Speri Della Chiesa Jemoli

Speri Della Chiesa Jemoli, nato Giuseppe Speri Natale Giovanni Della Chiesa (Varese, 25 dicembre 1865 – Varese, 9 gennaio 1946) è stato un giornalista e poeta italiano.
Considerato tra i principali interpreti della tradizione vernacolare lombarda, contribuì in modo determinante alla dignità letteraria del dialetto bosino, divenendone uno dei maggiori esponenti.
Biografia
Figlio dell’avvocato Emanuele Della Chiesa e della moglie Angelica Zerbi,[1] ebbe un fratello, Federico, che seguì la professione paterna e divenne sindaco della città, e una sorella, Carolina, che sposò l’avvocato Giuseppe Bolchini, appartenente a una nota famiglia varesina. La famiglia materna, proprietaria della storica trattoria della “Croce Bianca”, era conosciuta per le diffuse inclinazioni artistiche di molti dei suoi componenti. Tra i discendenti si ricorda il pittore Domenico De Bernardi, autore di numerose vedute del paesaggio varesino.
Nel 1869 Speri Della Chiesa fu iscritto al Collegio Macchi di Varese, dal quale fuggì a causa della sua insofferenza verso la disciplina. Fin dalla giovinezza mostrò un carattere ribelle, indipendente e refrattario a ogni imposizione.[2] Non seguì studi regolari, ma si formò da autodidatta, sviluppando una vasta cultura letteraria, in particolare nell’ambito della letteratura italiana.[1] Coltivò inoltre interessi profondi per la musica, la fotografia, la pittura e la politica. Amava definire la poesia con l’espressione «Letteratura, musica, polpett, politica, pittura, cicolatt...» sintetizzando così la propria concezione artistica, fatta di cultura, ironia, sensibilità musicale, fede repubblicana e gusto per la vita quotidiana.
Nel 1880 si recò a Marsiglia, dove trovò impiego presso l'ufficio di un armatore amico del fratello.[2] Tornò successivamente in Italia per adempiere al servizio militare. Conclusa l’esperienza militare, si dedicò al giornalismo. Di orientamento repubblicano, collaborò inizialmente con il settimanale democratico-repubblicano “Campo dei Fiori”; nel 1892 con “L’Uomo di Pietra”, organo milanese del Partito Repubblicano diretto da Camillo Cima.[2][3]
Nel 1893 fondò a Varese “Il Cacciatore delle Alpi. Foglio settimanale democratico di Varese e circondario”, del quale fu proprietario e direttore fino al 1914.[1][2][3] Il periodico ebbe ampia diffusione nel Varesotto e si distinse per l’impostazione repubblicana e polemica, attirando anche l’ostilità delle autorità dell’epoca. Sulle pagine del giornale comparvero a puntate “I nostri buoni villici”, opera destinata a divenire il suo lavoro poetico più noto e apprezzato, costituito da scenette rusticane dialogate in versi bosini,[1]
Nel 1898, a causa delle tensioni politiche, fu costretto a rifugiarsi temporaneamente in Svizzera.[1][2] Rientrato in Italia nel 1899, scelse una vita più stabile e meno esposta pubblicamente, pur continuando la propria attività letteraria e mantenendo vivo l’interesse per la cultura popolare bosina.
Dal 1899 trovò impiego presso la Banca Cooperativa di Varese e circondario, istituto che nel 1906, in seguito alla fusione con il Banco Mazzola, divenne il Credito Varesino.[1][2] Vi rimase legato per tutta la vita, continuando a collaborare anche dopo il pensionamento.
Nel 1912 venne adottato dal medico Oscar Jemoli, che aveva perso il proprio unico figlio; da quel momento aggiunse il cognome Jemoli al proprio.[1]
Si sposò nel 1919 con Alma Giudici, dalla quale ebbe la figlia Angelica.[4] Nel 1944 risiedeva a Milano; morì nella propria casa di Varese il 9 gennaio 1946.[1] Riposa al cimitero monumentale di Giubiano.
Produzione letteraria e poetica
Speri Della Chiesa Jemoli firmò gran parte della propria produzione con lo pseudonimo Try Ko Kumer, inglesizzazione ironica dell'espressione dialettale "tre cetrioli", nome con cui divenne ampiamente conosciuto negli ambienti culturali lombardi.[1][3][5]
La sua opera comprende novelle, sonetti, canzoni, madrigali, poemetti, giaculatorie e bosinate.[1][3] Molti testi furono pubblicati, altri circolarono privatamente attraverso lettere e manoscritti, diffondendosi tuttavia rapidamente negli ambienti culturali e conviviali lombardi. Scrisse prevalentemente in dialetto bosino, ma utilizzò anche il milanese.[6] La sua poesia si caratterizza per immediatezza espressiva, ironia, osservazione del mondo popolare e capacità narrativa. Numerosi contemporanei ne riconobbero la qualità poetica autentica e la spontaneità dell’ispirazione.
Fu amico di Antonio Negri, Renato Simoni, Guido Bertini, Ottorino e Corradino Cima, gli avvocati Medici, Strazza, Giacinto Gambirasio e del professor Fichera [1]. Frequentò ambienti culturali quali la “Meneghina” e il “Ducato di Pontida”, prendendo parte a incontri e convivi artistici dedicati alla letteratura dialettale lombarda.[2] Ammiratore di Guido Bertini, gli dedicò alcuni dei propri versi più intensi dopo la sua morte. Ebbe inoltre con lui scambi poetici ed epigrammatici oggi in gran parte dispersi.
