Tomba di Vix
| Tomba di Vix Tesoro di Vix (Trésor de Vix) | |
|---|---|
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| Civiltà | Celtica (tardo Hallstatt - inizio La Tène) |
| Utilizzo | Tumulo funerario; abitato fortificato (oppidum) |
| Epoca | VI-V secolo a.C. |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Località | Vix |
| Scavi | |
| Data scoperta | 1953 |
| Date scavi | 1930-presente |
| Organizzazione | Société archéologique du Châtillonnais; CNRS; Inrap |
| Archeologo | René Joffroy; Bruno Chaume |
| Amministrazione | |
| Ente | Musée du Pays Châtillonnais - Trésor de Vix |
| Visitabile | I reperti sono esposti a Châtillon-sur-Seine |
| Sito web | www.musee-vix.fr |
| Mappa di localizzazione | |
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La tomba di Vix è una sepoltura principesca celtica a tumulo, databile attorno al 500 a.C., scoperta nel 1953 nei pressi del villaggio francese di Vix, in Borgogna. La tomba, nota anche come sepoltura della "Dama di Vix", fa parte di un più ampio complesso archeologico protostorico del tardo periodo di Hallstatt e dell'inizio di quello di La Tène, comprendente un abitato fortificato (oppidum) sul Mont Lassois e diversi tumuli funerari.
Mai violata prima dello scavo, la tomba conteneva un corredo di eccezionale ricchezza, noto in francese come Trésor de Vix ("tesoro di Vix"): numerosi gioielli, tra cui un torque in oro massiccio, e il celebre cratere di Vix, il più grande vaso metallico dell'antichità classica finora conosciuto.[1]
Localizzazione
Il complesso si trova presso il villaggio di Vix, circa 6 km a nord di Châtillon-sur-Seine, nel dipartimento della Côte-d'Or, in Borgogna nord-orientale. Il sito è incentrato sul Mont Lassois, un rilievo isolato dalla sommità pianeggiante che domina di circa 100 metri l'alta valle della Senna e che ospitava l'abitato fortificato. A sud-est del monte si estendeva una necropoli di 42 ettari, con sepolture che vanno dalla tarda età del bronzo al tardo La Tène; altri rinvenimenti attestano una frequentazione del sito fino alla tarda antichità.[2]
Nel VI e V secolo a.C. l'insediamento di Vix controllava un importante nodo commerciale, dove la Senna, via di trasporto fluviale che collegava la Francia orientale e occidentale, incrociava la via di terra che dal Mediterraneo conduceva all'Europa settentrionale. Lungo questo asse transitava in particolare lo stagno proveniente dalla Gran Bretagna e diretto verso sud, un traffico sul quale l'aristocrazia locale poteva verosimilmente esercitare un controllo e prelevare pedaggi.[3] Vix si trova inoltre al centro di una pianura agricola fertile.
Storia delle scoperte

I primi materiali archeologici della zona furono individuati a partire dall'aprile del 1930 da un appassionato locale. Le ricerche, via via più sistematiche, restituirono nei decenni successivi migliaia di frammenti ceramici, fibule, gioielli e altri oggetti in bronzo e ferro.[4]
Nel gennaio del 1953 Maurice Moisson, capocantiere degli scavi condotti dalla società archeologica di Châtillon-sur-Seine, notò un'anomalia del terreno in un campo ai piedi del Mont Lassois e la segnalò a René Joffroy, allora presidente della società: lo scavo del tumulo, condotto tra gennaio e febbraio dello stesso anno, portò alla luce la sepoltura con il cratere.[5] Nel 1991 presero avvio nuove ricerche sul Mont Lassois e nei suoi dintorni sotto la direzione di Bruno Chaume; dal 2001 il programma di ricerca "Vix et son environnement" riunisce le risorse di diverse università.[4]
Nel 2019 il tumulo della tomba è stato oggetto di un nuovo scavo integrale condotto dall'Inrap in collaborazione con il laboratorio ARTEHIS (CNRS/Università di Borgogna-Franca Contea).[6]
L'oppidum del Mont Lassois
Fortificazioni e strutture
Gli scavi dell'abitato sulla sommità del Mont Lassois hanno rivelato imponenti fortificazioni, con fossati e mura spesse fino a 8 metri. Le mura erano costruite nella tecnica detta Pfostenschlitzmauer (a montanti lignei verticali), ma hanno restituito anche chiodi del tipo caratteristico del murus gallicus. All'interno della cinta sono stati individuati edifici di vario tipo: case a pali portanti, capanne seminterrate, focolari e granai su palafitte. Le prospezioni geofisiche mostrano un grande insediamento pianificato, con un asse centrale nord-sud e più fasi edilizie.[7]
Il "palazzo della Dama di Vix"

