Stephen Flemmi

Stephen Joseph Flemmi

Stephen Joseph Flemmi, detto The Rifleman (Roxbury, 9 giugno 1935), è un criminale statunitense, noto per essere stato uno dei più stretti collaboratori di James Bulger, capo della Winter Hill Gang.

A partire dal 1975, Flemmi divenne un informatore di alto livello per l’FBI, fornendo preziose informazioni sulle attività interne della famiglia criminale Patriarca. Tuttavia, le sue stesse attività criminali finirono per trasformarsi in un grave imbarazzo per l’agenzia federale, che si trovò accusata di aver protetto un pericoloso criminale in cambio delle sue soffiate.

Alla fine, Flemmi fu incriminato ai sensi del Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act (RICO) e accettò di dichiararsi colpevole, ottenendo in cambio una condanna all’ergastolo.

Biografia

Stephen Joseph Flemmi era il maggiore di tre fratelli - Michael e Vincent - nati da genitori italoamericani: Giovanni “John” Flemmi (1892–1991), immigrato da Bari, in Puglia, e Mary Irene Misserville (1912–2000), nata in Massachusetts da una famiglia originaria di Ceccano, nel Lazio. Cresciuto nei caseggiati popolari di Orchard Park, al numero 25 di Ambrose Street, nel quartiere Roxbury di Boston, Flemmi proveniva da una famiglia umile: il padre lavorava come muratore ed era stato un veterano dell’Esercito Reale Italiano durante la Prima guerra mondiale, mentre la madre si occupava della casa a tempo pieno.

Il primo incontro di Flemmi con la legge avvenne all’età di quindici anni, quando fu arrestato con l’accusa di “abuso carnale”; successivamente scontò un periodo di detenzione minorile per aggressione. Nel 1951, a diciassette anni, si arruolò nell’esercito statunitense e prestò servizio in Corea con il 187º Reggimento Paracadutisti da Combattimento, completando due turni di missione. Per il suo coraggio in battaglia ricevette la Silver Star e la Bronze Star Medal, venendo congedato con onore nel 1955.

Carriera criminale

Dopo aver lasciato l’esercito, Stephen “The Rifleman” Flemmi, insieme al fratello Vincent, entrò a far parte della Roxbury Gang alla fine degli anni Cinquanta. Il gruppo, guidato dai fratelli Walter, William ed Edward “Wimpy” Bennett, controllava le scommesse clandestine e il traffico di droga nei quartieri di Roxbury e del South End di Boston. Uomo dall’aspetto minuto e dai modi pacati - alto circa 1,73 metri per 64 chili - Flemmi operava dal Marconi Club, un locale che fungeva contemporaneamente da centro scommesse, casa di massaggi e bordello. Nonostante la sua fama di assassino spietato, era molto popolare: amava la vita notturna, le automobili e la compagnia di giovani donne.

Flemmi, insieme ai fratelli Bennett, divenne un informatore confidenziale del detective William Stuart del Dipartimento di Polizia di Boston, che offriva protezione ai gangster in cambio di informazioni sui loro rivali. Nel settembre del 1964, Stuart salvò la vita a Stephen e Vincent Flemmi intervenendo armato per impedire al criminale William McCarthy di aprire il fuoco contro di loro. McCarthy cercava vendetta per l’uccisione del suo socio Leo Lowry, assassinato da Vincent Flemmi.

Durante gli anni Sessanta, Boston e tutto il New England furono travolti da una violenta guerra di bande tra gangster irlandesi e italiani per il controllo dei traffici criminali più redditizi. Gli scontri più feroci opponevano due fazioni irlandesi: la Winter Hill Gang e la Charlestown Mob. Flemmi, insieme a Joseph “The Animal” Barboza e Francis “Cadillac Frank” Salemme, fu arruolato dai Winter Hill, per i quali eseguì numerosi omicidi su commissione. Parallelamente, mantenne stretti legami con la mafia italoamericana, in particolare con la famiglia Patriarca di Boston, per la quale, insieme a Salemme, agiva come esattore, allibratore e killer.

