Trevor Watts

Trevor Watts nel 2007

Trevor Watts (York, 26 febbraio 1939) è un sassofonista e compositore britannico, attivo nel free jazz e nell'improvvisazione libera.

Watts è stato tra i fondatori dello Spontaneous Music Ensemble, formazione legata alla nascita dell'improvvisazione libera britannica. Ha successivamente diretto gruppi quali Amalgam, Moiré Music e il Moiré Music Drum Orchestra, sviluppando un linguaggio nel quale composizione, improvvisazione e strutture ritmiche di provenienza africana sono poste in relazione fra loro.[1][2]

Suona prevalentemente il sassofono contralto e il sassofono soprano. Nel corso della sua carriera ha attraversato contesti differenti, dal jazz d'avanguardia al blues e al jazz elettrico, collaborando, fra gli altri, con John Stevens, Paul Rutherford, Barry Guy, Don Cherry, Steve Lacy, Archie Shepp, Keith Tippett, Julie Tippetts e Veryan Weston.[1][2]

Biografia

Formazione e primi anni

Watts è nato a York il 26 febbraio 1939. Quando aveva pochi mesi la famiglia si è trasferita a Halifax, dove è cresciuto. Il padre possedeva una raccolta di dischi jazz e swing acquistati anche durante periodi trascorsi in Canada e negli Stati Uniti; attraverso quegli ascolti Watts si è avvicinato inizialmente al jazz tradizionale e alle orchestre da ballo e, in seguito, a musicisti quali Charlie Parker, Ornette Coleman, John Coltrane e Cecil Taylor.[1][3]

Ha iniziato a suonare la cornetta intorno ai dodici anni e si è successivamente dedicato al sassofono. Pur avendo frequentato per circa un anno la scuola musicale della Royal Air Force, si è formato in larga parte da autodidatta.[1][4]

Fra il 1958 e il 1963 ha prestato servizio nella Royal Air Force, trascorrendo parte di quel periodo in Germania. In ambito militare ha conosciuto il batterista John Stevens e il trombonista Paul Rutherford, con i quali ha iniziato a suonare e a condividere l'interesse per le trasformazioni allora in corso nel jazz statunitense.[1][2]

Terminato il servizio, si è stabilito a Londra. Ha partecipato alle attività della New Jazz Orchestra e ha lavorato anche in gruppi di blues e rhythm and blues. In questo contesto ha suonato nella formazione di Long John Baldry e ha accompagnato il cantante e armonicista Sonny Boy Williamson II.[2][3]

Spontaneous Music Ensemble

Nel 1965 Watts e John Stevens hanno costituito il nucleo dello Spontaneous Music Ensemble. Dal 1966 il gruppo ha trovato uno dei propri principali luoghi di attività nel Little Theatre Club di Londra, diventato un punto di incontro per una generazione di musicisti interessati alle nuove forme di improvvisazione.[1][2]

L'organico è cambiato frequentemente. Accanto a Watts e Stevens hanno suonato, in periodi differenti, Paul Rutherford, Kenny Wheeler, Evan Parker, Derek Bailey, Dave Holland, Barry Guy, Jeff Clyne, Bruce Cale, Maggie Nicols e altri esponenti della scena britannica.[2]

Nelle prime registrazioni il gruppo conservava alcuni rapporti con il free jazz statunitense. Il sassofono contralto di Watts, in particolare, mostrava l'influenza melodica di Ornette Coleman. Il lavoro dello Spontaneous Music Ensemble si è però progressivamente concentrato sull'interazione fra i musicisti, sulla variazione delle dinamiche e sulla costruzione collettiva della forma, riducendo il ruolo di temi, successioni armoniche e pulsazioni prestabilite.[5][1]

Watts ha partecipato ad album quali Challenge, Karyobin, So, What Do You Think?, 1.2. Albert Ayler e alle registrazioni successivamente raccolte in Face to Face e Quintessence. Ha lasciato una prima volta il gruppo nel 1967, tornando in seguito a collaborare con Stevens fino alla metà degli anni settanta.[2][4]