Come gli antichi rapsodi e i menestrelli, era solito accompagnare con la chitarra la recitazione dei propri versi durante incontri conviviali e serate culturali. Nella canzone popolare “Su, massera!” riprese la forma tradizionale della villotta o villanella cinquecentesca.
Alcune sue composizioni poetiche sono state successivamente musicate e interpretate in ambito corale e popolare, segnatamente dal Gruppo folcloristico bosino.
Opere principali
Tra le opere principali di Speri Della Chiesa Jemoli si ricordano:[3][6]
- Vers… de lira (1901; terza edizione Maj & Malnati, Varese, 1932);
- I nostri buoni villici e I villici milionari, scenette rusticane in versi bosini illustrate da Amero Cagnoni;
- Don Vicente - I parvénu;
- El quart d’ora de Giavan;
- Quatter giaculatori a Sant’Antoni del Porscell (1923);
- Sanzioneide (1936);
- Sonetti prostatici (postumo, 1975);
- La canzon d’ol boschiroeu;
- Ta sa regordat?.
Tra i poemetti, sonetti e altre liriche figurano inoltre:
- Amor;
- Finis;
- Sinceritaa;
- Canzon dinamica;
- I gnocc de sàbet grass;
- Tutta roba genuinna;
- Com’è che podaria finì on process in grazia del progress;
- Delicatezza;
- Erudizion;
- Pentiment;
- Se tant me da tant….
Attività fotografica
Speri Della Chiesa Jemoli coltivò anche la fotografia. Nel 1920 pubblicò sulla rivista Il progresso fotografico L’articolo Fotografia senza obiettivo. Considerazioni sulla fotografia di paesaggio mediante il foro stenopeico, testimonianza del suo interesse per la sperimentazione tecnica e artistica nel campo fotografico.
I “Sonetti prostatici”
Negli ultimi anni della propria vita fu colpito da gravi disturbi urinari, aggravatisi tra il 1942 e il 1943. Dopo tentativi terapeutici e trattamenti radioterapici, si sottopose a un intervento di prostatectomia presso l’Ospedale Civico di Varese sotto la direzione del professor Carlo Rodolfo Fumagalli.[4] L’esperienza della malattia e della lunga convalescenza divenne materia poetica del poemetto Sonetti prostatici, composto tra l’agosto 1942 e il marzo 1943. L’opera, rimasta inedita per oltre trent’anni e pubblicata soltanto nel 1975 da La Tipografica Varese, raccoglie sonetti nei quali il poeta descrive con ironia, lucidità e precisione quasi clinica le fasi della malattia, dell’intervento chirurgico e della successiva convalescenza.[2][4]
I componimenti documentano tutto il decorso clinico: i primi sintomi e l’aggravarsi dei disturbi, i tentativi terapeutici preliminari, l’operazione eseguita in due tempi tra il 9 e il 30 ottobre 1942, la convalescenza seguita dal professor Fumagalli, la comparsa di una fistola vescicale nel gennaio 1943, il progressivo miglioramento delle condizioni di salute.
Alla raccolta appartengono anche i quattro sonetti Tòrnom de cap? e il ciclo Su e giò de sti rotai…, nel quale compare un sonetto di Antonio Negri in risposta al settimo componimento. L’opera è considerata significativa non soltanto per il valore documentario e linguistico, ma anche per la capacità di fondere arguzia, umanità e osservazione autobiografica.
Note
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Speri Della Chiesa Jemoli (1865-1946), su Famiglia Bosina. URL consultato il 10 maggio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 Liber Liber, Speri Della Chiesa Iemoli, su Liber Liber. URL consultato il 10 maggio 2026.
- 1 2 3 4 5 Della Chiesa Jemoli, Giuseppe Speri Natale Giovanni, Try Ko Kumer, (Varese 1865 - Varese 1946), su dati.san.beniculturali.it. URL consultato il 10 maggio 2026.
- 1 2 3 Speri Della Chiesa Jemoli, su www.milanesiabella.it. URL consultato il 10 maggio 2026.
- ↑ Il 25 dicembre 1865 nasce Speri della Chiesa Jemoli, il padre del dialetto bosino letterario, su varesempre.it, 25 dicembre 2025. URL consultato il 6 agosto 2026.
- 1 2 artevarese, Speri della Chiesa Jemoli, omaggio al poeta varesino, su ArteVarese.com, 10 dicembre 2015. URL consultato il 10 maggio 2026.
Bibliografia
- Luca Danzi e Felice Milani (a cura di), «Rezipe i rimm del Porta». La letteratura in dialetto milanese dal Rajberti al Tessa e oltre, Milano, Biblioteca Nazionale Braidense - Metamorfosi Editore, 2010, pp. 131-139, ISBN 9788895630212.
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Speri Della Chiesa Jemoli, su siusa.archivi.beniculturali.it, Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche.
- Opere di Speri Della Chiesa Jemoli, su Liber Liber.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 23079871 · ISNI (EN) 0000 0000 1839 9858 · SBN CFIV104930 · GND (DE) 124643655 |
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