Villa Berg

Villa Berg
Localizzazione
StatoRussia (bandiera) Russia
LocalitàMosca
IndirizzoDenežnyj Pereulok, 5
Coordinate55°44′35.38″N 37°35′15.33″E
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Stileneoclassico
UsoAmbasciata italiana a Mosca
Realizzazione
ArchitettoMichail A. Bojcov
ProprietarioStato italiano
CommittenteSergej Pavlovič Berg

Villa Berg è un edificio civile situato a Mosca, nel quartiere di Chamovniki, dal 1924 sede dell'Ambasciata italiana nel Paese.

Storia

Residenza della famiglia Berg

I primi riferimenti storici risalgono al 1806 e consistono nel progetto di costruzione di una struttura in legno per la contessa Katerina Petrovna Zotova, composta da 4 isbe[1].

La costruzione fu distrutta nel corso dell'incendio appiccato a Mosca nel 1812, nel corso della campagna di Russia di Napoleone, per essere poi ricostruita nel 1824. Dopo vari passaggi di proprietà, la villa fu acquistata dal facoltoso Sergej Pavlovič Berg nel 1897, che demolì la vecchia costruzione in legno a favore di una in muratura. Il progetto fu assegnato all'architetto Bojcov, il quale optò per uno stile neoclassico e barocco.

Alle decorazioni interne lavorarono gli architetti Flodini, Adamovič e Dulin e i lavori si protrassero fin quasi all'inizio della rivoluzione russa. La villa rappresentò un concentrato degli ultimi sviluppi della tecnologia: la dimora fu una delle prime nella capitale russa a disporre di campanello elettrico alla porta e di illuminazione elettrica; la sua inaugurazione venne ben presto ricordata come il primo "ricevimento elettrico" di Mosca[2].

Il caso dell'omicidio von Mirbach

L'ambasciatore von Mirbach-Harff
Yakov Blumkin nel 1929

Nel 1918, a causa della rivoluzione, i Berg fuggirono verso la Svizzera e la villa fu sequestrata dai bolscevichi. Dopo la pace separata con la Germania voluta da Lenin con il Trattato di Brest-Litovsk e lo spostamento della capitale da Pietroburgo a Mosca, la villa fu assegnata ai tedeschi come sede della loro ambasciata. La legazione tedesca era guidata da Wilhelm von Mirbach, che aveva partecipato ai negoziati di Brest-Litovsk e aveva il mandato di imporre alla Russia il rispetto delle sue pesantissime clausole.

All'arrivo dell'ambasciata corrispose la creazione di un apposito ufficio di controspionaggio della Čeka al cui capo fu scelto Yakov Blumkin, un membro del Partito Socialista Rivoluzionario (PSR) allora in contrasto con i bolscevichi. Il PSR era contrario alla pace con la Germania voluta da Lenin e sospettava che i tedeschi sostenessero finanziariamente i bolscevichi loro avversari. I socialisti rivoluzionari concepirono allora un piano per sabotare la pace che prevedeva l'omicidio dell’ambasciatore tedesco e la rivolta armata contro i bolscevichi. Il PSR pensava che Berlino avrebbe reagito ad una simile provocazione riprendendo il conflitto. La missione fu affidata a Blumkin.

Lenin nel 1920

Nel pomeriggio del 6 luglio 1918 Yakov Blumkin ed il suo autista, Nikolaj Andreev, si presentano a Villa Berg e chiesero di vedere l'ambasciatore. A riceverli, assieme a von Mirbach, c'erano il consigliere Rietzler e il tenente Moeller, addetto militare. Durante il colloquio, che si tenne nella "Sala Rossa" della Villa, Blumkin estrasse una pistola e sparò, mentre Andreev lanciò una bomba a mano[3]. Von Mirbach fu ucciso. Lenin e Dzeržinskij si precipitarono a Villa Berg per verificare l'accaduto. Il PSR rivendicò l'assassinio come segnale dell'insurrezione contro Lenin, ma la rivolta fu rapidamente repressa. Il PSR fu dichiarato fuorilegge e sciolto con la forza, mentre i bolscevichi consolidarono il loro potere. Berlino non reagì all'omicidio del suo ambasciatore, come sperava Blumkin, anche perché le truppe dell'esercito tedesco erano già state spostate dal fronte orientale al fronte occidentale per tentare un'ultima offensiva. A Mosca Andreev fu arrestato e fucilato, ma Blumkin riuscì a fuggire. Dieci giorni dopo l'omicidio di von Mirbach, a Ekaterinburg i bolscevichi fucilarono lo zar Nicola II. Poco più di un mese dopo lo stesso Lenin fu oggetto di un tentativo di assassinio da parte di un'attivista socialista rivoluzionaria.