A metà degli anni Sessanta, Flemmi fu reclutato come informatore dall’FBI, sotto il nome in codice “Jack from South Boston” (più tardi soprannominato “Shogun”). Il suo supervisore, l’agente H. Paul Rico, lo considerava una fonte di valore per via dei suoi contatti con la famiglia Patriarca e lo fece classificare come Top Echelon Informant, il livello più alto riservato agli informatori federali. Flemmi contava su Rico per essere avvertito di eventuali minacce alla sua vita, ma l’agente chiuse spesso un occhio sulle sue attività criminali: alla fine degli anni Sessanta, Flemmi era già sospettato di diversi omicidi, ma non fu mai interrogato dall’FBI. Rico arrivò perfino a fornire informazioni alla Winter Hill Gang per aiutarli a eliminare i rivali. Offeso per essere stato insultato dal gangster Edward “Punchy” McLaughlin, Rico rivelò la sua posizione ai nemici, consentendo a Flemmi e Salemme di tendergli un’imboscata. Travestiti da rabbini, gli spararono con un fucile a canne mozze davanti al Beth Israel Hospital, ferendolo gravemente ma senza ucciderlo. Un secondo tentativo andò ugualmente fallito, finché, il 20 ottobre 1965, McLaughlin fu infine assassinato su un autobus a West Roxbury - un delitto che molti attribuirono proprio a Flemmi e Salemme.

Quando il boss “Wimpy” Bennett cercò di restare neutrale in una disputa tra la famiglia Patriarca e un gruppo rivale di East Boston, entrò in rotta di collisione con Ilario “Larry” Zannino, stretto alleato di Flemmi e Salemme nella mafia. Su ordine di Zannino, Flemmi eliminò prima Wimpy (ucciso il 19 gennaio 1967 in un garage di proprietà di Salemme), poi il fratello Walter, scomparso il 3 aprile 1967. Entrambi furono sepolti in una località isolata nei dintorni di Hopkinton. Quando anche il terzo fratello, William “Billy” Bennett, cominciò ad accusare apertamente Flemmi dei due omicidi, venne a sua volta assassinato: il 22 dicembre 1967 il suo corpo fu trovato contro una coltre di neve a Mattapan, gettato da un’auto in corsa. Pochi giorni dopo, anche Richard Grasso, complice di Flemmi, fu trovato morto nel bagagliaio della propria Buick: era stato eliminato da Flemmi perché ritenuto troppo nervoso dopo l’omicidio Bennett. Da quel momento, Flemmi assunse il controllo della Roxbury Gang.

Nell’estate del 1967, Zannino e Peter Limone proposero di far entrare Flemmi e Salemme nella famiglia Patriarca. Nonostante per essere “fatti” (made) fosse richiesto l’omicidio di un rivale, il requisito fu sospeso, vista la loro fama di killer esperti. Tuttavia, quando Flemmi incontrò il boss Raymond Patriarca a Providence, rifiutò l’offerta: diffidava della mafia e riteneva di godere già di sufficiente protezione grazie ai suoi contatti con l’FBI. Nel frattempo, Flemmi aiutò Rico a convincere Barboza a collaborare con il governo come testimone contro la famiglia Patriarca. La decisione di Barboza innescò una spirale di vendette: Patriarca ordinò l’eliminazione di potenziali testimoni e dell’avvocato John E. Fitzgerald, legale di Barboza. Il 30 gennaio 1968, Flemmi e Salemme piazzarono una bomba sotto il cofano dell’auto di Fitzgerald a Everett. L’avvocato sopravvisse, ma perse una gamba.

Nel settembre 1969, Flemmi fu incriminato in due contee del Massachusetts per l’omicidio di Billy Bennett e per il tentato omicidio di Fitzgerald. Avvertito in anticipo da Rico, fuggì insieme a Salemme e a Peter Poulos, un ex socio dei Bennett. Durante la fuga verso la California, Flemmi uccise Poulos vicino a Las Vegas, temendo che potesse cedere sotto pressione. Il corpo fu trovato nel deserto del Nevada.

Flemmi rimase latitante per oltre quattro anni, prima a New York e poi a Montréal, dove lavorò come tipografo per un giornale. Anche durante la fuga continuò a comunicare con Rico, che lo teneva aggiornato e nascondeva la sua posizione alle autorità del Massachusetts. Dopo aver rotto con Salemme per divergenze personali, Flemmi rivelò all’FBI dove si nascondeva l’ex alleato, permettendone la cattura: Salemme fu condannato a 15 anni di carcere per l’attentato a Fitzgerald. Nel frattempo, grazie al ritiro delle testimonianze chiave, le accuse contro Flemmi furono archiviate. Nel maggio del 1974, dopo anni di latitanza, tornò a Boston, libero e pronto a riprendere i suoi affari.

