Propilei

Propilei
προπύλαια, propylaea
I Propilei nel 2016 visti dal basso, dal lato nord-occidentale
CiviltàAntica Grecia
Utilizzoingresso monumentale
Stiledorico e ionico
EpocaV secolo a.C. (437 a.C.-432 a.C.)
Localizzazione
StatoGrecia (bandiera) Grecia
Unità perifericaAtene
Altitudine156[1] m s.l.m.
Amministrazione
PatrimonioAcropoli di Atene
Mappa di localizzazione
Map

I Propilei (in greco antico Προπύλαια?, Propýlaia) sono l'ingresso monumentale dell'acropoli di Atene.[2] L'edificio in marmo pentelico fu impostato nell'ambito del programma edilizio di Pericle e innalzato in cinque anni, tra il 437 a.C. e il 432 a.C., secondo la tradizione antica che attribuisce il progetto all'architetto Mnesicle.[3][4]

Il complesso combina un ordine esterno dorico con elementi interni ionici, secondo un progetto che rimase incompiuto a causa dell'avvio della guerra del Peloponneso.[2] In età medievale l'accesso fu trasformato e fortificato; il corpo centrale subì gravi danni nei Seicento, mentre tra XX e XXI secolo il monumento è stato oggetto di estesi interventi di restauro e anastilosi.[5]

La parola προπύλαια (in latino propylaeum) è l'unione del prefisso πρό ("prima" o "di fronte a") coll'aggettivo πύλαιος, derivato di πύλη ("cancello"), e significa letteralmente "ciò che sta davanti al cancello"; il termine, però, è venuto a indicare semplicemente un edificio d'ingresso:[6] per estensione sono stati chiamati «propilei» anche altri monumenti dello stesso tipo.

Storia

Un ingresso monumentale all'Acropoli è attestato fin dall'età arcaica e classica; il sistema d'accesso fu ripensato nel V secolo a.C. nel quadro del riassetto occidentale dell'altura e dei percorsi della Via Panatenaica.[7]

I Propilei in marmo pentelico furono iniziati nel 437 a.C. e sostituirono l'accesso precedente, secondo un progetto unitario che comprendeva un corpo centrale con sei colonne doriche su ciascuna fronte e due ali laterali; i lavori furono sostanzialmente arrestati nel 432 a.C.[3] L'attribuzione del progetto a Mnesicle e la durata quinquennale del cantiere sono ricordate da Plutarco (Pericle 13.7), che menziona il completamento dell'opera in cinque anni sotto la sua direzione.[4] Le fasi di cantiere mostrarono adattamenti del disegno alle difficoltà topografiche del versante occidentale e alla necessità di conciliare componenti doriche e ioniche; parte del programma rimase incompiuto con lo scoppio della guerra del Peloponneso nel 431 a.C.[2]

Medioevo

Particolare della Flagellazione di Piero della Francesca; l'architettura dipinta è stata messa in rapporto con i disegni dei Propilei di Ciriaco d'Ancona

Nel Medioevo l'accesso all'acropoli fu trasformato in un complesso fortificato. Dopo la quarta crociata e la nascita del Ducato di Atene (1205–1458), i Propilei furono inglobati nel palazzo dei duchi d'Atene, con trasformazioni che alterarono alcune parti del fronte classico. Sull'ala meridionale del complesso svettava la Torre Franca, dominante nelle vedute tra XVII e XIX secolo; fu demolita nel 1875, per liberare i Propilei dalle costruzioni che li avevano inglobati[8].

In epoca umanista i Propilei furono visti e disegnati da Ciriaco d'Ancona, mercante-umanista considerato iniziatore dell'epigrafia moderna, che salì all'acropoli per riconoscere quanto restava degli antichi monumenti descritti dagli autori classici. Riconobbe inoltre nell'antica acropoli quella che era spesso indicata come "Rocca di Atene" e identificò la chiesa di Santa Maria con il Partenone. Ciriaco descrisse i Propilei in una lettera del 1444; quando li vide, essi erano ormai inclusi nel palazzo del fiorentino Neri II Acciaiuoli, duca d'Atene, con sovrastrutture tali da renderli in gran parte irriconoscibili. Cionondimeno, egli cercò di distinguere e descrivere le strutture antiche inglobate nel palazzo[9].