Sede del Comitato Esecutivo del Comintern

Antonio Gramsci nel 1922
L'americano John Reed, membro dell'Comitato esecutivo del Comintern, autore de: I dieci giorni che sconvolsero il mondo.

Dopo questi fatti la Legazione tedesca abbandonò il palazzo, che nel 1919 divenne la sede del Comitato esecutivo dell'Internazionale Comunista (Comintern). Il Comintern era nato con il primo Congresso della Terza Internazionale, o Internazionale Comunista, con l'obiettivo di rompere definitivamente con la Seconda Internazionale (socialista) e fondare un nuovo organismo rivoluzionario mondiale. L'Italia vi fu rappresentata da Angelica Balabanoff che venne subito eletta segretaria del Congresso. Nel 1920 si tenne il II Congresso del Comintern a cui partecipò una numerosa delegazione di socialisti italiani tra cui, oltre alla Balabanoff: Giacinto Menotti Serrati (capo delegazione e leader dei massimalisti), Amadeo Bordiga, Nicola Bombacci (che negli anni ’40 si avvicinò poi al fascismo della Repubblica Sociale Italiana), Costantino Lazzari, Antonio Graziadei, Luigi Polano, Anselmo Marabini. Ne seguì un forte dibattito all'interno del PSI che culminò nella Scissione di Livorno del 1921 e nella nascita del Partito Comunista d'Italia (PCd'I)[4].

Leon Trotsky nel 1918

Il secondo Congresso del Comintern è celebre per i "21 punti" di Lenin, che imponevano l'espulsione dei riformisti e la trasformazione del partito in una struttura di tipo bolscevico. Questo presupponeva la creazione di un Comitato Esecutivo basato a Mosca ed incaricato di dirigere lo sviluppo del movimento comunista mondiale. La sua prima sede fu appunto Villa Berg, che ospitò così gli uffici della dirigenza comunista mondiale e gli incontri tra delegazioni socialiste ed organizzazioni operaie provenienti da tutta Europa.Tra le personalità che operarono nel palazzo vi sono Grigorij Zinov'ev, Lev Trockij, Amadeo Bordiga, Umberto Terracini, Antonio Gramsci, Nikolaj Bucharin,Lev Kamenev e John Reed. Prima di diventare il rappresentante degli operai degli Stati Uniti nel Comitato esecutivo, Reed era stato testimone degli avvenimenti rivoluzionari dell'ottobre del 1917 che aveva poi raccontato nel libro I dieci giorni che sconvolsero il mondo, una delle più diffuse e vivide cronache della Rivoluzione russa.

Michail Bulgakov, autore del romanzo Il maestro e Margherita ambientato in parte nei pressi di Villa Berg.

Ambasciata d'Italia

L'ambasciatore Pietro Quaroni
Il giovane pianista Emil Gilel's

Dopo il riconoscimento dell'Unione Sovietica e l'instaurazione di rapporti diplomatici da parte del Regno d'Italia, nel 1924 il palazzo divenne la sede dell'ambasciata italiana[5]. Il primo ambasciatore italiano a risiedervi fu Gaetano Manzoni. Nel 1927 fu sostituito da Vittorio Cerruti, un diplomatico di carriera raffinato che cercò di mantenere un rapporto puramente pragmatico e commerciale, evitando che le divergenze ideologiche ostacolassero gli scambi. Tra i suoi collaboratori ci fu il giovane Pietro Quaroni (che vi tornò come ambasciatore dopo la Svolta di Salerno, con un avventuroso viaggio da Kabul a Mosca per riannodare le relazioni diplomatiche). Fu Cerruti a gestire la fase in cui l'Italia iniziò a fornire tecnologia navale e aeronautica all'URSS. Per l'ambasciata transitarono allora gli aviatori Italo Balbo, Umberto Nobile e Mario de Bernardi. Villa Berg divenne tuttavia un centro di relazioni non solo diplomatiche, ma anche culturali. Tra personalità illustri che visitarono l'ambasciata in questo periodo vi sono gli scrittori Michail Bulgakov[6] e Curzio Malaparte. Dal soggiorno moscovita (in cui incontrò Stalin, Gor'kij e Majakovskij) Malaparte trasse ispirazione per il romanzo Il ballo al Kremlino (pubblicato postumo nel 1971).

