Saranno uomini

Saranno uomini
Massimo Girotti in una scena del film
Paese di produzioneItalia
Anno1957
Durata90 min
Generedrammatico
RegiaSilvio Siano
SoggettoSilvio Siano, Alessandro Ranieri Garzella
SceneggiaturaSilvio Siano, Siro Angeli, Domenico Bernabei, Elio Uccelli
Casa di produzioneA.C.E.S. Film (Italia)
Jago Film (Spagna)
FotografiaRomolo Garroni
MontaggioEdmond Lozzi
MusicheFranco Langella
ScenografiaMassimiliano Capriccioli
TruccoGiuseppe Annunziata
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Saranno uomini è un film del 1957 diretto da Silvio Siano.

Trama

Produzione

Le riprese degli interni furono effettuate negli stabilimenti di Cinecittà, mentre alcune scene in esterni furono girate nel centro storico di Genova.[1] L'opera riflette la concezione cinematografica di Siano, orientata verso un racconto in cui la dimensione educativa assume un ruolo centrale. Più che limitarsi a rappresentare il disagio giovanile, il regista propone un percorso di crescita fondato sulla convinzione che soltanto un ambiente sano e ricco di valori possa consentire ai giovani di costruire la propria identità e di recuperare quei riferimenti morali andati perduti. Anni dopo, Francisco Rabal ricorda che la produzione è segnata da gravi difficoltà economiche. Secondo la sua testimonianza, i partner italiani non rispettano gli accordi finanziari presi con i produttori spagnoli, che avevano riposto fiducia in loro, provocando così notevoli disagi durante la lavorazione del film. [2]


Colonna sonora

  • Mambo capital, di Franco Giordano
  • L'attesa, di Franco Giordano

Distribuzione

Accoglienza

Incassi

Il film incassò al botteghino 101.231.000 lire.[3]

Critica

«Una coproduzione Italo-spagnola, realizzata in Italia con (forti contributi di ambienti cattolici). In sostanza, infatti, si dovrebbe trattare di un film edificante a sfondo realistico, di un film di problematica ecclesiastica trattata in modo spregiudicato; un corrispettivo italiano di certi film francesi. Se tali sono le intenzioni, esse sono ben distanti davvero dal risultato: perché questa storia di un giovane prete affetto da complessi, che si intrica nell'ambiente della malavita, e si impiccia di storie losche ed equivoche, non esitando nemmeno dal metter piede in un infimo bar del porto di Genova, è una storia tutt'altro che realistica. Si tratta di un fumetto di secondo ordine, dove tutto il patetico, il melato, lo sdolcinato, e il pio è profuso a piene mani. Non si può dire che il regista Siano si sia mostrato trasandato o facilone, perché anzi si nota nel film un tentativo di costruire immagini pulite, di ben concatenare la storia e di scoprire qualche ambiente. Ma la insufficienza della materia trattata, la inadeguatezza del talento alle ambizioni son coso troppo evidenti. Massimo Girotti, Silvana Pampanini e Marco Vicario si ingegnano alla meglio nelle eccessive vesti e tonache dei loro personaggi.»
«Questo film italo-spagnolo vorrebbe affrontare il problema dei giovani, delle loro possibilità di traviamento e di ravvedimento, attraverso una trama fin troppo piena di complicazioni. Pur non mancando di qualche scena di discreta fattura, la pellicola soffre di un pò di lentezza nella narrazione e di situazioni al limite del credibile".»
«[...] offre in cinemascope a colori qualche felice squarcio di Genova (dove però, quanto pare, il dialetto ufficiale è il romano-napoletano), ma non molto di più. Tutto sommato, pur tenendo conto delle buone intenzioni, siamo nel beato regno del melodramma a forti tinte. [...] Massimo Girotti, impacciato dall'abito talare, Francisco Rabal, forse il più efficace, e Marco Vicario sono i protagonisti. Silvana Pampanini, nella parte di una Maddalena, spira ravveduta con una morte, che per essere tutta ripresa in primo piano, costituisce se non altro un vero «tour de force».»
«Un buon quarto d'ora di agonia, dal momento in cui un proiettile l'ha colpita sino a quando esala il respiro ultimo, per Silvana Pampanini [...]. Massimo Girotti che è un sacerdote, recita accanto a lei le preghiere e le porge l'estrema unzione. Di rado si è visto sullo schermo un trapasso descritto con tanta meticolosa minuzia; c'è un sospetto di necrofilia, nell'insistita drammaticità di questa scena. [...] Il film non manca di ambizione. Crea contrasto recisamente antitetico fra delinquenza e rettitudine: preti da una parte, rapinatori e assassini dall'altra. Troppo distacco. I valori etici si colorano di compunzione alla violenza sfrenata si offre come alternativa il Cielo. Sfugge allo spettatore il significato educativo del racconto, il film sembra voler documentare più che ammonire. A parte il grigiore e la lentezza di alcuni brani, mal cuciti dal montaggio, e i dialoghi dimessi e la disparità degli interpreti, fra i quali emerge Girotti, c'è più di una sequenza di qualche rilievo. La Pampanini recita e canta con la focosità abituale; ma non è stato gentile imporle una fine cosi lenta, fra sussulti e gemiti, come nella Morte civile di Giacometti.»

Note

  1. ↑ Stefano Della Casa, Il cinema attraversa l'Italia: The cinema explores Italy, Mondadori Electa, 2005.
  2. ↑ Félix Monguilot, La huella italiana de Francisco Rabal, su academia.edu, 2026.
  3. 1 2 Roberto Chiti, Roberto Poppi e Enrico Lancia, Dizionario del cinema italiano. I film, vol. 2: Dal 1945 al 1959, Gremese, 1991, p. 320, ISBN 88-7605-548-7.
  4. ↑ T.C., Gli spettacoli - Cinema (PDF), in l'Unità, 26 luglio 1957, p. 5.
  5. 1 2 Millenovecento57. Venticinquesima rassegna di cinema e storia: il cinema italiano del 1957, 2004, pp. 135-136.
  6. ↑ Sullo schermo, in La Stampa, 21 agosto 1957, p. 4.

Collegamenti esterni