Repubblica rossa di Caulonia
| Repubblica Rossa di Caulonia | |
|---|---|
![]() (dettagli)
| |
| Dati amministrativi | |
| Nome completo | Repubblica Rossa di Caulonia |
| Lingue ufficiali | Italiano |
| Lingue parlate | Italiano, Calabrese |
| Capitale | Caulonia |
| Politica | |
| Forma di Stato | Stato comunista |
| Forma di governo | Repubblica popolare |
| Nascita | 6 marzo 1945 con Pasquale Cavallaro |
| Causa | Occupazione dei principali edifici pubblici di Caulonia |
| Fine | 9 marzo 1945 con Pasquale Cavallaro |
| Causa | Arresto e disarmo dei rivoltosi da parte dei Carabinieri Reali e del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza |
| Territorio e popolazione | |
| Bacino geografico | Agromastelli, Calatria, Candidati, Campoli, Carrubbara-Liserà, Crochi, Cufò, Pezzolo, Focà, Tumba, Migliuso, Marina di Caulonia, Percia, Pezzolo, Popelli, Salincriti, San Nicola, Scrongi, Sorgiulia, Stefano, Ursini, Vasì, Ziia |
| Territorio originale | Comune di Caulonia |
| Massima estensione | 101,76 km² nel 6-9 marzo 1945 |
| Popolazione | 12 500 nel 1945 |
| Economia | |
| Valuta | Lira italiana |
| Religione e società | |
| Religioni preminenti | Cattolicesimo |
![]() | |
| Evoluzione storica | |
| Preceduto da | |
| Succeduto da | |
| Ora parte di | |
d’undi ca juntau,
‘nu sindacu sovieticu sciurtìu;
‘na repubblica russa ‘mminestràu,
e,
comu fu lu fattu, scumparìu[1]»
La cosiddetta Repubblica Rossa di Caulonia nacque il 6 marzo 1945 a Caulonia, comune calabrese in provincia di Reggio Calabria.
Si formò sotto impulso di Pasquale Cavallaro, insegnante di scuole elementari, ex seminarista,[2] iscritto dal 1943 al Partito Comunista Italiano, ed ebbe brevissima durata.
La rivolta che portò all'instaurazione della Repubblica scaturì dalle proteste e tumulti dei contadini, soggetti ancora a potenti proprietari terrieri che intendevano conservare i privilegi detenuti ai tempi del fascismo[2] e più in generale sin dai tempi post-unitari con la riforma fondiaria che fece ottenere ai latifondisti gran parte delle terre già di proprietà della Chiesa tramite la legge del 7 luglio 1866, che dispose l'incameramento e la "vendita" al libero commercio e alla coltivazione dei beni della manomorta ecclesiastica.
I prodromi
Nel gennaio del 1944 il prefetto di Reggio Calabria nomina Pasquale Cavallaro sindaco di Caulonia, paese in cui si faceva sempre più aspro lo scontro tra braccianti e agrari, a causa delle misere condizioni economiche nelle quali versavano all'epoca i contadini.[2] Per le strade del paese, alcuni gruppi di "partigiani" del Sud capeggiati dal figlio del sindaco, Ercole Cavallaro, iniziano a infliggere violenze: viene assaltata la cascina dell'ex console fascista Nestore Prota; nella stessa occasione viene ferito Pasqualino Roda, un ragazzo che si trovava lì per caso; l'agricoltore Antonio Ocello, accusato di aver messo su un gruppo di reduci fascisti al Nord, viene sottoposto alla roulette russa; il parroco don Giuseppe Rotella, che aveva preso posizione contro le violenze, viene picchiato a sangue con mazze ferrate.[3]
Lo svolgimento

Il 5 marzo 1945, in seguito a queste angherie, Ercole Cavallaro viene denunciato e arrestato. Le pressioni del padre per liberare il figlio danno il via alla rivolta del paese: il giorno seguente lo stesso Cavallaro occupa la sede del telegrafo, l'ufficio postale e la caserma dei Carabinieri Reali con un gruppo di fedelissimi.