Il Ministro degli Esteri sovietico Cicerin

Tra gli ospiti russi dell'ambasciata figurano molti diplomatici tra cui Čičerin, Litvinov, Vyšinskij e Molotov. L'allora Ministro degli Esteri sovietico Molotov accettò l'invito ad un ricevimento in suo onore da parte dell'ambasciatore Augusto Rosso nel maggio del 1940, un evento rimasto celebre anche per l'esibizione del giovane pianista Ėmil' Gilel's, astro nascente del panorama musicale russo. Gilel's eseguì brani di Scarlatti, Liszt e Chopin.

Con molta probabilità, non passarono invece mai in ambasciata gli esuli italiani a Mosca durante il fascismo, come Palmiro Togliatti. Luigi Longo. Paolo Robotti e Vittorio Vidali.

La ripresa dei rapporti diplomatici

Nel secondo dopoguerra Villa Berg è tornata ad essere la sede dell'ambasciata d'Italia. Il primo ambasciatore fu Pietro Quaroni che rimase fino alla fine del 1946. Fu sostituito da Manlio Brosio, non un diplomatico di carriera, ma una figura politica, già membro del Comitato di Liberazione Nazionale durante la Resistenza ed ex ministro della difesa nel primo governo De Gasperi. Nonostante le tensioni della Guerra fredda sono quindi passati da villa Berg molti artisti, scrittori e attori come Renato Guttuso, Giacomo Manzù, Alberto Moravia, Elsa Morante, Italo Calvino, Tonino Guerra, Al Bano. Sono stati ospitati grandi imprenditori come Enrico Mattei, Vittorio Valletta, Francesco Merloni. Sul piano istituzionale si ricordano le visite dei Presidenti della Repubblica Giovanni Gronchi, Sandro Pertini, Francesco Cossiga, Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano. Tra gli ospiti russi di Villa Berg si ricordano Nikita Chruščëv e Andrej Gromyko[7].

Il Presidente di ENI, Enrico Mattei

Il diverbio tra Gronchi e Chruščëv (1960)

Il leader sovietico Nikita Chrusciov
Il Presidente Gronchi

Nel febbraio 1960 villa Berg ospitò un grande ricevimento in occasione della storica visita di Giovanni Gronchi in Unione Sovietica, il primo capo di Stato di un Paese del blocco occidentale(e quindi della NATO) a recarsi ufficialmente nell’URSS durante la guerra fredda. La visita cadde in un periodo di estrema tensione fra i due blocchi a causa della questione tedesca (l’anno seguente i sovietici avrebbero iniziato a costruire il Muro di Berlino) e molti temettero che Roma avrebbe rotto la solidarietà atlantica. Nonostante la visita fosse stata preparata l’anno precedente da un viaggio a Mosca del sindaco di Firenze, il cattolico Giorgio La Pira, anche la Chiesa di Roma era contraria. Il presidente Gronchi intese tuttavia giocare un suo ruolo personale, cercando una "terza via" italiana tra i blocchi che spesso divergette dalla linea ufficiale del governo italiano, rigorosamente atlantista. Gronchi era accompagnato dal ministro degli esteri Giuseppe Pella e da un'importante delegazione di grandi industriali interessati ad aprire il mercato sovietico, tra cui spiccavano Enrico Mattei (Eni) e Vittorio Valletta (FIAT). Gronchi incontrò il capo dello Stato sovietico Kliment Vorošilov e il segretario del PCUS Nikita Chruščëv. Proprio durante il ricevimento presso Villa Berg avvenne un aspro diverbio tra Gronchi e Chruščëv. Il leader sovietico attaccò e derise le posizioni atlantiste italiane, preconizzando il sorpasso dell’Occidente da parte dell’Unione Sovietica (allora forte del prestigio derivante dai primi voli spaziali) ed invitando l'ospite italiano ad iscriversi al partito comunista[8]. Gronchi gli rispose, trasformando l'incontro conviviale in un aperto scontro ideologico[7]. Ciò nonostante la visita fu tutt’altro che un fallimento, poiché pose le basi per l’avvio delle attività in Russia dell’Eni e della Fiat.

In questo famoso ricevimento in ambasciata, non risultano essere stai presenti esponenti di spicco del PCI. Nella delegazione ufficiale italiana non ne era incluso alcuno. Il PCI, allora guidato da Togliatti, era sempre in ottimi rapporti con i vertici del Cremlino, ma l'intesa era sempre quella che per gli esponenti politici comunisti restava consigliato di evitare i contatti con la diplomazia e le figure isituzionali italiane.

Il Presidente Amintore Fanfani negli anni '60.