Nel 2006, al centro del sito, è stato scoperto un grande complesso di cinque edifici di notevoli dimensioni. L'edificio principale misurava 35 × 22 metri, con un'altezza interna stimata di almeno 15 metri; la grande sala era dotata di un'abside sul retro e di un portico in antis sulla fronte, una planimetria che richiama il megaron della prima architettura greca. Un rinvenimento del genere è senza precedenti nell'Europa celtica antica. I materiali suggeriscono un uso residenziale o legato a banchetti, e la struttura è stata definita il "palazzo" della Dama di Vix (Palais de la Dame de Vix).[7] Secondo Chaume: «Lo spazio interno di circa 500 m² è diviso in tre ambienti di dimensioni diverse. Questa realizzazione dimostra una padronanza della geometria e della carpenteria capace di liberare vasti spazi interni».[8]
Le prospezioni geomagnetiche hanno inoltre individuato un altro grande edificio absidato, di dimensioni e impianto analoghi, all'interno di una vasta area recintata ai piedi del Mont Lassois, sull'altra riva della Senna, anch'esso interpretato come edificio "palaziale". Tutti e sei i grandi edifici presentano un identico orientamento est-ovest, con gli ingressi principali rivolti verso il sorgere del sole, una disposizione forse dettata da ragioni simboliche più che pratiche.[7] Diversi autori hanno ipotizzato che la Dama di Vix possa essere stata una sacerdotessa oltre che una "regina".[9][10]
Reperti
I numerosi rinvenimenti dell'oppidum documentano i contatti commerciali ampi e duraturi dell'insediamento e il suo ruolo di centro economico. I reperti più comuni sono i frammenti ceramici, oltre 40.000 quelli registrati: molti sono prodotti locali decorati con semplici motivi geometrici (a scacchiera) e occasionali raffigurazioni animali, ma sono attestate anche ceramiche attiche a figure nere d'importazione greca. Molte anfore e coppe provengono dalle aree della Francia meridionale allora colonizzate dai Greci; le anfore erano servite al trasporto del vino. Tra i gioielli figurano fibule, spesso decorate con ambra o corallo, orecchini, perle, bracciali di scisto e anelli, oltre a ornamenti in vetro; alcune figurine in bronzo sono probabilmente di origine mediterranea. Le armi rinvenute sono finora poche, in maggioranza punte di proiettile e asce.[4]
Status
Il Mont Lassois presenta tutte le caratteristiche di un insediamento di rango elevato: grandi fortificazioni, la presenza di una cittadella e di una città bassa, materiali d'importazione rari e pregiati, oltre a numerosi ricchi tumuli funerari nelle vicinanze.[4]
I tumuli funerari
La tomba di Vix

La sepoltura della "Dama di Vix" avvenne attorno al 500 a.C. Benché la decomposizione dei materiali organici sia stata quasi totale, l'individuo sepolto è stato interpretato come una donna di età compresa tra i 30 e i 35 anni, accompagnata da molti gioielli ma da nessun'arma. Il suo rango sociale preciso non è chiaro (oltre a "Dama" sono stati usati, a livello di congettura, i titoli di "regina", "principessa" o "sacerdotessa" di Vix), ma l'eccezionale ricchezza del corredo non lascia dubbi sul suo status elevato.[10]
Sepoltura e corredo
L'inumazione fu deposta in una camera lignea rettangolare di circa 4 × 4 metri, scavata nel terreno a circa 3 metri di profondità e coperta da un tumulo di terra e pietre che misurava in origine circa 40 metri di diametro, oggi scomparso.[6]
Il corpo era adagiato nella cassa di un carro da parata a quattro ruote, smontate e deposte accanto ad essa, di cui si sono conservate solo le parti metalliche e le decorazioni in bronzo traforato. I gioielli comprendevano un torque in oro a 24 carati del peso di 480 grammi, le cui estremità sono ornate da cavalli alati su piedistalli in filigrana ispirati ai repertori orientalizzanti; un torque cavo in bronzo, otto fibule (sei delle quali decorate con ambra e corallo), bracciali in lignite, una collana di grandi perle d'ambra e pietra e anelli da caviglia in bronzo.[11]
La tomba conteneva inoltre un insieme di oggetti importati dall'Italia e dal mondo greco, tutti legati alla preparazione e al consumo del vino: oltre al celebre cratere, una phiale in argento con omphalos dorato, un'oinochoe (brocca da vino) etrusca in bronzo, tre bacili in bronzo probabilmente etruschi e alcune coppe attiche a figure nere.[11] Una di queste è datata attorno al 525 a.C. e costituisce il reperto datato più recente della tomba, fornendo così il terminus post quem per la sepoltura. I vasi erano probabilmente collocati su tavoli o panche di legno non conservatisi.
