeraria. Il viso presenta la barba e un naso importante. Il tratto volitivo e severo delle labbra e la marcatura delle sopracciglia sono in linea con il carattere austero che viene tramandato dalle fonti e anche il berretto pare fosse caratteristico[7].

Di Pietro esiste un'altra effige, in linea con questa, dove lo si vede inginocchiato di fronte alla Madonna con il Bambino[8]. L'immagine che ora si trova in chiesa è una copia di un originale quattrocentesco trafugato nel 1986 e mai più ritrovato. Pietro viene mostrato di profilo, inginocchiato, con atteggiamento riverente di fronte alla Vergine. Come nel ritratto del monumento funebre ha la barba, ma non ha copricapo, apparendo invece rasato. Indossa il saio bianco, suo tratto distintivo.

Pietro è presente nello stesso atteggiamento devoto e parimenti inginocchiato anche di fronte alla Trinità, nell'opera scultorea di Agostino di Duccio.

Riconoscimenti

Ḕ dedicata a Bianco da Durazzo la via che collega Selva e Carpinello, frazioni di Forlì.[9]

Note

  1. 1 2 Umberto Pasqui, Il sonno dell'eremita albanese, in ForlìToday, 12 aprile 2019. URL consultato il 20 maggio 2026.
  2. ↑ Uno romito de nove abbito vestido biancho arivò a Forlì in l'anno 1450: començò avere fama con molta devoçione. Senpre demostrando el nostro Criatore le sue vie de salute a chue atende e volge a la nostra Donna e madre e spoxa del bon Yhesù, sichomo per esperiença demostra d'uno romito de paexe alieno e forse albanexe, chiamado per nome Piero, solitario de vita apostolicha. È omo robusto; non tocha dinare; non calça nè scarpe nè calçe, nè porta camixa nè sacha nè frasca; vive segondo che gl'è dado a mangare a la chaxe, e non va çerchando se non quando la fame el tocha: parla pocho. Avenne che el fè principio dentro da la terra presso apresso la porta di Codogni; edifichò una celletta como fosse uno oratorio, e poxegle nome Santa Maria da le Gratie, e començò ad aver concorso. E molte fiade lue andava as-Siena, e staxea lì per sie mixe a la volta, può tornava. E senpre la devoçione cresseva maore in tanto che alcuna persona l'adorava
  3. ↑ Eodem millesimo [1450], ariuò in Forliuio uno romito uestito bianco de stran paese (credo sia albaneso); lo quale non porta scarpe ni zoccoli ni calzi, ua discalzo e non porta camisa, dormi in terra supra un asse con una barba, non tocca dinari, non cerca per l'amor de Dio, si non como è chiamato d'alcuno homo da bene a manzare; et à principiata apresso al muro de la terra de la porta dei Codugni una chisiola, a modo d'una maistà, de la deuocione de la Nostra Donna: égli dato credito. E nel dicto milesimo questo fra' Piero andando in la uilla de Furnuo, uilla del teren forloueso, inscontrò certi contadini su un pra', li quali minaua una affactorada. Quilli contadini pregoro frate Piero che fesse preghi a Dio che desse la sanità a quella affactorada. El dicto fra' Piero si inzonochiò in terra in quello prado: subito quella affactorada fo libera, e disse che ella uedeua una dona in l'aria con uno pucto in bracio. Disse fra' Piero: — Quanto è alta? — Disse quella affactorata: — Poco —. Disse fra' Piero: — Quanto mo? — Ella disse: — Tolite quella lancia e datimela, io ue 'l mostrarò —. E tolta la lancia, disse l'affatorada: — Io la tocco —. Àlhora quilli contadini donoro quello prado a la Nostra Donna e a fra' Piero. El dicto fra' Piero fe' fare un pilastro de quella alteza in quello proprio loco, per modo che si cominciò una deuocione, e tuctauia facendo de gran gracie e miracoli: per modo che ogi dì è facto un bello loco de' frati (in margine, di carattere del secolo XVI, è aggiunto: - De' canonici regulari de l'ordine di sancto Agostino e congregatione di santo Salvatore) et è una bella deuocione con gran perdonanze ongne prima dominica del mese. E quisto io uidi dal principio che fo edificada e facto lo pilastro: fo del 1450 per el pardon.