Rapporto con James Bulger e l'FBI

Nel 1965, James J. “Whitey” Bulger uscì dal carcere federale dopo aver scontato nove anni di prigione per rapina a mano armata. Per un breve periodo lavorò come custode, ma presto tornò alla vita criminale, diventando sicario ed esattore per Donald “Donnie” Killeen, boss della malavita di South Boston. Dopo l’omicidio di Killeen, avvenuto per mano di un uomo della rivale Mullen Gang, il capo della Winter Hill Gang, Howard “Howie” Winter, mediò il conflitto tra i Killeen rimasti e i Mullens guidati da Patrick “Pat” Nee. Alla fine, Winter scelse Bulger come suo referente per il controllo di South Boston. In quel periodo, l’FBI di Boston tentò di reclutarlo come informatore, ma Bulger rifiutò.

Nel 1974, Bulger si associò con Stephen Flemmi come esattore e killer per conto della Winter Hill Gang, dando inizio a un sodalizio che avrebbe dominato la scena criminale di Boston per due decenni. L’anno seguente, nel 1975, Bulger accettò di entrare nel programma di informatori Top Echelon dell’FBI, su invito dell’agente John “Zip” Connolly. Secondo le versioni successive, Bulger avrebbe confidato a Flemmi di conoscere il suo segreto di informatore; Flemmi, invece, sostenne di non sapere che anche Bulger collaborasse con l’FBI. Tuttavia, l’ex associato Kevin Weeks giudicò poco credibile questa versione: a suo parere, era troppo coincidente che Bulger fosse diventato informatore solo un anno dopo essersi legato a Flemmi, sospettando che quest’ultimo avesse contribuito a costruire un dossier federale su di lui. Secondo Weeks, Bulger fu probabilmente costretto a scegliere tra la collaborazione con l’FBI o il ritorno in prigione.

Nel frattempo, H. Paul Rico, lo storico referente dell’FBI di Flemmi, era stato trasferito a Miami nel 1970 e si ritirò nel 1975. Fu allora che Connolly, con l’aiuto di Bulger, riattivò la collaborazione di Flemmi con l’FBI, diventando il nuovo gestore della coppia di informatori. Connolly li seguì dal 1975 fino al suo pensionamento nel 1990. Uniti da un odio comune verso la famiglia Patriarca, dal desiderio di trarre profitto dalla sua caduta e dalla protezione garantita dai federali, Flemmi e Bulger instaurarono un’alleanza potente e duratura, che avrebbe intrecciato criminalità organizzata e apparati dello Stato.

Nel corso degli anni Settanta e Ottanta, i due parteciparono a cene e incontri riservati con agenti dell’FBI impegnati nelle indagini contro la mafia - tra cui Connolly, i suoi superiori John Morris e James Ring, e perfino Joseph D. Pistone, noto per la sua infiltrazione sotto copertura nella famiglia Bonanno con il nome di Donnie Brasco.

Nel 1997, poco dopo che The Boston Globe rivelò pubblicamente che Bulger e Flemmi erano informatori, Kevin Weeks incontrò Connolly, il quale gli mostrò una copia del fascicolo dell’FBI su Bulger. Per giustificare la doppia collaborazione, Connolly gli spiegò:

La Mafia si era messa contro Jimmy e Stevie, quindi Jimmy e Stevie si sono messi contro di loro.

Weeks ricordò di aver letto i rapporti nel ristorante Top of the Hub, notando che il 90% delle informazioni proveniva da Flemmi, non da Bulger. Connolly gli disse di aver usato il nome di Bulger nei fascicoli solo per mantenere attiva la copertura e giustificare gli incontri con lui. Anche dopo il pensionamento, Connolly continuò a incontrare Bulger, scambiando informazioni e denaro, grazie ai contatti rimasti all’interno dell’FBI. Weeks si rese conto, però, che quei rapporti non si limitavano ai mafiosi italiani: contenevano nomi di gangster irlandesi, polacchi e persino amici suoi, molti dei quali furono poi arrestati per i reati descritti nei documenti. Capì allora che Connolly mentiva quando sosteneva che quei file non fossero stati divulgati: erano stati regolarmente trasmessi all’interno dell’FBI. Come disse Weeks, citando un vecchio motto di Bulger:

Puoi mentire a tua moglie e alle tue amanti, ma non ai tuoi amici. Non a quelli con cui fai affari.