Amalgam e gli anni settanta

Nel 1967 Watts ha fondato Amalgam, inizialmente insieme a Paul Rutherford e Barry Guy. Il primo album del gruppo, Prayer for Peace, è stato registrato con Watts, John Stevens e, alternativamente, Jeff Clyne o Barry Guy al contrabbasso ed è stato pubblicato dalla Transatlantic Records nel 1969.[2]

A differenza dello Spontaneous Music Ensemble, Amalgam impiegava con maggiore frequenza composizioni e temi scritti da Watts come punti di riferimento per l'improvvisazione. La formazione e il linguaggio del gruppo sono comunque mutati più volte nel corso degli anni.[2]

Nella prima fase Amalgam si è mosso prevalentemente nell'ambito del free jazz acustico. Durante gli anni settanta ha incorporato strumenti elettrici e componenti provenienti dal blues, dal rock, dal funk e dal soul, senza abbandonare l'improvvisazione. Fra i musicisti coinvolti nelle diverse formazioni figurano Keith Tippett, Julie Tippetts, il chitarrista Keith Rowe, il violinista Peter Knight, il bassista Colin McKenzie e il batterista Liam Genockey.[2][6]

Parallelamente Watts ha partecipato alla London Jazz Composers' Orchestra diretta da Barry Guy. La collaborazione, iniziata negli anni settanta e proseguita fino agli anni novanta, è documentata da registrazioni quali Ode, Zurich Concerts, Harmos, Double Trouble e Theoria.[2]

In quegli anni ha lavorato anche con musicisti quali Bobby Bradford, Harry Miller, Louis Moholo, Stan Tracey, Don Cherry, Steve Lacy e Archie Shepp, oltre che con la poetessa e interprete Jayne Cortez.[2]

Moiré Music e le musiche africane

Origine del progetto

All'inizio degli anni ottanta Watts ha avviato una nuova fase della propria ricerca, spostando l'attenzione verso il rapporto fra improvvisazione, composizione e organizzazione ritmica. Nel 1982 ha fondato Moiré Music, nome utilizzato negli anni per formazioni di dimensioni differenti, dal trio a complessi comprendenti numerosi fiati, archi e percussionisti.[2][3]

Un passaggio importante è stato l'incontro con il percussionista ghanese Nana Tsiboe. Nelle loro prime esperienze comuni Watts ha riconosciuto la possibilità di stabilire un'intesa musicale senza dover uniformare le rispettive provenienze. L'ascolto reciproco e la percezione condivisa della direzione ritmica sono diventati elementi centrali della collaborazione.[3]

Watts non ha cercato di riprodurre in maniera filologica una singola tradizione africana. Ha ascoltato musiche provenienti da diverse aree del continente e ne ha rielaborato alcuni procedimenti — cicli ritmici, ripetizioni variate, sovrapposizioni e rapporti fra parti indipendenti — all'interno di una scrittura legata alla propria esperienza nel jazz e nell'improvvisazione.[3]

La componente africana del progetto si è sviluppata soprattutto attraverso il lavoro diretto con musicisti africani. Oltre a Tsiboe, hanno collaborato con Watts i percussionisti ghanesi Nana Appiah, Nee-Daku Patato, Jojo Yates e Paapa J. Mensah e il bassista sudafricano Ernest Mothle.[7][8]

Struttura musicale e organici

Il termine moiré indica un effetto ottico che nasce quando due disegni regolari vengono sovrapposti in modo non perfettamente coincidente. Watts ha trasferito questa immagine sul piano musicale: cellule ritmiche e melodiche relativamente semplici, eseguite simultaneamente, generano configurazioni più complesse attraverso i loro spostamenti e le loro interazioni.[9]

Le prime formazioni estese di Moiré Music riunivano sassofoni, violini, basso, batteria e percussioni. Fra i componenti figuravano, oltre a Watts, Lol Coxhill, Simon Picard, Peter Knight, Steve Dunachie, Colin Gibson, Ernest Mothle, Liam Genockey e Nana Tsiboe.[7]

Una recensione di Jazz Journal del 1985 individuò nella musica del gruppo alcune affinità con le tecniche ripetitive associate a Philip Glass e Steve Reich. Le strutture scritte non determinavano tuttavia ogni dettaglio dell'esecuzione: motivi ricorrenti e parti ritmiche fornivano un'impalcatura entro la quale i singoli musicisti potevano modificare materiali, dinamiche e durata degli interventi.[7]

