Selvanizza

Selvanizza
frazione
Selvanizza – Veduta
Selvanizza – Veduta
Oratorio di Sant'Antonio da Padova
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Emilia-Romagna
Provincia Parma
ComunePalanzano
Territorio
Coordinate44°26′05.5″N 10°13′55″E
Altitudine532 m s.l.m.
Abitanti92[2]
Altre informazioni
Cod. postale43025
Prefisso0521
Fuso orarioUTC+1
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Selvanizza
Selvanizza

Selvanizza è una frazione del comune di Palanzano, in provincia di Parma.

La località dista 2,99 km dal capoluogo.[1]

Geografia fisica

Selvanizza sorge alla quota di 532 m s.l.m.,[1] sulla sponda sinistra del torrente Enza,[3] in corrispondenza dell'immissione del suo affluente Cedra; lungo quest'ultimo è collocata in località Palazzo una centrale idroelettrica, costruita nel 1917 dalla Società Emiliana Esercizi Elettrici SEEE, assorbita nel 1963 dall'Enel.[4][5]

Origini del nome

Il toponimo ha probabile origine prediale, dal latino Silva Anicia, in riferimento a boschi appartenenti in epoca romana alla gens Anicia.[6][7]

Storia

Il territorio era probabilmente abitato già in età romana, quando l'area fu forse assegnata alla gens Anicia.[7]

In epoca bizantina la zona dell'alta Val d'Enza e della Val Cedra era verosimilmente amministrata dal castrum di Bismantova, ma tra la fine del VI e gli inizi del VII secolo se ne impadronirono i Longobardi.[8] In seguito alla conquista del loro regno da parte di Carlo Magno nel 744, nell'881 Carlo il Grosso concesse al vescovo di Parma Guibodo la piccola corte di Lugolo, cui seguirono tra il IX e il X secolo altre donazioni da parte dei suoi successori. Tuttavia, la diocesi non riuscì a esercitare realmente l'autorità sulle valli a causa dell'ascesa dei Marchesi di Toscana, di stirpe longobarda, che si impossessarono di fatto del potere.[9][10]

Agli inizi del XII secolo, soprattutto al seguito di Matilde di Canossa, nelle valli si radicarono alcune famiglie di cavalieri, forse anch'esse di origine longobarda, che si insediarono nelle strutture curtensi in cui fu suddiviso il territorio. I milites conservarono e pian piano accrebbero il loro potere anche dopo la dissoluzione dei domini canossiani, conseguente alla morte della Gran Contessa nel 1115. Tra le casate, nei decenni seguenti si imposero con un ruolo egemone i da Vallisnera, che, pur non riunendo tutte le terre sotto un unico feudo, crearono di fatto una signoria, mantenendo però alcuni elementi più tipici delle consorterie arimanne.[11][12]

Tuttavia, i Vallisneri col tempo si divisero in due rami principali in forte disaccordo tra loro.[13] Nel 1346 il signore di Milano Luchino Visconti cercò di contrastare l'autorità dei cavalieri, accentrando la giurisdizione sulle valli nelle mani del Comune di Parma e vietando la costruzione di nuove fortificazioni in quelle zone. Nel 1357 i due rami dei Vallisneri firmarono un documento per far fronte comune contro tali disposizioni, separando i loro domini in due distinte aree di competenza, una incentrata a Vallisnera nel Reggiano e l'altra a Vairo nel Parmense;[13][14][15][16][17] La divisione seguì un confine irregolare, in quanto fu frutto di delicati compromessi; conseguenza fu che Selvanizza, pur appartenendo al Comune di Vairo e alla diocesi di Parma, fu assegnata al ramo di Vallisnera.[18] Nel 1409 il marchese di Ferrara Niccolò III d'Este investì ufficialmente i Vallisneri di buona parte delle terre su cui esercitavano il loro potere[19][20] e nel 1441 Leonello d'Este confermò a Gian Giacomo, Federico, Raimondo ed Ettore Vallisneri il possesso del territorio dell'alta Val d'Enza; quest'ultimo dipendeva dal castello del Castellaro, situato all'interno della giurisdizione di Vairo, capoluogo del feudo amministrato dal ramo parmense della famiglia.[13][20]

La situazione cambiò radicalmente nel 1448, quando Jacopo Vallisneri attaccò il castello del Castellaro, sottraendolo ai cugini Federico, Raimondo ed Ettore, dei quali uccise due figli piccoli gettandoli dalla finestra. Gli Anziani del Comune di Parma, resosi autonomo dall'Aurea Repubblica Ambrosiana fondata dopo la morte di Filippo Maria Visconti, inviarono Pier Maria II de' Rossi e Cristoforo I Torelli ad assaltare la rocca, che, dopo un assedio di una settimana e la resa di Jacopo, fu completamente rasa al suolo,[19][21][22] ponendo fine al dominio dei Vallisneri del ramo parmense. Vairo iniziò a essere amministrata da podestà nominati dal Comune di Parma, con le mansioni di magistrati unici, esattori delle tasse e capi militari.[22][23][24]

Fino alla metà del XVII secolo Selvanizza, citata nei documenti come contrada di Vairo Sottano (in seguito ribattezzata Vaestano), a sua volta dipedente dalla consorteria di Vairo,[25] era priva di luoghi di culto e i suoi abitanti erano costretti a recarsi per partecipare alle funzioni religiose fino alla chiesa dell'Assunzione di Maria Vergine di Vaestano. Per evitare questo disagio, tra il 1655 e il 1657 la famiglia Notari fece costruire un oratorio dedicato a sant'Antonio da Padova nel centro del piccolo borgo.[26][27]

