Stenella

Stenelle

Stenella attenuata
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
SottoregnoEumetazoa
SuperphylumDeuterostomia
PhylumChordata
SubphylumVertebrata
InfraphylumGnathostomata
SuperclasseTetrapoda
ClasseMammalia
SottoclasseTheria
InfraclasseEutheria
OrdineCetartiodactyla
InfraordineCetacea
FamigliaDelphinidae
GenereStenella
Gray, 1866
Specie

Le stenelle (Stenella Gray, 1866) sono un genere di mammiferi marini cetacei odontoceti appartenenti alla famiglia Delphinidae.[1][2][3]

Gli appartenenti a questo genere sono fra le specie di delfini più note, per via della loro abitudine di avvicinarsi e seguire le navi che incontrano durante il loro percorso in mare.

Il nome di questi animali deriva dal greco stenos, che significa stretto. Venne coniato da John Gray nel 1866, anche se li riteneva un sottogenere di Steno. I moderni tassonomisti, invece, vi riconoscono due generi.

Distribuzione e habitat

Le stenelle vivono nei mari temperati, tropicali e subtropicali di tutto il mondo, sia in acque costiere sia in mare aperto. Nelle regioni tropicali sono presenze occasionali vicino alle barriere coralline.

Descrizione

Stenella maculata atlantica (Stenella frontalis)
Stenella striata (Stenella coeruleoalba)
Stenella maculata pantropicale (Stenella attenuata)
Stenella dal lungo rostro (Stenella longirostris)

Simili nell'aspetto ai delfini comuni (Delphinus) e ai tursiopi (Tursiops), le stenelle sono piccoli cetacei odontoceti dal corpo snello e slanciato, che arrivano nell'adulto a misurare 2,5 m. La principale caratteristica distintiva è la presenza ai lati del corpo di evidenti linee di demarcazione, che separano nettamente il dorso di colore scuro e i fianchi grigio chiaro dal ventre bianco o rosato. Gli occhi sono contornati da una macchia nera di dimensione variabile a seconda dell'individuo, dietro la quale si staglia una sottile linea scura. La pinna dorsale può essere in alcuni individui eccezionalmente alta rispetto alle dimensioni del corpo dell'animale. I membri di alcune specie iniziano la loro vita privi di macchie e si fanno sempre più coperti di macchie scure con il passare degli anni.

Alimentazione

Le stenelle sono predatori di pesci, molluschi e crostacei. Possono immergersi fino a 200 m di profondità alla ricerca delle loro prede, restando in apnea per circa dieci minuti.

Comportamento

Gruppo numeroso di stenelle dal lungo rostro (Stenella longirostris)
Gruppo di stenelle maculate pantropicali (Stenella attenuata)
Le stenelle sono animali sociali, qui un gruppo di stenelle maculate atlantiche (Stenella frontalis)
Un ricco gruppo di stenelle dal lungo rostro (Stenella longirostris) che compiono salti fuori dall'acqua

Le stenelle nuotano abitualmente in prossimità della superficie del mare e vengono così facilmente avvistate durante le navigazioni. Le stenelle sono animali sociali, vivono in gruppi formati da più individui. Praticano spesso il bowriding, cioè cavalcano le onde lasciate dalle prue delle navi. Possiedono straordinarie abilità acrobatiche e compiono salti anche 7 m fuori dall'acqua, capriole all'indietro e incredibili rotazioni su loro stesse. La ragione dei grandi salti acrobatici di questi animali è sconosciuta. Un'ipotesi è che le bolle create dall'uscita e dal rientro in acqua possano servire per venire meglio identificati dagli altri appartenenti alla scuola per mezzo dell'ecolocalizzazione. Non è escluso comunque che questo comportamento possa essere solo un gioco. Alcuni esemplari di stenella dal lungo rostro (Stenella longirostris) sono stati osservati mentre compivano fino a 14 salti in rapida successione.

Tassonomia

La tassonomia delle stenelle è stata oggetto di discussione negli anni tra i ricercatori.

A questo genere vengono attualmente assegnate 5 specie:

Specie fossili

Particolare del cranio fossile di Etruridelphis giulii, un tempo classificato come stenella

Nella seconda metà dell'Ottocento il naturalista e paleontologo Roberto Lawley descrisse sulla base di quattro esemplari fossili scoperti nell'entroterra della Toscana una nuova specie di delfinide fossile, la Stenella giulii. Tali esemplari vennero per decenni classificati come appartenenti al genere Stenella, prima di essere formalmente ridescritti nel 2009 come appartenenti ad un nuovo genere. A seguito infatti del recente ritrovamento di un nuovo esemplare fossile[4], inventariato dalla Soprintendenza alle Antichità della Toscana[5] è stato istituito sulla rivista paleontologica Neues Jahrbuch für Geologie und Paläontologie[6] il genere monotipico Etruridelphis per includervi gli esemplari della specie precedentemente descritta da Lawley nel 1876, i cui esemplari presentano evidenti differenze dall'attuale genere Stenella. A più di un secolo di distanza il nome attualmente corretto per questa specie fossile non è più dunque Stenella giulii bensì Etruridelphis giulii.

Fossile di Septidelphis morii

Similmente al fossile toscano, nel 1979 a Settime d'Asti è stato rinvenuto lo scheletro di delfino che per le forti somiglianze morfologiche era stato inizialmente descritto e classificato come Stenella. L'esemplare venne riconosciuto come specie e genere nuovi nel 2013, prendendo il nome di Septidelphis morii[7]; l'olotipo è conservato ed esposto presso il Museo paleontologico di Asti.

Note

  1. ↑ Spencer Wilkie Tinker, Whales of the World, Brill Archive, 1988, p. 310, ISBN 0-935848-47-9, , 9780935848472.
  2. ↑ Margaret Klinowska, Justin Cooke, Dolphins, Porpoises and Whales of the World, IUCN, 1991, p. 429, ISBN 2-88032-936-1, , 9782880329365.
  3. ↑ Ernest Pillsbury Walker, Ronald M. Nowak, John E. Heyning, Randall R. Reeves, Brent S. Stewart, John E. Heyning, Randall R. Reeves, Brent S. Stewart, Walker's Marine Mammals of the World, JHU Press, 2003, p. 264, ISBN 0-8018-7343-6, , 9780801873430.
  4. ↑ Leggi il racconto del ritrovamento e dello scavo effettuato dai ricercatori del GAMPS Archiviato il 23 gennaio 2010 in Internet Archive..
  5. ↑ (numero di registrazione: 256664)
  6. ↑ Giovanni Bianucci, Stefano Claudio Vaiani; Simone Casati, A new delphinid record (Odontoceti, Cetacea) from the Early Pliocene of Tuscany (Central Italy): systematics and biostratigraphic considerations (abstract), in Neues Jahrbuch für Geologie und Paläontologie - Abhandlungen, vol. 254, n. 3, novembre 2009, pp. 275-292, DOI:10.1127/0077-7749/2009/0018. URL consultato il 25 gennaio 2010.
  7. ↑ (EN) Giovanni Bianucci, Septidelphis morii , n. gen. et sp., from the Pliocene of Italy: new evidence of the explosive radiation of true dolphins (Odontoceti, Delphinidae), in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 33, n. 3, 2013-05, pp. 722–740, DOI:10.1080/02724634.2013.744757. URL consultato il 10 novembre 2025.

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