Wilhelm Bittrich
| Wilhelm Bittrich | |
|---|---|
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| Soprannome | "Willi" |
| Nascita | Wernigerode, 26 febbraio 1894 |
| Morte | Wolfratshausen, 19 aprile 1979 |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Forza armata | |
| Specialità | Waffen SS |
| Unità | Das Reich |
| Anni di servizio | 1914 - 1945 |
| Grado | SS-Obergruppenführer |
| Guerre | Prima guerra mondiale Seconda guerra mondiale |
| Campagne | Campagna di Polonia Campagna di Francia Campagna dei Balcani Operazione Barbarossa Fronte orientale Sbarco in Normandia Operazione Market Garden Offensiva delle Ardenne Offensiva di Vienna |
| Comandante di | II SS-Panzerkorps 2. SS-Panzer-Division "Das Reich" 9. SS-Panzer-Division "Hohenstaufen" 8. SS-Kavallerie-Division "Florian Geyer" |
| Decorazioni | Croce di Cavaliere con Fronde di Quercia dell'Ordine della Croce di Ferro |
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Wilhelm Bittrich (Wernigerode, 26 febbraio 1894 – Wolfratshausen, 19 aprile 1979) è stato un generale tedesco delle Waffen-SS durante la seconda guerra mondiale.
Biografia
Bittrich nacque a Wernigerode nella zona dell'Harz nel 1894,[1] combatté durante la prima guerra mondiale come ufficiale nell'Esercito imperiale tedesco, venendo decorato con la Croce di Ferro di prima e seconda classe;[1] nel 1917 entrò, come volontario, nella Luftstreitkräfte, non compiendo alcuna missione dato che la guerra terminò prima che fosse concluso il suo addestramento.[2] Al termine del conflitto servì nel Freikorps Von Hülsen[1][2] e nel 1920 nel Reggimento granatieri Großberlin.
Trasferitosi, a partire dal 1923, nel corpo ufficiali dello Reichswehr, venne destinato, in qualità di insegnante, a una scuola di volo operante in Russia,[2][3][4] dato che il Trattato di Versailles proibiva questo tipo di arma alla Germania. Entrato nelle SS-Verfügungstruppe (l'unità originale della futura divisione Das Reich) nel 1934,[2][4] vi rimase fino al 1939, quando venne trasferito alla Leibstandarte-SS Adolf Hitler, all'interno del cui Stato maggiore divisionale partecipò alla campagna di Polonia (1939).[1][2][3][4] Assegnato per alcuni mesi allo SS-Führungshauptamt (Quartiere operativo delle SS) di Berlino, dopo che Felix Steiner assunse il comando della divisione Wiking, Bittrich ottenne il comando del Reggimento Deutschland[4] della divisione Das Reich, al comando del quale partecipò alla Campagna di Francia e alla successiva campagna dei Balcani,[2] culminata con la cattura, da parte della Das Reich, di Belgrado.
Nelle prime fasi dell'operazione Barbarossa, la Das Reich come parte del Panzergruppe Guderian, venne impegnata nell'area di Białystok, a nord di Minsk, e nella conquista delle città di Smolensk e Roslavl'.[2]
Il 19 ottobre 1941, Bittrich, in qualità di SS-Brigadeführer und Generalmajor der Waffen-SS assunse il comando dell'8. SS-Kavallerie-Division der SS Florian Geyer,[1][2][4][5] destinata a essere impegnata nelle retrovie del fronte russo, e alla testa della quale venne decorato con la Croce di Cavaliere della Croce di Ferro.[1] Impegnata nei combattimenti presso Ruza-Volokolamsk e successivamente Ržev-Bogen, nel maggio del 1942 la Florian Geyer riuscì a riconquistare le città di Olenio e Nelidovo.
Nella primavera del 1943 Bittrich venne trasferito in Francia per assumere il comando della nuova divisione corazzata Hohenstaufen, al cui comando, dopo essere stato promosso SS-Gruppenführer (1º maggio 1943), partecipò a pesanti combattimenti sul Fronte Orientale fino all'inizio del 1944,[6] presso Buczacz, nell'area di Kamenez-Podolsk e in una lunga ritirata da Zlotniki a Trembowla.[2]
Ritornato nuovamente in Francia per un periodo di riposo e per l'addestramento delle reclute, Bittrich abbandonò il comando della Hohenstaufen per assumere, nel luglio del 1944, il comando del II. SS-Panzerkorps (che comprendeva la 9. SS-Panzer-Division "Hohenstaufen" e la 10. SS-Panzer-Division "Frundsberg").[1][2][4] Alla testa di questa forza corazzata Bittrich tentò, inutilmente, di fronteggiare la massiccia invasione Alleata; per tutto il luglio e l'agosto del 1944 le due divisioni di Bittrich combatterono tenacemente nell'area di Caen, prima di essere intrappolate con le altre forze tedesche nella sacca di Falaise.[1][2] Mentre gran parte delle unità della Wehrmacht incominciarono ad arrendersi, i soldati delle SS continuarono a combattere: per le sue azioni in Francia Bittrich venne decorato con le Fronde di Quercia della Croce di Cavaliere.[1][2]
Ritirato nei Paesi Bassi per riprendersi dalle pesanti perdite, il II. SS-Panzerkorps venne immediatamente impegnato dall'attacco aviotrasportato Alleato su Arnhem, Eindhoven e Nimega (Operazione Market Garden):[2] sfortunatamente per gli Alleati, Bittrich e i suoi uomini erano pronti ad accoglierli;[6] in effetti parte dei veicoli pesanti delle divisioni erano già stati caricati sui treni per un ulteriore trasferimento, ma vennero rapidamente scaricati e impiegati contro i paracadutisti inglesi e successivamente polacchi, riuscendo, pur con perdite pesantissime, a riconquistare intatto il ponte sul Reno e a costringere alla resa le unità scelte Alleate[7]. Al termine della battaglia il II. SS-Panzerkorps venne ritirato sul confine tedesco-olandese, in previsione di un'azione d'attacco tedesca: la Hohenstaufen e la Frundsberg parteciparono all'offensiva delle Ardenne,[1][2] tesa a dimostrare agli Alleati che la Germania non era ancora sconfitta.