  4. ↑ Fra’ Piero biancho da Durazo, romito edificatore dela predita ghiesia intitolata santa madre Maria dale gratie, posta in al contà de Forlì aprese ala vila de Fornoe, e fu al tenpo de Pino Hordelaffo signore de dita cità; el quale fra’ Piero andava vestide de biancho ala foza romitana e fu in soa vitta home molte spirtuvale: per le quale sove spirtuvalità siande lui venute habitare ala dita nostra cità de Forlì, immediate come lui fu arivato, andò ad abitare dentre dala porta di Cudugne dreto al fosse che va verso la montagna. [nel margine si legge “1448”]. E lì comenziò a fare grandenisimo horatione ala inmaculata predita Maria che se volese dignare per sova infenita gratia de volere pregare al so unicho fiole misere Yhesù Cristo nostre redenptore che in quelo logo si voia degnare de prestarie alcuna particela dela soa misericordia. E lì comenciò a fabricare una bela ghiesia come una altra casa, la quale ghiesia per fine al presento si chiama la celetta. E lì in qele logo, seconde che a mi fu reporto per homine digno de fede, dite fra’ Piero feva grandenisima penetenzia. Prima lui portava dita sova vestimenta in suso la carne nuda senza alcuno mantille, come una breta biancha da horechie in capo; e tuta via ai pede discalze andava, così d’enverno come de instade. Et eciam in dito logo dormiva in suso una tola d’abedo, quando acoperto e quando discoperto e tuta via a l’aqua e vente; mo pure niento di meno non pareva che le predito cose ie fesso alcuno nocimento.
  5. ↑ Pietro da Durazzo Corsaro famosissimo nel Mare Adriatico, tiranneggiando di continuo con ladronecci i circonuicini paesi, da non sò quale improuisa tempesta, il di lui Legno fù risospinto al lido. Nò conobbe il paese; e per sua buona fortuna inoltratosi nella foresta di Forno villa di Forlì, la Prouidenza Diuina lo richiamò a penitenza; ritrouò sopra à un'tronco di quercia l'Imagine di Maria sempre Vergine dipinta alla Greca, gli pagò in continente i douiti tributi delle sue lagrime nel presente anno 1450.
  6. ↑ Avvenne in questo mentre [1450], che un certo Pietro da Durazzo, città nell'Albania, famosissimo corsaro, trovandosi nel mare Adriatico alle solite rapine venne a grave rischio dalla tempesta risospinto al lido, avendo infranto il legno ed affogati i suoi compagni. Sì malconcio si pose in cammino, ed innoltravasi in paese a lui incognito, sinchè pervenne alla villa di Fornovo, volgarmente detta di Fornò, nel territorio forlivese. Quivi d'innanzi ad una effige di nostra Signora, che v'era appesa ad un tronco, diè varco (chè soavemente a ciò il mosse superno impulso) al più amaro pianto delle commese delinquenze: indi vestitosi a bianco e cinto di cilicio diedesi per quelle foreste vita eremitica a menare , avuto poi da tutti in modello di santità; e quella Immagine, principio a tanto ravvedimento, regalarono li vicini pastori d'una corona d'argento, e devote persone altri voti v'aggiunsero a testimonio di grazie conseguite. Non andò guari per altro, che da mano sacrilega essa corona venne involata, ma insieme non valse il colpevole a darsi alla fuga; chè ivi dovè suo malgrado immobile rimanersi; sinchè fu visto in suo furto da' vicini abitanti, alcuni de' quali solevano al mattino recarsi ad adorare la Vergine in quella effigie.
  7. ↑ Piero Ghetti, Quando Pietro Bianco da Durazzo dimorava a Forlì in Contrada Grande, in ForlìToday, 18 settembre 2023. URL consultato il 12 agosto 2025.
  8. ↑ Anonimo veronese sec. XV, Pietro Bianco da Durazzo in adorazione della Madonna che tiene in mano la mandorla con Cristo Redentore benedicente, su Fondazione Federico Zeri. Cataloghi Online, Università di Bologna. URL consultato il 12 agosto 2025.
  9. ↑ Forlì (FC) Via Bianco da Durazzo, su TuttoCittà. URL consultato il 20 maggio 2026.

Bibliografia