Secondo gli studi confluiti nella monografia diretta da Claude Rolley, il torque sarebbe stato realizzato da artigiani locali che si ispirarono a modelli greco-orientali, e l'analisi dell'oro impiegato è compatibile con questa ipotesi.[12] L'oreficeria celtica rimase infatti sostanzialmente autoctona: secondo Christiane Eluère, nonostante gli intensi contatti commerciali attraverso le Alpi tra Celti ed Etruschi, solo un piccolo numero di ornamenti aurei celtici presenta caratteri tecnici o stilistici di origine sud-alpina. Il torque di Vix è uno dei rari casi (con quelli di Ins, Jegenstorf e La Ronce) in cui compaiono la filigrana liscia e il filo perlinato finissimo, di circa 0,2 mm, propri della tecnica etrusca, pur restando un oggetto di fabbricazione locale.[13]
Il cratere di Vix

Il reperto più grande e famoso della sepoltura è un monumentale cratere a volute in bronzo, alto 1,64 metri e pesante 208,6 kg, con una capacità di 1.100 litri.[11] I crateri, destinati alla mescita di vino e acqua, erano comuni nel mondo greco ma erano di norma in ceramica: il cratere di Vix è divenuto un oggetto iconico, rappresentativo tanto della ricchezza delle sepolture principesche celtiche quanto della bronzistica greca tardo-arcaica.
Il vaso fu realizzato in sette o più elementi separati, contrassegnati da lettere greche, il che indica che fu probabilmente trasportato in Borgogna smontato e assemblato sul posto.[14] Il corpo, ricavato da un'unica lamina di bronzo martellato dello spessore di appena 1-1,3 mm, pesa circa 60 kg; il piede è fuso in un solo pezzo, e le tre anse a voluta, sorrette da leonesse rampanti e decorate ciascuna con un gorgoneion, pesano circa 46 kg l'una. Sul collo corre un fregio a rilievo raffigurante otto quadrighe condotte da aurighi, ciascuna seguita da un oplita appiedato in armatura completa, importante esempio, raramente conservatosi, della prima arte greca del rilievo bronzeo. Il coperchio in lamina martellata, concavo e traforato, fungeva probabilmente anche da colino per la depurazione del vino ed è sormontato da una statuetta femminile in bronzo fuso alta 19 cm, vestita di peplo e velo. Il cratere fu rinvenuto schiacciato dal peso del tumulo e restaurato dopo lo scavo.
Il cratere è attribuito a un'officina greca dell'Italia meridionale (Magna Grecia), forse di Sibari, ed è datato attorno al 530 a.C.[11][15] È il più grande vaso in bronzo greco finora conosciuto,[1] e si è ipotizzato che vada letto nel contesto di uno scambio di doni di prestigio legato al commercio del vino mediterraneo in cambio di materie prime dell'Europa settentrionale.
