VEF I-15

VEF I-15
Descrizione
Tipoaereo da addestramento
Equipaggio1
ProgettistaKārlis Irbītis
CostruttoreLettonia (bandiera) VEF
Data primo voloaprile 1939
Utilizzatore principaleLettonia (bandiera) Latvijas Gaisa spēki
Esemplari2
Sviluppato dalVEF I-14
Dimensioni e pesi
Lunghezza7.10 m
Apertura alare8,00 m
Altezza2,10 m
Superficie alare10,77 m²
Carico alare59,4 kg/m²
Peso a vuoto750 kg
Peso max al decollo960 kg
Propulsione
Motoreun de Havilland Gipsy Six
Potenza220 hp (160 kW)
Prestazioni
Velocità max331 km/h
Autonomia610 km
Tangenza7 000 m
Armamento
Mitragliatrici1 Browning[1]
Notedati riferiti alla versione I-15b

dati tratti da Plane Facts:Latvian lightweight[2]

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Il VEF I-15 era un aereo da addestramento avanzato monomotore ad ala bassa realizzato dall'azienda lettone Valsts Elektrotehniskā Fabrika (VEF) nel 1939 e rimasto allo stadio di prototipo.[3]

Destinato ad equipaggiare i reparti della Latvijas Gaisa spēki, l'aeronautica militare della Lettonia, non venne adeguatamente sviluppato a causa dell'annessione della nazione all'Unione Sovietica.[4]

Storia del progetto

Nel 1938, il progettista di aerei ingegnere Kārlis Irbītis, che lavorava presso la Valsts Elektrotehniskā Fabrika (VEF) di Riga, iniziò la progettazione di un addestratore avanzato monoposto come seguito del suo precedente, similare aereo, VEF I-14.[4] Il primo prototipo, l'I-15a (n/c "190"), alimentato da un De Havilland Gypsy Six I da 200 CV (149 kW) che azionava un'elica in legno a due pale a passo fisso, fece il suo volo inaugurale nell'aprile 1939.[5] Dotato di tale motore il prototipo fece registrare una velocità massima di 314 km/h.[5]

Qualche tempo dopo fu seguito dal secondo prototipo, l'I-15b (n/c "191"), alimentato da un motore De Havilland Gypsy Six II da 220 CV (167 kW) che azionava un'elica bipala a passo variabile metallica De Havilland, ed era armato con una singola mitragliatrice sincronizzata.[5] Tale aereo aveva prestazioni migliorate rispetto ala primo prototipo, raggiungendo una velocità massima di 330 km/h, e una di crociera di 300 km/h.[2] I due prototipi I-15 furono trasferiti alla Latvijas Gaisa spēki, l'aeronautica militare della Lettonia, per essere utilizzati come addestratori avanzati, mentre furono ordinati altri due aerei, da designare I-15bis, alimentati da motori Hispano-Suiza 6 Mb da 300 CV (220 kW).[2] [5] Il 17 giugno 1940 avvenne l'occupazione sovietica della Lettonia, e le nuove autorità ordinando che tutti i lavori relativi all'aviazione fossero interrotti.[6]

Tecnica

Il velivolo era un aereo da addestramento alla caccia, monoplano, monomotore, monoposto di costruzione interamente lignea.[4] Anteriormente nella fusoliera era installato il motore britannico De Havilland Gipsy Six II, a sei cilindri in linea rovesciato raffreddati ad aria, sul quale era calettata un'elica bipala.[4] Il propulsore erogava una potenza di 220 hp (149 kW) che consentivano di raggiungere una velocità massima di 230 km/h e una di crociera di 189 km/h.[3] Posteriormente terminava in un grande piano di coda con classico impennaggio monoderiva.[4] L'ala bassa montata a sbalzo presentava alle sue estremità una forma arrotondata ed alla quale era collegato il carrello d'atterraggio fisso completamente carenato con configurazione triciclo posteriore con pattino d'appoggio.[2] Per l'impiego in ambiente invernale caratterizzato dalla neve le ruote del carrello potevano essere sostituite da sci.[4] L'armamento si basava su una mitragliatrice Browning, in alternativa poteva essere installata una fotomitragliatrice.[7]

Utilizzatori

Lettonia (bandiera) Lettonia

Note

Bibliografia

  • (EN) Richard Humberstone, Latvian Air Force 1918-1940, London, Blue Rider Publishing, 2000.
  • (LV) Edvins Bruvelis, Latvijas Aviacijas Vesture, Rīgā, Jumava, 2003.
  • (LV) Kārlis Irbītis, Latvijas Aviacija un tas Pionieri, Zinātne, 1997.
Periodici
  • (EN) Chuck Davis, Latvia's Little Hawk, in Air Enthusiast, Bromley, Air Enthusiast PO, December 1992-February 1993, pp. 58–64., ISSN 0143-5450.
  • (EN) Plane Facts:Latvian lightweight, in Air International, vol. 16, n. 1, January 1979, pp. 45–46..

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