La visita del Presidente Fanfani (1961)

L’anno successivo al viaggio  del Presidente della Repubblica Gronchi venne in visita a Mosca il Presidente del Consiglio Amintore Fanfani accompagnato dal Ministro degli esteri Antonio Segni e da Enrico Mattei. La missione intendeva dare continuità di azione alla politica estera italiana che in quegli anni cercava di giocare un ruolo come il partner occidentale più dialogante con la Russia, sia per ragioni di politica interna (la progressiva apertura a sinistra del Governo), sia per sostenere la crescita dell'ENI di Mattei. La visita cadde tuttavia in contesto internazionale drammatico per le tensioni della Guerra fredda tra alleati e sovietici nella città di Berlino, dove pochi giorni dopo sarebbe iniziata la costruzione del Muro. Anche Fanfani incontrò Nikita Chruščëv sia al Cremlino che a villa Berg ed anch’egli ebbe un vivace scambio dialettico con il leader sovietico. Nel consueto ricevimento in Ambasciata, Chruščëv fu particolarmente aggressivo con il Primo Mnistro italiano, alternando minacce nucleari ad aperture diplomatiche in modo simile ai colloqui del 1960. A differenza di Gronchi, che come Capo dello Stato avava una funziona più notarile che politica, Fanfani era a capo del Governo con un ruolo politico ben chiaro. Poté quindi agire come una sorta di mediatore, riportando subito al Presidente americano Kennedy gli esiti dei difficili colloqui moscoviti e la centralità della questione di Berlino per i sovietici[9]. Anche quella volta, le asperità politiche non bloccarono lo sviluppo delle relazioni economiche ed in particolare dell’ENI che avviò in quegli anni le proprie attività nell'URSS.

Federico Fellini vince il Festival di Mosca (1963)

Federico Fellini e Giulietta Masina con i cosmonauti sovietici Pavel Popovich e Valentina Tereshkova, a Mosca nel 1963.
Sophia Loren negli anni '60

Nel 1963 il regista Federico Fellini presentò il suo capolavoro 8½ al Festival cinematografico internazionale di Mosca dove vinse il Gran Premio. Il regista e la moglie Giulietta Masina furono ospiti d'onore a Villa Berg ad un ricevimento organizzato per festeggiare la vittoria. Fu un evento che divenne leggendario per l'atmosfera di scambio culturale tra l'élite artistica sovietica e quella italiana. Al ricevimento parteciparono anche l’attore Marcello Mastroianni e il produttore Angelo Rizzoli. Per parte russa, erano presenti i giurati sovietici del Festival che avevano coraggiosamente votato per Fellini, come il regista Grigorij Naumovič Čuchraj, che dovette poi difendere il film dalle critiche dei conservatori sovietici che lo consideravano "decadente".

Tra le altre stelle del cinema italiano che passarono per Villa Berg negli anni ’60 vi sono: Alberto Sordi, Gina Lollobrigida , Sophia Loren ed i registi Vittorio De Sica e Michelangelo Antonioni. Gli annali dell’ambasciata ricordano la grande folla di persone accorse per salutare gli attori al loro ingresso nella sede diplomatica.

La prima visita del Presidente Andreotti

Giulio Andreotti nel 1972
Andrei Gromyko nel 1972

Giulio Andreotti compì il suo primo viaggio ufficiale in Unione Sovietica nell’ ottobre 1972, quando ricopriva la carica di presidente del consiglio. La visita fu storica poiché segnò la prima volta di un capo del governo italiano a Mosca dal viaggio di Amintore Fanfani nel 1961. Andreotti fu accompagnato dalla moglie Livia ed una importante delegazione che includeva, il governatore della Banca d'Italia Guido Carlied il ministro degli esteri Giuseppe Medici. Al consueto ricevimento a villa Berg parteciparono i massimi vertici dell'URSS, in particolare il primo ministro Aleksej Nikolaevič Kosygin e il ministro degli esteri Andrej Andreevič Gromyko. La delegazione italiana in quella missione visitò poi anche Leningrado e la città di Togliatti.