La compresenza nella tomba di oggetti etruschi accanto a quelli greci ha portato a inquadrare Vix nel commercio transalpino a cui presero parte anche gli Etruschi. Secondo Otto-Herman Frey, il servizio da vino in bronzo e argento, che comprende vasi con ogni evidenza di produzione etrusca, mostra che, oltre ai mercanti greci di Massalia attivi lungo l'asse Rodano-Saona, anche gli Etruschi parteciparono agli scambi con l'Europa centrale: estesa la loro influenza alla pianura padana entro la fine del VI secolo a.C., i valichi delle Alpi centrali e occidentali misero questi centri in contatto con i principi dell'alta Senna.[16] Vix si inserisce così nel quadro più generale degli scambi tra l'Etruria e le risorse della Gallia, nel quale i beni di lusso mediterranei (vino, vasellame bronzeo e ceramica) risalivano verso nord in cambio di materie prime.[17]
Il nuovo scavo del 2019
Nel 2019 l'Inrap ha riaperto integralmente il tumulo, documentando una vera e propria muratura perimetrale in pietre legate con terra, alta uno o due metri, e una camera funeraria di forma trapezoidale con labili tracce del rivestimento ligneo. Il riesame dei riempimenti dello scavo del 1953 ha restituito centinaia di piccoli reperti allora sfuggiti, tra cui un frammento mancante della decorazione del cratere, quattro fibule inedite (una in ferro e tre in bronzo) e frammenti ossei attribuibili con ogni probabilità alla defunta, ora oggetto di nuove analisi.[6]
Esposizione
Una ricostruzione della tomba e i reperti originali sono esposti al Musée du Pays Châtillonnais - Trésor de Vix di Châtillon-sur-Seine, insieme agli altri materiali del sito e a quelli della città gallo-romana di Vertillum.[11]
Gli altri tumuli
Oltre alla tomba della Dama di Vix (tumulo I), nell'area sono noti altri cinque grandi tumuli funerari, tre dei quali finora scavati. Il tumulo II, del diametro di 33 metri, conteneva nella camera centrale un'urna con resti umani cremati, datata al 850 a.C. circa grazie ai materiali associati. Il tumulo detto de La Butte, databile probabilmente alla metà del VI secolo a.C., conteneva, come la vicina tomba più famosa, una donna deposta su un carro, accompagnata da due asce in ferro e da un bracciale d'oro. Un terzo tumulo, a La Garenne, fu distrutto nel 1846: conteneva anch'esso un carro, oltre a un bacile etrusco in bronzo con quattro protomi di grifone o leonessa; non è noto se contenesse resti scheletrici.[2]
Non lontano, a Sainte-Colombe-sur-Seine, era stato rinvenuto nel XIX secolo un grande lebete in bronzo con protomi di grifone della stessa epoca, appartenente a un'altra sepoltura su carro il cui contesto non fu però documentato con precisione.
Le statue
Nel 1994, in un piccolo recinto presso il tumulo, sono stati scoperti i frammenti di due statue in pietra, un guerriero e una figura femminile, databili al V secolo a.C.[4]
L'identità della defunta
Durante gli scavi del 1953 l'individuo sepolto fu identificato come una donna, sulla base del corredo di gioielli e dell'assenza di armi. L'eccezionale ricchezza della tomba, difficile da conciliare con un modello di potere maschile fondato sulla prodezza guerriera, portò tuttavia alcuni studiosi a mettere in dubbio questa lettura: nel 1983 Konrad Spindler propose di riconoscere nella sepoltura un «sacerdote maschio travestito». Bettina Arnold criticò tale interpretazione nel 1991 come frutto di un pregiudizio androcentrico, osservando che i dati disponibili permettevano semplicemente di riconoscere una donna di alto rango e che disporre di una categoria di "terzo genere" pur di non ammettere una donna al potere era di per sé rivelatore.[18][19]
Le analisi antropologiche condotte fin dalla scoperta avevano concordato nell'attribuire i resti a una donna, e nel 2003 anche un'analisi del DNA ne ha confermato il sesso femminile.[19] Lo studio osteologico di Christopher Knüsel (2002) conferma l'identificazione, indicando un individuo morto in età adulta con alcune asimmetrie facciali e un'andatura anomala, che Knüsel interpretò come possibili segni di una funzione rituale, non incompatibile con quella di "regina" e suggerita anche dalla phiale d'argento per libagioni deposta nella tomba;[10][9] un successivo riesame dei resti da parte dei bioarcheologi francesi Georges Depierre e Henri Duday (2003) ha però ridimensionato la portata di tali anomalie.[19] La datazione della sepoltura è collocata tra il 500 e il 450 a.C. circa.[19] Frammenti di statuaria in pietra rinvenuti presso il complesso funerario fanno pensare che della "principessa" esistesse un tempo anche una raffigurazione scolpita.[19]
