Terra Murata

Il borgo di Terra Murata visto dalla baia della Corricella

Terra Murata è il borgo medievale fortificato che sorge sul punto più alto dell'isola di Procida, a circa 91 metri sul livello del mare, nella città metropolitana di Napoli. Nucleo storico, culturale e religioso dell'isola, è raggiungibile attraverso la ripida salita Castello che parte da Marina Corricella. Il borgo ospita alcuni tra i principali monumenti di Procida, tra cui il Palazzo d'Avalos, l'Abbazia di San Michele Arcangelo e l'ex Conservatorio delle Orfane.

Storia

Origini e periodo medievale

Il sito corrisponde al primo nucleo insediativo stabile dell'isola di Procida. In epoca romana il territorio dell'isola era caratterizzato da un insediamento diffuso; nel corso del Medioevo la popolazione si concentrò sul promontorio più elevato, dando vita a un borgo compatto e difensivo noto come «Terra Casata».[1] L'insediamento disponeva originariamente di due accessi: la Porta della Terra e la cosiddetta Porta di Mezz'Omo, la cui denominazione suggerisce la presenza di un antico ponte levatoio.[2] Le abitazioni, addossate le une alle altre e prive di spazi liberi tra di esse, svolgevano esse stesse una funzione difensiva, impedendo l'accesso agli assalitori dall'esterno.[3]

La famiglia d'Avalos e la cinta muraria cinquecentesca

Nel 1529 l'isola di Procida divenne feudo della famiglia d'Avalos, fedele all'imperatore Carlo V.[1] Nel corso del XVI secolo le incursioni barbaresche si intensificarono, anche in conseguenza delle guerre tra Ottomani e Spagnoli nel Mediterraneo. Nel 1525 il corsaro Khayr al-Din Barbarossa saccheggiò l'isola riducendo in schiavitù numerosi abitanti; i superstiti trovarono rifugio entro le mura di Terra Casata.[4] Nel 1561 i Turchi incendiarono anche l'Abbazia di San Michele.

A partire dal 1563, per volontà del cardinale Innico d'Avalos d'Aragona, signore dell'isola e abate commendatario dell'Abbazia di San Michele, il borgo fu dotato di un sistema difensivo organico: una cinta muraria bastionata con torri di avvistamento fu eretta intorno al promontorio, e sul sito dell'antica Porta della Terra fu costruito il Palazzo d'Avalos. Fu aperta la Porta di Ferro, unico ingresso al complesso.[5] Da quel momento il borgo assunse il nome di «Terra Murata» – letteralmente «terra cinta di mura» – con cui è tuttora conosciuto. La costruzione del palazzo e delle mura impresse un nuovo assetto urbanistico all'intera isola, favorendo lo sviluppo del borgo sottostante di Marina Corricella.[6]

Età moderna e contemporanea

Nel XVII secolo fu fondato il Conservatorio delle Orfane nell'edificio della famiglia patrizia De Iorio, per accogliere le vittime della peste del 1656.[7] Nel 1734 la famiglia d'Avalos fu privata del feudo dai Borbone, che inclusero l'isola nei beni della corona. Nel 1830 il Palazzo d'Avalos fu trasformato in bagno penale e carcere, funzione che mantenne fino al 1988.

Nel 1799, durante la repressione seguita alla caduta della Repubblica Napoletana, a Terra Murata furono fucilati alcuni detenuti politici; le croci nere presenti sulle pareti della cappella della Madonna del Carmine, lungo la salita Castello, ricordano le vittime di quel massacro.[7]

Descrizione

Impianto urbano

Il borgo si sviluppa lungo il promontorio più elevato di Procida, a 91 metri sul livello del mare, con affaccio diretto sul Golfo di Napoli. La struttura urbanistica è di impianto medievale, con vicoli stretti e tortuosi, case addossate e di colori pastello, scalinate esterne, archi e terrazzi. La compattezza degli edifici rispecchia una logica difensiva consolidatasi nei secoli di minacce piratesche. L'accesso principale avviene attraverso la salita Castello, che parte da Marina Corricella; l'ingresso storico alla cittadella è segnato dal cosiddetto Portale di Ferro. Sul percorso si trovano anche due cannoni a lunga gittata risalenti alla Repubblica Napoletana del 1799.[8]

