Tanella di Pitagora
| Tanella di Pitagora | |
|---|---|
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| Civiltà | Etrusca |
| Utilizzo | Tomba |
| Epoca | IV-II secolo a.C. |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Comune | Cortona |
| Dimensioni | |
| Larghezza | 2,05 m (camera) |
| Lunghezza | 2,60 m (camera) |
| Scavi | |
| Date scavi | Prima metà del XIX secolo |
| Amministrazione | |
| Patrimonio | Cortona (città antica) |
| Ente | Accademia Etrusca |
| Visitabile | Sì, nell'ambito del MAEC Parco diffuso |
| Mappa di localizzazione | |
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La Tanella di Pitagora è una tomba etrusca di età ellenistica che sorge lungo la strada che scende dal colle di Cortona verso la Val di Chiana, in provincia di Arezzo, a breve distanza dalla Tanella Angori.[1] È il monumento etrusco più noto della città, e il nome con cui è conosciuta non ha alcun rapporto con la sua destinazione originaria.
Il nome
La denominazione nasce da un equivoco erudito di età rinascimentale: il nome della città toscana suona assai vicino a quello di Croton, dove Pitagora aveva realmente vissuto e tenuto la propria scuola. Quando nel XVI secolo si affermò una rinnovata fortuna delle dottrine pitagoriche, anche a Cortona se ne volle rivendicare un legame, e la struttura allora solo parzialmente visibile sul fianco del colle fu identificata con l'abitazione del filosofo.[2] Il termine tanella, di uso locale, designa a Cortona le tombe a camera di età ellenistica costruite su basamento circolare, come la vicina Tanella Angori.[3]
Descrizione

Il sepolcro è interamente costruito in muratura di arenaria locale, e non scavato nella roccia. Appartiene alla serie delle tombe a camera con nicchie disposte sui lati e sul fondo, destinate ad accogliere le urne cinerarie, delimitate da un tamburo circolare e coperte da una volta sormontata da un tumulo.[2]
Il basamento poggia direttamente sul banco roccioso ed è formato da lastre di arenaria; il giro esterno conta otto lastre di misure disuguali, messe in opera a secco. Vi si accede attraverso un breve dromos di pianta trapezoidale, chiuso in alto da un architrave sul quale era incardinata una porta lapidea a due battenti.[1] La camera, di pianta rettangolare, misura 2,60 m di lunghezza e 2,05 di larghezza, e presenta sulle pareti laterali e di fondo le nicchie destinate alle urne e alle olle cinerarie con i relativi corredi; la copertura è una volta a botte formata da cinque monoliti accostati, sulla quale doveva elevarsi un rivestimento di terra o di lastre che ne richiamava l'aspetto tumulare.[1] Sul piano della tecnica costruttiva rientra in una classe ristretta di sepolcri dell'Etruria settentrionale, caratterizzati da pareti in blocchi accuratamente squadrati e da una copertura a volta realizzata con conci a cuneo, cui appartengono anche la Tomba del Granduca a Chiusi e la Tomba di San Manno a Perugia; per questo gruppo sono stati indicati come modelli i sepolcri monumentali della Macedonia della metà del IV secolo a.C.[4]
Nel suo aspetto monumentale la tomba riprende, in forme aggiornate, l'ideologia dei grandi tumuli orientalizzanti e arcaici del territorio cortonese, i cosiddetti meloni del Sodo e di Camucia.[3]
Datazione e proprietà
La cronologia del monumento non è fissata in modo unanime: l'Accademia Etrusca lo assegna al II secolo a.C., mentre in sede repertoriale è stato riferito al IV secolo a.C.[2][5]
L'attribuzione del sepolcro ai Cusu, una delle famiglie di maggiore rilievo della Cortona ellenistica e la stessa che compare nella Tabula Cortonensis, si fonda su un coperchio di urnetta con iscrizione etrusca rinvenuto nei pressi della tomba e oggi conservato al museo cittadino.[1][2] Alla medesima famiglia l'epigrafia riferisce anche la vicina Tanella Angori.[6]
Storia delle ricerche
A differenza della maggior parte delle tombe etrusche, la Tanella non è mai stata interamente sepolta ed è rimasta visibile in superficie; le prime indagini condotte con regolarità per metterla completamente in luce risalgono tuttavia soltanto alla prima metà del XIX secolo.[2] Il monumento era noto agli eruditi già nel Cinquecento: la prima menzione si deve a Giorgio Vasari, che lo visitò nel 1566 e ne riferì in una lettera.[1][7]
Nel 1929 la contessa Maria Laparelli Pitti, che ne era proprietaria, lo donò all'Accademia Etrusca, cui appartiene tuttora; fu l'Accademia a occuparsi del restauro e a sistemare l'area circostante, piantumandola a cipressi.[1][2]
Note
- 1 2 3 4 5 6 Tanella di Pitagora, su cortonamaec.org, MAEC, Museo dell'Accademia Etrusca e della Città di Cortona. URL consultato il 24 luglio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 Tombe etrusche, su accademia-etrusca.org, Accademia Etrusca di Cortona. URL consultato il 24 luglio 2026.
- 1 2 Camporeale 2015, p. 370.
- ↑ Haynes 2000, pp. 335-336.
- ↑ Gras 1987, p. 424.
- ↑ van der Meer 2013, p. 166.
- ↑ Camporeale 2015, pp. 366-367.
Bibliografia
- Giovannangelo Camporeale, Gli Etruschi. Storia e civiltà, 4ª ed., Torino, UTET, 2015.
- Michel Gras, Cortona, in Bibliografia topografica della colonizzazione greca in Italia e nelle isole tirreniche, V, Pisa-Roma, Scuola Normale Superiore, 1987, pp. 422-431.
- (EN) Sybille Haynes, Etruscan Civilization. A Cultural History, Los Angeles, J. Paul Getty Museum, 2000.
- (EN) Lammert Bouke van der Meer, The Tabula Cortonensis and land transactions, in Studi Etruschi, vol. 76, 2013, pp. 157-182.
