Porta Molino
| Porta Molino | |
|---|---|
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| Ubicazione | |
| Stato | |
| Regione | Veneto |
| Città | Padova |
| Indirizzo | Via Dante Alighieri |
| Coordinate | 45°24′40.82″N 11°52′25.43″E |
| Informazioni generali | |
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La Porta Molino o Porta dei Molini è uno degli accessi principali, insieme ad altre tre porte, aperti nella cinta muraria medievale che la città di Padova costruì in età comunale[1]. La porta si affaccia verso settentrione ed è direttamente collegata al Ponte Molino risalente all'epoca romana. Il nome di entrambe le costruzioni deriva dalla presenza di numerosi mulini ad acqua che furono smantellati solo alla fine del XIX secolo[2].
Storia

Nel corso del 1195 il comune di Padova iniziò una formidabile opera di fortificazione muraria che doveva cingere l'isola fluviale delimitata dall'antica ansa del Medoacus, dove si concentrava la maggior parte della popolazione («Fo comenzà i muri della zittà de Padoa de fuora»[1]). L'aspetto di tale cinta, difficilmente apprezzabile in epoca moderna a causa delle numerose costruzioni, ci è stato tramandato da alcune fonti iconografiche, in particolare da un affresco di Giusto de' Menabuoi presso la cappella del beato Luca Belludi (datato al 1382) dentro al Santo e il monumento funebre di Ubertino da Carrara, situato al Museo degli Eremitani[3]. In entrambe le opere si distingue senza difficoltà una muratura merlata che cinge la fitta tessitura urbana della Padova trecentesca. A tali fonti si deve necessariamente aggiungere anche quella scritta da Giovanni da Nono nel corso del XIV secolo: la Visio Egidii regis Patavie, una sorta di guida della città trecentesca sotto forma di visione, come era prassi letteraria all'epoca[4].
Porta Molino venne eretta in pietra e cotto agli inizi del XIII secolo come uno degli accessi principali (o regales, come riportato da Giovanni da Nono nella sua opera Visio Egidii regis Patavie) attraverso le mura comunali, in collegamento diretto con l'omonimo ponte di epoca romana; questo venne costruito tra il 40 e il 30 a.C. a cinque arcate, come accesso al cardo massimo (via Dante). Il ponte venne gravemente danneggiato nel corso dell'alto Medioevo e restaurato accuratamente verso la metà del XII secolo, tornando all'antico splendore, tanto da essere considerato il più bello di Padova nel Trecento[5].
La porta fungeva da varco solenne e monumentale non solo alla Stra' Regia o Stra' Maggiore (ora via Dante), la via più importante di Padova, ma anche alla strada che conduceva fuori dalla città, «verso i paesi d'oltre Brenta e verso altri ancòra»[6]. Porta e ponte devono il loro nome alla presenza di 33 o 34 mulini ad acqua[2], soppressi definitivamente nel 1883-1884[7], alimentati originariamente dalla corrente del Bacchiglione, nel suo ramo chiamato Tronco Maestro[8].
È considerata falsa (anche se accreditata da una lapide di Carlo Leoni) la diceria secondo cui Galileo Galilei, nel suo periodo padovano, avrebbe utilizzato la porta come osservatorio astronomico[8]. L'accesso pedonale visibile è frutto di interventi ottocenteschi[8]; nella stessa epoca la parte superiore della porta fu utilizzata come vasca d'accumulo per la prima rete di distribuzione dell'acqua potabile in città.
Veduta di Padova e delle sue cerchie murarie in una pianta del 1623 di Vincenzo Dotto
I mulini natanti nella seconda metà del XIX secolo. Sul fondo, a sinistra la porta
Targa di Carlo Leoni posta su Porta Molino
Arco in pietra
Descrizione
La porta è uno dei pochi accessi principali sopravvissuti dell'originale cinta muraria comunale, insieme a Porta Altinate e Porta San Giovanni, citate da Giovanni da Nono nella Visio Egidii. La torre misura 25,7 m in altezza rispetto al piano stradale (rimasto invariato dal XIX secolo), e la sua pianta ha un ingombro di 5,4 x 11,5 m circa. Le cortine murarie che si attestano sia a est sia a ovest della porta, parte anch'esse delle mura altomedievali, sono alte 10,6 m e hanno uno spessore di 3,1 m circa[9]. L'apparecchiatura muraria appare composta da blocchi di trachite intervallati da corsi di mattoni cotti[10].