Nel momento in cui sul campanile della chiesa viene issata la bandiera rossa con falce e martello viene proclamata la "Repubblica Rossa di Caulonia" e immediatamente il PCI viene messo al corrente con un telegramma.[3][4]
In tutto il paese, intanto, si susseguono eventi raccapriccianti ad opera dei cosiddetti "caulonisti": viene torturato e frustato il notaio, costretto a portare scalzo carichi di sassi pesanti; stessa sorte per l'ingegnere Ilario Franco, le cui ferite vengono tamponate con aceto e sale; alcune donne, tra cui Anna Curtale, Rosa Petrone, Maria Murdocco e Maria Mazza, vengono violentate e stuprate; anche l'operaio Vincenzo Niutta, il calzolaio Raffaele Lucano e il giornalaio Gabriele Lavorata subiscono violenze da parte dei rivoltosi con la coccarda rossa sul petto.[3]
Prima dell'arrivo delle forze di polizia da Reggio Calabria alcuni "caulonisti", dopo essere entrati nella casa del parroco don Gennaro Amato (vecchia conoscenza del sindaco Cavallaro ai tempi del seminario)[2], lo uccidono[5] con una scarica di mitra.[3]
La fine della Repubblica rossa
La rivolta si estese in poco tempo anche ai comuni limitrofi, anche se durò appena cinque giorni, poiché il 9 marzo venne sedata.
Ciononostante, la risonanza in campo internazionale fu grande, tanto che Stalin durante una trasmissione di Radio Praga disse che «ci voleva un Cavallaro per ogni città».[6]
In quel breve lasso di tempo i contadini, protagonisti della rivolta, proclamarono più volte la repubblica e istituirono un esercito popolare e un tribunale del popolo. Anche Corrado Alvaro nel suo libro Mastrangelina descrisse così gli avvenimenti:[6]
Inizialmente venne sostenuta dal PCI locale; successivamente, dopo l'uccisione del parroco Gennaro Amato, i rivoltosi vennero isolati e rapidamente disarmati. Il 15 aprile 1945 Cavallaro si dimise da sindaco.
Il processo
Il 23 giugno 1947, i 365 partecipanti alla sommossa furono accusati davanti al tribunale di Locri di: costituzione di bande armate, estorsione, violenza a privati, usurpazione di pubblico impiego e omicidio.[7]
Grazie all'amnistia Togliatti quasi tutti riuscirono a evitare la condanna tranne tre persone: Ilario Bava e Giuseppe Menno, responsabili dell'uccisione di don Gennaro Amato, e Pasquale Cavallaro, mandante dell'omicidio.[4] Subito dopo il processo, la furia padronale si ripercuote sui rivoluzionari: decine di contadini vennero brutalmente picchiati a sangue e quattro lavoratori morirono per le torture e le violenze subite. [7]
Note
- ↑ Traduzione: «Poi durante la guerra / non si sa da dove / saltò fuori un sindaco sovietico / amministrò una repubblica rossa / che quasi subito finì»
- 1 2 3 4 La Repubblica di Caulonia, su associazionebrigante.it, 30 dicembre 2011. URL consultato il 30 dicembre 2011 (archiviato dall'url originale il 13 aprile 2013).
- 1 2 3 4 Mirella Serri, I profeti disarmati. 1945-1948, la guerra fra le due sinistre, Milano, Corbaccio, 2008.
- 1 2 Gabriele Pedullà, L'impossibile repubblica di Caulonia, in Il Sole 24 Ore, 22 febbraio 2011. URL consultato l'11-2-2012.
- ↑ Secondo quanto scritto da Maurizio Ferrara su l'Unità, l'assassino avrebbe ucciso il prete per motivi di gelosia: si supponeva che il don Gennaro avesse una relazione sentimentale con la sorella dell'omicida; Gabriele Pedullà su Il Sole 24 Ore attribuisce al parroco una relazione con la moglie di Ilario Bava.
- 1 2 Articolo da Il nostro tempo (PDF), su ilnostrotempo.it. URL consultato il 30 dicembre 2011 (archiviato dall'url originale il 3 settembre 2024). in un articolo de “Il nostro tempo” dell'8-06-08,
- 1 2 Vito Teti, La «Repubblica» di Caulonia, su laltracalabria.it, L'altra Calabria (archiviato dall'url originale il 15 maggio 2012).
Bibliografia
- Alessandro Cavallaro, La rivoluzione di Caulonia, Spirali, 1987.
- Pasquino Crupi, La Repubblica rossa di Caulonia: una rivoluzione tradita?, Casa del libro, 1977.
- Simone Misiani, La repubblica di Caulonia, Rubbettino, 1994.
- Mirella Serri, I profeti disarmati. 1945-1948, la guerra fra le due sinistre, Milano, Corbaccio, 2008
- Santino Oliverio = Il console e il professore = anno 2008, 296 pagine, ISBN 978-88-7351-243-1

