Siaspiqa

Siaspiqa
Stele di granito di Siaspiqa proveniente dalla sua piramide a Nuri, ora esposta nel Museo Nazionale del Sudan
Re di Nubia
In carica487-468 a.C.
Incoronazione487 a.C.
PredecessoreAmaniastabarqa
SuccessoreNasakhma
NascitaV secolo a.C.
Morteca 468 a.C.
Sepolturapiramide (Nu. 4)
Luogo di sepolturaNuri
ConsortePi'ankhqewqa ?

Siaspiqa (... – 468 a.C. circa) è stato un sovrano del regno di Kush, che regnò per quasi vent'anni nella prima metà del V secolo a.C..

Molto poco è noto delle attività di Siaspiqa, a parte la costruzione della sua piramide a Nuri, oggi nota come Nuri 4. La piramide e la sua cappella hanno restituito diverse stele con iscrizioni recanti il ​​suo nome, nonché numerosi manufatti che suggeriscono una sepoltura un tempo sontuosa. Non si sa nulla di certo sui rapporti tra Siaspiqa e il suo predecessore Amaniastabarqa e il suo successore Nasakhma, ed altrettanto incerta è l'identità della sua consorte, sebbene si supponga che la regina Pi'ankhqewqa, sepolta nella vicina Nuri 29, abbia ricoperto questo ruolo.

Identità e cronologia

Questo sovrano è conosciuto con due o, meno probabilmente, tre nomi: il suo nome Siaspiqa e uno o due nomi del trono, ossia Segerehtawyre, che in egizio antico significa "Ra è il pacificatore delle Due Terre", e forse Semenkheretnetjer, il quale risulta tuttavia controverso in quanto potrebbe invece essere il nome di un rituale connesso all'erezione della piramide, plausibilmente traducibile come "Purificazione della necropoli".[1] Per quanto riguarda il primo nome, in particolare, esso potrebbe riflettere un programma ufficiale di conquista e unificazione dell'Egitto da parte del regno di Kush o negoziati meno aggressivi con il vicino settentrionale al fine di raggiungere l'unità politica, tuttavia è anche possibile che il riferimento alle "Due Terre" si riferisca alla terra controllata da Siaspiqa, cioè Kush piuttosto che all'Alto e al Basso Egitto come tradizionalmente inteso.[1] In definitiva, il nome Segerehtawyre potrebbe essere basato sul nome Horo Sehertawy, portato dal re kushita del VII secolo a.C. Senkamanisken, questa volta con l'esplicito intento di pacificare l'Egitto sotto il regno di Senkamanisken.[1]

La filiazione di Siaspiqa è sconosciuta, tuttavia, in base alla posizione relativa delle loro piramidi, si ritiene che sia il successore di Amaniastabarqa, che potrebbe aver regnato nel periodo 510-487 a.C.,[1] e lo stesso argomento suggerisce che a Siaspiqa sia succeduto Nasakhma. Sono state proposte diverse date per il regno di Siaspiqa: 489-471 a.C., 487-468 a.C.[1] e 478-458 a.C., il che lo rende un un probabile contemporaneo dell'imperatore achemenide Serse I, allora sovrano d'Egitto.[2]

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HD41N17
N17
praenomen o nome del trono
ziXrdaA
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nomen o nome di nascita
Siaspiqa
in geroglifici

Famiglia reale

Nessun membro della famiglia di Siaspiqa è stato identificato con certezza. Gli archeologi Dows Dunham e Laming Macadam hanno ipotizzato che la regina Pi'ankhqewqa, sepolta nella piramide Nuri 29, potesse essere la sua consorte.[3]

Attestazioni

Siaspiqa è ben attestato da numerosi ritrovamenti, la maggior parte dei quali proviene da Nuri. Tra questi, un vaso per libagioni scoperto nella cappella della sua piramide che reca il suo nome di trono e il suo nomen, uno scarabeo a forma di cuore e una grande stele di granito con un testo funerario e recante solo il suo nomen preceduto dal tradizionale epiteto Sa Ra.[3] La stele, la cui sommità era originariamente ricoperta di foglia d'oro, raffigura Osiride in trono con Iside e Anubi, con Siaspiqa in adorazione del dio. Un altro tavolo per offerte in granito, probabilmente proveniente dalla cappella di Nuri 4, è stato scoperto nella chiesa copta di Nuri 100, dove è stato utilizzato come materiale da costruzione, peraltro, il portale e la scala della stessa chiesa ospitavano anche altri due supporti per offerte in granito con i cartigli del re, oggi esposti nel Museo Nazionale del Sudan a Khartum.