La porta era caratterizzata già in antichità da una copertura a quattro falde e da un recinto di guardia antistante (come tutte le porte principali)[11].
La facciata del torrione che guarda a nord si innalza su una sorta di arco trionfale romanico in pietra, con archivolto modanato retto alle imposte da sculture di leoncini[5], mentre il lato meridionale poggia su due arcate, la più ampia e suggestiva delle quali è a sesto acuto. Queste, oltre ad avere una funzione estetica, permettevano di azionare le macchine di difesa, tra cui i grandi battenti della porta incardinati in alloggiamenti in pietra ancora visibili nel XXI secolo[8]. Per raggiungere la parte superiore del torrione venne costruito nel XVII secolo un accesso barocco accostato alla facciata meridionale, sulla sinistra.
Vista da nord di Porta Molino
Leoncino in pietra posto sull'imposta orientale dell'arco romano in pietra
Ingresso barocco alla torre di Porta Molino
Porzione rimasta di muratura duecentesca
Porzione rimasta di muratura duecentesca (lato occidentale)
Note
- 1 2 Giovanni Fabris, Una redazione volgare inedita degli “Annales Patavini”, in Atti e Memorie della R. Accademia di SSLLAA in Padova, Padova, 1939, p. 18.
- 1 2 Giovanni Fabris, Una guida di Padova del primo Trecento. La “Visio Egidii” di Giovanni da Nono tradotta e illustrata, in Cronache e cronisti padovani, Cittadella, Rebellato Editore, 1977, p. 5.
- ↑ Storia in breve - Comitato Mura di Padova, su muradipadova.it. URL consultato l'8 aprile 2026.
- ↑ Giovanni Fabris, Una guida di Padova del primo Trecento. La “Visio Egidii” di Giovanni da Nono tradotta e illustrata, in Cronache e cronisti padovani, Cittadella, Rebellato Editore, 1977, p. 3.
- 1 2 Lionello Puppi (a cura di), Padova, collana Guide di architettura, Torino, Allemandi, 2000, p. 50, ISBN 978-88-422-0977-5.
- ↑ Giovanni Fabris, Una guida di Padova del primo Trecento. La “Visio Egidii” di Giovanni da Nono tradotta e illustrata, in Cronache e cronisti padovani, Cittadella, Rebellato Editore, 1977, p. 6.
- ↑ Comune di Padova - ponte Molino, su comune.padova.it. URL consultato l'8 aprile 2026.
- 1 2 3 4 Padova, Porta Molino, su padovasorprende.it. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ Adriano Verdi (a cura di), Le mura ritrovate : fortificazioni di Padova in età comunale e carrarese, Padova, Panda Edizioni, 1988, p. 72.
- ↑ Lionello Puppi (a cura di), Padova, collana Guide di architettura, Torino, Allemandi, 2000, p. 49, ISBN 978-88-422-0977-5.
- ↑ Adriano Verdi (a cura di), Le mura ritrovate : fortificazioni di Padova in età comunale e carrarese, Padova, Panda Edizioni, 1988, p. 68.
Bibliografia
- Giovanni Fabris, Una redazione volgare inedita degli "Annales Patavini", in Atti e Memorie della R. Accademia di SSLLAA in Padova, Padova, 1939, SBN PUV0774480.
- Giovanni Fabris, Una guida di Padova del primo Trecento. La "Visio Egidii" di Giovanni da Nono tradotta e illustrata, in Cronache e cronisti padovani, Cittadella, Rebellato Editore, 1977, SBN PUV0832136.
- Lionello Puppi (a cura di), Padova, collana Guide di architettura, Torino, Allemandi, 2000, ISBN 978-88-422-0977-5.
- Adriano Verdi (a cura di), Le mura ritrovate: fortificazioni di Padova in età comunale e carrarese, Padova, Panda Edizioni, 1988, SBN VIA0031111.
Voci correlate
Collegamenti esterni
- Comune di Padova - ponte Molino, su comune.padova.it.
- Comitato mura di Padova - Storia in breve, su muradipadova.it.
- Padova, Porta Molino, su padovasorprende.it.
