Tempio della Magna Mater
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| Civiltà | romana |
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| Mappa di localizzazione | |
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Il tempio della Magna Mater o di Cibele (Aedes Matris Magnae) era un tempio di Roma antica, situato sul colle Palatino[1].
Storia

Il difficilissimo periodo della seconda guerra punica aveva indotto i Romani a sentirsi perseguitati dagli dèi, per cui, tra i vari episodi per riconquistare la grazia divina, ci fu quello dell'introduzione in città del culto della Grande Madre, Cibele, deciso nel 204 a.C. dopo la consultazione del libri sibillini[2].
La divinità era venerata in Asia Minore, a Pessinunte, dove era simboleggiata da una pietra nera a forma di cono allungato, probabilmente un pezzo di meteorite. Venne inviata un'ambasceria al santuario e il simulacro venne inviato a Roma, tramite nave, dove fu temporaneamente alloggiato nel tempio della Vittoria sul Palatino e la pietra nera di Cibele divenne uno dei sette pignora imperii di Roma[1].
Un nuovo tempio venne subito costruito sullo stesso colle: poiché la dea era originaria della Troade, mitica patria dei Romani, il culto poté essere instaurato direttamente nel pomerio cittadino. L'11 aprile del 191 a.C. il tempio venne dedicato a costruzione conclusa. In onore della dea si tennero per la prima volta i Ludi Megalensi, celebrati con spettacoli teatrali per i quali scrissero alcune delle loro migliori opere Plauto e Terenzio.
Il tempio bruciò due volte: nel 111 a.C., dopo un incendio, quando venne restaurato da un Metello (probabilmente il già console Gaio Cecilio Metello Caprario) e nel 3 d.C. quando venne fatto ricostruire da Ottaviano Augusto[3].
Descrizione

I resti del tempio sono stati identificati con sicurezza tra le capanne arcaiche e la Domus Tiberiana, nelle vicinanze della Casa di Augusto: qui è stata ritrovata anche la statua della dea e l'iscrizione sul lato destro della facciata: M(ater) D(eum) M(agna) I(daea).
Esiste una raffigurazione dell'edificio in un rilievo dell'età di Claudio, murato nella facciata posteriore di villa Medici, dove il tempio è raffigurato corinzio e esastilo, con alta scalinata; non aveva colonne sui lati (prostilo).
Il basamento superstite del tempio è molto probabilmente relativo alla prima costruzione, in opera incerta molto rozza, con restauri in opera quasi reticolata relativi al riparo dei danni del 111 a.C. Risalgono a questa fase anche alcune colonne in peperino oggi giacenti vicino al podio, mentre i capitelli corinzi e i frammenti di frontone risalgono all'età augustea[3].
Contesto
Accanto al tempio si trova il Tempio della Vittoria, edificato precedentemente, e la cosiddetta Casa Romuli, conosciuta anche come tugurium Romuli, e creduta la dimora del leggendario fondatore e primo re di Roma, Romolo[4].
Note
- 1 2 Claudia Scienza, Il culto di Cibele a Roma, su MilanoPlatinum.com, 1º giugno 2017. URL consultato il 18 aprile 2026.
- ↑ Roma - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 18 aprile 2026.
- 1 2 Tempio della Magna Mater, su www.archeoroma.com. URL consultato il 18 aprile 2026.
- ↑ Alessandro D'Alessio, Il rifacimento del santuario della Magna Mater a Roma alla fine del II secolo a.C. : impianto architettonico, cronologia e tecniche edilizie, in Publications de l'École française de Rome, vol. 419, n. 1, 2009, pp. 227–240. URL consultato il 18 aprile 2026.
Voci correlate
Bibliografia
- Filippo Coarelli, Guida archeologica di Roma, Verona, Arnoldo Mondadori Editore, 1984.
Collegamenti esterni
- Statua di Cibele dall'Antiquarium del Palatino, probabilmente proveniente dal tempio.