La tomba di Siaspiqa, identificata come la quarta piramide di Nuri, fu oggetto di scavo nel 1917 sotto l'egida di una spedizione congiunta dell'Università di Harvard e del Boston Museum of Fine Arts. Tali lavori di scavo portarono alla luce anche 11 ushabti in pezzi ritrovati tra i detriti lasciati dai ladri, la metà superiore di uno dei quali è attualmente custodita nel Boston Museum of Fine Arts. Gli stessi scavi hanno anche prodotto un cilindro di berillo, un piccolo pendente d'oro a forma di uccello che rappresenta un'anima Ba,[4] così come dischi d'oro perlati,[5] pezzi di lamina d'oro, una rosetta d'oro e due anelli d'oro senza iscrizioni, tutti oggetti che potrebbero essere appartenuti a Siaspiqa. Uno scavo separato intrapreso nel 1922 ha portato alla luce una placca d'oro parte di un deposito di fondazione nella piramide del re a Nuri, oggi conservata al British Museum. Nel sarcofago di Siaspiqa sono stati scoperti anche pezzi di amazzonite e oggetti intarsiati in ardesia e travertino, insieme a un piccolo vaso e una coppa per le offerte, entrambi di argilla.[6] È stato trovato anche un pezzo del bordo di un vaso canopo di alabastro che potrebbe essere significativo in quanto ultimo uso noto di tale attrezzatura, anche se è stato ipotizzato che tale vaso possa essere un'intrusione, quindi non risalire veramente al regno di Siaspiqa.

Il nome di Siaspiqa è attestato anche su oggetti votivi provenienti dal tempio di Amon a Meroe.[7]

Piramide

La piramide Nuri 4, tomba di Siaspiqa

Siaspiqa fu sepolto in una piramide che aveva preparato per sé nella necropoli reale di Nuri, oggi nota come piramide Nuri 4. La costruzione è realizzata in muratura di arenaria, con uno zoccolo basamentale, ed è circondata da un muretto di cinta anch'esso in arenaria. Troppo danneggiato perché ne possa essere valutata l'altezza originale, l'edificio copre una superficie quadrata di circa 26,95 m per lato.[8]

Adiacente alla faccia sud-orientale della piramide si trova una piccola cappella che ospitava la stele principale in granito per le offerte e le cui pareti potrebbero essere state intonacate di bianco con geroglifici incisi in rosso e oro.

La piramide fu costruita sopra tre camere sotterranee disposte sullo stesso livello a cui si accedeva in successione da un lungo corridoio raggiungibile tramite una rampa di 49 gradini che partiva dal livello del suolo e il cui ingresso si trovava a quasi 40 m di fronte alla cappella annessa all'edificio. Il corridoio è ancora bloccato da un tappo di muratura poiché i ladri entrarono nella piramide scavando un foro verticale che conduceva dal livello del suolo direttamente dietro il tappo. La prima camera misura 4,9 × 4,0 m ed ha un pavimento lastricato, la seconda misura 5,8 × 5,9 m ed ha il pavimento non lastricato, e la terza e più grande misura 7,50 × 6,65 m ed ha anch'essa un pavimento lastricato di arenaria e granito.[8]

La camera funeraria originariamente ospitava una o forse due bare antropoidi in legno per il re, riccamente intarsiate con materiali come ossidiana, lapislazzuli, ardesia e alabastro, e in essa stati rinvenuti anche quattro frammenti di quello che potrebbe essere un cranio umano.[8]

Note

  1. 1 2 3 4 5 (EN) Tormod Eide et al., Fontes historiae Nubiorum. Textual Sources for the History of the Middle Nile Region Between the Eighth Century BC and the Sixth Century AD. Vol 1. From the Eighth to the Mid-Fifth Century BC, University of Bergen, 1994, pp. 300-301. URL consultato il 3 agosto 2026.
  2. ↑ (EN) Samia Dafa'alla, Succession in the Kingdom of Napata, 900-300 B.C., in The International Journal of African Historical Studies, vol. 26, n. 1, 1993, pp. 167-174, DOI:10.2307/219190, JSTOR 219190. URL consultato il 3 agosto 2026.
  3. 1 2 (EN) Dows Dunham e M. F. Laming Macadam, Names and Relationships of the Royal Family of Napata, in The Journal of Egyptian Archaeology, vol. 35, dicembre 1949, pp. 139-149. URL consultato il 2 agosto 2026.
  4. ↑ (EN) Gold pendant in the form of a ba-bird, su collections.mfa.org, Boston Museum of Fine Arts. URL consultato il 2 agosto 2026.
  5. ↑ (EN) Disc bead, su collections.mfa.org, Boston Museum of Fine Arts. URL consultato il 2 agosto 2026.
  6. ↑ (EN) Sarcophagus inlays, su collections.mfa.org, Boston Museum of Fine Arts. URL consultato il 2 agosto 2026.
  7. ↑ (EN) László Török, Meroe City: an ancient African capital; John Garstang's excavations in the Sudan., Egypt Exploration Society, 1997, pp. 238-239, ISBN 0-85698-137-0.
  8. 1 2 3 (EN) Dows Dunham, The Royal Cemeteries of Kush, Volume II (PDF), Boston, Museum of Fine Arts Boston, 1955, pp. 176. URL consultato il 3 agosto 2026.

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