Teodoro Stippeiote

Teodoro Stippeiote (in greco Θεόδωρος Στυπ[π]ειώτης?, Theodōros Styp[p]eiōtēs; fl. XII secolo) è stato un funzionario di alto livello dell'Impero bizantino e membro della corte dell'imperatore Manuele I Comneno (regno 1143 – 1180). Uomo colto e capace, avanzò rapidamente nella gerarchia imperiale, passando da segretario imperiale (grammatikos) all'influente carica di kanikleios, custode del calamaio imperiale. Intorno al 1150 organizzò la caduta di Giovanni Agioteodorita e gli succedette come mesazon, di fatto il primo ministro dell'Impero. Godette a lungo del favore e della fiducia di Manuele, che lo sposò persino con la nipote Eudocia. Tuttavia, nel 1158/59, Stippeote perse improvvisamente il potere e fu imprigionato e accecato. Le fonti forniscono diverse motivazioni, dalla cospirazione di Stippeote per privare l'imperatore del potere alle macchinazioni del suo rivale, Giovanni Camatero, e gli studiosi ancora dibattono sui veri retroscena di questo evento.

Biografia

L'origine e la giovinezza di Teodoro Stippeote sono sconosciute. Dai riferimenti nei poemi di Teodoro Prodromo, è probabile che sia nato intorno al 1110/1120 e che discendesse da una famiglia relativamente benestante[1]. La sua parentela con i primi Sty[p]peiotai del X e XI secolo non è chiara, ma potrebbe essere imparentato – forse un nipote, secondo Konstantinos Varzos – con il comandante militare Michele Stippeote, che sprestò servizio sotto Alessio I Comneno (r. 1081–1118)[2][3]. Nella sua giovinezza, Stippeote ricevette una educazione ampia, con il poeta di corte Teodoro Prodromo tra i suoi precettori. Il rapporto tra Stippeote e Prodromo era molto stretto; in una poesia scritta dopo la spettacolare ascesa al potere del suo allievo, Prodromo lo loda come "il migliore dei grammatici, studenti e amici", e per la sua affidabilità come scriba nel custodire i segreti[4].

L'ascesa al potere

Dopo aver completato la sua formazione, in età relativamente giovane, gli fu assegnato l'incarico di grammatikos o segretario dell'imperatore nella cancelleria imperiale, una posizione che richiedeva uomini altamente istruiti e qualificati, che erano responsabili, tra gli altri doveri, dell'elaborata prefazione (prooimion) allegata agli editti e alle carte imperiali[5][6]. Stippeiote salì rapidamente nella gerarchia della corte imperiale, diventando l'assistente dell'allora primo ministro (mesazon), Giovanni Agioteodorita[6][7]. Sfruttò quindi una lite tra due aristocratici, Michele Paleologo e Giuseppe Balsamone, cognato di Agioteodorita, per sbarazzarsi di quest'ultimo. Su istigazione di Stippeiota, Agioteodorita fu nominato governatore civile (praetor) del thema congiunto del Hellas e del Peloponnesos e inviato a trattare la disputa[6][8].

Con il suo superiore rimosso, Stippeote continuò la sua ascesa, raggiungendo la posizione di kanikleios, guardiano del calamaio imperiale, nel 1150/51. Questa posizione, grazie alla stretta vicinanza all'imperatore, rese Stippeote estremamente influente[9][10]. Stippeote accumulò altri titoli e cariche elevate: nei protocolli di un sinodo del maggio 1157 è elencato come protonotarios e nel novembre 1158 come dikaiodotes[11]. Grazie al favore di Manuele, Stippeote divenne l'effettivo mesazon, capo dell'amministrazione civile[12]. Secondo il funzionario e storico quasi contemporaneo, Niceta Coniata, da allora in poi Stippeote "amministrò gli affari pubblici come desiderava, profondamente saggio, prudente, piacevole nei modi e alto nel giudizio politico. Acconsentì a tutto ciò che l'imperatore comandava e comandò tutto ciò che l'imperatore desiderava"[13]. La sua posizione era così potente che poteva "muovere tutte le cose semplicemente puntando il dito e annuendo", e ogni suo desiderio divenne realtà[14]. Il suo potere è evocato eloquentemente nelle poesie a lui indirizzate da Prodromo e in una lettera lusinghiera inviata nel 1155 dal metropolita di Efeso, Giorgio Tornicio, in cerca del suo sostegno[15].