Giovanni Leone

Nicolai Podgornyj
Giovanni Leone negli anni '70

La visita di Stato del presidente della Repubblica Giovanni Leone in Unione Sovietica si svolse nel novembre 1975. Fu un evento di grande rilievo diplomatico poiché seguì di pochi mesi la firma dell'Atto finale di Helsinki, ed ebbe l’obbiettivo politico di consolidare i rapporti bilaterali proprio nel solco del clima di distensione seguito alla Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Leone fu accompagnato dalla consorte, la signora Vittoria, dai figli e dal Ministro degli Affari Esteri, Mariano Rumor. A Mosca, il Presidente incontrò le massime cariche sovietiche, tra cui il Segretario del PCUS Leonid Brežnev, il Presidente del Presidium del Soviet Supremo Nikolaj Podgornyj e il primo ministro Aleksej Nikolaevič Kosygin. Oltre ai colloqui ufficiali al Cremlino, Leone rese omaggio al Milite Ignoto e inaugurò una mostra al Museo Puškin. La sera del 20 il presidente Leone offrì un pranzo ufficiale per ricambiare l'ospitalità sovietica data dal Cremlino. Per parte sovietica presero parte Nikolaj Podgornyj, Presidente del Presidium del Soviet Supremo ed Andrej Gromyko, ministro degli esteri sovietico, con la consorte.

Con la distensione i rapporti tra l’URSS e l’Occidente migliorarono e se ne ebbe dimostrazione con la partecipazione di molti leader mondiali ai funerali di Leonid Brežnev nel 1982. L'Italia fu rappresentata dal presidente del consiglio Amintore Fanfani e dal ministro degli esteri Emilio Colombo.

Sandro Pertini a Mosca

Sandro Pertini si visitò  Mosca due volte, in entrambi i casi per partecipare ai solenni funerali di Stato dei massimi vertici sovietici. Furono degli eventi a cui presenziarono i leader di tutto il mondo, simbolo evidente che con la Russia era inziata una nuova epoca.

Il Presidente Sandro Pertini
George H.W. Bush

La prima visita di Pertini fu nel febbraio 1984 per le esequie di Jurij Vladimirovič Andropov; la seconda il marzo 1985 per quelle di Konstantin Ustinovič Černenko. In entrambe le occasioni, Pertini fu accompagnato dal ministro degli esteri Giulio Andreotti. Durante questi viaggi, Pertini incontrò i successori designati: nel 1984 ebbe un breve colloquio con Černenko, mentre nel 1985 fu tra i primi capi di Stato occidentali a incontrare il nuovo Segretario Generale Michail Gorbačëv, sottolineando l'importanza del dialogo italo-sovietico. La presenza di molti leader stranieri permise inoltre di organizzare vari incontri bilaterali a margine. Nel 1984 si tenne quindi a villa Berg un colloquio riservato tra il presidente Pertini, Andreotti ed  il vice presidente degli Stati Uniti, George H. W. Bush (senior).

Note

  1. ↑ Storia dell`Ambasciata d`Italia a Mosca, su ambmosca.esteri.it, Salvatore Giannella, 9 aprile 2013. URL consultato il 15 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 4 maggio 2013).
  2. ↑ Dal sito ufficiale dell'ambascia a Mosca, La luce: la fuga delle donne nel primo “ricevimento elettrico” a Mosca, all’Ambasciata d’Italia, su giannellachannel.info. URL consultato il 16 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  3. ↑ Roberta Alonzi e Elena Maslova, 1918-2018: un secolo di storia a Villa Berg, Mosca, Ambasciata d'Italia a Mosca - Istituto Europa dell'Accademia russa delle scienze, 2019.
  4. ↑ Paolo Spriano, Storia del Partito Comunista Italiano. Da Bordiga a Gramsci, Torino, Einaudi, 1967.
  5. ↑ Enrico Serra, Inventario delle Rappresentanze Diplomatiche. Francia e Russia (URSS). 1861-1950 (PDF), su esteri.it, Ministero degli Affari Esteri, 1979. URL consultato il 28 maggio 2013.
  6. ↑ (IT, RU) Alessandra Braschi, Margherita De Michiel, Anastasija Svotina (a cura di), L'Ambasciata d'Italia a Mosca. Villa Berg, Mosca, ABC Design, 2017, ISBN 978-5-4330-0080-3. URL consultato il 9 marzo 2026.
  7. 1 2 Alessandro Salacone, La diplomazia del dialogo. Italia e URSS tra distensione e coesistenza pacifica (1958-1968), collana I libri di Viella, n. 261, Roma, Viella, 2017, ISBN 978-88-6728-893-9.
  8. ↑ Giulio Andreotti, L'URSS vista da vicino. Dalla guerra fredda a Gorbaciov, Milano, Rizzoli, 1988.
  9. ↑ Alessandro Salacone, Le relazioni italo-sovietiche nel decennio 1958-1968. Uno sguardo da Mosca, in Storicamente, vol. 9, n. 5, 2013, ISSN 2282-6033.

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