Gli ultimi mesi di guerra videro Bittrich e i suoi uomini impegnati dapprima sull'alto corso del Reno e alla fine nella difesa di Vienna dall'attacco dei sovietici. In seguito si spostarono in Germania dove si arresero agli americani l'8 maggio 1945.[1][2][4] Per il suo coinvolgimento nei crimini di guerra del febbraio 1944 nella zona di Nîmes, fu condannato a cinque anni di prigione e rilasciato nel 1953.[2]
Il generale morì il 19 aprile 1979 a Wolfratshausen nell'Alta Baviera.[1]
Onorificenze
Note
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 (EN) Wilhelm Bittrich - TracesOfWar.com, su www.tracesofwar.com. URL consultato il 18 maggio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 Lexikon der Wehrmacht, su www.lexikon-der-wehrmacht.de. URL consultato il 18 maggio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 (EN) Bittrich, Wilhelm "Willi" (Waffen SS) - TracesOfWar.com, su www.tracesofwar.com. URL consultato il 18 maggio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 Wilhelm "Willi" Bittrich, su www.dws-xip.com. URL consultato il 18 maggio 2026.
- ↑ (EN) Former General Wilhelm Bittrich (PDF), su cia.gov, 27 agosto 1957 (archiviato dall'url originale il 3 dicembre 2015).
- 1 2 Wilhelm Bittrich - Munzinger Biographie, su www.munzinger.de. URL consultato il 18 maggio 2026.
- ↑ Agli ufficiali della 1st Airborne Div. britannica che chiedevano un cessate il fuoco per evacuare i feriti rispose con "Ho accettato di concedervi questa tregua perché un uomo non può, a meno che non sia portato per natura alla crudeltà, perdere ogni senso di rispetto umano anche durante i più duri combattimenti", Arnhem 24 settembre 1944.Cornelius Ryan, Quell'ultimo ponte, ISBN 978-88-17-12607-6.
Bibliografia
- Phillip W. Blood, Hitler's Bandit Hunters, Potomac Books, 2006, ISBN 978-1-59797-021-1.
- (FR) Patrice Chairoff, Dossier Néo-nazisme, Ramsay, 1977, ISBN 978-2-85956-030-0.
- Michael Miller, Leaders of the SS and German Police, Vol. 1, San Jose, R. James Bender, 2006, ISBN 978-93-297-0037-2.
- (DE) Klaus D. Patzwall e Veit Scherzer, Das Deutsche Kreuz 1941 – 1945 Geschichte und Inhaber Band II, Norderstedt, Verlag Klaus D. Patzwall, 2001, ISBN 978-3-931533-45-8.
- (DE) Veit Scherzer, Die Ritterkreuzträger 1939–1945 Die Inhaber des Ritterkreuzes des Eisernen Kreuzes 1939 von Heer, Luftwaffe, Kriegsmarine, Waffen-SS, Volkssturm sowie mit Deutschland verbündeter Streitkräfte nach den Unterlagen des Bundesarchives, Jena, Scherzers Militaer-Verlag, 2007, ISBN 978-3-938845-17-2.
- Cornelius Ryan, A Bridge Too Far, New York, Simon & Schuster, 1974, ISBN 0-241-89073-X.
- (DE) Peter Stockert, Die Eichenlaubträger 1939–1945 Band 6, 3ª ed., Bad Friedrichshall, Friedrichshaller Rundblick, 2012, OCLC 76072662.
- (DE) Franz Thomas e Günter Wegmann, Die Ritterkreuzträger der Deutschen Wehrmacht 1939–1945 Teil III: Infanterie Band 2: Bi–Bo, Osnabrück, Biblio-Verlag, 1992, ISBN 978-3-7648-1734-3.
- (DE) Franz Thomas, Die Eichenlaubträger 1939–1945 Band 1: A–K, Osnabrück, Biblio-Verlag, 1997, ISBN 978-3-7648-2299-6.
- Jens Westemeier, Himmlers Krieger: Joachim Peiper und die Waffen-SS in Krieg und Nachkriegszeit, Paderborn, Ferdinand Schöningh, 2013, ISBN 978-3-506-77241-1.
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