In questo modo composizione e improvvisazione non costituivano momenti nettamente separati. Le parti improvvisate potevano svilupparsi sopra una struttura ciclica, inserirsi fra più linee simultanee oppure contribuire a trasformare gradualmente l'assetto del brano.[7][3]

Drum Orchestra e A Wider Embrace

Parallelamente alle formazioni di Moiré Music, Watts ha costituito nel 1982 un proprio Drum Orchestra, concepito inizialmente come spazio per l'improvvisazione collettiva. Il progetto non rappresentava una rottura completa con le esperienze precedenti: applicava alla percussione e alle strutture ritmiche alcuni dei procedimenti già sperimentati con Amalgam.[10]

Le esperienze dei due gruppi sono successivamente confluite nel Moiré Music Drum Orchestra. Rispetto alle prime formazioni, Watts ha ridotto la presenza di alcuni strumenti jazz convenzionali e ha affidato maggiore spazio a tamburi, strumenti a lamelle, flauti, archi africani e voci.[2][11]

L'album Live in Latin America, Vol. 1, registrato durante una tournée del 1990, documenta una formazione con quattro percussionisti africani, basso elettrico, batteria e i sassofoni di Watts. La varietà degli strumenti permetteva al gruppo di alternare sezioni fortemente pulsate a episodi nei quali prevalevano le voci, la mbira, i flauti e gli strumenti ad arco.[11]

In questa musica le percussioni non erano trattate come un semplice accompagnamento del sassofono. I diversi strumenti ritmici contribuivano direttamente alla forma e all'articolazione melodica, mentre Watts adattava le proprie linee al movimento delle parti collettive. Le sue improvvisazioni potevano seguire la pulsazione, contrastarla oppure attraversare più cicli sovrapposti.[11][9]

Nel 1992 il Drum Orchestra ha collaborato con il Teatro Negro de Barlovento, gruppo venezuelano formato da musicisti, cantanti e danzatori. Il progetto, presentato sia nel Regno Unito sia in Venezuela, ha messo in relazione il lavoro di Watts con tradizioni afrovenezuelane derivate in parte dalla diaspora africana.[12]

Nell'aprile 1993 il Moiré Music Drum Orchestra ha registrato a Londra A Wider Embrace, pubblicato dalla ECM nel 1994. Alla sessione hanno partecipato Watts, il bassista Colin McKenzie e i percussionisti Nana Tsiboe, Nee-Daku Patato, Jojo Yates, Nana Appiah e Paapa J. Mensah.[8]

I musicisti hanno utilizzato conga, djembe, brekete, campane, sonagli, berimbau, mbira, flauti, gonje e altri strumenti. Il repertorio comprende composizioni di Watts, brani tradizionali e pezzi attribuiti individualmente o collettivamente ai percussionisti, mostrando che il contributo dei musicisti africani riguardava anche l'elaborazione del materiale musicale e non soltanto la sua esecuzione.[8]

Il Moiré Music Drum Orchestra ha effettuato tournée internazionali in Europa, Africa, Asia e nelle Americhe. Il rapporto con il pubblico, compresa la possibilità di danzare durante i concerti, ha influito sul modo in cui il gruppo sviluppava dal vivo durata, intensità e trasformazione dei brani.[3]

Attività successiva

Alla fine degli anni novanta Watts ha trasferito parte dei procedimenti elaborati con Moiré Music in un progetto laboratoriale realizzato a Hastings, dal quale è successivamente nata la Celebration Band. L'ensemble, attivo nei primi anni duemila, riprendeva l'impiego di ostinati, incastri ritmici e linee sovrapposte caratteristico dei precedenti lavori di Watts.[13]

In quel periodo Watts ha conosciuto Jamie Harris, allora attivo principalmente come cantante e chitarrista. Harris ha partecipato inizialmente al progetto come cantante e, durante questa breve esperienza, si è progressivamente avvicinato alle percussioni, che sarebbero poi diventate il suo principale ambito strumentale. Dal 2003 ha avviato con Watts una collaborazione stabile in duo per sassofoni, voce e percussioni, documentata dagli album Live in São Paulo, Brasil (2006) e Ancestry (2007). Dopo una pausa iniziata nel 2007, i due hanno ripreso a suonare insieme nel 2019.[14]