Nella prima metà del XVIII secolo una frana staccatasi dalla zona di Ranzano raggiunse il letto dell'Enza, ove creò una diga; si formò così per alcuni anni un lago lungo il fondovalle, che raggiunse il centro di Selvanizza allagandone le abitazioni. La situazione si ripetè negli ultimi anni del secolo, provocando numerosi danni agli edifici del borgo.[28]

In seguito alla conquista napoleonica del Ducato di Parma e Piacenza e alla morte del duca Ferdinando di Borbone nel 1802, nel 1805 fu introdotto il Codice Napoleonico e furono aboliti i diritti feudali sull'intero territorio dello Stato, mentre nel 1806 le podesterie furono sostituite coi comuni (o mairies).[29][30] Selvanizza divenne così frazione di Vairo.[31][32]

Nel 1848, in seguito alla cessione della porzione est del territorio comunale al Ducato di Modena e Reggio per effetto del trattato di Firenze, Vairo perse la centralità e di conseguenza il 4 novembre 1849 Palanzano divenne capoluogo comunale.[33][34]

Monumenti e luoghi d'interesse

Oratorio di Sant'Antonio da Padova

Oratorio di Sant'Antonio da Padova

Edificato originariamente tra il 1655 e il 1657 per volere della famiglia Notari, l'oratorio cadde in rovina alla fine del XVIII secolo; ricostruito su finanziamento di Orlando Notari, fu consacrato al termine delle opere il 29 luglio 1801; dichiarato inagibile nel 1912 dal vescovo di Parma Guido Maria Conforti, nel 1915 fu riedificato e nel 2009 fu ristrutturato. Il piccolo luogo di culto, sviluppato su una pianta a navata unica, presenta una semplice e simmetrica facciata a capanna intonacata, al cui centro, sopra al portale d'ingresso, è incastonata una croce ad altorilievo; i fianchi e l'abside poligonale sul retro presentano alcune finestre romboidali; all'interno l'aula è coperta da una serie di capriate lignee, mentre il presbiterio accoglie nel mezzo l'altare maggiore a mensa in arenaria, realizzato tra il 1975 e il 1980 da Dante Coloretti.[26][35][36]

Mulino

Costruito nel 1797 in località Palazzo, il mulino, azionato fino al 1934 da due ruote idrauliche successivamente rimpiazzate da generatori elettrici, rimase in funzione fino al 1980. L'edificio in pietra è affiancato da alcuni fabbricati, destinati originariamente a deposito, fienile e residenza.[37]

Infrastrutture e trasporti

La frazione sorge lungo l'ex strada statale 665 Massese, in corrispondenza degli incroci con la strada provinciale 68 di Valcieca, che a Rigoso si ricollega con l'ex strada statale Massese, e con la strada provinciale 103 Teleferica-Selvanizza, che in località Palazzo supera l'Enza con un ponte, raggiungendo la provincia di Reggio Emilia.[38][39][40]

Note

  1. 1 2 3 La Frazione di Selvanizza, su italia.indettaglio.it. URL consultato il 16 giugno 2026.
  2. ↑ [1]
  3. ↑ Molossi, p. 573.
  4. ↑ Dazzi, p. 135.
  5. ↑ Bacchini, 2023, pp. 38-39.
  6. ↑ Capacchi, 1971, p. 23.
  7. 1 2 Capacchi, 2002, pp. 55-56.
  8. ↑ Tagliavini, pp. 5-6.
  9. ↑ Tagliavini, pp. 7-8.
  10. ↑ Filimberti, Fontana, pp. 28-29.
  11. ↑ Filimberti, Fontana, p. 30.
  12. ↑ Bacchini, 2007, pp. 12-14.
  13. 1 2 3 Capacchi, 1979, p. 14.
  14. ↑ Tiraboschi, p. 391.
  15. ↑ Filimberti, Fontana, p. 33.
  16. ↑ Bacchini, 2007, p. 14.
  17. ↑ Grassi, p. 78.
  18. ↑ Fontana, p. 69.
  19. 1 2 Filimberti, Fontana, pp. 34-35.
  20. 1 2 Tiraboschi, p. 392.
  21. ↑ Grassi, pp. 78-79.
  22. 1 2 Capacchi, 1979, p. 15.
  23. ↑ Bodria, 2003, p. 11.
  24. ↑ Filimberti, Fontana, pp. 35-36.
  25. ↑ Bodria, 2013, pp. 22-23.
  26. 1 2 Dall'Aglio, p. 1070.
  27. ↑ Bodria, p. 86.
  28. ↑ Boccia, p. 30.
  29. ↑ Bodria, 2004, pp. 63-64.
  30. ↑ Bodria, 2008, pp. 57-58.
  31. ↑ Molossi, p. 572.
  32. ↑ Fregoso, pp. 89-90.
  33. ↑ Bodria, 2004, p. 71.
  34. ↑ Fregoso, pp. 92-93.
  35. ↑ Bodria, 2014, p. 86.
  36. ↑ Oratorio di Sant'Antonio da Padova "Selvanizza, Palanzano", su Le chiese delle diocesi italiane, Conferenza Episcopale Italiana. URL consultato il 16 giugno 2026.
  37. ↑ Mulino di Selvanizza (Palanzano, loc. Palazzo), su scn.caiparma.it. URL consultato il 16 giugno 2026.
  38. ↑ Dall'Aglio, p. 1069.
  39. ↑ La nostra rete stradale, su provincia.parma.it. URL consultato il 17 giugno 2026.
  40. ↑ Elenco strade provinciali (PDF), su provincia.re.it. URL consultato il 17 giugno 2026.

Bibliografia

Voci correlate

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