Piero della Francesca poté consultare i manoscritti di Ciriaco nel 1454, durante un suo soggiorno ad Ancona, dove si era recato per dipingere uno Sposalizio della Vergine in una cappella del Duomo; nella storiografia moderna le architetture della sua celebre Flagellazione sono state anche messe in rapporto con i disegni dei Propilei tramandati da Ciriaco d'Ancona[10].

Età moderna

Il corpo centrale subì danni gravissimi nel 1640, quando un fulmine colpì la polveriera stivata nell'edificio centrale provocando un'esplosione[2][11][12] che distrusse una grande parte della copertura e delle strutture superiori[13]. Ulteriori danni si ebbero durante l'assedio veneziano del 1687: il 22 settembre esplose una piccola polveriera nei Propilei (probabilmente nella Pinacoteca), episodio che precedette di un giorno i gravi danni inferti al Partenone dal colpo di mortaio[14].

Restauri

Nel XX secolo Nikolaos Balanos avviò un primo grande restauro (1909–1917) che impiegò ampiamente elementi metallici e altre tecniche poi oggetto di critiche. Dal 1981 il Comitato per la Conservazione dei Monumenti dell'Acropoli (CCAM/YSMA) ha impostato un nuovo programma pluridecennale, con smontaggi, consolidamenti e reimpieghi di blocchi, che comprende la rimozione degli inserti ferrosi ossidati e l'adozione di giunzioni in titanio.[15]

Tra il 1990 e il 2003 furono smontati e restaurati oltre 190 blocchi della sopraelevazione del corpo centrale (tralicci e lacunari dei soffitti compresi), con ricomposizione e reintegrazione controllata dell'apparato, proseguendo poi con ulteriori interventi nel primo decennio del XXI secolo.[16]

I Propilei nel 2005

Descrizione

Immagine ottocentesca che ricostruisce l'aspetto che avrebbero potuto avere i Propilei intatti in epoca classica (Louis-François Boitte, 1864).
Le colonne ioniche dell'interno
Planimetria dell'Acropoli di Atene: i Propilei sono il numero 5.
Ricostruzione della pianta originale dei Propilei in grigio, con l'edificio esistente in nero
Fronte orientale dei Propilei nel 2020
Interno dell'aula centrale (2014)

I Propilei sono costruiti in marmo pentelico con impieghi mirati di calcare scuro eleusino e presentano un corpo centrale affiancato da due ali laterali, con facciate esterne doriche e articolazione interna ionica, secondo uno schema che integra ordini architettonici differenti in un unico organismo di passaggio monumentale.[2] All'interno, un muro trasverso con cinque aperture simmetriche divide l'edificio in settore occidentale e orientale, mentre tre coppie di colonne ioniche disposte su file parallele scandiscono tre navate nel tratto occidentale, più profondo, risolvendo il dislivello del percorso d'accesso.[2]

Il vestibolo centrale misura circa 13,55 m di profondità (dalle colonne alla parete con le porte) e 18,13 m di larghezza tra le murature laterali.[17] L'ala settentrionale comprendeva una sala rettangolare con portico prostilo dorico e presenta dimensioni complessive di circa 15,73 × 11,59 m, valori utili a chiarire la scala dell'insieme e i rapporti proporzionali con il corpo centrale.[17] L'ala nord era tradizionalmente detta "Pinacoteca": le fonti antiche ricordano, alla sinistra dei Propilei, un «edificio con pitture» (οἴκημα ἔχον γραφάς): secondo Pausania (I, 22, 6) vi erano dipinti con soggetti mitici, tra cui Diomede che sottrae il Palladio da Troia, Odisseo a Lemno che prende l’arco di Filottete, Oreste che uccide Egisto e Polissena condotta al sacrificio.[18]

L'ala meridionale ebbe in facciata un portico dorico prostilo, ma non fu completata con un ambiente retrostante, verosimilmente per il rispetto dei limiti del santuario di Atena Nike, come indicano le tracce planimetriche e l'assetto dell'area.[2]

Le coperture del corpo centrale erano impostate su travi e lacunari marmorei con cassettonati dipinti; i pannelli conservati mostrano decorazioni con stelle dorate su fondo blu e profili a cornice, documentando la qualità della finitura policroma originaria.[13]