Forse Bulger e Flemmi non gli avevano mentito, ma di certo non gli avevano detto tutta la verità. Nel corso della loro collaborazione con i federali, Flemmi e Bulger aiutarono l’FBI a piazzare microspie segrete nella sede di Gennaro “Jerry” Angiulo, il potente sottocapo della famiglia Patriarca, al 98 di Prince Street, nel quartiere North End di Boston. Su richiesta di Morris, nel novembre 1980 i due visitarono il luogo, e Flemmi disegnò una pianta dettagliata dell’ufficio di Angiulo, permettendo agli agenti di sapere esattamente dove collocare le cimici. Sebbene Flemmi temesse che le registrazioni potessero incriminarlo insieme a Bulger, l’FBI lo rassicurò: nulla di ciò che sarebbe emerso dalle intercettazioni sarebbe stato usato contro di loro.

Relazioni sentimentali

Negli anni Cinquanta, Stephen Flemmi era sposato con una donna irlandese-americana di nome Jeanette, dalla quale in seguito si separò. Intorno al 1980 progettava di divorziare da lei per sposare la sua storica amante, Marilyn DeSilva, anche se non è chiaro se abbia mai portato a termine la procedura legale. Nel corso della sua vita, Flemmi ebbe numerose relazioni clandestine con altre donne, tra cui le sorelle Debra e Michelle Davis e una giovane donna di nome Deborah Hussey. Come dichiarò Frank Salemme:

Per Flemmi ci sono due cose fondamentali: i soldi e le donne - non necessariamente in quest’ordine.

Flemmi conobbe Debra Davis in una gioielleria poco dopo il suo ritorno a Boston nel 1974. La relazione tra i due durò oltre sette anni, e la coppia conviveva in un appartamento a Randolph insieme alla sorella minore di Debra, Michelle Davis. Tuttavia, il rapporto iniziò a deteriorarsi quando Flemmi cominciò ad abusare sessualmente della quattordicenne Michelle. Durante una lite con Debra al ristorante Bay Tower Room, al 60 di State Street, Flemmi, irritato, ammise implicitamente che lui e Whitey Bulger erano informatori dell’FBI. Quando Bulger lo venne a sapere, secondo alcune testimonianze si infuriò e ordinò che Debra venisse eliminata - ordine a cui Flemmi si sottomise. Il 17 settembre 1981, Debra Davis, allora ventiseienne, fu strangolata nel seminterrato della casa della madre di Flemmi a South Boston. Flemmi in seguito sostenne che fosse stato Bulger a ucciderla, ma il killer John Martorano dichiarò che lo stesso Flemmi gli aveva confessato di averla strangolata “per errore”. Per rendere difficile l’identificazione del cadavere, Flemmi le rimosse i denti e le amputò le mani. Il corpo venne sepolto sulla spiaggia di Tenean, lungo il fiume Neponset, a North Quincy. Durante la sepoltura, Flemmi avrebbe persino meditato di uccidere Bulger per la violenza commessa. Alla madre di Debra, Olga, raccontò invece che la figlia si era trasferita in Texas. Michelle Davis, distrutta dalla vergogna e dal trauma degli abusi subiti, cadde nella tossicodipendenza e morì di overdose nel gennaio 2006.

Quattro anni dopo, nel 1985, Flemmi e Bulger uccisero Deborah Hussey, che era la figlia della compagna di Flemmi, Marion Hussey, e dunque sua figliastra. Deborah, che era stata molestata da Flemmi fin da adolescente e con cui l’uomo intratteneva da anni una relazione sessuale, minacciava di lasciarlo e di raccontare tutto alla madre: un rischio che, secondo gli inquirenti, decretò la sua condanna a morte. Flemmi, Bulger e Kevin Weeks la attirarono in una casa al 799 di East Third Street, a South Boston, dove fu strangolata con un cappio. Il corpo venne poi sepolto nel seminterrato. Weeks descrisse così la scena:

Stevie si occupò dei vestiti e dei denti. Era freddo, metodico, come sempre. Anche se aveva avuto una relazione con Debbie, non sembrava turbato più di quanto lo fosse Jimmy. Sembrava quasi che gli piacesse, come se fosse semplicemente un altro giorno di lavoro. Senza emozioni, senza esitazioni - stava solo facendo il suo mestiere.

Quando Weeks chiese a Bulger il motivo dell’omicidio, questi rispose:

Chi lo sa? Portava neri in casa, si drogava… Stevie probabilmente se la scopava.

Anni dopo si scoprì che Flemmi aveva effettivamente avuto rapporti sessuali con Debbie, la quale era sua figliastra fin dall’età di tre anni. Secondo le sue stesse testimonianze, Marion Hussey continuò a frequentarlo anche dopo aver scoperto della relazione tra lui e la figlia - pur non sapendo nulla dell’omicidio.