Nel 1158 circa, l'imperatore Manuele diede al suo fidato ministro la mano della nipote Eudocia (nata nel 1142 circa), rimasta orfana qualche tempo prima[16]. La coppia ebbe diversi figli, ma solo il nome di uno di loro, Manuele, probabilmente il primogenito, è noto da una serie di poesie e dediche alla sua "miracolosa" sopravvivenza da una caduta durante l'infanzia[17].

Caduta

Nel 1158/59, tuttavia, durante una campagna in Cilicia, Manuele ordinò che Stippeote fosse arrestato e accecato. Le ragioni di questo atto non sono chiare, con diverse motivazioni fornite da autori contemporanei[18]. Secondo Giovanni Cinnamo, egli annunciò pubblicamente una sorta di profezia secondo la quale Manuele sarebbe morto presto e che "il senato romano non avrebbe più dovuto concedere il potere a un giovane robusto, ma a un uomo di età adeguatamente avanzata, affinché sotto di lui, governando alla lettera [o imparando] gli affari di stato potessero essere gestiti come in una democrazia"[18][19]. Il cronachista tedesco Rahewin, d'altra parte, riporta che il kanikleios aveva assoldato tre uomini per assassinare Manuele, ma che l'imperatrice scoprì il complotto e informò l'imperatore[18].

Coniata fornisce un resoconto piuttosto diverso, che secondo lo storico Paul Magdalino potrebbe rappresentare la versione "non ufficiale" della vicenda, ma i cui dettagli furono dimostrati per lo più fittizi dal bizantinista Otto Kresten[20]. Secondo Coniata, la caduta di Stippeote fu il risultato della sua rivalità con Giovanni Camatero, il logothetes tou dromou, che si sentì frustrato dal rapporto speciale tra Stippeote e l'imperatore; gli obiettivi di Stippeote venivano raggiunti attraverso i suoi costanti legami con Manuele, mentre il limitato accesso di Camatero all'imperatore fece sì che le sue richieste non venissero mai soddisfatte. Camatero quindi falsificò una corrispondenza tra Stippeote e il re normanno di Sicilia, Guglielmo II (r. 1166–1189), che nascose in modo che potesse essere scoperta facilmente. Stippeote fu infine accusato di tradimento da Camatero, e l'imperatore Manuele ordinò che Stippeote fosse accecato e gli venisse mozzata la lingua[9].

La caduta di Stippeote coincise con l'accecamento di Michele Glica e la fuga del cugino dell'imperatore e futuro imperatore Andronico I Comneno (r. 1183–1185), e sebbene le fonti bizantine non facciano alcun collegamento esplicito, è molto probabile che sia collegata a entrambi gli eventi. Di conseguenza, secondo Magdalino, potrebbe indicare sia l'esistenza di una fazione a corte che desiderava un ritorno a un modello di governo più basato sul consenso, con l'imperatore che si consultava con il Senato come era prassi prima dell'ascesa dei Comneni, sia di una fazione filo-siciliana contraria alla posizione filo-tedesca di Manuele, manifestata nella sua alleanza con gli Hohenstaufen e rafforzata dall'imperatrice, Berta di Sulzbach[21].

Il destino di Stippeote dopo la sua destituzione, così come quello della moglie e dei figli, sono sconosciuti[22].

Note

  1. ↑ Kresten 1978, p. 51.
  2. ↑ Kresten 1978, pp. 52, 81–84.
  3. ↑ Varzos 1984, pp. 369–370 (nota 6).
  4. ↑ Varzos 1984, pp. 370–371.
  5. ↑ Kresten 1978, pp. 50–51.
  6. 1 2 3 Varzos 1984, p. 371.
  7. ↑ Kresten 1978, p. 52.
  8. ↑ Kresten 1978, pp. 52–53.
  9. 1 2 Kazhdan & Epstein 1985, p. 66.
  10. ↑ Varzos 1984, p. 372.
  11. ↑ Kresten 1978, p. 53 (nota 21).
  12. ↑ Magdalino 1991, pp. 198, 333.
  13. ↑ Coniata 1984, pp. 34–35.
  14. ↑ Coniata 1984, p. 63.
  15. ↑ Varzos 1984, pp. 372–375.
  16. ↑ Varzos 1984, pp. 368–370, 375.
  17. ↑ Varzos 1984, pp. 375–376, 381.
  18. 1 2 3 Magdalino 2002, p. 198.
  19. ↑ Brand 1976, p. 141.
  20. ↑ Magdalino 2002, p. 199.
  21. ↑ Magdalino 2002, pp. 198–200.
  22. ↑ Varzos 1984, p. 381.

Bibliografia