Nel 2021 Watts e Harris hanno inoltre formato, insieme al pianista Veryan Weston, il trio Eternal Triangle, nel quale materiale composto, strutture ritmiche e improvvisazione vengono integrati in una formazione per sassofoni, tastiere e percussioni.[15]

Accanto alle attività di gruppo, Watts ha realizzato lavori solistici. In World Sonic, pubblicato nel 2005, ha impiegato il solo sassofono; in The Deep Blue, del 2009, ha sovrainciso sassofoni, pianoforte, sintetizzatori e percussioni, ricostruendo da solo una stratificazione simile a quella delle sue formazioni più ampie.[2][16]

Ha continuato inoltre a esibirsi in contesti di improvvisazione libera, collaborando con Peter Knight, Stephen Grew, Mark Hewins, John Edwards, Tollef Østvang e altri musicisti della scena europea.[2]

Stile musicale

Il percorso di Watts comprende linguaggi e metodi differenti. Nella prima fase della carriera il suo stile era legato al free jazz e mostrava una particolare vicinanza al fraseggio di Ornette Coleman. All'interno dello Spontaneous Music Ensemble questa componente melodica è stata gradualmente inserita in una concezione collettiva, nella quale nessun musicista assumeva necessariamente una funzione stabile di solista o accompagnatore.[5][1]

Con Amalgam Watts ha unito temi composti e improvvisazione, modificando il linguaggio del gruppo in rapporto ai diversi organici e introducendo progressivamente elementi blues, rock, funk ed elettrici.[2]

Nei progetti Moiré Music il ritmo ha assunto una funzione strutturale più evidente. La musica è spesso costruita attraverso ostinati, cicli di differente durata e linee melodiche autonome. Le ripetizioni non rimangono identiche, ma vengono modificate dall'interazione fra le parti e dagli interventi improvvisati.[7][9]

Il rapporto con le tradizioni africane non ha quindi condotto Watts ad abbandonare l'improvvisazione libera, ma a collocarla entro forme ritmiche e melodiche più riconoscibili. Nei gruppi comprendenti percussionisti africani, il sassofono partecipa alla trama complessiva alternando frasi brevi, lunghe linee melodiche, ripetizioni e variazioni timbriche.[11][3]

Discografia parziale

La seguente selezione comprende alcune delle principali registrazioni realizzate come componente dello Spontaneous Music Ensemble e della London Jazz Composers' Orchestra oppure pubblicate a nome di Watts e dei gruppi da lui diretti.[2]

Con lo Spontaneous Music Ensemble

  • Challenge (Eyemark, 1966)
  • Karyobin (Island, 1968)
  • So, What Do You Think? (Tangent, 1971)
  • 1.2. Albert Ayler (Affinity, 1971)
  • Face to Face (Emanem, registrato nel 1973)
  • Quintessence (Emanem, registrazioni del 1973-1974)

Con Amalgam

  • Prayer for Peace (Transatlantic, 1969)
  • Innovation (Tangent, 1974)
  • Another Time (Vinyl, 1976)
  • Deep (Vinyl, 1977)
  • Samanna (Vinyl, 1977)
  • Over the Rainbow (Arc, 1979)
  • Wipe Out (Impetus, 1979)

Come leader e con Moiré Music

  • No Fear, con John Stevens e Barry Guy (Spotlite, 1978)
  • Cynosure (Ogun, 1978)
  • Stella Malu, con Katrina Krimsky (Japo, 1981)
  • Trevor Watts' Moiré Music (Arc, 1985)
  • Saalfelden Encore (Cadillac, 1987)
  • With One Voice (Arc, 1988)
  • Live in Latin America, Vol. 1 (Arc, 1991)
  • A Wider Embrace (ECM, 1994)
  • Moiré Music Trio (Intakt, 1995)
  • Live at the Athens Concert Hall (Arc, 2000)
  • Trevor Watts & the Celebration Band (Arc, 2001)
  • World Sonic (Hi4Head, 2005)
  • The Deep Blue (Jazzwerkstatt, 2009)

Con Jamie Harris

  • Live in São Paulo, Brasil (Hi4Head, 2006)
  • Ancestry (Entropy Stereo, 2007)