Rapporto con Frank Salemme

Il socio storico di Stephen Flemmi, Frank Salemme, venne rilasciato dal carcere statale nel 1988, dopo aver scontato quindici anni per il tentato omicidio di John Fitzgerald. Subito dopo la scarcerazione, Salemme fu formalmente “fatto” (made) nella famiglia mafiosa Patriarca del New England.

La nuova alleanza non piacque a Whitey Bulger, che vide in Salemme e nei Patriarca un rischio per la supremazia della sua Winter Hill Gang. Flemmi, legato da un rapporto di lunga data con Salemme, cominciò infatti ad avvicinarsi alla Mafia italiana, che mirava a reclutarlo stabilmente nelle sue file. Per contrastare questa deriva, Bulger - sfruttando i suoi legami con l’agente dell’FBI John Connolly - mise in piedi un piano per eliminare Salemme, facendo sì che fossero i suoi stessi “compari” mafiosi a occuparsene. Connolly fece trapelare alla stampa una notizia falsa, secondo cui Salemme stava preparando un attacco contro la fazione di East Boston della famiglia Patriarca. L’articolo scatenò il panico e, il 16 giugno 1989, Salemme scampò per un soffio a un attentato: venne colpito da sicari di East Boston all’uscita di una pancake house a Saugus, rimanendo ferito ma sopravvivendo.

Due anni più tardi, nel 1991, Salemme era ormai divenuto il leader di fatto della Mafia del New England. Per consolidare la propria posizione come capo ufficiale della famiglia Patriarca, cercò di costruire un’alleanza strategica con la Winter Hill Gang, fondendo di fatto gli interessi della criminalità irlandese e di quella italiana a Boston. Flemmi e un suo collaboratore, George Kaufman, agirono come intermediari tra le due organizzazioni. Ciononostante, il piano di Bulger e Connolly - quello di seminare disordine e sospetti all’interno della famiglia Patriarca per impedirle di eclissare la Winter Hill - ebbe successo: dopo il ferimento di Salemme, il clan mafioso cadde in una spirale di guerre interne che ne indebolirono fortemente la struttura.

Secondo la testimonianza di Flemmi, il 10 maggio 1993 egli fu testimone dell’omicidio dell’imprenditore Steven DiSarro, proprietario di un locale notturno di Boston. Quel giorno si recò nella casa di Salemme a Sharon e vi trovò Francis “Frankie Boy” Salemme Jr., figlio del boss, che strangolava DiSarro mentre un complice, Paul Weadick, gli teneva ferme le gambe. Il padre, Frank Salemme Sr., osservava la scena senza intervenire. L’omicidio era stato ordinato per paura che DiSarro collaborasse con le autorità federali riguardo a un’indagine su traffici illeciti legati al Channel nightclub di South Boston, in cui Salemme e suo figlio avevano investito. Il corpo fu sepolto dietro un vecchio stabilimento industriale a Providence, Rhode Island.

Nel 1994, la DEA, la polizia di Stato del Massachusetts e il dipartimento di polizia di Boston avviarono un’indagine congiunta sulle operazioni di gioco d’azzardo gestite in collaborazione dalla Winter Hill Gang e dalla famiglia Patriarca, segno di quanto le due organizzazioni - nonostante tutto - continuassero a intrecciare affari nell’ombra.

Arresto e condanna

Alla fine del 1994, la Polizia di Stato del Massachusetts e l’Ufficio del Procuratore Federale avevano raccolto prove sufficienti per incriminare Stephen Flemmi, Whitey Bulger e Frank Salemme con 35 capi d’accusa per racket e estorsione.

Nel dicembre dello stesso anno, l’agente dell’FBI John Connolly avvertì Bulger e Flemmi che diversi allibratori ebreo-americani incarcerati avevano accettato di testimoniare contro di loro, rivelando di aver pagato denaro per la protezione. Ciò aveva portato il Dipartimento di Giustizia a emettere mandati di cattura sigillati, con arresti previsti per il periodo natalizio. Il 23 dicembre 1994, Bulger fuggì da Boston insieme alla sua compagna Catherine Greig. Flemmi, a sua volta, avvisò Salemme, che scappò prima a Providence e poi a West Palm Beach, in Florida.