Influenza culturale

In Età moderna e contemporanea il complesso ateniese è divenuto un riferimento diretto per l'architettura neoclassica dei portali urbani monumentali, in particolare nell'area germanica, dove fu assunto come modello colto alternativo all'arco trionfale di tradizione romana.[19]

Un caso emblematico è la Porta di Brandeburgo (1788–1791) di Carl Gotthard Langhans, il cui progetto fu esplicitamente modellato sui Propilei dell'Acropoli, riprendendone la fronte dorica a sei colonne e l'impianto a più passaggi; tale ripresa dell'antico greco inaugurò un linguaggio destinato a influenzare a lungo l'architettura berlinese.[19]

Sulla scia del modello ateniese, il re Ludovico I di Baviera affidò a Leo von Klenze la realizzazione dei Propyläen al Königsplatz di Monaco: un monumento parte dell'insieme classico della piazza, costruito tra il 1848 e il 1862 e concepito come porta monumentale a carattere commemorativo, legato anche alla Grecia contemporanea;[20] il completamento dell'opera è del 1862, come chiusura monumentale del lato occidentale della piazza.[21]

Nella Grecia indipendente il termine propylaea è stato ripreso anche per identificare il fronte monumentale dell'Università di Atene, divenuto nel tempo uno spazio civico simbolico per cerimonie, raduni e manifestazioni pubbliche.[22]

Note

  1. ↑ Acropolis, Athens, su UNESCO World Heritage Centre, UNESCO, 2025. URL consultato il 26 ottobre 2025.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 Propylaia, su YSMA – Acropolis Restoration Service, Hellenic Ministry of Culture and Sports, 2024. URL consultato il 26 ottobre 2025.
  3. 1 2 Stevens, 1936a, pp. 443–520
  4. 1 2 Plutarch, Life of Pericles 13.7, su LacusCurtius (UChicago), University of Chicago, 1916.
  5. ↑ Tanoulas, 1987, pp. 413–414
  6. ↑ (EN) Henry Liddell e Robert Scott, προπύλαιος, in A Greek-English Lexicon, 1940.
  7. ↑ Stevens, 1946, pp. 73–106
  8. ↑ Tanoulas, 1987, p. 431
  9. ↑ (EN) Edward W. Bodnár, Cyriacus of Ancona and Athens ("Ciriaco d'Ancona e Atene"), Latomus, 1960.
  10. ↑ Emanuela Ferretti, L'architettura della flagellazione (PDF), Milano, Sikirà, 2015, ISBN 978-88-572-2577-7.
  11. ↑ Tanoulas, 1987, p. 441
  12. ↑ (EN) Morosini in Athens (digital edition), su Archaeology – National Hellenic Research Foundation, Institute of Historical Research (EIE). URL consultato il 26 ottobre 2025.
  13. 1 2 (EN) Propylaia. Ceiling coffer-panel, su Acropolis Museum, Acropolis Museum. URL consultato il 26 ottobre 2025.
  14. ↑ Tanoulas, 1987, p. 426
  15. ↑ Tanoulas, 1987, pp. 431–433
  16. ↑ Tanoulas, 2007, pp. 1–4
  17. 1 2 Shear, 2016, pp. 273–328
  18. ↑ Pausania, 1918, pp. I.22.6
  19. 1 2 (DE) Brandenburger Tor – Denkmaldatenbank, su Landesdenkmalamt Berlin (Portale ufficiale del Land Berlino), Senatsverwaltung für Kultur und Gesellschaftlichen Zusammenhalt. URL consultato il 26 ottobre 2025.
  20. ↑ (DE) Königsplatz, München, su Historisches Lexikon Bayerns, Bayerische Staatsbibliothek. URL consultato il 26 ottobre 2025.
  21. ↑ Munich's Königsplatz, su NS-Dokumentationszentrum München, Landeshauptstadt München. URL consultato il 26 ottobre 2025.
  22. ↑ University and Greek History (documentazione storica e fotografica), su National and Kapodistrian University of Athens – eStories, NKUA. URL consultato il 26 ottobre 2025.

Bibliografia

Fonti primarie
Fonti secondarie

Voci correlate

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