Principali monumenti

Abbazia di San Michele Arcangelo

Il monumento più importante del borgo è l'Abbazia di San Michele Arcangelo, il cui nucleo originario risale al 1026, quando fu edificato un piccolo tempio dedicato al patrono dell'isola.[4] Nel XII secolo fu trasformata in monastero benedettino. Più volte saccheggiata, distrutta e ricostruita a causa delle incursioni saracene, la sua struttura attuale risale al XVI secolo e fu realizzata per volere del cardinale Innico d'Avalos d'Aragona dopo l'incendio del 1561.[9]

L'abbazia è a pianta basilicale, con tre navate e diciassette altari. Il soffitto a cassettoni della navata centrale, in legno e oro zecchino, risale al XVII secolo. Il complesso museale si sviluppa nei piani inferiori su tre livelli: il primo ospita un presepe permanente con pastori di scuola napoletana del XVIII secolo in legno e terracotta; il secondo una biblioteca di circa ottomila volumi tra testi a stampa e manoscritti dal XVI secolo; il terzo livello ospita un ossario-necropoli con ambulacro di interro e di mummificazione.[3]

Palazzo d'Avalos

Il Palazzo d'Avalos, eretto nel 1563 per volontà del cardinale Innico d'Avalos d'Aragona, fu in successione residenza nobiliare, residenza reale borbonica, scuola militare e infine carcere dal 1830 al 1988. Oggi è aperto al pubblico con tour guidati ed è uno dei principali siti culturali dell'isola.

Palazzo De Iorio – Palazzo della Cultura

Il Palazzo De Iorio è l'unico esemplare di architettura gentilizia del borgo, edificato prima del Cinquecento e ritenuto dalla tradizione locale la residenza di Giovanni da Procida, primo feudatario dell'isola e protagonista dei Vespri Siciliani.[5] Dal 1656 fu adibito a Conservatorio delle Orfane per accogliere le vittime della peste. Attualmente, restaurato, ospita il Palazzo della Cultura, sede di attività universitarie dell'Università L'Orientale di Napoli e del Museo Casa di Graziella, dedicato al mito letterario ispirato al romanzo Graziella di Alphonse de Lamartine (1852).[10]

Il Mulino

Lungo la salita Castello è visibile la mole di un mulino, costruito nel 1764 per la molitura dei grani importati durante una carestia.[7]

Chiesa di Santa Margherita Nuova

Il convento domenicano di Santa Margherita Nuova, edificato tra il 1586 e il 1956, sorge su una roccia scoscesa sul lato orientale del promontorio. Per la sua realizzazione fu necessario elevare un complesso di piloni sormontati da archi, che costituisce uno degli elementi architettonici più caratteristici della Punta dei Monaci.[7]

Terra Murata nella cultura

Il borgo e la sua atmosfera sono evocati nel romanzo L'isola di Arturo (1957) di Elsa Morante, ambientato su un'isola chiaramente ispirata a Procida.

Lo scrittore e politico francese Alphonse de Lamartine approdò a Procida nel 1812 durante il suo Grand Tour in Italia; la sua esperienza sull'isola diede origine al romanzo Graziella, pubblicato nel 1852, la cui protagonista ha ispirato il museo a lei dedicato nel Palazzo della Cultura.

Valorizzazione contemporanea

Il borgo ha assunto rinnovata visibilità internazionale in occasione del titolo di Capitale italiana della cultura 2022 assegnato a Procida, che ha promosso un vasto programma di recupero e valorizzazione del patrimonio storico, con particolare attenzione al complesso monumentale del Palazzo d'Avalos.

Note

  1. 1 2 Terra Murata – Procida, su Open Campania.
  2. ↑ L'Abbazia, su Abbazia San Michele Arcangelo.
  3. 1 2 Terra Murata, su terramurata.it.
  4. 1 2 Abbazia San Michele Arcangelo, su Guida di Procida.
  5. 1 2 Terra Murata, su B&B Mediterraneo.
  6. ↑ Palazzo d'Avalos, Procida, su SNAV Magazine.
  7. 1 2 3 4 Terra Murata, su e-borghi.com.
  8. ↑ Terra Murata, su Visit Procida.
  9. ↑ Abbazia di San Michele Arcangelo, su Visit Procida.
  10. ↑ Terra Murata Procida, su Treeaveller.

Voci correlate

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