Secondo Kevin Weeks, già nel 1993 e 1994, prima che “la tempesta” si abbattesse su di loro, Bulger e Flemmi avevano viaggiato in lungo e in largo per l’Europa, tra Riviera francese e italiana. Era una fuga di prova, un modo per prepararsi a una nuova vita sotto falso nome. Bulger, infatti, aveva costruito un’identità alternativa - Thomas Baxter - completa di documenti, carte di credito e persino iscrizioni a club e associazioni. Flemmi, tuttavia, sottovalutò la tempistica degli arresti e rimase a Boston. Il 5 gennaio 1995, fu arrestato dalla polizia statale mentre usciva dallo Schooner’s Restaurant in compagnia di una donna. Sorpreso, avrebbe chiesto agli agenti: “È uno scherzo?”. Fu trattenuto senza cauzione e rinchiuso nella Plymouth County House of Correction.

Durante la fase istruttoria del processo, gli avvocati scoprirono che l’FBI aveva mentito sull’uso di microspie mobili per proteggere un proprio informatore. L’avvocato Tony Cardinale, intuendo la manipolazione, riuscì a far emergere che le autorità federali stavano nascondendo l’identità dei loro informatori - che si rivelarono poi essere proprio Bulger e Flemmi. Flemmi era convinto di godere di protezione dall’FBI, ma non di immunità. Pensava di poter dimostrare che i crimini per cui veniva perseguito erano stati di fatto autorizzati dall’FBI stesso, e che il giudice Mark L. Wolf avrebbe quindi annullato l’intero processo. Ma senza immunità, Flemmi non poteva confessare omicidi per i quali non era stato formalmente accusato. Nel 1998, quando salì sul banco dei testimoni, John Martorano aveva già confessato quasi venti omicidi, molti dei quali ordinati da Bulger e Flemmi, ricevendo oltre un milione di dollari per le sue azioni. A molte domande, Flemmi rispose invocando il Quinto Emendamento.

Nel 2000, accerchiato e disperato, Flemmi cercò di usare le sue vecchie conoscenze per ottenere informazioni sulle indagini in corso. Ordinò a Kevin Weeks di contattare Richard J. Schneiderhan, un ex tenente della polizia statale e amico di lunga data, per ottenere notizie su intercettazioni segrete che miravano a rintracciare Bulger. Quando Weeks accettò di collaborare con la giustizia, rivelò il coinvolgimento di Schneiderhan, che fu condannato a 18 mesi di prigione per ostruzione alla giustizia.

Nello stesso anno, il fratello di Flemmi, Michael, ex agente della polizia di Boston, fu arrestato per aver rimosso oltre 70 armi dal capanno della madre dopo aver saputo che sarebbe stato perquisito. Nel 2002, fu condannato a 10 anni di carcere, e l’anno seguente ammise anche di aver venduto gioielli rubati appartenenti a Stephen per 40.000 dollari.

Nel 2003, con tutti i suoi ex complici - Salemme, Weeks e altri - divenuti informatori, Flemmi comprese che non aveva più scampo. Rischiava la pena di morte per omicidi commessi in Florida e Oklahoma. Nell’ottobre di quell’anno, accettò un patteggiamento, dichiarandosi colpevole di 10 omicidi davanti al tribunale federale di Boston in cambio di una condanna all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. Come parte dell’accordo, la pena del fratello Michael fu ridotta.

Flemmi testimoniò poi contro John Connolly nel processo per l’omicidio di John Callahan, ex presidente della World Jai Alai, assassinato nel 1981 per evitare che collaborasse con le autorità sull’omicidio del suo successore, Roger Wheeler. In seguito, Flemmi testimoniò anche al processo del 2013 contro Whitey Bulger, che si concluse con la condanna di quest’ultimo all’ergastolo più cinque anni.

Oggi, Flemmi è detenuto in un carcere federale segreto sotto la protezione del Programma di protezione testimoni. Il 18 agosto 2021, gli è stata negata la libertà condizionale dalla Florida Commission on Offender Review, nonostante avesse richiesto il rilascio per motivi di salute. La prossima revisione della sua posizione è prevista per il 2028, quando avrà 93 anni. Ufficialmente, la sua data di rilascio è fissata al 4 maggio 2218.

Nella cultura popolare

Il personaggio di Stephen Flemmi è stato interpretato da Rory Cochrane nel film del 2015 Black Mass - L'ultimo gangster (Black Mass), diretto da Scott Cooper.

Note

    Altri progetti

    Collegamenti esterni

    Controllo di autoritàVIAF (EN) 301892581 · LCCN (EN) no2013051183