Con Veryan Weston

  • 6 Dialogues (Emanem, 2002)
  • 5 More Dialogues (Emanem, 2011)
  • Dialogues in Two Places (Hi4Head, 2012)
  • Dialogues for Ornette! (FMR, 2015)

Con Eternal Triangle

  • Gravity (Jazz Now, 2024)
  • Moving On (Live in Nijmegen) (Sound of Niche, 2024)

Con la London Jazz Composers' Orchestra

  • Ode (Incus, 1972)
  • Zurich Concerts (Intakt, 1988)
  • Harmos (Intakt, 1989)
  • Double Trouble (Intakt, 1990)
  • Theoria (Intakt, 1991)
  • Double Trouble Two (Intakt, 1998)
  • Radio Rondo/Schaffhausen Concert (Intakt, 2009)

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 (EN) Trevor Watts, su Oxford Reference, Oxford University Press. URL consultato il 6 agosto 2026.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 (EN) Joslyn Layne, Trevor Watts Biography, su AllMusic. URL consultato il 6 agosto 2026.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 8 (EN) Trevor Hodgett, Trevor Watts: “What I hear today seems to be a lot of cloning”, su Jazz Journal, 8 dicembre 2021. URL consultato il 6 agosto 2026.
  4. 1 2 (EN) Colin Larkin (a cura di), Watts, Trevor, in The Guinness Who's Who of Jazz, Enfield, Guinness Publishing, 1992, ISBN 9780851125800.
  5. 1 2 (EN) The Spontaneous Music Ensemble: Question & Answer, su Jazz Journal, 16 maggio 2021. URL consultato il 6 agosto 2026.
  6. ↑ Gennaro Fucile, Un laboratorio sonoro: gli Amalgam di Trevor Watts, su Musica Jazz. URL consultato il 6 agosto 2026.
  7. 1 2 3 4 5 (EN) Simon Adams, JJ 03/85: Trevor Watts’ Moiré Music at Bloomsbury Theatre, London, su Jazz Journal, 31 marzo 2025. URL consultato il 6 agosto 2026.
  8. 1 2 3 (EN) A Wider Embrace, su ECM Records, 1994. URL consultato il 6 agosto 2026.
  9. 1 2 3 (EN) John L. Walters, Arts: World Music: Let the rhythm take you, su The Independent, 26 luglio 1999. URL consultato il 6 agosto 2026.
  10. ↑ (EN) Trevor Watts’ Original Drum Orchestra: The Art Is in the Rhythm Volume 2, su jazzjournal.co.uk, 12 settembre 2023. URL consultato il 6 agosto 2026.
  11. 1 2 3 4 (EN) Simon Adams, JJ 08/91: Trevor Watts’ Moiré Music Drum Orchestra – Live in Latin America Vol I, su jazzjournal.co.uk, 29 agosto 2021. URL consultato il 6 agosto 2026.
  12. ↑ (EN) Phil Johnson, Jazz / And all that, er, new music, su The Independent, 3 settembre 1992. URL consultato il 6 agosto 2026.
  13. ↑ (EN) Dave Lynch, Trevor Watts & the Celebration Band Biography, su AllMusic. URL consultato l'8 agosto 2026.
  14. ↑ Alceste Ayroldi, Trevor Watts & Jamie Harris: ritmo, melodia e ascolto. Intervista a Jamie Harris, su Musica Jazz, 9 luglio 2026. URL consultato l'8 agosto 2026.
  15. ↑ (EN) Eternal Triangle: Gravity, su Jazz Journal, 26 agosto 2024. URL consultato l'8 agosto 2026.
  16. ↑ (EN) Phil Johnson, Album: Trevor Watts, The Deep Blue, su The Independent, 9 agosto 2009. URL consultato il 6 agosto 2026.

Bibliografia

  • (EN) Colin Larkin (a cura di), Watts, Trevor, in The Encyclopedia of Popular Music, 4ª, Oxford, Oxford University Press, 2006, ISBN 9780195313734.
  • (EN) Colin Larkin (a cura di), Watts, Trevor, in The Guinness Who's Who of Jazz, Enfield, Guinness Publishing, 1992, ISBN 9780851125800.

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