Alla luce di queste revisioni, alcuni studiosi hanno riletto in chiave di potere femminile l'intero corredo. Secondo Rachel Pope, elementi come la statuetta femminile di fattura italica saldata al centro del coperchio del cratere e le Amazzoni che combattono gli opliti raffigurate su una delle coppe attiche rovescerebbero il significato maschile del simposio greco evocato dal cratere, in un'affermazione di autorità femminile che rimanda piuttosto a modelli etruschi; la stessa autrice inquadra i gruppi celtici della prima età del ferro della Gallia centrale come società a carattere matrifocale.[20]
Significato del sito
Nell'area, come altrove nell'Europa centrale e occidentale, la prima età del ferro comportò cambiamenti nell'organizzazione sociale, con una marcata tendenza allo sviluppo di gerarchie. Al vertice di queste gerarchie sembra essersi affermata un'aristocrazia cresciuta nel contesto del commercio, sempre più importante, del minerale e del ferro. Se si trattasse davvero di "principi" e "principesse" in senso moderno (cioè di un'aristocrazia nobiliare o religiosa) o piuttosto di un'élite economica e mercantile è ancora oggetto di ampio dibattito.[21] Reperti come il cratere di Vix, insieme ad altre tracce di contatto quali i gioielli hallstattiani rinvenuti in santuari greci e siciliani o il paramento greco della Heuneburg, sono stati letti come testimonianza di scambi a lunga distanza, relazioni diplomatiche e atti religiosi più che di conflitto.[22]
La testimonianza di queste mutate condizioni sociali è offerta dalle ricche sepolture del periodo, in netto contrasto con la precedente consuetudine di uniformi e semplici sepolture a urna, e dai cambiamenti nei modelli insediativi: ai grandi abitati aperti con funzione di luoghi centrali si sostituirono insediamenti più piccoli e fortificati, spesso in posizioni dominanti (le cosiddette "sedi principesche"). Diversi siti di questo tipo sono noti nell'Europa del tardo Hallstatt e del primo La Tène: ad esempio le sepolture di Hochdorf e del Magdalenenberg, l'insediamento della Heuneburg e il complesso del Glauberg.[21]
I minerali di ferro erano assai più diffusi dei più rari minerali di rame e soprattutto di stagno, necessari per la produzione del bronzo fino ad allora dominante: il successo economico cessò così di dipendere semplicemente dall'accesso alle materie prime e cominciò a fondarsi su infrastrutture e commerci. Il crescente surplus economico dei luoghi meglio posizionati venne investito in insediamenti e fortificazioni di rappresentanza, gioielli e costosi materiali di lusso d'importazione: una differenziazione prima impossibile.
Note
- 1 2 (EN) Vix Krater, su World History Encyclopedia. URL consultato il 24 luglio 2026.«the largest Classical Greek bronze vessel found to date»
- 1 2 (DE) Mont Lassois, su fuerstensitze.de. URL consultato il 24 luglio 2026.
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- 1 2 3 4 5 (FR) Archéologie en Bourgogne: Vix (Côte-d'Or), une résidence princière au temps de la splendeur d'Athènes (PDF), su musee-vix.fr, DRAC Bourgogne - Service Régional de l'Archéologie, 2011 (archiviato dall'url originale il 14 luglio 2014).
- ↑ (FR) Fouille de la tombe princière de Vix, su FranceArchives. URL consultato il 24 luglio 2026.
- 1 2 3 (FR) Nouvelle fouille de la tombe de Vix : derniers résultats, su Inrap, 2019. URL consultato il 24 luglio 2026.
- 1 2 3 (FR) Bruno Chaume, Ariane Ballmer, Philippe Della Casa, et al., Entre l'État et la chefferie simple: le complexe aristocratique de Vix/le mont Lassois, in Patrice Brun, Bruno Chaume, Federica Sacchetti (a cura di), Vix et le phénomène princier, Bordeaux, Ausonius éditions, 2021, ISBN 978-2-35613-360-1.
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- 1 2 3 (EN) Christopher J. Knüsel, More Circe than Cassandra: The Princess of Vix in ritualized social context, in European Journal of Archaeology, vol. 5, n. 3, 2002, pp. 275-308.
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- ↑ (EN) Olivier Buchsenschutz, Katherine Gruel e Thierry Lejars, The Golden Age of the Celtic Aristocracy in the Fourth and Third Centuries BC, in Annales. Histoire, Sciences Sociales, vol. 67, n. 2, 2012, pp. 187-215.
Bibliografia
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Collegamenti esterni
- (FR) Musée du Pays Châtillonnais - Trésor de Vix, su musee-vix.fr.
- (FR) Nouvelle fouille de la tombe de Vix : derniers résultats (Inrap, 2019), su inrap.fr.
- (FR) Vix et le phénomène princier (Ausonius Éditions, 2021), su una-editions.fr.
- (EN) Vix (Côte-d'Or) and the emergence of Celtic principalities (Chaume et al., Gallia, 2020), su journals.openedition.org.
